lunedì 10 dicembre 2012

Il querceto dello Sherdanu a Ugarit ed il dio Il/El

di Atropa Belladonna

Figura 1: la quercia o il terebinto di Moreh, nei pressi di 
Shechem e quella di Mamre nei pressi di Hebron; secondo
la Bibbia, Abram vi costruì due altari al Signore, nel corso
del suo viaggio da Harran
Gn 12: 5-7 Abram dunque prese la moglie Sarai, e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso il paese di Canaan. Arrivarono al paese di Canaan e Abram attraversò il paese fino alla località di Sichem, presso la Quercia di More. Nel paese si trovavano allora i Cananei. Il Signore apparve ad Abram e gli disse: «Alla tua discendenza io darò questo paese». Allora Abram costruì in quel posto un altare al Signore che gli era apparso.
E' il primo atto di Abram, quando entra nella terra di Canaan (Figura 1): si ferma presso l' elon Moreh  (’alwn  Mwrh, la stessa radice del nome divino El), in genere tradotto come la quercia (o il terebinto) di Moreh, e per lui è un atto del tutto naturale costruire ivi un altare. 
Oltre 1000 anni dopo, nella prima metà dell'VIII sec. a.C., Osea aborrisce invece i sacrifici che i figli d'Israele compiono sotto le querce, i pioppi e i terebinti (Osea 4: 13); forse per rigetto verso l'espansione degli Assiri col loro albero della vita. 
Abram reitera il suo gesto  più a sud: "Gn 13:  18 Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre (elonei Mamre’,  scritto ’alny Mmr’aNdr), che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore." Durante la guerra dei Re, del celeberrimo cap 14, Mamre viene  anche identificato come persona:  "Gn 14: 13-14 Ma un fuggiasco venne ad avvertire Abram l'Ebreo che si trovava alle Querce di Mamre l'Amorreo, fratello di Escol e fratello di Aner i quali erano alleati di Abram". Tanto è legato Abram a quella regione, che si decide a comprare un campo di fronte a Mamre, come sepolcreto di famiglia: "Gn 23: 17-20 Così il campo di Efron che si trovava in Macpela, di fronte a Mamre, il campo e la caverna che vi si trovava e tutti gli alberi che erano dentro il campo e intorno al suo limite, passarono in proprietà ad Abramo, alla presenza degli Hittiti, di quanti entravano nella porta della città.  Dopo, Abramo seppellì Sara, sua moglie, nella caverna del campo di Macpela di fronte a Mamre, cioè Ebron, nel paese di Canaan." E Giacobbe, dopo aver benedetto i figli:Genesi 49:29-30 :"Io sto per essere riunito ai miei antenati: seppellitemi presso i miei padri nella caverna che è nel campo di Efron l'Hittita,  nella caverna che si trova nel campo di Macpela di fronte a Mamre, nel paese di Canaan, quella che Abramo acquistò con il campo di Efron l'Hittita come proprietà sepolcrale." 
Tra l' epoca dei patriarchi e quella di Osea la quercia di Moreh non fu certo dimenticata: "Giudici 9: 6 Tutti i signori di Sichem e tutta Bet-Millo si radunarono e andarono a proclamare re Abimèlech presso la Quercia della Stele che si trova a Sichem." 

Secondo Liverani, il simbolismo della quercia che si rivela nella Bibbia è ben interpretabile: la taglia eccezionale dell' albero, assicura il collegamento tra i due livelli contrapposti, il regno di sotto dei defunti  ed il regno superiore divino (1).  Tra i collegamenti e riscontri fra citazioni bibliche e documenti storici scritti, gli capitano tra le mani testi giuridici di Ugarit concernenti due proprietà agricole, scritti in cuneifome sillabico (non alfabetico)  e molto importanti per noi. Il primo è dell' epoca del re Niqmepa (ca. 1313-1260 a.C.), il secondo dell'epoca del re Ammittamru II (1260-1235 a.C.). Vediamone la translitterazione:
1. A.SA. MES 1al-la-an še-ri-da-ni i-n a URUAN-is-tam-i
2. A.SA.MES al-la-an 1še-er-ta-an-ni qa-du GIŠGEŠTIN i-na URUma-ti-AN

