mercoledì 21 novembre 2012

Tanit, il Toro eterno celeste e i versetti 3 e 4 del libro della Genesi (II)

# Gigi Sanna e il codice nuragico

di Gigi Sanna (parte II di III, vd. I parte)

Dedicato ad Ilaria

Figura 1                                                      Figura 2

1. I 'marcatori'  di Aba Losi.

La studiosa parmense Aba Losi in due recenti articoli (1) che costituiscono, per l'impegno documentario e la ricerca,  un vero e proprio saggio scientifico circa la tipologia del simbolo a Tanit e la sua diffusione nel tempo e nello spazio (Anatolia, Mezzaluna fertile, Egitto, Egeo e Sardegna), individua  attraverso un sistema di  10 'marcatori'  le differenze di immagine e così li elenca :


1. Tanit con le gambe aperte

2. “   con il corpo a triangolo
3. “   con il 'farfallino'
4. “   con le braccia alzate
5. “   con le braccia aperte oppure con un farfallino schematizzato
6. “   con la forma o la grandezza della testa particolari
7. “   con elementi aggiuntivi 
8. “   capovolte
9. ''   con 'mostruosità' 
10. “   con i seni
 2. La Tanit di Baratili San Pietro. 

Ebbene, c'è un'altra raffigurazione, del tutto singolare, da aggiungere all'elenco: la Tanit di una pietra (v. fig.1) in basalto scoperta casualmente da Giorgio Cannas nel 2003 in un muro del paese di Baratili San Pietro (prov. Oristano). Essa infatti si presenta con due caratteristiche, delle quali una riportabile al marcatore n.6, ma l'altra non  riportabile invece  a nessun dei  'marcatori' in elenco. 
   Infatti come chiunque potrà notare la testa della Tanit si presenta con una testa romboidale, il corpo a triangolo, non si sa se chiuso o aperto (probabilmente chiuso) e le  braccia  né abbassate né alzate ma con una chiara forma  di 'metà svastica'; ovvero con il braccio sinistro rivolto verso il basso e quello destro rivolto verso l'alto suggerendo così il movimento rotatorio. Insomma una metà della svastica di quella intera che già si è vista nella prima parte del nostro articolo

Il particolare del masso con iconografia Tanit di Baratili San Pietro, così anomalo,  è dunque indicativo che il segno di quelle braccia va interpretato e che, se va interpretato e 'letto' quel segno, va letto e interpretato tutto il resto dello schema. Perché si capisce facilmente che la cosiddetta Tanit non è un simbolo soltanto, cioè un' immagine ' antropomorfa  per' rimandare ad altro (la divinità) ma è anche un oggetto con scrittura 'con' (2) da interpretare né più né meno come il pugnaletto (detto gammato) nuragico distintivo scritto (3). Non a caso i due simboli si trovano nella scrittura documentaria: il pugnaletto nella sequenza alfabetica della  scritta nuragica di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili e in quella della barchetta del museo di Teti; la Tanit in tre delle  tavolette cerimoniali sigillo di Tzricotu di Cabras (4) , nell'altare di tipologia cananaica di Zeddiani (5), nella pietra del Nuraghe  Aiga di Abbasanta (6) e in uno dei quattro cocci di Orani (7).
   Per capire però  come si legge il tutto bisogna rifarsi necessariamente a quanto già si sa,  cioè ai simboli convenzionali, numerici e non, della scrittura nuragica. Uno dei più frequenti è offerto  dal significato del rombo (8)  oppure dal  quadrato o dalla croce  che danno sempre la parola 'forza'. Stesso significato dà il numero quattro: quattro punti o quattro lineette oblique o verticali .
     Pertanto una prima lettura ci suggerisce nello schema, partendo dall'alto verso il basso, la voce 'forza'.  Il secondo segno si ricava agevolmente dalla figura stessa della Tanit che in Sardegna (ma non solo in Sardegna) nota sempre  la lettera 'he', cioè il solito indicativo o determinativo della lingua semitica Lui/Lei.                       
Ottenuti questi due frammenti di senso che ci danno 'forza di lui/lei',  bisogna ricavare il terzo segno che si trova sicuramente nascosto nel monogramma Tanit. Sicuramente celato perché per la 'religio' nuragica non ci possono essere due segni ma tre, dal momento che già con il numero sacro della perfezione di esprime la divinità, o meglio si 'scrive' uno degli attributi più importanti se non il più importante della divinità. Dobbiamo quindi ricavare il valore di quel triangolo che si presenta non più unito alle due braccia sollevate o orizzontali (come quasi sempre nella 'norma')  ma unito a due braccia in strana forma di svastica.

