sabato 27 ottobre 2012

Lo scarabeo di S’ Arcu e is Forros

di Atropa Belladonna

L’ insula 2 di S’ Arcu e is Forros (Ogliastra, comune di Villagrande Strisaili) è composta da un ambiente centrale circondato da 10 vani e risalente al XII-VII sec. a.C. (1). Ricordo che nel villaggio-santuario di S’ Arcu e is Forros, al contempo definito il più grande centro metallurgico della Sardegna nuragica,  fu rinvenuto poco tempo fa uno straordinario altare bicromatico, senza alcuna controparte nel resto del mondo (2) e ora purtroppo smantellato (3). Il vano 2 dell’ insula 2 ha restituito una serie di reperti eccezionali (1). Tra di essi, ricordiamo un’ anfora di tipo cananeo  con una scritta definita indecifrabile da Giovanni Garbini (1), ma nel contempo in caratteri filistei e fenici. Di opinione decisamente differente Gigi Sanna, che l’ ha ascritta alle iscrizioni arcaiche della Sardegna nuragica, identificando inoltre esplicitamente la divinità androgina Ili/Asherah (4). 
Sempre nel vano 2 dell’ insula 2, furono ritrovati due ripostigli colmi di reperti di varia natura (1). Poiché sono interessata principalmente ai documenti scritti, menziono qui una lima dal ripostiglio 1, con incise due lettere (non mostrata nell’ articolo su AV) ed uno scarabeo dal ripostiglio 2  (figura 1), non ulteriormente commentato se non con la frase: “Nel medesimo ripostiglio si trovava, in modo inconsueto ed inspiegabile, uno scarabeo in faïence databile all’ VIII sec. a.C., probabilmente prodotto in Sardegna e attribuibile per la sua lavorazione al tipo aegyptiaca (già documentato nel tempio nuragico di Nurdole di Orani e a Sant’Imbenia di Alghero)”(1). 
Figura 1: lo scarabeo di S’Arcu e is Forros (1)
Sull’ inconsueto non c’è nulla da eccepire: hai voglia scorrere cataloghi su cataloghi di scarabei, non se ne trova uno uguale neanche a pagarlo. Il che non significa che non esista, visto che gli scarabei sono milioni, ma sicuramente è un esemplare raro. L’ unica composizione simile che ho trovato è il nome reale parziale di Ramesses X, Khepermaatre, per colmo di sfortuna uno dei faraoni meno documentati della storia. Andiamo però con ordine. Premesso che uno scarabeo andrebbe sempre presentato mostrando tutti i suoi lati, inclusi dorso e fianchi, per avere una qualche possibilità di classificazione e di datazione, analizziamo prima di tutto la frase piuttosto sibillina della Fadda.
a. il ritrovamento è inconsueto ed inspiegabile: per quale motivo? Il ritrovamento di aegyptiaca (li chiamo così per comodità) in Sardegna non è certo inusuale (5). Vengono citati dalla Fadda lo scarabeo di Nurdole (con crittografia amunica e prenome di Amenhotep III, 5a) e lo scarabeo di sant’ Imbenia, ma ricordiamo anche la tavoletta di Tharros con la triade amunica, lo scarabeo di Monti Prama (1292-945 a.C.), gli scarabei di Monte Sirai (verosimilmente di epoca ramesside), la perduta tavoletta di Assemini, i 187 “Scarabei e scaraboidi egizi o egittizzanti” descritti dalla Scandone nel catalogo del 1975, 81 dei quali ritenuti di produzione locale (6a). Nel catalogo vi sono 4 scarabei di epoca Hyksos e 5 di epoca ramesside: significa che, secondo la Scandone, i più vecchi  scarabei presenti al museo di Cagliari sono databili al XVII-XVI secolo a.C. Cosa c’è quindi di inspiegabile nello scarabeo di S’ Arcu e is Forros?
b.uno scarabeo in faïence databile all’ VIII sec. a.C.”. E’ noto che la datazione certa di uno scarabeo basata sulla sola analisi formale e sul contesto è impossibile. Al massimo si ottiene una probabilità con un certo intervallo di confidenza (6b). La frase è quindi infelice ed errata, sulle orme della tragica esperienza vissuta dallo scarabeo di Monti Prama (5h).
c.probabilmente prodotto in Sardegna”. Sì, è del tutto possibile visto gli 81 esemplari  locali che lista la Scandone già nel 1975, e la produzione locale degli scarabei della tomba 267 di M. Sirai (6c). Ma dovrebbe fornirci una giustificazione per questo. E, soprattutto, dovrebbe pur cercare di spiegare perché mai in un sito di cultura e civilizzazione prettamente sarde, venga conservato in un ripostiglio uno scarabeo con squisiti geroglifici egizi, magistralmente eseguito da artigiani locali. 