Quell'1 in apice indica un cuneo singolo, in genere il determinativo per un nome di persona, cosicchè le due frasi possono essere tentativamente tradotte come:

1. le terre di Allanšeridano;
2. il querceto di Šertannu

In alternativa, Liverani propone che quelli siano toponimi, in modo speculare alle "Querce di Moreh" ed alle "Querce di Mamre" (1). E, dice, questa idea viene rafforzata da una osservazione importantissima, facciamola dire a Mikkelj Tzoroddu  che di certo conosce meglio di me il francese: "D’altro canto, lo stesso studioso pone l’accento sul fatto che entrambi i villaggi, in prossimità dei quali sono presenti i “querceti del Sardiano”, abbiano due nomi teofori e siano tra i pochi toponimi teofori del regno d’Ugarit. Il primo toponimo (ilštm) significa “El ha ascoltato” ed il secondo (mt(-)l), in una certa interpretazione, “il protetto di El”. Il Liverani conclude: «Le due località […] erano dunque considerate come il luogo d’intervento del dio El, intervento che la tradizione collocò senza dubbio presso il grande albero che si elevava sul loro territorio, a beneficio d’un leggendario Sardiano, del quale […] poteva ancora essere presente la tomba o l’altare[..](2)
***
Tra la vicenda di Abram -sempre che possa collocarsi storicamente  nei primi secoli del II millennio- ed i documenti di Ugarit vi sono oltre 500 anni, ma il nome divino El (o Il in cuneiforme alfabetico di Ugarit) era ben noto nella regione già dai tempi della Ebla più antica (ca. 2300 a.C.). Pettinato sostiene, sulla base di un'evidenza documentaria controversa, che proprio in Ebla El e Yaw  fossero forme intercambiabili dello stesso nome divino (3). A Ebla si assiste in ogni caso ad un cambiamento importante rispetto all'area babilonese: El identifica una divinità ben precisa, il padre degli dei, e non indica più, genericamente, un dio come l' accadico Ilu (3). 

Ma sono i testi di Ugarit ed alcuni documenti proto-sinaitici e proto-cananaici a fornirci le testimonianze più dirette sul dio Il/El: in particolare il cuneiforme alfabetico della città siriana, riporta spesso la frase Toru Il (tr 'il) = il toro Il , forse l' epiteto più ricorrente della divinità Il ad Ugarit (4). L'aspetto taurino è sottolineato in modo "naturale" dai sistemi alfabetici più famigliari, quelli di tipo semitico lineare, che impiegano per scrivere El la sequenza 'aleph-lamed; quella 'aleph che altro non è se non una testa di toro, sempre più stilizzata al passare dei secoli (vd. figura 2).
Figura 2: la sequenza 'aleph-lamed (nome divino El) in documenti proto-sinaitici  (ca. 1700-1500 a.C.) e proto-cananaici o fenici arcaici, segnata coi pallini rossi. a. graffito all' entrata della miniera XIII (5); b. iscrizione Sinai 378 (6); c. iscrizione Sinai 350 (5); d. Anfora di Lachish, dove la sequenza è parte del nome divino femminile Elat; la Hestrin identifica la divinità con Asherah e con l' albero della vita collocato sotto la sequenza alfabetica(7); e. ostracon di Beth Shemesh (XIII sec. a.C.) (8); f. Ostracon di Qubur Walaydah, ca. 1200 a.C. (9); g. frammento di Tell es Safi, XI-X sec. a.C. (10); h. Ostracon da Tell el Farah sud (Sharuhen?)  ca. X sec. a.C. (10).  
Il viaggio (reale o leggendario o entrambi) di  Abram nella terra di Canaan, si svolge verosimilmente durante la prima metà del II millennio: Abram sa, evidentemente, quali sono i luoghi sacri che il suo Dio riconosce come leciti. Alla fine della guerra dei Re (cap. 14 della Genesi), Abram, vittorioso grazie ai suoi alleati Cananei, incontra Melchisedek: è il re di Salem (generalmente tradotto con Gerusalemme), sacerdote di El elyon, il Dio altissimo. Abram gli dà la decima di tutto, riconoscendone l' autorità civile e religiosa con questo gesto, e quindi l' identità sostanziale tra El elyon ed il Dio che lo ha spinto fuori da Ur dei Caldei prima e da Harran poi. Il salmo 110, preconizza la venuta di un Messia dicendogli "Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek". L' identificazione tra Yahweh e l' El elyon di Salem è ancora oggi rilevabile: [...]il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede, e l'oblazione pura e santa di Melchisedek, tuo sommo sacerdote[..] (preghiera eucaristica del canone romano). Non ci sono quindi molti dubbi che l' El elyon del cananeo Melchisedek ed il Dio di Abram siano visti da quest'ultimo come identici. 

