sabato 22 dicembre 2012

I pittogrammi ciclici del toro della luce. 'Buon Babbo Natale' dal Nuraghe Zuras di Abbasanta

di Gigi Sanna

Dedicato ai miei concittadini abbasantesi
Figura 1: nuraghe Zuras (foto GRS)
1. Premessa
  Il GRS (Gruppo Ricerche Sardegna) nel libro dal Titolo 'La luce del Toro' ha fatto capire, a chi  vuol capire, che gli sforzi dell'archeologia disgiunti da quelli dell'astronomia - astrologia  e dell'epigrafia nuragica non portano da nessuna parte. E' il solido concorrere di diverse discipline e non di una sola, presuntuosamente arroccata in una scienza che non dà e mai può dare 'certezze', che permette oggi di delineare un quadro storico, sociale, economico, religioso e culturale del tutto  impensabile qualche decennio fa.

2. L'enigma del toro e i dati epigrafici.
Prendiamo ad es. l'archeologia alle prese con una delle scoperte continue nei siti archeologici della Sardegna nuragica e cioè l'immagine del toro. La presenza ossessiva di essa (simbologia taurina nei nuraghi, nelle Tombe di Giganti, nei Pozzi sacri, nelle statue stele, nei cosiddetti 'bronzetti nuragici', nei manufatti in ceramica e in pietra, ecc.) ha portato gli studiosi a ritenere, non fosse per altro per il dato oggettivo ed incontestabile, presente in Sardegna una divinità 'toro' venerata per tutto il periodo nuragico  praticamente in tutta la Sardegna. Ma prendetevi i testi di Lilliu che parla della 'divinità toro' nuragica: ma che vi si dice di quella divinità accertata per simbolo? Praticamente nulla, perché sfuggono allo studioso altri aspetti della ricerca che, se presi in considerazione e non scartati a priori e con palese 'fastidio', gli avrebbero consentito non solo di approfondire molto sulla natura e l'identità del toro, ma di capire anche chi era quel toro. Quale nome preciso avesse. Ma soprattutto gli avrebbero consentito di comprendere il mistero di quel monumento assai significativo ma muto del quale tutto  o quasi tutto formalmente si diceva (chi non ricorda ai miei tempi l'esame universitario  basato sul ponderoso volume 'Il Nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica'? ) ma sul quale nulla con certezza si capiva. Gli sforzi ermeneutici, con la sola ingannevole apparenza che gli forniva l'archeologia,  lo condussero a parlare di esso in termini esclusivamente militari orientando (e sviando purtroppo) la ricerca per tanto tempo in tal senso. Con l'approvazione incondizionata dei moltissimi  e il dissenso di pochissimi. 
   Sul perché del simbolo toro (ma anche del serpente, dell'uccello e dell'albero della vita) abbiamo detto in quasi due decenni di pubblicazioni, grazie alla scopetta di numerosi documenti scritti provenienti  dai musei della Sardegna e da collezioni private nonché grazie al moltiplicarsi di segnalazioni (spesso fruttuose), da parte di appassionati o di semplici cittadini, di una certa documentazione scritta presente sui monumenti architettonici, su singole pietre e su manufatti di vario genere. Si è capito quello che - per onestà intellettuale non mi stancherò mai di dirlo – aveva compreso in parte e affermato agli inizi del secolo scorso il celebre Raffaele Pettazzoni nei suoi studi dedicati alla Sardegna: che i Sardi 'primitivi' veneravano una divinità 'nazionale' molto simile a quella della Bibbia e cioè simile a yhwh.  Oggi si sa direttamente (cioè con lo stesso nome di yh/ yhh/ yhw/ yhwh scritto in documenti con supporto in bronzo, in ceramica e in creta ) quello che il Pettazzoni poteva intuire e sapere solo indirettamente attraverso l'esame scrupoloso dei dati archeologici. 
   Si è sommato dunque il dato archeologico a quello epigrafico che hanno fatto sì che si comprendesse meglio quella che era solo una straordinaria intuizione di uno studioso non supportata però da delle prove: che il 'toro' era il simbolo forte di una ben precisa divinità di origine semitica cananaica, di qualche secolo anteriore al yh/yhh/ yhw/yhwh di cui parla la bibbia ebraica purgata, come si sa,  con l'intervento del 'partito' del solo yhwh. Purgata anche e soprattutto dal punto di vista dell'immagine sessuale androgina taurina lunare. 