4. Il significato del triangolo e delle  (apparenti) braccia. Lo statere di Amsicora.
   
  Ora, cosa può rappresentare  mai nella norma un triangolo con il segno in più, ovvero l'apparente segno delle 'braccia' della cosiddetta Tanit ? Il rebus sta qui ed a primo acchito è molto difficile da sciogliere. Infatti, se noi fossimo davanti ad una figura leggermente diversa rispetto a quel triangolo, magari a trapezio, potremmo con una certa tranquillità dire che ci troviamo di fronte ad una protome taurina. Quindi, a prima vista, sembrerebbe che lo schema non possa darci la figura che ci consentirebbe di aggiungere un 'organico' pittogramma, la protome taurina, ai due precedenti. Senonché  il toro c'è (e come c'è!)  per un semplicissimo motivo: quello legato alla credenza egiziana e poi (?) sarda del Bue Api

Il Bue Api, come tutti sanno, è quel bue che  i sacerdoti scribi, per testimonianza delle fonti storiche classiche (9), andavano a cercare per le sue singolarità segniche. Nella, spesso lunga, ricerca risultava straordinariamente divino quell'animale che aveva delle corna asimmetriche (10) e/o mostrava sulla fronte (o in altra parte del corpo), come il famoso Toro di Menfi del Museo del Cairo, il triangolo, la 'macchia' triangolare, ovvero il segno del tre o della 'perfezione' divina. Insomma, il toro divino celeste una volta individuato era il 'triangolo' stesso , la parte per il tutto e la parte  più importante di quel  tutto.
  Un toro disegnato con protome triangolare dunque non solo è possibile ma costituisce, per la 'religio' sarda ed egiziana, un omaggio straordinario per un dio bue o toro sublime. Se qualcuno nutrisse  qualche dubbio che il toro ha come simbolo il triangolo e che il triangolo può surrogare  il toro stesso,  osservi attentamente il famoso  statere aureo (11) di Amsicora coniato all' inizio della seconda guerra punica (219- 202 a.C.) , che reca (v. fig. 3) una raffigurazione straordinaria (quasi incredibile dato il periodo storico!) della simbologia nuragica del sole (o meglio della 'luce' o 'NL' ), del toro e della bipenne (12).
   Sul dorso il bellissimo toro, quel toro luminoso (NUL'AK) simbolo della divinità nuragica che dovrà incitare,  proteggere e far vincere  i combattenti sardi contro i Romani, porta disegnato un chiaro triangolo con il vertice rivolto verso l'alto. Un triangolo equilatero perfetto (v. fig.4).
   L'animale sacro porta quel particolare segno geometrico perché esso con il suo numero e la sua perfezione geometrica  è il simbolo del Dio taurino luminoso (Sole - Luna); il dio che da  tempo immemorabile,  ormai da mille e cinquecento anni e più,  protegge, fa prosperare e guida i popoli della Sardegna. In quella guerra suprema per la libertà è assolutamente necessaria la presenza simbolica del dio con tutta la sua potenza.
Figura 3                                            Figura 4
Naturalmente, non vogliamo, in questa sede, addentrarci neppure per un po' sulla problematica relativa al significato storico dello statere di Amsicora e alla sua iconografia prettamente nuragica. Anche perché quella moneta sarda merita approfondimento (invito solo ad osservare la numerologia anche del resto, non solo quella del  triangolo taurino) con un articolo o un saggio apposito.
  Qui ci basti il fatto che si sia compreso sufficientemente che il toro può essere il triangolo; anzi che il toro sublime è 'quel triangolo'. Evidentemente, se le cose tanno veramente così, c'è una storia narrata della Sardegna in periodo punico che risulta essere, sulla 'quaestio' punica e i nuragici colonizzati, tutta un abbaglio se non  un falso vero e proprio. Forse da riscrivere tutta.
    In ogni caso, chi ci ha seguito nella spiegazione dei simboli e dei segni della scrittura nuragica sa anche che il Bue Api sardo si presenta raffigurato nella bronzistica, nella ceramica e nella pietra, con un'altra caratteristica. Quella d'avere un corno (in genere quello sinistro) palesemente asimmetrico (13). Quindi sembrerebbe qui sussistere una reiterazione simbolica, vale a dire  un rafforzamento del concetto reso già dal muso triangolare dell'animale. Invece così non è (o almeno, non c'è solo quella reiterazione): quelle corna /braccia  alludono chiaramente alla svastica e a quello che la svastica significa in nuragico, cioè a 'eternità, perpetuità, durata infinita dell'esistenza''. E' il dato che abbiamo riscontrato nella scritta tharrense di Murru  mannu della prima parte dell'articolo.