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E come va con i documenti sardi arcaici e la testimonianza del nome divino El/IlLo vedremo in una seconda parte: anzi, li abbiamo già visti, ma varrà la pena rivederli.

Adesso però voglio parlare ancora delle evidenze documentarie per gli  Shardana nel vicino oriente. 
Niqmepa (ca. 1313–1260 a.C.) il quarto re di Ugarit e contemporaneo della XIX dinasta ramesside, fu installato sul trono dal re Hittita Mursili II e ne fu vassallo. Ugarit rimase tributaria degli Hittiti fino alla sua distruzione, attorno al 1200 a.C. .

A qualche decennio prima di Niqmepa risalgono invece le famose lettere di Amarna scritte  in accadico da Rib-Hadda, re di Byblos, al faraonAkhenaten (1351-1313 a.C.) di cui era vassallo. In tre di esse, EA 81, EA 122 ed EA 123 vengono menzionati degli Shardana: sono considerate le più antiche testimonianze scritte su di essi (11).
EA 81: (…) ù [LÚ] ši-ir-da-nu [š]a-a i-de p[a-ṭá-ar a-n]a ma-har [m]ÌR-a-ši-ir-ta (…)
(e uno šerdanu che conosco è scappato con Abdi-Ashirta (re di Amurru, nemico di Rib-Hadda Ndr))

EA 122:  (…) ù mpa-hu-ra a-pa-aš ip-ša ra-ba a-na ia-ši uš-ši-ir LÚ.MEŠ KUR su-te ù da-ku LÚ še-er-da-ni ù 3 LÚ.MEŠ šu-ri-ib a-na KUR mi-iṣ-ri
(e Puhuru ha commesso un grave reato nei miei confronti. Ha inviato i Sutei (che) uccisero uno  šerdanu presero in ostaggio 3 uomini inviandoli in Egitto)

EA 123:(…) ip-šu ša-a la a-pí-ìš [i]š-tu da-ri-ti [a-]pí-ìš a-na URU gub-la [u]š-ši-ir mpí-hu-ra [LÚ.M]EŠ KUR su-te d[a-ku] [LÚ]  še-er-da-ni [ù] [l]a-qú 3 LÚ.<MEŠ> ˹ù˺ [š]u-ri-bu a![-na]
KUR mi-iṣ-ri 
(Un'azione mai prima commessa si è compiuta contro Byblos Puhuru ha inviato i Sutei. Essi uccisero uno  šerdanu e catturarono  3 uomini che inviarono in Egitto).

