venerdì 2 novembre 2012

Creare scrivendo ed indossare formule

di Atropa

Sto leggendo un affascinante libro sull’ arte egizia, su come essa venisse non solo influenzata dalla abitudine egiziana di pensare in geroglifici, ma anche come essa potesse essere composta di segni non solo evocativi e simbolici, ma leggibili come sequenze fonetiche. L'autore è Richard H. Wilkinson, dell’ Università dell’ Arizona, che ha lavorato in Egitto per 25 anni. E’ un libro alla portata di tutti, anche come prezzo (1). Come esempi “forti” l’ autore analizza 100 geroglifici ed il modo in cui venivano combinati per dare delle vere e proprie formule scritte con oggetti o dipinte. A me sta facendo capire sempre più cosa intende Gigi Sanna quando parla di scrittura “con” e scrittura monumentale (2). Solo un assaggio per ora, l’ amuleto in figura, risalente al Medio Regno (2055-1650 a.C.); si legge “Jeb netjeru-hotepIl cuore degli dei è soddisfatto” (1, pg. 162): combina il geroglifico centrale per cuore (jb), il segno hotep (tavoletta votiva) e due segni per “Dio” (le bandierine ntr). L’arte però è arte, ed i quattro geroglifici sono anche composti in modo armonico; l’ amuleto utilizza segni di forte valenza simbolica, che però rendono anche un preciso valore fonetico; la lettura inizia dal segno centrale per cuore. Wilkinson ci avverte però che per leggere l' arte bisogna capire per bene i geroglifici, anche nel loro valore simbolico e nella loro polisemia. [..]The individual "ideographic" elements of Egyptian pictures must be "read" like the signs of an inscription, whether they are shown overtly, or as in other cases, more subtly [..]. In pratica se ci si vuole capire qualcosa, se si vuole davvero esplorare l' associazione tra simbologia e fonetica in un certo tipo  di scrittura con, bisogna studiare ed osservare con quattro occhi. Chi indossava quell' amuleto, non portava solo simboli legati alla sfera del sacro: indossava anche una formula scritta; chi lo creava, costruiva un oggetto ornamentale e sacro e, allo stesso tempo, scriveva. Tali concetti sono chiaramente distanti dal concetto di scrittura legata all' amministrazione di una città, ma non sono certo incomprensibili: basta pensarci.
L' amuleto in figura è sostanzialmente bidimensionale, come lo sono i geroglifici che compongono certi dipinti (1); questo rende la scrittura con più accettabile ai nostri occhi, come anche quella in alcuni oggetti tridimensionali sostanzialmente "piatti" (3). Altra cosa è la scrittura con la scultura, di cui però vedremo esempi così chiari ed eclatanti da togliere ogni dubbio. Alcuni formano crittogrammi, rebus, indovinelli: famosissimo quello inventato da Senemut per la regina Hatshepsut, una vera e propria promotrice della scrittura enigmatica, per scrivere il suo nome regale Maatkare. Sarà l' oggetto del prossimo post su questo argomento perchè, ovviamente, ne abbiamo un esempio anche in Sardegna, pubblicato- ma non compreso in tal senso- da Hölbl nel 1986.

(1) Wilkinson, Richard H., Reading Egyptian Art: A Hieroglyphic Guide to Ancient Egyptian Painting and Sculpture, 1994, Thames and Hudson.
(2) Sanna, Gigi, Sardôa Grammata, 2004, S’ Alvure ed.
(3) Belladonna, Atropa,  Scrivere con gli oggetti: in Egitto lo facevano già 5000 anni fa, 18.01.2012, http://gianfrancopintore.blogspot.it/