Analisi dello scarabeo di s’ Arcu e is Forros
Limitatamente alla parte che viene mostrata, troviamo nell’ ovale inciso, partendo da sinistra: una figura antropomorfa seduta che tiene sulle ginocchia una composizione formata da una sorta di stendardo o di piedistallo sovrastato da un cerchio. La figura non poggia sull’ usuale segno a cesto nb, bensì su un segno che forma una curva, vagamente simile ad un lamed di tipo semitico. Non ha segni distintivi, quali barba o seni, tranne forse l’accenno alle braccia;  uno scarabeo che regge un cerchiello con le gambe posteriori, in modo leggermente asimmetrico e con un apparenza di movimento circolare o torcente impresso dalle zampe al cerchiello stesso (o viceversa); un tratto verticale, forse spezzato in alto e scarsamente identificabile (il geroglifico Z1?). L’intera composizione appare essenziale ma non stilizzata nè rozza, al contrario è elegante e magistralmente eseguita. 
Figura 2: alcuni geroglifici, possibilmente presenti nello scarabeo di figura 1 (7a). 
Scorrendo la lista di segni di Gardiner (7a), si trovano alcune corrispondenze-seppure parziali (figura 2). Ho chiesto aiuto ad una decina di egittologi di fama mondiale: tre di essi hanno risposto e trovato l’ oggetto di estremo interesse, ma nessuno è riuscito a segnalarmi uno scarabeo simile ed a fornirmi una interpretazione sicura. Due di essi concordano con Giorgio Valdes sul fatto che la figura antropomorfa, molto probabilmente divina, tenga sulle ginocchia lo stendardo o totem iat (ger. R12, fig. 2), che spesso regge logogrammi ideografici di divinità: se questo è corretto, l’ insieme stendardo più cerchio solare si leggerebbe semplicemente “il Dio Re”, in modo ideografico. L’ altra possibilità, più remota, è che l’ insieme configuri un segno 'ankh (vita) molto particolare. Il trattino verticale-sempre che sia quello il segno- ger. Z1, è un segno indicativo di un ideogramma: indica che il segno che lo precede è realmente da identificarsi, anche foneticamente, con l’ oggetto riprodotto (cioè quest’ultimo non ha valore consonantico, ma logografico), in questo caso Kheper (scarabeo) o il dio Khepri. Avremmo quindi, accostati due elementi logografici contrassegnati da due indicatori: lo stendardo iat ed il trattino verticale. 
La figura antropomorfa accovacciata potrebbe essere un determinativo divino, segno A40 senza barba; oppure un segno B1 letto come Maat. Ovviamente mancherebbe della solita penna maat che identifica la dea.  Vi sono esempi per questo? personalmente ne conosco solo uno, su un cartiglio di Hatshepsut (regno: 1479–1458 a.C.) (8c) (fig. 3a), come parte del suo nome reale Maatkare. E’ possibile che nel nostro scarabeo la figura sia stata rappresentata in modo volutamente ambiguo, di sesso ed identità scarsamente definibili. 
Figura 3: a. cartiglio di Hatshepsut (1479–1458 a.C.) recante il suo nome reale Maatkare (7c); b. scarabeo recnate il nome reale Menkheperre (Thutmose III) e l’ epiteto “signore di Tebe, amato da Re”; Nuovo Regno: 1550-1069 a.C. (7d) c. scarabeo, II periodo intermedio-primi anni del Nuovo Regno (1640-1504 a.C.), Tebe (Metropolitan Musem, Nr: 100003638). 