5. Il significato della Tanit di Baratili san Pietro.
  
  In ragione di ciò, riprendendo gli altri due segni e il loro preciso valore,  il significato completo  della Tanit, reso  con scrittura 'con' (cioè con la stessa figura 'umanoide' della Tanit e gli elementi nascosti in essa carichi di senso), è questo (v. fig. 4):
   Forza  - toro/eterno - Lui. Cioè ' Lui (yhw/h) è la forza del toro api eterno.
  E dal momento che decine di documenti spiegano ormai qual'è questo 'toro' e  che la stessa Tanit 'normale' mette al posto del rombo un cerchio, non ci vuole molto a capire, che 'Lui è la forza celeste eterna della luce'

Figura 5

  1. La svastica e la Tanit  'umana' della chiesetta di San Michele Arcangelo di Siddi.
    Sul valore delle braccia a svastica ci sia consentito aggiungere qualcosa che sa dell' incredibile  se non si fosse compreso da tempo l'aspetto di notevole conservatività della scrittura e del simbolismo nuragici legati al culto di una particolare divinità e alle concezioni salvifiche  nell'aldilà. Ai piedi della giara di Siddi si trova una chiesetta medioevale del XIII secolo di cultura architettonica arborense dedicata a San Michele Arcangelo (14). Essa,  sull'architrave (v. fig. 6) della porta di sinistra (per chi guarda la chiesa), presenta un fregio nel quale si trovano raffigurate cinque persone.
   Dato straordinario della raffigurazione è il fatto che il  personaggio femminile (?) di sinistra si trova in posizione capovolta rispetto agli altri quattro e con le braccia atteggiate in modo da formare  un simbolo inequivocabile: quello della svastica. L'intrigante ed enigmatica figura 'capovolta si è interpretata in vari modi', ma sembrano non sussistere dubbi che la simbologia riguardi da un lato la morte dell'anonimo  personaggio medioevale raffigurato e dall'altra, all'opposto, la vita oltre la morte nell'aldilà. Nel fregio dell'architrave della chiesetta di Siddi potrebbero essere rappresentati la coppia dei sovrani arborensi e i tre figli di questi, uno/una delle quali defunto e ormai assente  ma 'presente', in qualche modo, per affetto in quel riquadro dove si esorcizza la morte; figlio/a, con scena toccante, ancora 'vivo', 'immortale' nel ricordo della celebrazione lapidea della chiesa  e quindi ancora facente parte della famiglia giudicale. 
  Il  lapicida di Siddi sembra dunque ripetere la stessa simbologia della rinascita e dell'eternità offerta  della svastica  della pietra nuragica della Tanit di Baratili San Pietro; ma con una aggiunta simbolica in più: con il riferimento all'antichissimo schema rovesciato che  si trova  nell'iconografia mortuaria  sarda (v. fig. 7)  di una tomba ipogeica  di Monte Sirai  (15)  datata nel periodo cosiddetto 'punico' (V - II sec. a.C.). 
  Ora, grazie al documento nuragico antico di Baratili San Pietro  e a quello, di molto più recente,  di Siddi,  siamo forse  in grado di capire meglio  il valore simbolico di quella Tanit capovolta, cioè di quell'unicum iconografico che non sembra avere riscontri  in nessuna parte del Mediterraneo. L'insolito  schema capovolto disegnato nella tomba di Monte Sirai di Carbonia sembra alludere, così come nel fregio dell'architrave di Siddi, al fatto che il Dio serpente o padre della luce e della vita ciclica, il dio della svastica (si vedrà nel proseguo dell'articolo, cioè nella terza parte, come svastica e cerchio/ serpente coincidano) darà al defunto la vita eterna.