   3. L'archeoastronomia e il toro della luce del S. Barbara. 
  Ma oggi oltre al dato archeologico - epigrafico c'è quello offerto dall'archeoastronomia (studio del rapporto esistente tra i monumenti architettonici nuragici e gli astri) che, con la scoperta del 'toro della luce' del Nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu, ha consentito alla ricerca scientifica di fare un ulteriore passo in avanti, perché la divinità taurina (dalla potenza taurina) si è riusciti a  focalizzarla meglio circa la sua prerogativa più importante ovvero quella  'luminosa' soli -lunare.  E si è riusciti a focalizzarla meglio grazie proprio al monumento simbolo della cultura antica dei sardi e da cui essa prende il nome e cioè il nuraghe.
  Non sto qui a ripetere quanto si è detto e scritto, anche con forti accenti polemici, su quella immagine perfetta della protome taurina che il giorno 21 Dicembre (solstizio d'inverno) il sole. tramite  la finestrella, disegna sulla parete opposta del nuraghe (v. fig.2). E' esso un dato oggettivo inoppugnabile, data la  visibile intenzionalità  e cioè la volontà dei costruttori del monumento di riprodurre il perfetto disegno della protome taurina di un torello con le corna asimmetriche
Figura 2 . Torello di S. Barbara                                                             Figura3. Toro capovolto Nuraghe Toroleo (foto GRS)

4. Altri tori della luce. 
  Ma ancor più inoppugnabile lo è perché i membri del GRS non si sono limitati a verificare e a descrivere quell'unico evento, ma a verificare, come si fa in ogni ricerca scientifica seria, se quello stesso evento si ripetesse in altri nuraghi con finestrelle e durante le stesse precise manifestazioni astronomiche. Devo dire che personalmente ho eliminato ogni dubbio quando, oltre al registrare il ripetersi costante dell'evento in altri non pochi nuraghi da parte del GRS, si è registrato anche che nel Nuraghe Toroleo di Paulilatino: il fenomeno luminoso pittografico della finestrella accadeva non durante il solstizio d'inverno ma durante quello d'estate essendo detta finestrella orientata proprio nel punto astronomico dove il sole comincia il suo declino ciclico verso l'equinozio d'autunno e quindi verso il solstizio invernale. 
  Ma non è stato l'orientamento a convincermi né la riproduzione della protome quanto il fatto che essa  risultava capovolta (v. fig.3), con simbologia chiarissima questa speculare a quella del Nuraghe Santa Barbara: nel nuraghe di Villanova Truschedu è il torello luminoso che nasce, in Toroleo è il toro (non più un torello) raffigurato capovolto che muore (inizia la sua  corsa verso la morte). Nel primo  (e i altri nuraghi) evidentemente si festeggiava il 'natale' dell'astro taurino, nel secondo (e forse in altri)  si celebrava in qualche modo il suo declino, la  vecchiaia e  infine la morte apparente. 
   
5. I dati oggettivi degli eventi. 
    Vediamo però di riassumere i non pochi dati oggettivi e verificabili, forniti dal GRS, che si osservano durante le manifestazioni astronomiche che riguardano i nuraghi con finestrelle:

1. Nel Santa Barbara di Villanova Truschedu la finestrella forma la protome di un toro il 21 di dicembre.
2. Il toro è un chiaro 'torello' con corna asimmetriche (il corno destro manifestamente è più grande del sinistro). 
3. Il dato dell'immagine taurina è progressivo e dura pochi minuti, proprio come in una 'nascita'.
4. L'evento  si verifica solo una volta all'anno, due o tre giorni prima e dopo il solstizio (18 - 23 Dicembre).
5. In diversi nuraghi la finestrella riproduce, durante il solstizio d'inverno  la protome taurina diritta, ma (è doveroso sottolinearlo)  non con la stessa perfezione in cui si manifesta nel  Santa Barbara.
6. Nel Toroleo di Paulilatino la finestrella il 21 giugno, durante il solstizio d'estate, forma un chiaro toro capovolto. 

     Sono questi dati 'corposi' che non possono essere discussi e posti solo nella testa balzana di elaboratori di 'mitopoiesi'  ma dati scientifici puri che dovrebbero, per lo meno, incuriosire chi dalle istituzioni è incaricato per studiare i dati archeologici, tutti i dati archeologici, compreso questo che non ha proprio niente di opinabile data la sua evidente 'materialità' e sperimentabilità. Anche perché se, come io credo, si avranno altri dati dall'esame della fenomenologia delle finestrelle questi non potranno che confermare quelli esistenti. E, se si vuole, anche perché il rapporto astronomico nuraghe - astri  è ormai acclarato da tempo da studi scientifici  che solo una accademia assurda nella reazione fa finta di non vedere o considera di valore irrilevante.