Sempre all’ epoca del Nuovo Regno o poco prima, risalgono gli unici scarabei su cui ho trovato un motivo simile al nostro, vale a dire uno scarabeo che tiene un cerchiello tra le gambe posteriori in modo asimmetrico, dando l’ idea del “movimento” (fig. 3b,c). Alcune varianti del geroglifico L1, sono rappresentate con cerchielli associati (7b), specificamente lo scarabeo tiene tra le zampette posteriori l’ anello shen, ma non so se si leggano in modo differente. 
Si noti come nello scarabeo di fig. 3b, il cerchiello associato allo scarabeo venga letto Re (8c). La lettura viene suggerita sia dal carattere solare dello Scarabeo sacer (8) sia dal segnetto verticale sottostante (ger. Z1) che specifica “ideogramma di Re”. In modo analogo se quello a destra dello scarabeo sul sigillo di S’ Arcu e is Forros è veramente un segnetto verticale, esso specifica che quello è  Kheper o Khepri, una divinità di certo in qualche modo associata a Re ed a Atum e comunque colui che “spinge” il disco solare davanti (al mattino) o dietro di sè (alla sera) (8a,b) (Figura 4); una concreta manifestazione delle forze che muovono i corpi celesti lungo il loro cammino. 
Figura 4: a. lo scarabeo spinge il disco solare verso il cielo e, b., lo riporta nel mondo di sotto (8); c. Scarabeus sacer che spinge la “palla” con le zampe posteriori; d. scarabeo alato, che vola verso il cielo con il globo solare tra le zampe anteriori;  e. scarabeo dentro il disco solare; f. scarabeo alato che forma il cerchio solare con le ali, sulla barca celeste (8b). 
Non c’è forse nulla di più caratteristico dello scarabeo per la cultura egizia, ma anche di meno definibile in modo preciso (8c): il suo nome significa esistere, venire in esistenza, colui che si trasforma, colui che si rinnova, che passa e torna; che semplicemente “accade” e si manifesta.  La rappresentazione con la palla tra le zampe posteriori, è sicuramente più naturalistica (fig. 4b,c), rispetto alla “spinta” al sole con le zampe davanti. Ma anche il suo aspetto di “colui che viene in esistenza”, emergendo direttamente dal terreno, non è trascurabile. Onnipresente, multisfaccettato e misterioso come il dio Apollo dei Greci. 
La scrittura logografica per Khepri - scarabeo con o senza trattino e con o senza determinativo (figura 5)- è testimoniata fin dalla V dinastia, ad esempio nella piramide di Unas (2375–2345 a.C.). (8a)
Figura 5: varie modalità di scrittura per il nome divino Khepri (8a). a,b: logogramma scarabeo, Kheper; c. logogramma + determinativo divino (= il dio Khepri); d. lo stesso che c., ma forse da leggersi “il dio Re-Khepri”(7, nota 235); e. logogramma + determinativo, falco su sdendardo (raro); f: logogramma Kheper più complemento fonetico R; g: come f, +determinativo divino; h,i, l:  Khepri scritto come Khprr in forma consonantica o semilogografica, dai testi delle piramidi (Vecchio Regno): cerchio = Kh, quadrato = p, segno a bocca = r. 

Tra gli scarabei rinvenuti in Sardegna, definiti egizi o egittizzanti (6a), lo scarabeo come segno geroglifico è rappresentato in numerosi casi nell’ ormai usuale prenome di Thutmosis III, Menkheperre (durevole è la manifestazione di Re), che è al contempo un crittogramma acrofonico del dio Amun (JMN in egiziano) o Amun-Re (5a): ne vediamo un paio di esempi in figura 6 (A1, A3), presi dal catalogo della Scandone del 1975 (6a); in pochissimi casi (E17, E18) è invece parte di una composizione apparentemente non facilmente leggibile in forma lineare, ma agevolmente in crittografia amunica (6a). Il pallino è presente, ma in questi due casi si trova sopra e non sotto lo scarabeo ed in entrambi i casi la Scandone favorisce una produzione locale. Inutile dire che la crittografia amunica è agevolmente applicabile allo scarabeo di figura 1: J da jtn = disco solare, M da mawy = colui che si rinnova, N da ntr = divinità (5).
Figura 6. A1: Menkheperre (Thuthmosis III) in cartiglio, affiancato da due dischi solari alati stilizzati (Scandone: opera locale, non datato, crittografia amunica); A3: Menkheperre o Menmaatra (Seti I) (Scandone: XIX dinastia =1292-1189 a.C., importato; crittografia amunica); E18: Scandone: crittografia amunica, opera locale; E17: Scandone: crittografia amunica, opera locale;  A5: Menkheperre in cartiglio, molto stilizzato+leone accovacciato+ Netjer (dio); secondo la Scandone un prodotto importato dall’ Egitto, XXVI dinastia (685-525 a.C.), con crittografia amunica. (6a). Si notino il pallino in alto, sopra il segno dello scarabeo, in E17 ed E18 e la figura divina in A5. 

Scorrendo il catalogo si incontra anche una figura divina, accovacciata, e senza barba (scarabeo A5); la Scandone legge il sigillo in crittografia: “[..]un cartiglio collocato in direzione orizzontale entro cui è probabilmente il nome regale Mn-khpr-R' molto stilizzato e nella parte inferiore un felino (leone?) accovacciato e volto verso destra. La lettura crittografica della composizione dà come risultato il nome divino 'Imn-R' : infatti il cartiglio vale 'i da 'inlkhz (<ciò che inquadra> il felino m da m3'i (<leone>) la figura antropomorfa n da ntr <dio>) e il disco solare ha valore R'. La resa delle figure induce a ritenere il pezzo importato e opera egiziana databile alla XXVI dinastia (685-525 a.C.)” (vd. anche 5). 