   Non escluderei però del tutto che all'iconografia manchi qualcosa che alluda anche e soprattutto al ripristino di quello strano rovesciamento dell'immagine salvifica che, in quanto tale, non dovrebbe essere resa solo rovesciata, cioè con la simbologia della sola morte.  Sembra  mancare un simbolo di eternità così come offrono le figure di Baratili San Pietro e quella di Siddi.  Due simboli quindi e non uno solo che potrebbero spiegare meglio le credenze puniche (o ancora nuragiche?) sull'aldilà e sulla rinascita che si realizza con l'aiuto di quella particolare divinità semitica (yhh/yhw/yhwh) a cui apparteneva quel segno. Simbolo forte e duraturo  perché da millenni simbolo della vita..        

Figura 6                                       Figura7
7. Le due Tanit del coccio di Orani.  Il cerchio e il rombo.

   Vediamo però, con un riscontro definitivo, di dare conferma alla lettura della nostra Tanit di Baratili San Pietro. E' proprio di queste settimane, in questo Blog,  la riproposizione  dell'articolo di G. Chironi del 1996 sui 'cocci' di Orani e sulla vicenda che li riguardò (16). Il direttore del Blog per meglio comprendere la lettura che abbiamo fatto da tempo della scritta di uno dei quattro documenti, quella con le Tanit, ha ritenuto opportuno  postare la nostra trascrizione dei segni del coccio. Da essa e dalle figure che qui estrapoliamo dal documento (v. figg. 2 - 8  e  9 - 10), ognuno può notare, oltre alla lettura specifica dei singoli  segni, la forma delle due Tanit, una delle quali presenta manifestamente la testa un po' anomala, di certo diversa dalla testa della prima a sinistra (di chi guarda il coccio). Ci siamo domandati sin dalla prima lettura, ma senza ricavarne risposte soddisfacenti, perché mai lo scriba di Nurdole di Orani avesse reso, lui che traccia con sufficiente sicurezza il cerchio della testa della prima Tanit e con perfezione il cerchio della  'waw' (di tipologia protosinaitica), avesse pasticciato tanto, mostrandosi così insicuro, sulla circolarità della testa della seconda Tanit.

Figura 8                       Figura 9                      Figura 10
Il fatto è che la scrittura nuragica va sempre osservata con immensa attenzione, soprattutto nei particolari, senza mai stancarsi. Perché quello che a prima vista può  sembrare accidentale il più delle volte non lo è. Lo scriba non aveva affatto pasticciato ed era sicuro del fatto suo mentre disegnava con leggera variazione  le due immagini antropomorfe a schema Tanit. Eravamo noi a non aver capito  che quell'anomalia  costituiva un dettaglio voluto come quello che intendeva aggiungere  ulteriore senso alla scritta del coccio. Infatti, lo scriba suggeriva che le due Tanit dovessero andare lette in modo diverso perché, pur nello stesso schema 'umanoide',  una cosa è una 'testa ' con  il segno circolare e un'altra una 'testa' con il segno a rombo.  Diciamo dovessero andare lette, perché il segno a rombo (così come nella Tanit di Baratili San Pietro  il particolare della svastica), induce a scartare subito un solo valore simbolico del segno a Tanit e a ricavare gli altri criptati compresi nello schema.
   Non sembra difficile ricavarli perché stavolta dobbiamo semplicemente ripetere i valori di Baratili  privandoli solo di quello della svastica che non c'è.  Avremo quindi 'Forza (rombo) del Toro api ('Ak 'Abi) Lui'. Stessa cosa dobbiamo fare per la Tanit del coccio di Orani  disegnata sulla sinistra. Al posto del rombo dobbiamo considerare il valore del cerchio (che è quello normale o standard nello schema) lasciando ovviamente invariati gli altri due valori segnici. E si avrà così  Nul (il disco luminoso) 'Ak 'Abi Lui.
    Per chiarezza e per comodità del lettore  offriamo la tabella comparativa  (fig.11)  delle tre diverse letture, realizzate in base alle differenze che offrono gli schemi a Tanit  presenti nei due documenti: 

