martedì 20 novembre 2012

Ma, i Sogni, diventano Pietre?

di Mikkelj Tzoroddu 

Dal sito Dienekes, il 9 c.m. prendiamo notizia di una nota pubblicata su  altro sito, LiveScience, dal titolo: “Otzi the Iceman's (l’Uomo di Ghiaccio o di Similaun, ndr) Genes Reveal Central European Birth, But Sardinian Relatives”. La nota di Tia Ghose, LiveScience Staff Writer, è pubblicata il 9 novembre 2012. Qui è la traduzione, intercalata di nostri commenti.

San Francisco. - Come dimostra una nuova ricerca, Oetzi l’Uomo di Ghiaccio, una  mummia straordinariamente ben conservata del neolitico, trovata nelle Alpi italiane nel 1991, era nativo dell’Europa centrale, non un immigrato della Sardegna di prima generazione. E, geneticamente, somiglia molto ad altri contadini presenti nell’Età della Pietra in tutta Europa. Le nuove scoperte, riportate giovedì (8 novembre) qui alla Conferenza della Società Americana di Genetica Umana (ASHG 2012), sostengono la teoria che gli agricoltori, e non proprio la tecnologia dell’agricoltura, si diffusero durante i tempi preistorici dal Medio Oriente lungo tutto il percorso fino in Finlandia.
Il coautore della ricerca Martin Sikora, un genetista della Stanford University ( postdoctoral scholar, con master in biotecnologie a Vienna nel 2004, ha pubblicato 17 lavori, ndr), ha ribadito il concetto affermando: ”sul propagarsi di coltivazione e agricoltura, proprio ora abbiamo una buona prova che esso fu associato ad un movimento di popolazioni e non soltanto al diffondersi di tecnologie”.
Commento 1- che significa ciò? Per usare lo stesso humor (vide infra) dello scienziato, inferiamo che forse alcuno fino ad ora, abbia creduto che l’agricoltura si fosse diffusa ed avesse attecchito (con la messa in opera, in ciascun nuovo sito, di tutti i numerosi, sofisticati accorgimenti che ne rappresentano base concreta) con la semplice spedizione di manuali?
In precedenza quest’anno, gli scienziati (fra i 41 dei quali era anche il dr. Sikora, ndr) hanno sequenziato il genoma di Oetzi ottenendo un sorprendente risultato: l’uomo di ghiaccio era più strettamente relazionato agli odierni Sardi che non agli Europei centrali. Ma, i ricercatori sequenziarono solo parte del genoma ed il risultato non risolve una questione basilare: aveva la maggior parte delle popolazioni dell’Europa centrale, profili genetici più caratteristici della Sardegna, oppure la famiglia di Oetzi era emigrata recentemente dall’Europa meridionale?
“Può darsi che Oetzi fosse solo un turista, può darsi che i suoi genitori fossero Sardi ed egli decidesse di andare sulle Alpi”, disse Sikora.
Commento 2- il genetista forse intende dire che Oetzi possa essere partito da uno dei 13 luoghi (dalle Arene Candide, alla Grotta della Tartaruga) ove sono presenti ossidiane sarde, sparsi nell’Italia settentrionale da Liguria a Venezia Giulia?
Ciò avrebbe richiesto che la famiglia di Oetzi viaggiasse per centinaia di miglia, una prospettiva inverosimile, disse Sikora. “Cinquemila anni fa, non ci si aspetterebbe che le nostre popolazioni fossero così mobili”, raccontò Sikora al LiveScience.
Commento 3- riteniamo stupefacente si affermi sia inverosimile che cinquemila anni fa le nostre popolazioni viaggiassero per centinaia di miglia! È proprio la diffusione di quella agricoltura di cui sta cattedraticamente discettando il dr. Sikora, che invece conferisce la più autorevole conferma a tale verosimiglianza! Non sono forse circa quattromilacinquecento le miglia che separano la Svezia dall’approssimativo luogo, della supposta nascita dell’agricoltura? Oltre a ciò, può servire d’ausilio per una migliore comprensione della tematica, sapere che già trentamila anni addietro, quindi in un tempo infinitamente più lontano, coloro che trasportavano ossidiana dall’Armenia (ma guarda un po’?), raggiungevano obiettivi lontani circa km. 800, pari a 500 miglia (tragitto Kars-Shanidar) e gli Anatolici orientali di Nemrut Dag portavano quella loro, alla stessa grotta, percorrendo circa km. 400, pari a 250 miglia. Proprio a questo proposito, sarà bene notare che la distanza “terrestre” fra Sardegna e  Val Senales (il luogo ove si rinvenne Oetzi), è pari a circa 260 miglia. Infatti per i Sardiani, fra i primi navigatori fin da quattordici mila anni fa, arrivare in Liguria via mare era davvero uno scherzo! Come si evince dalla lettura di “kircandesossardos”.
