giovedì 15 novembre 2012

Il Ka-Re egizio, il Nur-'Ak sardo e il criptogramma di Hatshepsut

di Atropa Belladonna


Figura 1: sin, il criptogramma  Maat-ka-re (Ureo-corna-sole)
su una statua della regina Hatshepsut che la rappresenta come 
la dea Mut (MET.LL.00859,The Virtual egyptian museum)dx, 
base di amuleto in forma di ichneumon (Museo di Cagliari) (4). 
Senemut, l' uomo forte della regina Hatshepsut (1479–1458 a.C.), si vantava di avere inventato segni che neppure gli antichi conoscevano (1). Il suo criptogramma più particolare e caratteristico, spesso e volentieri tridimensionale, è quello dove la dea Maat viene rappresentata come ureo (figura 1), utilizzato per scrivere il nome reale della regnante: Maatkare. Il tempio di Deir-el-Bahari lo mostra ripetutamente (2), la regina lo "indossa" in due rappresentazioni scultoree di se stessa nelle vesti di Mut e  HathorLa lettura è semplice e nello stesso anomala: Maat viene rappresentata come ureo, mentre un segno ka peculiare - decisamente a corna- regge il disco solare re. Questa è la forma per così dire abbreviata e sintetica del crittogramma. Ne esistono varianti, la piú nota é quella presente nella statua di Senemut stesso, dove il segno ka é reiterato e reso piú esplicito, a reggere l´ureo (figura 2). Nella statua di Hatshepsut nelle vesti di Hathor, é ka-re ad essere reiterato sulla testa della regina, e si noti anche l´aspetto sinuoso, quasi serpentiforme delle corna. Anzi, decisamente serpentiforme (fig.2).

Figura 2: sin., criptogramma di Maatkare, sorretto da Senemut, dal tempio di Deir el-Bahri; dx, crittogramma di Maatkare (ureo+corna-ka+re) sovrastato dal copricapo di Hathor, che reitera ka-re. E´ possibile che vi sia un secondo livello di lettura che completi il nome reale.

Io non so voi, ma quel ka-re mi ricorda troppo, troppissimo il nur-'ak (luce-toro) delle scritte nuragiche (3). Non é forse un caso se ka ha in egizio non solo il significato, circa, di forza vitale, ma é anche la parola per toro.
Di certo il crittogramma scolpito di Maatkare ci dice una cosa molto importante: la scrittura "con" non si limita ai caratteri lineari, ai  logogrammi, ai valori fonetici o ai determinativi standard, si estende anche alla crittografia, alla scrittura per enigmi, agli indovinelli.  Inoltre, e cosa notevolissima, questo é uno di quei casi in cui il valore fonetico dei singoli geroglifici non dá, in sequenza, un senso: é solo la scrittura crittografica, la decifrazione enigmistica che ci illumina su ció che dobbiamo leggere. Incomprensibile per chi concepisce la scrittura solo come una sequenza lineare di valori fonetici ben definiti, asservita a scopi pratici ed amministrativi. Qui abbiamo una scrittura scolpita, per di piú criptica, ma molto piú democratica di quanto si pensi: vedendolo reiterato, il criptogramma, poteva venire associato anche dai non letterati al nome reale della regnante. 

Torniamo a noi. Nel 1986 Hölbl pubblica un ricco catalogo sugli oggetti egizi o egittizzanti della Sardegna (4). Tra gli altri un amuleto-sigillo dal museo di Cagliari (figura 1, dx.) a forma di ichneumon, una piccola mangusta; lo reputa di estremo interesse perché raro, rarissimo nel mondo fenicio-punico. Cosí raro che con l´ureo inciso sotto, conosce solo quello. Dell´ichneumon dice che fin dal Medio Regno (2055-1650 a.C.) é una ipostasi del dio solare Re. Della base con ureo non dice nulla, solo che é unpubliziert. E´ possibile che rappresenti o sia una eco del criptogramma di Hatshepsut? difficile dare una risposta, o fare anche solo una ipotesi. Se cosí fosse, sarebbe una ulteriore conferma del legame straordinario (e millenario) con lo script e la cultura dell' antico Egitto.