Figura 11
7. Lettura completa del coccio di Orani.

   E' evidente allora che la lettura del coccio di Orani va ripresa e rivista perché essa risulta ben più complessa di quanto si potesse sospettare in quanto, oltre alla lettura immediata di  H YHW, data dalle lettere pittografiche e lineari di tipologia protocananaica, si devono mettere nel conto, per il significato generale e completo della scritta,  le due letture non immediate ma nascoste  sia della prima che della seconda Tanit..

Risulterà così una lettura organica tripartita:

h yhw 

h  nl  'ak 'abi

h  'az  'ak abi

cioè:

LUI YHW

LUI TORO CELESTE DELLA LUCE

LUI  FORZA DEL TORO CELESTE

    La scritta del coccio  ci dice che yhw è il potentissimo creatore (toro) della luce e ancora che è  yhw è la forza o l'energia  che spinge e muove continuamente quel toro celeste.

8. Nuove acquisizioni

Da quanto sinora ricavato possiamo, riassumendo,  affermare:

1)      che la cosiddetta Tanit non è un simbolo semplice (una sola figura) ma un segno complesso. Cioè un monogramma per significare con maggiore carica di senso le qualità della divinità.
2)      che non  è un simbolo femminile ma un simbolo soli - lunare (luce), cioè androgino,  taurino celeste.
3)      che il suo schema può variare secondo i non pochi  indicatori proposti da Aba Losi.
4)      che spesso (ma non sappiamo per ora  sino a che punto) le variazioni dello schema indicano ulteriore senso o un senso leggermente diverso.
5)      che lo schema completo, anche se vario, significa 'Lui' e nota sempre la divinità semitica yhw יהו con simbolo fonetico di lingua semitica. Cioè l'antica lettera consonantica protosinaitica e poi protocananaica per indicare l'aspirata  presente nell 'acrofonia di hll  הלל (invocare, supplicare, tendere le mani invocando).
6)      che lo schema nasconde altre due parti pittografiche e ideografiche logografiche. Che quindi esso è rigorosamente tripartito, con il rispetto per  il valore numerico dell'essenza perfetta della divinità.
7)      che la voce 'dio' (yh/yhh/yhw/ h yhw/ yhw h), il numero tre e il pronome indicativo sono tra di loro intercambiabili.
8)      che la svastica è segno forte anche della 'religio' dei nuragici per indicare 'l'eternità, la durata  ciclica dell'esistenza'
9)      che il triangolo con  i due corni al di sopra di esso nota il Bue Api, cioè il bue alato o uccello; immagine della divinità zoomorfa, forse di ascendenza mesopotamica o egiziana, simbolo della potenza della luce (sole -luna)
10)   che il cerchio, a meno che non venga sostituito dal rombo, ha il valore che sempre il cerchio o il disco hanno nella scrittura pittografica  nuragica. Quello di Nul/Nur.
11)   che la lettura dello schema standard è quello di NUL -'AK -HE. Lettura questa che fa capire, con altre letture ancora dei documenti scritti nuragici,  che la voce nuraghe non è la voce specifica del monumento 'nuraghe' ma è soltanto una formula per indicare, in una sintesi estrema, qualcosa di molto particolare (v. più avanti), ovvero l'essenza della divinità, il potentissimo (toro) padre luminoso della vita. Il nuraghe è uno solo dei monumenti o dei molti oggetti che possiedono con  scrittura  'con', quella formula; la quale si trova scritta, tra l'altro, in scrittura pittografico - lineare. Nulake è certo l'edificio nuraghe ma nulake è, ad esempio, la Tomba di Giganti, la prima Tanit dei cocci di Orani o la pietra di S.Caterina di Pitinuri.
12)    che non a caso si dice, più tardi in periodo punico che Tanit è 'panè baa'l פנה בעל, cioè volto, immagine, rappresentazione del dio, perché lo schema ne riassume efficacemente, ma solo dopo averne compresa la simbologia scritta, il suo essere profondo. La sua immagine appunto, che si può scrivere con una formula a rebus e rappresentare con un simbolo ma che non si può vedere.
13)    che lo schema ha anche significato numerologico intenso. Tende cioè non solo a dare il numero tre ma ripetendolo nascostamente  per tre volte. 