6. Abbiamo dati scientifici in più? Abbiamo altra 'scrittura'?
       Ma c'è qualche altro particolare delle manifestazioni luminose che si hanno in detti eventi astronomici  che può contribuire a rafforzare ancora di più quella che non può essere considerata solo un'impressione? I 'dati' luminosi, tutti i dati disponibili, ovvero le figure che le finestrelle formano, in quel 'dato momento' e non in altri  nella 'camera oscura' del nuraghe, possono, nella loro varietà e complessità, aggiungere qualcosa? Possono raccontare ancora altro rispetto a ciò che, per ora  sembra limitarsi alle manifestazioni dei due tori luminosi con le simbologie dei due opposti solstizi della nascita e della morte dell'astro solare? Insomma, possiamo analizzare meglio, cioè con acribia  'filologica'',  i disegni, tutti quei veri e propri  pittogrammi luminosi,  per vedere  se a quella scrittura si  può aggiungere altra scrittura ancora?
   Noi crediamo di sì; ma per comprenderlo bene dobbiamo sottoporre ad esame un'anomalia presente nelle figure luminose del Nuraghe Zuras di Abbasanta. Si nota infatti che  questo nuraghe presenta, rispetto agli altri,  due finestrelle e non una sola disposte una sopra l'altra ma sempre nella linea mediana perpendicolare dell'architrave che marca l'ingresso. Il motivo architettonico della funzionalità  sembra essere assente perché se è vero, come si dice e si sa, che la finestrella non c'entra nulla con lo scarico delle spinte della massa muraria superiore del monumento, ancor meno a questo fine c'entra l'apertura superiore. Quello che c'entra invece è che la costruzione chiamata nuraghe è sempre realizzata per ottenere il massimo del buio e non quello della luce: altrimenti il Nuraghe Zuras  avrebbe fatto scuola in tutta l'Isola. La finestrella della luce paradossalmente tende a far risaltare la visione di un' enorme massa muraria fallica o taurina concepita per un buio totale. Cioè il buio assoluto della morte.  

7. I tre segni luminosi del Nuraghe Zuras. 
      Ora, dalle foto scattate dal GRS nell'evento del solstizio d'inverno si nota ancora che quando il sole è alto 10 gradi sull'orizzonte si forma di nuovo il fenomeno pittografico luminoso dato che i raggi dell'astro attraversando le finestrelle e penetrando nella 'camera oscura' del nuraghe formano a un certo punto (al culmine della breve progressione nel tempo) tre 'segni': un segno a barretta orizzontale e al di sotto di esso due segni, dei quali il primo riproducente una perfetta protome taurina e il secondo una seconda protome; ma quest'ultima è alquanto imperfetta essendo, come ognuno può notare, con la parte sinistra della linea mascellare del tutto asimmetrica rispetto alla destra. Dire che i pittogrammi luminosi in 'qualche modo' sono due protomi si può, ma con una forzatura evidente circa  una delle due immagini. Insistere sull'impressione e appellarsi all'ipotesi che l'architetto abbia sbagliato smussando i massi della finestrella più bassa non solo non giova all'ipotesi luminosa del 'tutto' (generale) nello specifico nuraghe ma nuoce anche alla causa  di tutte le raffigurazioni taurine imperfette: perché alcune imperfette lo sono, ma fino ad un certo punto. Qui l'imperfezione durante il culmine del fenomeno è troppo vistosa e va giustificata. Così come vanno, evidentemente,  giustificati i due motivi e della barretta e della presenza di due tori e non di uno solo. E' uno sforzo ermeneutico che bisogna fare con successo se davvero si crede alle non accidentali presenze taurine nei nuraghi durante i solstizi. 
   La ormai lunga  assuefazione alla 'lettura' dei segni della scrittura nuragica ci portano sempre ad insistere molto quando ci troviamo davanti a qualcosa che 'potrebbe' essere portatrice di senso. Induce a perseverare perché se c'è una cosa che ormai si sa bene della scrittura nuragica con segni pittografici e/o  lineari è che essa è sempre a rebus. Difficilmente un testo scritto (con sequenze di segni con valori fonetici ) si legge all'impronta e offre il senso immediatamente. C'è sempre bisogno di una più o meno lunga e spesso lunghissima riflessione per dipanare la matassa dei significanti e tradurli in chiari significati. Spesso  per mancanza di dati aggiuntivi di confronto il senso può restare nel vago o mancare del tutto. 
   Come si spiegano dunque le 'anomalie' segniche luninose di Zuras e cioè la barretta, il toro e il toro 'sbagliato'? 

