martedì 14 aprile 2015

Avviso

Il blog Monte Prama chiude.

Nulla, ma proprio nulla di quello che è stato scritto su chi gestisce queste pagine è vero. 

Però ora si è raggiunto il limite massimo di sopportazione prima di rimetterci in salute e prima che la denigrazione raggiunga non solo chi scrive, ma perfino chi ha la sfortuna di essere un suo collega di lavoro.  Questo davvero non possiamo permetterlo: la misura è colma.

La pagina facebook Monte Prama Blog, a cura di Romina rimane aperta e disponibile per chiunque voglia contribuirvi.

domenica 12 aprile 2015

Il tetragramma in Egitto

Fig. 1: 4 geroglifici che  formano il nome/toponimo Yhw(u) in documenti egizi; se ne conoscono 3 esempi certi del XIV e XIII sec. a. C.: a. Lista topografica nella sala ipostila del tempio di Amenhotep III a Soleb, in Nubia (ca. 1370 a.C., colonna IV: vd. fig. 2 per una riproduzione); b. una stele sempre da Soleb (n. II 69);  c. Lista topografica su un fregio del tempio di Ramesses II ad Amara ovest (sempre in Nubia, ca. 1250 a.C.): in quest'ultimo caso il falco (ger. G43, complemento fonetico W o U) viene sostituito dall'avvoltoio (ger. G1 = 'aleph)  (1). In a. e b. il nome viene quindi letto YHW o YHWU mentre in c. YHW'a, ma le formulazioni sono considerate intercambiabili (1).  Secondo alcuni studiosi il tetragramma egiziano sarebbe un esatto parallelo, anche se non foneticamente identico,  del tetragramma biblico (2), ma non c'è accordo generale (1)

sabato 11 aprile 2015

Monte Prama, 1977-1979: gli scavi

vd. I parte, vd. II parte

Dopo gli scavi Bedini-Ugas (3-16 dicembre 1975), quello lampo di Lilliu (8 gennaio 1977), il recupero dei due busti nel novembre 1977 e l'accesa diatriba che seguì tra Soprintendenza e "Comitato per la tutela dei beni culturali" dell'Università di Cagliari, iniziò il primo scavo co-diretto da CarloTronchetti (Soprintendenza) e da Maria Luisa Ferrarese Ceruti (Università di Cagliari). Lo scavo occupò le prime 3 settimane del dicembre 1977 (1).

Khonsu duplex

Statua in basalto del dio lunare Khonsu, 1185-1145 a.C. circa. (epoca di Ramesses III, XX dinastia). Il dio è rappresentato con il viso da falco, come Horus, e con seni femminili. Tempio di Khonsu a Karnak, Egitto. Da questo sito

giovedì 9 aprile 2015

Museo Genna Maria: la cosa più sorprendente...è in piazza!

Il Museo Genna Maria della bellissima Villanovaforru lo conoscono tutti. E tutti conoscono la famosa pintadera dal complesso nuragico omonimo(fig.  2). Chi non va sul posto però difficilmente conoscerà la grande riproduzione  su pietra della pintadera stessa, all'entrata della Sala Mostre Temporanee che si trova a fianco del Museo (fig. 3). E chi non entra per qualche motivo nella Sala e non ne esce, non saprà mai cosa c'è nella parte posteriore di quel pietrone enorme (fig. 4 e 5). Rinvenuto nelle campagne, non si sa bene nè dove nè quando nè da chi (questo almeno ci hanno detto).

Fig 2.: un particolare del retro del pietrone riutilizzato per riprodurre la pintadera del Genna Maria

mercoledì 8 aprile 2015

Boh!!!