9. La Tanit di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili.

      Resta ora da vedere dunque, alla luce di questi dati,  cosa significa mai l'oggetto di bronzo a schema Tanit rinvenuto, insieme alla scritta nuragica dell'anfora di tipologia cananaica (e ad altri oggetti ancora molto interessanti da punto di vista epigrafico), nella località con sito nuragico  di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili (17) .
  Va da sé che il modello di ispirazione qui non è quello con il rombo come 'testa' ma quello molto più comune (o standard) con il cerchio.
  Quindi possiamo ripetere tranquillamente (v fig.12) l'identico significato che si trova nella prima Tanit a sinistra del coccio di Orani e otterremo  n (u) l -'ak 'abi -he. Anche qui compare, ma stavolta in un oggetto metallico di un sito nuragico e non con segni di scrittura epigrafica su supporto, la voce nuraghe/nulaghe
  Un amuleto dunque, un pendaglio di bronzo, sicuramente di significato apotropaico, ci riproduce anch'esso la formula scritta che intende rendere, in una sintesi estrema ed efficace, l'essenza o la qualità  prima del dio luminoso yhw che crea la luce e dà la vita al mondo.
   Questa essenza viene rimarcata dal pittogramma alfabetico con valore di  tre (che allude alla perfezione del dio), numero che a sua volta viene ripetuto nascostamente altre due volte nell'enigmatico monogramma: con  i tre pittogrammi e con i segni geometrico-numerici del monogramma (uno/testa, due/braccia  e tre/triangolo).
Figura 12
 Ma se così è, come siamo convinti che sia, perché è così importante quest' amuleto, questo schema che ci ritroviamo un po' dappertutto in Sardegna, presente in quest' Isola come in nessun' altra parte del Mediterraneo? Uno schema continuamente presente nel tempo, sino alla fine dell'età nuragica con lo statere aureo di Amsicora? E perché per le genti sarde il simbolo, con tale misteriosa carica fonetica e linguistica criptata,  ha un valore decisamente superiore a tutti gli altri? Perché, come predisse Giulio Chironi nel '96, quella raffigurazione ebbe tanta importanza da essere stata prestata  (se pure fu prestata!) ai Punici?

  1. Tanit, Tori della luce e  i versetti 3 e 4 sulla  creazione nel libro della Genesi.
  Il motivo, secondo noi, si trova proprio nella 'religio' yhwhistica nuragica cananaica (ormai incontestabile data la ricchezza documentaria, con la stessa frequente denominazione del dio), attestato significativamente all'inizio del V.T, ovvero nel  libro della Genesi o della Creazione (1:3,4).
  
   καὶ εῖπεν ὁ θεός γενηθήτω φῶς καὶ ἐγένετο φῶς

   καὶ εἶδεν ὁ θεὸς τὸ φῶς ὅτι καλόν καὶ διεχώρισεν ὁ θεὸς
  ἀνὰ μέσον τοῦ φωτὸς καὶ ἀνὰ μέσον τοῦ σκότους

  Dio disse: 'Sia la luce' . E la luce fu.
  Dio vide che la luce era cosa buona
  e separò la luce dalle tenebre.
 