Conclusioni 
La scena sullo scarabeo di S’Arcu e is Forros rappresenta forse un motivo religioso legato al culto astrale e fortemente solare di Re (e/o di Amun) ed a una delle sue manifestazioni più note e popolari, lo Scarabeus sacer. Nei testi che menzionano il dio Khepri  vi sono sia indicazioni in favore di un sincretismo che a favore del fatto che le due divinità siano manifestazioni distinte del dio solare (8a), sebbene la distinzione sia sottile. “Re uscì da Nun col suo nome di Khepri”; “Khepri che viene in esistenza da solo, quintessenza di Re”; “appare come Re e diviene Khepri” (testi dei sarcofagi, 307 e 317); “una forma in tre fasi: Re, Atum, Khepri” (testo 393 a-i). Pur essendovi un legame innegabile, non pare testimoniata con certezza l’ esistenza, in Egitto, di una divinità “Khepri-Re” o “Re-Khepri”, mentre troviamo il trifasico Khepri-Re-Atum (8a). Nei testi delle piramidi, le più antiche testimonianze scritte di Khepri (V-XII dinastia, ca. 2300-1800 a.C.), al dio scarabeo non sono associati determinativi solari: compaiono solo coi testi dei sargofagi che si diffondono durante il Medio Regno, ca. 2055-1650 a.C. (fig. 5c,d) (8a): è l’ epoca in cui si diffondono anche gli scarabei-sigillo, e la figura di Khepri subisce evidentemente un restyling in senso solare, restyling la cui esatta natura è tuttora sfuggente.  
Nello scarabeo di S’ Arcu e is Forros i due indicatori logografici - lo stendardo iat e il trattino verticale- indicano che la lettura va eseguita tenendo in considerazione esattamente l’ ideogramma rappresentato: Re e Khepri. La posizione del trattino verticale (sempre che quello sia un trattino), che viene di regola dopo l’ ideogramma (7a), indica anche che la lettura va eseguita da sinistra a destra. A mio parere  il cerchiello tra le gambe posteriori dello scarabeo conferma che quella è davvero da intendersi come una figura divina, forse solare (ma potrebbe essere anche lunare). Così come il determinativo divino sulla sinistra. Ma vi sono anche aspetti simbolici, ad esempio la contrapposizione dei due cerchi (in alto e in basso), la loro diversa grandezza ed il movimento apparente del cerchiello inferiore: in altre parole vi è il suggerimento di una ciclicità, di un movimento oppure la contrapposizione tra luna e sole. 
E’ anche possibile che vi sia rappresentato un nome, Netjerkheperre (= come un dio è la manifestazione di Re) prenome incompleto di Siamun (986–967 a.C.), faraone della XXI dinastia: in questo caso però il nome sarebbe scritto, in modo anomalo per quanto ne so, in forma logografica e non consonantica. L’ altro nome reale possibile,  se accettiamo che la figura seduta sia Maat, è quello di Ramesses X (1111-1107), Khepermaatre
Occorre tenere in considerazione anche l’ ovvia obiezione che l’ esecutore locale non sapesse quello che faceva, che usasse i segni geroglifici a caso, scopiazzando qua e là (6a) e che questo sia il motivo della difficoltà della lettura, di quell’ “inspiegabile” usato dalla Fadda nella sua descrizione (1). Lo ritengo improbabile, per due motivi: a. la composizione non è certo né rozza né approssimativa; b. l’ utilizzo non solo di geroglifici rari come L9 (fig. 3d), ma anche di componenti non consonantici e tipici dello script egizio, quali i determinativi e gli indicatori ideografici (figura divina, stendardo iat e trattino verticale, ger. R12 e Z1), testimoniano che l’ esecutore sapeva usare con maestria il sistema di scrittura egiziano, e che sapeva adattarlo a quello che lui/lei voleva comunicare. Il fatto che sia difficile capire quello che lui/lei voleva  comunicare è con ogni probabilità frutto della nostra pochezza, non della sua ignoranza. Del resto la stessa Scandone lo conferma implicitamente (6a) evidenziando crittografie amuniche del tutto locali e particolarissime (es. E18 in fig 6, vd. anche fig. 3 del rif. 5n).  
Da ultimo, notiamo due particolari: a. il piano d’ appoggio della figura antropomorfa è del tutto anomalo e forma una sorta di grossa virgola, simile ad un lamed dell’ alfabeto nuragico e semitico arcaico (9); b. l’ accentuazione di alcuni particolari anatomici dello scarabeo inciso e l’ asimmetria rispetto all’ asse centrale del suo corpo. Le zampe anteriori sono incise seguendo, senza soluzione di continuità, la linea di separazione tra elitre e prototorace, quasi a formare un altro segno grafico “semilunato” o a protome taurina. La testa dello scarabeo è globosa, sembra fare da controparte al cerchiello tenuto con le zampe posteriori. E’ possibile che vi sia un altro livello di lettura? 