Il prefisso LU, determinativo per "uomo" non ci dice molto, ma una cosa è chiara: il faraone, nel XIV secolo, sapeva benissimo chi e/o cosa fossero gli Sherdanu, Rib-Hadda non accenna neppure a spiegarglielo. Quindi dovevano essere attivi nell'area già da prima di queste lettere di reclamo. Da quando? allo stato attuale documentario non possiamo dirlo, anche se forse vi sono alcuni indizi nei documenti Hittiti del XV secolo a.C. (12). Anche questi li vedremo meglio in seguito. 
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Rib-Hadda aveva ben da lamentarsi, parlava ad un sordo: Akhenaten, ex. Amenhotep IV, aveva altri interessi e lasciò gli affari del Levante in mano ad ufficiali e re locali, perennemente in guerra tra di loro. Inutile ogni appello al faraone "eretico". Le drammatiche lettere della regina  cananea Belit-nesheti, rinvenute nel 2008, costituiscono l' ennesimo appello ad un sordo:  "Al Re mio Signore e mio Sole: queste sono le parole di Belit-nesheti. Mi getto ai piedi del Re  per sette volte. Devo dire al Re che che questo paese sta subendo [atti di] ostilità e che la terra del Re, il mio Signore, sarà perduta per sempre" "Gli Apiru hanno scritto ad  Ajalon e Zorah ed i due figli di Milkilu [re di Gezer] sono stati battuti a morte. Devo informare il Re di questo fatto". 
In un' altra lettera, Belit-nesheti riferisce che una delle città è caduta nelle mani degli Apiru"Prego il Re di salvare la sua terra, prima che sia troppo tardi" . 
***
Circa 150 anni dopo, attorno al 1190 a.C., un'ondata di nuovi invasori spazzerà via Ugarit e Hattusa: è il collasso dell' età del bronzo levantina accompagnato dalle imprese dei cosiddetti Popoli del Mare. Di recente, scavi e materiale da una delle città portuali di Ugarit, Gibala, hanno permesso di ottenere la  prima verifica sperimentale della datazione di un livello di distruzione (fig. 3) (13). 
Figura 3: Gibala-Tell Tweini. Il livello di distruzione attribuito ai Popoli del Mare (13), datato a ca. il 1190 a.C. A dx. mappa  parziale mostrante l' area di Gibala, Ugarit, Byblos e i supposti movimenti dei Popoli del mare alla fine del II millennio (13).

(1) M. Liverani -1977- Le Chéne de Sherdanu, Vetus Testamentum, Vol. XXVII, N° 2, pp. 212-216
(2) A. Losi, Šardana di Ugarit: i Signori/Tori giudici, http://gianfrancopintore.blogspot.it/ 10.04.2010
(3) Ebla―Queen of Ancient Syria, in: Kenneth A. Kitchen, The Bible in its World: The Bible and Archaeology Today. Exeter: The Paternoster Press, 1977.
(4) A. Rahmouni, Divine epithets in the Ugaritic alphabetic texts, Leiden Brill 2007
(5) The Protosinaitic Inscriptions Author(s): Romain F. Butin Source: The Harvard Theological Review, Vol. 25, No. 2 (Apr., 1932), pp. 130-203 
(6) Beit-Arieh, I. 1985. Serabit el-Khadim: New Metallurgical and Chronological Aspects. Levant 17: 89-116.
(7) Hestrin, Ruth, “The Lachish Ewer and the Asherah,” Israel Exploration Journal 37, 1987, 212
(8) D. Diringer, The Palestinian Inscriptions and the Origin of the Alphabet , Journal of the American Oriental Society, 63, 1943, pp. 24-30
(9) W. F. Albright and Early Alphabetic Epigraphy Author(s): Gordon J. Hamilton Source: Near Eastern Archaeology, Vol. 65, No. 1, The House That Albright Built (Mar., 2002), pp. 35-42
(10) Gordon J. Hamilton, Huron University: London, Ontario (Canada), From the Seal of a Seer to an Inscribed Game Board: A Catalogue of Eleven Early Alphabetic Inscriptions Recently Discovered in Egypt and Palestine, 2010, Letter.
(11) Jordi Vidal, 2011, La captura de tres militares de Biblos. Apuntes prosopográficos, Universitat Autònoma de Barcelona, Ciències de l'Antiguitat, Faculty Member
(12) a. Harry A. Hoffner, The Law of the Hittites: A Critical Edition, Documenta et Monumenta Orientis Antiqui, 23. Leiden: E. J. Brill. 1997; b. Harry A. Hoffner, Gary M. Beckman. (July 5, 2009). Letters from the Hittite Kingdom. Publisher: Society of Biblical Literature.
(13) Kaniewski D, Van Campo E, Van Lerberghe K, Boiy T, Vansteenhuyse K, et al. (2011) The Sea Peoples, from Cuneiform Tablets to Carbon Dating. PLoSONE 6(6):e20232.