 Nel rinnovato Museo Civico di Cabras (OR), oltre ai nuovi pezzi di Monte Prama rinvenuti nel 2014, sono in esposizione anche nuovi poster. Su uno di essi si può ammirare la scritta di Tharros-Murru Mannu che Garbini giudica filistea e che Gigi Sanna giudica sarda (1). Ma secondo i nuovi poster non è la sola: altre due scritte sono inserite in quel muro, su massi intonacati. Una (la seconda) è canonicamente di tipo neo-punico, l'altra è il "casino"  di fig. 1, ripresa sul poster da una pubblicazione di Garbini del 1996 (2). Oggi le scritte non sono più visibili, sono state ricoperte per proteggerle. Della scritta di fig. 1 parla anche Zucca nel suo saggio del 2012 (3). 


martedì 7 aprile 2015

Let's dance (?)

Fig. 1: Tre figure antropomorfe (due in alto e una in basso) rappresentate nella chiesa  di Santa Maria Maddalena a Chiaramonti (Sassari) (in precedenza: Santa Maria de Orria Pithinna) Da: G. Piras, Le epigrafi, i segni lapidari e i graffiti, in: Orria Pithinna. La chiesa, il monastero, il villaggio. 800 anni di storia, in M. MILANESE (a cura di), QUAVAS (Quaderni del Centro di Documentazione dei Villaggi Abbandonati della Sardegna), 3, All'Insegna del Giglio -Firenze, 2012

lunedì 6 aprile 2015

Corni e corniformi

Fig. 1: sin, da: Leonelli, V., I modelli di nuraghe e altri elementi  scultorei  di Mont'e Prama, In:Le sculture di Mont'e Prama-Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 263-292; dx., Da: Usai, L. e Leonelli, V., Le sculture in mostra, In:Le sculture di Mont'e Prama-La Mostra, a cura di: L. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 235-254


Fig. 2. Da: Usai, L. e Leonelli, V., Le sculture in mostra, In:Le sculture di Mont'e Prama-La Mostra, a cura di: L. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 235-254. Per altri esempi di "cordicelle" avvolte su corna nuragiche si vedano i seguenti link: http://monteprama.blogspot.it/2014/09/un-impossibile-storia-damore.html
http://monteprama.blogspot.it/2014/06/il-primo-bronzetto-di-e-borowski-e-le.html
http://monteprama.blogspot.it/2014/06/corna-nuragiche-al-bible-lands-museum.html



[..]ELEMENTI CORNIFORMI
Si tratta di elementi in calcare a forma di corno che presentano un’estremità a sezione quadrangolare e l’altra a sezione circolare (scheda n. 42) (fig. 1, ndr). In realtà non sono stati individuati attacchi diretti e non sembrano collegabili alle statue o ai modelli di nuraghe; la forma è assimilabile agli elementi semilunati rinvenuti da Vincenzo Santoni nella vicina necropoli di tombe a pozzerto di Is Aruttas e nell’esedra della tomba di giganti di Su Niu ‘e Su Crobu a Sant’Antioco.
La parte a sezione quadrangolare sembra idonea ad essere inserita in un incavo.
Gli incavi quadrangolari obliqui presenti negli elementi architettonici in calcare di difficile identificazione e nei betili in arenaria tipo Oragiana sembrano avere le giuste proporzioni per l’alloggiamento di questi clementi corniformi. L’ipotesi sembra suggestiva.[..]
Da: Leonelli, V., I modelli di nuraghe e altri elementi  scultorei  di Mont'e Prama, In: Le sculture di Mont'e Prama-Contesto, scavi e materiali, a cura di: M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 263-292

Fig. 3. Da: Usai, L., Le statue nuragiche, In: Le sculture di Mont'e Prama-Contesto, scavi e materiali, a cura di:M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 219-262