(1) M.A. Fadda, S'arcu 'e is Forros, Nuragici, Filistei e Fenici fra i monti della Sardegna (con scheda di Giovanni Garbini), Archeologia viva, n.155 sett.-ott. 2012, pp.46 -57
(2) M.A. Fadda, S'arcu 'e is Forros: antichi Sardi purificati, Archeologia viva, n.145 ge.feb. 2011,  pp.62-67
(4) G. Sanna, Anfora con scritta di S'Arcu 'e is Forros. Garbini: in filisteo - fenicio. No, in puro nuragico, gianfrancopintore.blogspot.it , 10.09.2012
(5) A. Belladonna, http://gianfrancopintore.blogspot.com a. La crittografia del dio Egizio Amun in Sardegna 08.01.2012; b. Scrivere con gli oggetti: in Egitto lo facevano già 5000 anni fa 18.01.2012; c. Un’oca, il re adorante, la penna, la barca: nel nome del dio nascosto 30.01.2012; d. Di Tharros&Amun. E di altri luoghi 11.02.2012; e. Un paio di scarabei sardi. Ed un paio di idee sulle date 05.03.2012; f. Gli “omini” di Amun negli scarabei sardi 16.03.2012.; g. Le “donnine” di Amun (e le altre) in Sardegna. 1a parte 25.03.2012. h. Lo strano caso dello scarabeo di Monti Prama, tomba XXV, 13.04.2012; i. Iside e Khonsu datori di vita. E il protetto di Eshmun, 01.05. 2012; l. Le “donnine” di Amun (e le altre) in Sardegna. 2a parte, 13.06.2012; m. I copioni sardi della crittografia amunica. Ma da che cosa?, 09.07.2012; n. La crittografia del dio nascosto in Sardegna: dimenticata dal 1975, attuale come non mai, 23.12.2012
(6) a. G. Matthiae Scandone, Scarabei e scaraboidi egiziani ed egittizzanti del Museo Nazionale di Cagliari, CNR Roma, 1975; b. W.A. Ward Beetles in Stone: The Egyptian Scarab,  The Biblical Archaeologist, 1994, 57: 186-202; c. M. Guirguis, S. Enzo, G. Piga, Scarabei dalla necropoli fenicia e punica di Monte Sirai. Studio crono-tipologico e archeometrico dei reperti rinvenuti tra il 2005 e il 2007, Sardinia, Corsica et Baleares Antiquae, 7 (2009), 101-116
(7) a. A. Gardiner. Egyptian Grammar. Griffith Institute, Ashmolean Museum, Oxford, 1957; b. Sign List of Egyptian Hieroglyphs, Egyptian Hieroglyphs, in Plane 15 of the UCS, set in Aegyptus.ttf version 4.01, August 2012, Unicode Fonts for Ancient Scripts; c. Hayes, William C. (1978) The Scepter of Egypt: The Hyksos Period and the New Kingdom (1675-1080 B.C.), Metmuseum pub. d.John Sarr, 2001, Gayer-Anderson Scarab. Collection in the Portland Art Museum, Portland, Oregon USA.
(8) a. M. Minas-Nerpel Der Gott Chepri: Untersuchungen Zu Schriftzeugnissen Und Ikonographischen Quellen Vom Alten Reich Bis In Griechisch-Romische Zeit, 2006,  (Orientalia Lovaniensia Analecta); b. O. Keel, Corpus der Stempelsiegel-Amulette aus Palästina/Israel, (1997) Katalog Band 1, Universitaetverlag Freaiburg Schweiz-Vandenhoeck & Ruprecht, Goettingen c. Wilkinson, Richard H. (2003). The Complete Gods and Goddesses of Ancient Egypt. Thames & Hudson. pp. 230–233
(9) G. Sanna, L'alfabeto nuragico. Aggiornamento (al 2011): poche le sorprese, http://gianfrancopintore.blogspot.com, 12.02.2012