L´enorme creativitá scrittoria che si espresse sotto Hatshepsut, anche e soprattutto come crittografia amunica, sarebbe echeggiata per oltre 1000 anni. E´probabile che la regina non avesse inventato nulla, ma avesse ripreso, elaborato e promosso vecchi metodi di scrittura con oggetti e di crittografia (5)(6). Il suo status di regina, moglie e figlia  di Amun, la mise in una posizione di incredibile potere carismatico ed intellettuale. Il nome regale del suo co-regnante e successore, Thutmosis III (Menkheperra) diverrá la piú nota e diffusa crittografia del dio nascosto (JMN = Amun) (5). La celebre tomba di Tuthankhamun, uno dei suoi successori nella XVIII dinastia, é zeppa di oggetti scritti in crittografia, amunica e non (7).

Anche Ramesses II (1303-1213 a.C.) non fu immune dal fascino della scrittura "con", anzi. Il famoso tempio di Abu Simbel mostra una statua di Re-Harachte, utilizzata per scrivere il nome reale del faraone, User-maat-re (Figura 3). Re é dato dalla statua stessa, che tiene con la mano destra uno scettro User (wsr) e con la mano sinistra una raffigurazione di Maat. L´intera rappresentazione é straordinariamente realistica e figurativa, un gigantesco criptogramma del nome reale, scritto utilizzando una figura divina. Ma non é tutto: le figure in bassorilievo a fianco del Dio, "presentano o offrono il nome" del faraone: la dea Maat  regge uno scettro User e il segno Re sovrasta la composizione (Figura 4). Il nome reale é ovviamente ripetuto, in diversi punti della facciata di Abu Simbel, anche in forma geroglifica "normale" all´interno dell´usuale cartiglio. In questo modo la facciata del tempio diviene un inno al faraone di ascendenza divina, col suo nome  scritto  in forma lineare, in crittografia bidimensionale e come scultura (7). L´intera composizione focalizza sulla figura divina centrale e diviene sempre piú scrittura enigmatica e spettacolare procedendo dalla periferia fino alla statua del dio (Figura 5).

Figura 3: Re Harachte ad Abu Simbel: 
scrittura  "con" di Usermaatre (Ramesse II)
Figura 4: Particolare dalla facciata diAbu Simbel: 
scrittura  "con" di Usermaatre (Ramesse II), sulla
mano dei due offerenti


Figura 5: la facciata del tempio, con al centro la statua del dio

(1) Peter F. Dorman. The Monuments of Senenmut: Problems in Historical Methadology, London: Kegan Paul Ltd., 1988.
(2) Khalil, Hassan M., 1976 Preliminary Studies on the Sanusret Collection. Manuscript, Musée l’Egypte et le Monde Antique, Monaco-Ville, Monaco.
(3) G. Sanna, Sardôa Grammata, S´Alvure ed., 2004
(5) A. Belladonna, http://gianfrancopintore.blogspot.com a. La crittografia del dio Egizio Amun in Sardegna 08.01.2012; b. Scrivere con gli oggetti: in Egitto lo facevano già 5000 anni fa 18.01.2012; c. Un’oca, il re adorante, la penna, la barca: nel nome del dio nascosto 30.01.2012; d. Di Tharros&Amun. E di altri luoghi11.02.2012; e. Un paio di scarabei sardi. Ed un paio di idee sulle date 05.03.2012; f. Gli “omini” di Amun negli scarabei sardi 16.03.2012.; g. Le “donnine” di Amun (e le altre) in Sardegna. 1a parte 25.03.2012. h.Lo strano caso dello scarabeo di Monti Prama, tomba XXV, 13.04.2012; i. Iside e Khonsu datori di vita. E il protetto di Eshmun, 01.05. 2012; l. Le “donnine” di Amun (e le altre) in Sardegna. 2a parte, 13.06.2012; m.I copioni sardi della crittografia amunica. Ma da che cosa?, 09.07.2012; n. La crittografia del dio nascosto in Sardegna: dimenticata dal 1975, attuale come non mai, 23.12.2012
(6) A. Belladonna, http://monteprama.blogspot.it/Creare scrivendo ed indossare formule, 02.11.2012
(7) Wilkinson, Richard H., Reading Egyptian Art: A Hieroglyphic Guide to Ancient Egyptian Painting and Sculpture, 1994, Thames and Hudson.