   Come commentano all'unisono tutti gli esegeti biblici, Dio crea anzitutto ciò che è indispensabile alla vita delle creature iniziando dalla luce. E' la creazione della luce la prima manifestazione della sua potenza e l'origine del mondo. Ebbene, cosa significa mai la magnifica espressione formulare sarda 'nuraghe' o NL -AK – HE?. Cosa significa Lui Toro Api della luce?  Significa proprio quel primo potentissimo  iniziale atto creativo, il big bang  primordiale luminoso, simbolizzato dal toro della luce; significa il  yhw hy 'erwah (yhw sesso, fallo che dà la vita)  dei tre  significativi agglutinamenti della tavoletta A3 di Tzricotu di Cabras (18).
  Quell'atto commovente, per sublimità espressiva religiosa, che si rinnova ciclicamente e in eterno si rinnoverà (v. svastica di Baratili S. Pietro) il 21 Dicembre nel  'nuraghe' tempio fallo della luce  del Nuraghe Santa Barbara in Villanova Truschedu e in diversi  templi sardi (19).
    Colui che che  ha forgiato l'amuleto in S'arcu 'e is forros, lo scriba artigiano nuragico che trattava il bronzo e lo plasmava con intenti religiosi, sapeva molto bene che ripeteva in modo originale una certa formula  e che non faceva altro che scrivere a rebus, attraverso di essa, le prime parole dell'antico  libro sacro cananaico, quello che sarebbe divenuto poi il libro di Israele. Libro sacro il primo anche e soprattutto per i Sardi. Invece lo scriba architetto che per primo ha escogitato il sistema delle 'finestrelle' al fine di ' scrivere'  la luce con la luce stessa, sapeva anche che con la proiezione del toro luminoso si attuava simbolicamente e si ripeteva il grandioso avvenimento astronomico della creazione divina: la primissima 'cosa buona' (20). Quando i fasci della luce penetravano nella stanza dell'edificio templare, voluta architettonicamente buia per simbologia contrastiva, quella luce veniva creata e separata dalle tenebre. Lo scriba, in virtù dello smussamento delle pietre delle 'finestrelle, scriveva così anche il versetto successivo del libro sacro.    

Figura 13


Dio  disse:
Sia la luce. E la luce fu.

Dio vide che la luce era cosa buona e separò
la luce dalle tenebre.

