domenica 9 dicembre 2012

Arega pon-pon (4 di 16)

Cronache dalla fine del mondo 04: December, 3, 2012 – H 16:03 UTC
Hawaii (USA) – H 06:03

Sulla spiaggia ogni cosa era al suo posto, in ordine.
L’enorme recipiente, alto come un palazzo di sette piani, largo in cima come una camera da letto matrimoniale, era stato liberato degli ancoraggi e dell’involucro protettivo notturno e Kalaiana Roa, pronipote dell’ultima regina, sedeva nuda sull’orlo del bicchiere, riempito con acqua leggermente colorata, come una leggera terra di Siena.
Anzi, come un ottimo champagne d’annata.
Cavua Adda’ri, il fotografo più pagato al mondo, chiamato anche Ca-wurru, “Maestro di luce”, scrutava il cielo verso est, perché le riprese dovevano terminare prima che il sole, da dietro la criniera scura del Kawaikini, sollevasse il suo sguardo truce a riempire di ombre quella porzione di mondo.
Il Kawaikini, con la sua punta più elevata Waialeale, è quanto resta di più alto dell’antico enorme vulcano sottomarino trasformato in isola qualche milione di anni or sono. L’isola è quella di Kauai, l’ultima della fila verso est delle cinque più grandi in quel cantone di paradiso del tropico del Capricorno che risponde al nome di Hawaii, che spesso nell’immaginario è ritenuta una unica isola che ha per capitale una città dal nome musicale e modulato come Honolulu, che invece sta in una delle cinque isole sorelle, Oahu.
Cavua Adda’ri aveva scelto personalmente la porzione di spiaggia e l’ora.
In verità aveva anche modificato la grande coppa, Cavua Adda’ri, un flute dicono gli esperti, inserendovi dei petali color oro alla base del calice, in modo che vi si potessero nascondere due bombole con l’aria compressa e relativi boccagli per respirarla, oltre  ad un aggeggio che, sfiatando parte dell’aria, simulasse le bollicine. Non mancavano due maniglie che consentivano agli attori di aggrapparsi per restare nascosti sul fondo per il tempo sufficiente.
La scena l’avevano già provata una decina di volte.
Lei, Kalaiana Roa, adolescente alta e slanciata, color del rame, una chioma nera fluente, doveva immergersi scivolando nella coppa con i piedi in giù, la gamba destra piegata leggermente al ginocchio a nascondere la parte più intima della nudità, con i capelli che restavano indietro nella discesa come un paracadute o come la chioma rovesciata di un’avvenentissima medusa.
Prima di immergersi, gettata la rituale collana di fiori, baciava l’interno dei polsi, come gesto scaramantico, ma assolutamente per mostrare, a futura memoria, che era priva di qualsiasi accessorio. Pelle e basta.
Il Lui era anch’esso giovane e slanciato, un fotomodello ancora privo di popolarità (per risparmiare sul budget), biondo e tenero quanto può esserlo un gay.
Con i capelli ricci. Un po’ alla Di Caprio, per avere un’idea.
Sedeva sull’orlo della coppa, diametralmente opposto alla ragazza, anch’egli nudo se non per un accessorio al polso sinistro su cui dovevasi accentrare l’attenzione di chi avesse, per i prossimi dieci anni, dovuto assistere allo spot: un orologio rosso rubino che Lui doveva guardare un attimo prima di immergersi a capofitto, in modo tale che l’accessorio polarizzasse l’attenzione durante la discesa.
Il suo ingresso in acqua doveva avvenire tre secondi esatti dopo Kalaiana Roa, in modo che ambedue fossero ripresi insieme in una specie di rincorsa che potesse assomigliare ad un inseguimento amoroso, visto che lei teneva sempre la testa rovesciata a guardare lui che l’aveva seguita in mezzo alle brillantissime bollicine.
I ragazzi, dopo la fluente discesa nella coppa, dovevano sparire all’orizzonte, protetti dalle foglie d’oro. Giunti sul fondo, avrebbero dovuto allentare una chiavetta perché le bollicine aumentassero d’intensità per un momento che pareva durasse tanto, ma che era rapportato ai tempi canonici dello spot televisivo. Poi entrambi sarebbero riemersi simultaneamente, risalivano e si appendevano all’orlo della coppa, voltandosi a scambiarsi uno sguardo intenso.
Al polso di lei, adesso, risplendeva l’accessorio color rosso rubino: la prova di uno baratto?
La zumata sull’orologio induceva a crederlo:  la voce fuori campo avrebbe commentato: “Difficile resistere!”.
Francu Pilloni (continua)