Per rispondere a quella domanda, la squadra di Sikora sequenziò l’intiero genoma di Oetzi e lo comparò con quelli di centinaia di odierni Europei, ma anche con i genomi di: un cacciatore-raccoglitore trovato in Svezia, un contadino trovato in Svezia, un cacciatore-raccoglitore di Ghiaccio di 7000 anni fa, travato in Iberia, un uomo dell’Età del Ferro trovato in Bulgaria. La squadra confermò che, fra le popolazioni moderne, i Sardi sono quelli più strettamente imparentati con Oetzi. Ma, nel mezzo del preistorico quartetto (nominato sopra, ndr), Oetzi rassomiglia più strettamente ai contadini trovati in Bulgaria e Svezia, mentre i cacciatori raccoglitori trovati in Svezia e Spagna, sembrano assomigliare di più agli odierni abitanti dell’Europa Settentrionale.
Commento 4- semplificando possiamo così esprimere il risultato della ricerca: «Oetzi, il contadino trovato in Bulgaria, il contadino trovato in Svezia, assomigliano ai Sardi odierni. Invece, il cacciatore-raccoglitore trovato in Svezia, il cacciatore-raccoglitore trovato in Spagna, assomigliano agli Europei settentrionali di oggi».
Sikora, affermò inoltre: le scoperte supportano l’idea che, gente migrante dal Medio Oriente, lungo tutto il cammino fino all’Europa Settentrionale, portò seco l’agricoltura e si mischiò con i cacciatori-raccoglitori nativi, dando luogo ad un’esplosione demografica.
Commento 5- Forse il genetista della Stanford non si è reso conto della portata di questa sua affermazione. Questa dichiarazione del ricercatore, se confermata con una sua personale nota scritta, è destinata a stravolgere tutta la storia dell’Europa! Infatti, il dr. Sikora sta enucleando per noi un risultato fondamentale della sua ricerca: dice che due gruppi etnici, uno stanziato nell’Europa e l’altro in continuo transito, diedero luogo alla procreazione di una discendenza fatta di cacciatori-raccoglitori e di contadini. I cacciatori raccoglitori sono geneticamente imparentati con gli odierni Europei settentrionali. I contadini sono imparentati geneticamente con i Sardi di oggi. Secondo questa teoria i genitori di questa discendenza farebbero capo, gli uni ai cacciatori-raccoglitori già presenti in Europa, gli altri, come natura vuole, alle popolazioni che erano in transito, essendo una di esse, obbligatoriamente di etnia sarda, cioè Sardi.
D’altro canto, non vediamo altro modo di inserire gli abitanti della isola di Sardegna (che il ricercatore dichiarerà fra poco essere per di più isolata!), in un qualsiasi tratto del percorso «dal Medio Oriente lungo tutto il cammino fino all’Europa settentrionale».
Mentre le tracce di queste antiche migrazioni sono largamente andate perdute nella maggior parte dell’Europa, i Sardi isolani rimasero più isolati e pertanto conservarono un maggior numero di tracce genetiche di quei primi contadini Neolitici, disse ancora Sikora.
Commento 6: 1)- Ben al di là delle stucchevoli dichiarazioni, ci preme dichiarare che, se i Sardi fossero stati isolati, sarebbe stato praticamente impossibile avere dei contatti con essi. Si deve arguire che in Sardegna, non potette esservi nessun contatto genico con i portatori dell’agricoltura che transitavano nell’Europa centrale! 2)- E’ paradossale sostenere che, pur essendo stata l’Europa attraversata in lungo e in largo dai portatori dell’agricoltura, proprio in quella Europa siano “largamente assenti tracce geniche” di tale lunghissimo passaggio della durata di un centinaio di generazioni. Ciò, invece, sembrerebbe dimostrare essere “largamente assente” la prova di tale migrazione.
--Fine della nota di Tia Ghose.--

