sabato 8 dicembre 2012

Arega pon-pon (3 di 16)

Cronache dalla fine del mondo 03: December, 3, 2012 – H 06:03 UTC (vd. 02)
Brisbane, Australia – H 16:03

Da un diario privato gettato contro il semaforo dell’incrocio:

Imboccai Barbusa Street quand’ero in coda alla coda.
Secondo voi, un ingorgo in una strada a senso unico può non avere un senso?
La luce del sole color paglia rimbalzava mille volte tra le facciate delle case e la strada, dai tetti delle auto ai soffitti dei balconi, inondando di chiarore ogni dove, in una visione senza l’ombra di un’ombra.
Slacciai la cintura di sicurezza, aprii lo sportello di quel tanto che mi permise di posare un piede per terra, allo scopo di sollevarmi per vedere al di sopra dei tetti delle auto quant’ingorgo ci fosse ancora da soffrire. 
Posai un lembo di cintura per terra per non scottarmi il piede scalzo.
Nell’auto a fianco, col condizionatore dell’aria che andava fuori giri, viaggiava l’unico altro individuo, oltre me, che in tutto l’ingorgo portasse giacca, cravatta e piedi nudi. 
Gli penzolava un sigaro spento dall’angolo destro della bocca e aveva il cappello calato sugli occhi.
Era, così mi parve, A. Pinker che se la prendeva comoda.
Da quando conoscevo A. Pinker?
Otto, dieci anni. Forse più.
A che pro, in una giornata in cui il sole è di paglia, contare le stagioni dei successi mondiali di A. Pinker? 
Si chiamava proprio A. Pinker o forse A. Pinker junior?
Forse sì, se non c’era già stato un A. Pinker senior.
Sembrò a tutti che qualcuno avesse disingorgato l’incrocio e si riprese a marciare.
Davvero aspiravo a diventare come il famoso A. Pinker?
Quando la mia auto si presentò al semaforo, questo si fece rosso all’improvviso.   
Fu allora che A. Pinker ritirò il cappello sulla nuca, si voltò, abbassò il vetro, mi salutò:
– Complimenti signora! La trovo bene, ma non si senta arrivata!
Sorrisi: A. Pinker era addetto stampa all’ambasciata, un gradino esatto sopra di me, che ero stata nominata primo vice addetto stampa proprio quella mattina alle undici.
“Ma perché ci salutiamo per strada, mentre dovremmo essere in ambasciata a quest’ora? – pensai con lo sguardo all’ingorgo che s’era formato a ritroso, tra me e il semaforo rosso. –  Non sarà comunque la fine del mondo!”.
Fu, questo pensiero, il mio unico, grande, irrimediabile errore di valutazione.

(NdR: Può anche essere che l’errore fosse irrimediabile, ma non si capisce perché uno che scrive il diario in automobile facendo la cronaca di un ingorgo, lo faccia usando il passato remoto. Fu una testimonianza postuma, lucidamente meditata, di chi aveva capito sin dall’inizio che il tempo presente non avrebbe avuto più senso?) 

Francu Pilloni (continua)