    וַיֹּ֥אמֶר אֱלֹהִ֖ים יְהִ֣י א֑וֹר וַֽיְהִי־אֽוֹר׃

 כִּי־ט֑וֹב וַיַּבְדֵּ֣ל אֱלֹהִ֔ים בֵּ֥ין הָא֖וֹר וּבֵ֥ין הַחֹֽשֶׁךְ׃

Note e indicazioni bibliografiche

1. Atropa Belladonna, 2012. Le 'donnine' di Amun (e le altre) in Sardegna (1a parte), in gianfrancopintore blogspot.com (25 marzo);  eadem, 2012. Le 'donnine' di Amun (e le altre) in Sardegna (2a parte), in gianfrancopintore Blogspot.com (13 giugno).
2. V. Sanna G., 2004. Sardōa grammata, cap. 5, pp. 181 - 236, S'Alvure ed. Oristano; A. Belladonna,2002 Scrivere con gli oggetti: in Egitto lo facevano già 5000 anni fa, in gianfrancopintore blogspot.com  (18 gennaio)
3. Sanna G, 2004, Sardōa grammata, cit. cap. 5, pp. 193 -196; idem, 2012. Scritta di Tharros. Garbini: la buia 'dimora'  filistea di Ba'al Zebul. No, la dimora luminosa e il tempio eterno di 'el yhwh ( 9 novembre).
4. Sanna G. 2004, Sardōa grammata, cit. cap. 4 pp. 94 - 99; in part. Cap. 9, pp. 367 - 394.
5. Sanna G., 2004, Sardōa Grammata, cit. cap. 6, pp. 299 -303.
6. Sanna G.,  2009, La stele di Nora. Il dio il dono il santo (trad.  in inglese di Aba Losi), PTM ed. Mogoro p. 59.
7. Sanna G., 2009,  La stele di Nora., cit. cap. 1.7,  pp. 36 -37.
8. Per un esempio molto significativo data  la serie nutrita dei rombi con evidente valore di 'forza',  si veda uno dei conci del coronamento del Nuraghe Nurdole di Orani (Sanna G. 2011, L'emblema del museo archeologico di Nuoro, Decorato? No, scritto; in gianfrancopintore blogspot.com ( 16 maggio). 
9. Plinio il Vecchio, Nat. Hist., VIII, 71; Marcellino, Hist. XII, 14,7.
10. V. Sanna G. 2012, La scrittura nuragica e il corno asimmetrico del faraone Ramses III. Tori celesti e tori infernali; in gianfrancopintore blogspot.com ( 10 maggio).
11.  Forteleoni P., Le iscrizioni monetali della Sardegna punica, Gallizzi sassari 1961;  Piras E., Le monete della Sardegna dal IV secolo a.C. Al 1842, S.I.G  Sassari 1992.
12. Sanna G., 2004, Sardōa grammata, cit. passim; in part. p. 360 e pp. 368 -369.
13. v. nota 10.
14. V.  Angius V. alla voce 'Siddi'; in Casalis, Dizionario geografico storico statistico commerciale degli Stati di Sua Maestà Re di Sardegna , XX, Torino, Maspero ed, p.129; Lilliu G.,1941, Architettura civile sei -settecentesca in Marmilla; in Studi Sardi, V, pp. 182 -183; Delogu R., 1953, L'architettura del Medioevo in Sardegna , La libreria dello stato, p.190; Alziator F. 1976, Tematica di morte nell'architrave della chiesa di San Michele di Siddi, in Bollettino Bibliografico Sardo, XXII, pp. 5 -6; Botteri M., 1978, Guida alle chiese medioevali di Sardegna, Chiarella Sassari, p.141; Serra R., 1989, La Sardegna; collana 'Italia romanica', Jaca Book, Milano, pp. 377 -378; Coroneo R., 1993, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300; in Collana 'Storia dell'arte in Sardegna, Ilisso Nuoro, scheda 139; idem, 2005, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, p. 82; Mele S., 2000, Schede paesi, Schede delle opere;in Dentro la Marmilla. Ambiente Storia Cultura , Grafiche del Parteolla,  Lunamatrona, schede 6, 6, 1.
15.Bartoloni P., 2011,  Storia degli scavi  di Monti Sirai (conferenza del 5 Novembre). 'La tomba n. 5 reca ancora oggi scolpito in rilievo sulla faccia del pilastro volta verso l’ingresso un simbolo della dea Tinnit rovesciato. Il fatto che sia raffigurato in questo modo può implicare forse un errore dello scultore a cui era stato consegnato un disegno a lui sconosciuto e quindi da lui riprodotto in modo sbagliato. Il simbolo della dea Tinnit rovesciato forse può anche significare la discesa dell’anima verso la morte o verso gli inferi. Infine può essere collegato con le raffigurazioni dei capovolti di età neolitica. In questo caso si tratta di personaggi rappresentati con la testa verso il basso spesso incisi all’interno di alcune Domus de Janas preistoriche.
16.  A. Belladonna, 2012, L'incredibile storia dei cocci di Orani e le antichissime Tanit sarde; in Monte Prama. A multilingual Blog (17 novembre).
17. Fadda M.A (2012)., S'Arcu 'e is Forros. Nuragici Filistei e Fenici tra i monti della Sardegna; in Archeologia viva, n. 155, Settembre-Ottobre, p. 53. 
18. Sanna G., 2012, Così era la religione nuragica.  Yahw hey 'erwah יהו הי ערוה: Yhw il sesso che dà la vita ; in gianfrancopintore blogspot.com (24 febbraio).
19. V. GRS (Gruppo Ricerche Sardegna), 2011, La luce del toro. Quali segreti nascondono i nuraghi, monumenti simbolo della Sardegna.
20. Gen. 1, 4.