Ma, la nostra analisi non finisce qui. Se davvero cerchiamo di arrivare ad un vero possibile, non possiamo accontentarci dei cioccolatini.
Pertanto, il freddo risultato della ricerca in questione è stato il seguente:
* c’erano, in giro per l’Europa continentale, dei Sardi o loro discendenti, che stanziavano sulle Alpi, in Svezia, in Bulgaria, a far data, almeno, dal IV millennio a.C.*
Intanto, dichiariamo essere errato tirare sempre in ballo  la diffusione dell’agricoltura quasi vaso di Pandora da cui estrarre artifizi per supportare tante teorie. Ci sembra questa vicenda faccia il perfetto paio con quella (dei passati decenni) circa la diffusione della metallurgia dall’Oriente. Alla fine si dimostrò che il processo si materializzò in direzione opposta.
Ma, desideriamo aggiungere qualche ingrediente, per ottenere qualcosa di più prelibato del cioccolatino, magari un dolce sardo preparato con farina, miele, sapa e mandorla, carico di plurimillenaria esperienza:
-  nel Neolitico medio sardo (4700-4000 BC) a Cuccuru S’Arriu, Cabras (Oristano) e Mara (Sassari), si riscontrano forme umane danubiane; in questa ultima grotta “soltanto i resti femminili” vengono attribuiti alla tipologia danubiana. In illo tempore, tra il serio ed il faceto, mi permisi di vedere un ratto delle Danubiane ante litteram, operato dai Sardiani nella Valle del Danubio
-  i prodotti della cultura Campaniforme sarda (distribuiti circa dal 2700 al 1900 BC), sono strettamente imparentati, sotto il profilo stilistico, ai prodotti della cultura Campaniforme danubiana e Vinča.
-  nell’Eneolitico evoluto, cultura Monte Claro (2500-2200 BC), a Serra Cabriles, Sennori (Sassari), si riscontra una morfologia danubiana quasi pura, la qual cosa fa pensare ad un continuo interscambio di persone fra la Sardegna e l’area danubiana, che si protrasse almeno per due millenni! Vede dr. Sikora, la distanza fra Bulgaria/Romania e Sardegna, percorsa da queste donne ed uomini “cinque e più mila anni fa” (con misurazione approssimativa), era pari a 1000 miglia terrestri sommate alle 1800 miglia marine. Di sola andata.
-  come dicemmo altrove «questo scambio, quasi contrattualizzato nei millenni, di elementi culturali, materiali ed umani fra le due aree dell’Europa, poté essere il naturale supporto alla industria metallurgica sardiana. Ad essa necessitava quell’abbondanza di stagno che in parte era reperibile nelle stazioni collegate alla Boemia. L’analisi di un campione di scoria di un  lingotto di Isili (Nuoro) ha fornito indicazioni di una miscela di rame sardo con minerale boemo. L’analisi di braccialetti da Vetulonia fa ricadere questi bronzi nel diagramma riguardante la Boemia: la qual cosa induce a credere che i bracciali fossero provenienti da un’officina fusoria della Sardegna, come dimostrano sia i numerosi bronzi sardi trovati in Etruria ma, soprattutto, la plurimillenaria dipendenza culturale, nei riguardi della Sardegna, della  regione in cui poi troviamo stanziati gli Etruschi, ben ampiamente documentata»
-  sarà bene si ricordi come, in Sardegna, il più antico reperto bronzeo, rappresentato da una lama di bronzo (di pugnale?), fu rinvenuto in una tomba di Mesu ‘e Montes, Ossi (Sassari), attribuita all’Eneolitico,  cioè al periodo compreso fra il 3200 ed il 2200 BC.
Ebbene, perché rifiutiamo l’offerta (anche se inconscia) del cioccolatino?