   8. L'intenzionalità della scrittura e la tecnica solita del mix. 
  Si spiegano a mio parere con la 'considerazione', fatto già nel Blog di Pintore, che gli scribi architetti nuragici non intendevano, tramite la finestrella, offrire l'aspetto pittorico decorativo di una luce solare che penetra e 'disegna' il toro in un certo momento dell'anno. Ma intendevano invece  'scrivere' quel toro aggiungendogli la luminosità, realizzando ad effetto un pittogramma complesso che racchiude due parole e non una sola. Quel toro non si doveva solo vedere ma si doveva 'leggere'.
   Ricordato questo punto circa lo 'scrivere'  possiamo passare ad analizzare i segni un  po' più complessi di Zuras che,  proprio in quanto scrittura, vengono qui realizzati, ancora una volta, con la tecnica del mix, ovvero mischiando segni lineari con segni pittografici. 
   Per capirlo basta trasferire per un momento quei segni dati dalla luce sulla parete della stanza del nuraghe in un supporto qualsiasi (v. fig.4) e ci renderemo conto che gli scribi nuragici hanno realizzato stavolta  una 'scritta'  con i segni della lettera lineare he, della lettera pittografica 'aleph e della lettera lineare beth.       
Figura 4
                   
 9.   Una lettera formalmente identica e l'espressione h 'ab (Lui Padre) . 
   Naturalmente, nonostante l'evidenza della scrittura ottenuta un'altra volta con lo specchio della luce delle finestrelle, uno potrebbe ancora  rimanere scettico perché  potrebbe dubitare sulla forma di quella lettera  'beth' che è un po' strana e comparirebbe questa sola volta nel repertorio dei segni alfabetici consonantici nuragici. Il segno invece è attestato (con irrilevante diverso orientamento) e compare, per fortuna  chiarissimo, in una bella scritta: quella del masso del Nuraghe Pitzinnu di Abbasanta, monumento oggi completamente distrutto che si trova -si badi -  in linea d'aria a circa tre chilometri rispetto al Nuraghe Zuras
Figura 5. Pietra del Nuraghe Pitzinnu (a destra il particolare)  

    Non solo, il segno beth  di Zuras  si trova nella stessa sequenza (indicativo + 'aleph + beth ) lessicale  in cui si trova  nel Nuraghe Pitzinnu e, poco più in la distanziato, nello stesso notissimo Nuraghe Aiga (v. figg 6 -7).. 

Figura 6

Figura 7. Trascrizione della scritta del Nuraghe Aiga
 10. Il buon babbo natale.
   Tre nuraghi dunque, tutti di Abbasanta (cioè del territorio del 'padre santo'),  le cui scritte si aiutano l'una con  l'altra rendendo la stessa 'espressione 'Lui padre' (h 'ab);  facendo intendere così  non solo che la scritta di Zuras non sembra essere una fantasia ma proprio una scritta intenzionale ma anche che gli scribi nuragici veramente avevano inventato 'ad hoc' le finestrelle: non certo per dare 'abitualmente' luce al monumento buio per eccellenza ma per rendere nascoste delle vere e proprie lettere alfabetiche, dei segni con senso fonetico in potenza; quelli che nella facciata del nuraghe nessuno può scorgere ad occhio nudo ma che si svelano e si scorgono  invece, nella loro ardita fantasia e nella loro superba bellezza, in due soli momenti astronomici dell'anno: quando la luce del 'buon  babbo' o 'nonnoy' celeste va apparentemente verso la morte e quando nel giorno natalizio risorge, con volto di giovane toro sfavillante, per riprendere la sua corsa vigorosa  e dare così in eterno la vita del  mondo. 

  * In questo post ho evitato di proposito l'uso delle note perché la loro estensione, toccandosi punti nevralgici della questione 'scrittura nuragica' e della stessa funzione del nuraghe, avrebbe di gran lunga superato, senza essere esaustiva, il testo dell'argomento trattato. Con il risultato, forse, di infastidire molti  che ci leggono senza l'ossessione della metodologia e del rigore scientifico.
  Aggiungo però. Se, come sembra, la singolare scrittura con la luce per la luce è reale è evidente che si aprono per gli studiosi scenari interpretativi del tutto impensabili sulla civiltà dei Sardi dell'età del bronzo e del I ferro.  A questo punto non è solo questione di accettare che i Sardi dei tempi dei nuraghi conoscevano (e molto bene)  l'arte della scrittura, ma di cercare di capire quale grado di raffinatezza culturale  avesse raggiunto un popolo della cui civiltà quella scrittura, ancora frammentaria e per molti versi sconosciuta, non è altro, a mio parere, che una piccola testimonianza.