lunedì 17 dicembre 2012

Làstima, a no intrare su sardu a s’iscola!

de  Michele Podda

Si non dao istrobbu, imbuco pur’ego in sa chistione, mencari chi ch’apo dau a tardinu.
Atropa dèchida l’at dimandau a Francu cale diat poder esser unu “Piano fattibile per introdurre la lingua sarda…” in s’iscola. Ma innantis cherjo narrer custu: finas chi sa limba sarda no intrat de òbbrigu a iscola, NO AT A TENNER MAI SU CUSSIDERU (PRESTIGIO) chi li tocat, e mai sos pitzinnos (e sos mannos puru) la  torran a chistionare che limba issoro.
A parre(r) meu, si esseret a imparare su sardu a sos pilocos (pitzinnos) de iscola, mannos o minores chi sian, eo dio facher goi:
Primu primu dio isterrer  sa chistione de s’allegathu (su limbazu)de sa bidda ponèndelu a pare cun su chi connoschen in cussa parte de Sardinna, e diat esser sa “b(v)ariante”. In su mentres dio comitzare a atzintziare puru a sas àteras bariantes mannas, ponende in contu chi sian tres, Logudoresu Campidanesu e Gadduresu (chi siat alloglotta o no), e avertende in su frastempus chi in totu sa Sardinna donnia bidda tenet unu limbazu càmbiu, puru chi siat pacu. Ma totu sos pitzinnos custu l’ischin jai, ca lu bien cada die in totu sas biddas de afùrriu.
Imparau chi apan s’allegathu de sa bidda issoro e sa bariante manna de cussos chirros, si podet imbucare a sas àteras duas bariantes mannas, e gai si chistionat de totu su Sardu. Sos pitzinnos bien chi sa limba, dae S. Teresa de Gaddura a Teulada est  totuna, ma càmbiat nessi pacu dae una bidda a s’àtera.
Sa manera (metodo-didattica) cale podet esser? Cada mastru o professore s’at a pessare bene su ‘e facher (programma di lavoro) carculande su tempus chi at at ponner, unu mese o duos, o s’annu intreu. At a facher su sèperu tra… No, come disse Manzoni col suo manoscritto, se anche io riuscissi nella scrittura, altri si arrenderebbero nella lettura, dunque per ora procedo in italiano. Dicevo che ciascun insegnante adotterebbe un metodo, globale o analitico, partendo da frasi o periodi oppure dai singoli elementi grammaticali, ma in ogni caso potrebbe disporre di materiale abbondante scritto (poesia e prosa locali o/e della variante) e orale (gli stessi parenti anziani degli alunni).
La fase orale dello studio naturalmente sarà prevalente nel primo periodo, e gradualmente si avvieranno le prime esperienze scritte che evidenzieranno tutte quelle difficoltà che Nanni, Mikkelj e Francu stavano accennando. L’importante è che la fase orale sia ASSOLUTAMENTE RISPONDENTE ALLA REALTA’, che cioè la pronuncia sia quella effettiva, con la “d” cacuminale, con la nasale o col colpo di glottide (e tutti gli altri numerosi fenomeni fonetici) ogni volta che sono previsti nella parlata locale.
Ma il corpo insegnante è preparato? Io dico di si, nel senso che molti lo sono già, altri si adeguerebbero alle indicazioni dei colleghi più esperti; chi non si sentisse in grado di farlo potrebbe astenersi  e scambiare qualche ora con la classe del collega esperto. Ma credo che questo caso non sarebbe tanto frequente. Nella programmazione settimanale fra classi parallele, come attualmente si fa, gli insegnanti dedicherebbero uno spazio apposito all’insegnamento della lingua sarda, cercando di procedere di pari passo e scambiandosi esperienze, difficoltà e soluzioni.
Semplicistico? Quando hanno proposto le rotonde al posto dei semafori molti dicevano così, non si fidavano del buon senso e della disciplina degli automobilisti, invece…  Incontri fra insegnanti, di plesso o di circolo o distretto, periodicamente possono costituire importante occasione di confronto e di messa a punto delle tecniche e dei contenuti di insegnamento, come per tutte le materie. Un’equipe di docenti esperti sarebbero incaricati di raccogliere i risultati delle varie scuole e sintetizzare proposte e suggerimenti per gli anni successivi. No sarebbe possibile?
Sulla questione della lettura e della pronuncia rispetto alla scrittura tutti i discenti, non solo i docenti, sanno che le stesse lettere, in tute le lingue, possono avere suoni diversi; son cose che si imparano. Proporre però di primo acchito la Lsc sarebbe stravolgere le aspettative degli alunni, complicando ulteriormente e inutilmente il lavoro di apprendimento. Il fatto della unificazione della scrittura è un problema assolutamente non urgente, rispetto alla salvaguardia della lingua ESISTENTE.
Come mai la Regione sarda non ha mai sollecitato un concorso di idee su un”Programma scolastico per l’apprendimento della lingua sarda”? Tanti soldi buttati di qua e di là, tra conferenze, convegni, traduzioni che nessuno conosce vede o legge e tante altre amenità come altre volte si è segnalato, forse potevano essere impiegati anche per questo. Le risorse umane, l’interesse e persino l’entusiasmo non mancherebbero.
Per concludere ricordo che l’avvio dell’insegnamento della lingua sarda potrebbe avvenire, almeno in parte, anche in lingua italiana, e non usando subito esclusivamente il sardo come lingua veicolare. Lo hanno affermato i docenti dell’Università di Sassari e mi pare una questione di buon senso. Meglio intercalare nel primo perido (mesi o anni) momenti di lingua italiana veicolare piuttosto che forzare e “AMMISTURARE ITALIANU A SU SARDU”, causando danni gravissimi all’integrità stessa della nostra lingua.