Mauro Dadea suggerito che gli elementi corniformi potessero trovare posto negli incavi obliqui dei betili. Per verificare questa ipotesi si è fatto il calco dei corni e si è riscontrato l’alloggiamento negli incavi dei betili conservati a Cagliari dove, effettivamente, essi troverebbero un perfetto incastro, adatto a ricomporre quasi dei totem o trofei assimilabili alle ben più tarde colonne rostrate romane.
Potrebbe trattarsi tuttavia solo di una coincidenza. In primo luogo si rammenta che i betili con incavi sono in arenaria e gli elementi corniformi in calcare; è anche vero, però, che la bicromia è conosciuta nel mondo nuragico. Inoltre negli incavi non si nota nessun residuo di sostanza atta ad aderire agli elementi corniformi; sappiamo, però, che non sempre si conservano a lungo ie tracce di queste sostanze, specie se di natura organica. Ad esempio nei betili non si trovano residui di pittura rossa ipotizzata da Giovanni Lilliu.
Anche l’ipotesi che nei betili con eventuali elementi corniformi possa celarsi il dio Toro potrebbe essere plausibile, in quanto richiarnerebbe il concetto delle corna taurine presente nella simbologia dell’esedra delle tombe dei giganti. Non può neanche escludersi che gli elementi corniformi stessero in origine sopra le tombe a pozzo ad inumazione, come Vincenzo Santoni ha ipotizzato per le tombe di Is Aruttas di Cabras e di Su Niu ‘e su Crobu di Sant’Antioco.
Queste potrebbero non essere 1e sole ipotesi possibili di lettura iconografica. Alla scrivente nel vedere per la prima volta il betilo in calcare B 1 (fig. 4, ndr), sembrò piuttosto che un betilo una testa di grandi dimensioni. Solo ad un più attento esame si potè constatare che fosse un betilo recante una rappresentazione plastica dell’elemento betilico, come gli esemplari B2 e B3.
Il betilo Bl, in effetti, manifestava una certa somiglianza coi cippi antropomorfi in pietra calcarea di Ossi, loc. Tresnuraghes, e Viddalba, ioc. Monte San Giovanni, per i quali non esiste alcun elemento certo di datazione. Nella parte superiore del cippo di Ossi è raffigurata una testa umana coperta da un elmo. Questo singolare cippo, scoperto casualmente nel luglio 1976, consentì di interpretare l’analogo reperto rinvenuto a Viddalba vent’anni prima, di difficile lettura all’atto del rinvenimento. Il cippo di Viddalba, a parere della scrivente, trovava confronto con il betilo in calcare B i di Mont’e Prama, portando di conseguenza a riconoscere in quest’ultimo la parte superiore di un cippo composto da più parti, assimilabile al volto con elmo del cippo di Viddalba che, al di sopra del frontale sporgente presenta un elemento verticale. Nell’esemplare di Viddalba sono presenti anche due incavi emisferici che si suppose fossero stati realizzati per l’inserimento di corna73. Singolare è anche la raffigurazione del cippo di Viddalba, limitata alla sola testa della figura umana. Al riguardo sembra lecito domandarsi se sia stata deliberatamente raffigurata solo la parte superiore o se essa si sovrapponesse ad un altro cippo rappresentante il corpo[..]. 


Da: Usai, E., Idoli betilici di Mont'e Prama, In: Le sculture di Mont'e Prama-Contesto, scavi e materiali, a cura di:M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 293-314

Fig. 4. Betilo in calcare B1 da Monte Prama (foto di Araldo de Luca). Da: Usai, E., Idoli betilici di Mont'e Prama, In: Le sculture di Mont'e Prama-Contesto, scavi e materiali, a cura di:M. Minoja & A. Usai, Gangemi Editore, 2014, pp. 293-314

Tre sculture in pietra calcarea


Fig. 1. La testa calcarea di Monte S. Giovanni di Viddalba (SS), vista da diverse angolazioni; è conservata al Museo Sanna di Sassari. Immagini dal forum SardegnaIsland

domenica 5 aprile 2015

Buona Pasqua

BUONA PASQUA A TUTTI
Il "timpano di un tempietto" rinvenuto nel pozzo sacro nuragico di Genoni (OR)- sito archeologico di Santu Antine. 

E adesso buon appetito!

sabato 4 aprile 2015