Dobbiamo dire che ci troviamo a considerare quanto gli studiosi, nulla sapendo dell’antichissima capacità di navigazione dell’uomo [ricordiamo come i Sardiani si fossero costruiti tale professionalità almeno fin da 14.000 anni fa nel circumnavigare il Mediterraneo, gli Indonesiani almeno da 60.000 anni fa nell’attraversare il Mare di Timor per raggiungere l’Australia], hanno immaginato il diffondersi dell’agricoltura, soltanto attraverso un percorso  per via di terra. Invece, qualche esperienza elucubrativa, ci convince che essa si diffuse anche (e soprattutto?) lungh’essa la superficie del mare. E, quali popolazioni operarono questa diffusione? Tutte quelle che avevano accumulato attraverso millenni di esperienza, la maestria di andare pel mare con la stessa naturalezza di cui si serve il contadino per spostarsi sulla terra. E, dove portavano (forse a seguito di spinte quali imprenditoria, clima, sommovimenti tellurici, violenze del più forte, ecc.) a riprodurre tale nuova metodologia atta a procurarsi sicuro ed abbondante cibo? Proprio nelle vicinanze dei punti di approdo. Di qui, prendeva luogo, col tempo, la diffusione per via di terra, per contatto culturale sì, ma anche per il mezzo della migrazione verso terreni più ampi e fertili. Possiamo escludere che l’agricoltura arrivasse nella valle del Danubio, attraverso quella via naturale di penetrazione percorsa anche dai Sardiani che, dal luogo dell’odierna Trieste, portava al luogo dell’odierna Bratislava? Possiamo escludere che a portare l’agricoltura nella valle del Danubio, proprio per quella via, fossero proprio i Sardiani? No. Non ci sentiamo di escluderlo.
Quindi, se vi fu (lo si dimostrerà?) una diffusione di agricoltura che, come un largo fiume congiunse l’Oriente con la Finlandia, vi furono certo moltissimi altri canali di trasferimento dell’agricoltura, dai punti d’approdo del notevole naviglio che solcava tutto il Mare Mediterraneo (forse non il Mare Nero), fin verso i più recessi interni di tutti i territori retrostanti! 
Ove il Sikora, o altro scienziato, dovesse confermare la sua asserzione di trasferimento dell’agricoltura attraverso l’Europa da parte di genti di sarda etnia, noi confermeremo doversi ricorrere anche  alla via marina per giustificare la presenza di Sardi del Neolitico nell’antica Europa. Sardi provenienti direttamente dalla Sardegna? In parte, forse, si. Sardi provenienti dall’Armenia? In parte, forse, si.
Considerazione:
caro lettore, non starai per caso, sognando che i Sardi dell’antichità fossero fra le popolazioni che diffusero l’agricoltura? Che Dio ce ne scampi e liberi! Tu sai i sogni come sono! Quelli poi diventano pietre! E a chi le tiriamo? Oh! Ma, vuoi vedere che per convincere gli scettici nostrani pseudostorici, gli scettici nostrani pseudoarcheologi e gli scettici nostrani, saremo costretti a tirar loro le pietre? 
Grazie, mikkelj.

Forse si! I Sogni diventano Pietre.

P.S. – Ecco un altro magnifico percorso di ricerca che può durci a svelare altra parte delle antiche vicende sardiane!  C’è voglia di lavorare? C’è voglia di studiare? C’è voglia di arrivare ad un possibile vero? Qui son poste le basi perché si dia sfogo a proprie potenzialità. Possono dedicarvisi anche coloro che ricorrono al medico quando sentono parlare di sogni!