mercoledì 9 gennaio 2013

Arega pon-pon (14 di 16)

Cronache dalla fine del mondo 14: December, 3, 2012 – H 16:23 UTC
Caribbe – H 12:23

Sulla rena del Caribbe, la folla divenne moltitudine e il ronzio si rivelò per quello che era. Tutti avevano lo sguardo  al cielo, verso un cielo che aveva poco di blu, perché era lucido, grigio e pesante come il mercurio.
L’insetto spuntò dalle onde, grigio e lucente come il cielo. Una scolopendra gigantesca s’avviò sulla spiaggia. Risucchiò uomini, rena, donne, granchi e bambine. Li triturò passandoli da stomaco a stomaco, li amalgamò e li sputò di lato, sul bagnasciuga, ora a destra, ora a manca, nel suo procedere ondeggiante.
Nessuno pensò alla fuga o almeno a scansarsi, perché il fruscio fattosi atroce, li aveva paralizzati con lo sguardo all’insù. Nessuno si accorse dell’ecatombe, di quella che fu la distruzione di un intero popolo, di una quantità di genie, incrociate e bastarde, che avevano avuto secoli di sviluppo e di lotte. Soprattutto di lotte. Avevano lottato contro invasori, contro usurpatori, contro despoti e imbroglioni d’ogni specie. Avevano lottato soprattutto fra loro, fratelli contro fratelli. Sempre con una unica abbagliante idea fissa: siamo uguali, dobbiamo essere uguali. Liberi e eguali.
A vedere la poltiglia che il millepiedi infernale sputava obliquamente sulla battigia, non si capiva quanto fossero liberi. Certamente uguali lo erano diventati.
L’insetto vorace proseguì instancabile la sua missione pacificatrice per tutto quel giorno e l’altro ancora. Su quella spiaggia e su tutte le altre del Caribbe.
Il fischio terrificante seguitò per settimane e mesi, turbando i pesci che si rifugiarono nel profondo, fino a che tutto il Caribbe non fu amalgamato.
Si levò allora una brezza che assunse presto forza di un vento, sollevò onde le più gigantesche mai viste nel Caribbe, che non poterono essere testimoniate.
Le colline d’acqua spazzarono la spiaggia dalla poltiglia di uomini e granchi, la ributtò all’interno sulle pianure e sulle colline, sui prati e nelle foreste.
Tutto tacque. Anche il fischio.
Un popolo nuovo, fatto di uomini donne e bambini, tutti uguali per la prima volta, scese dalle colline verso il mare, attraversò le praterie e giunse sulle spiagge. Lasciò che la risacca bagnasse loro i piedi rosei di neonati e guardò i granchi verdi nascondersi nella sabbia. Una voce che parve provenire dall’alto gridò “Uà!”. “ Uà!”, rispose il popolo sulla spiaggia.
“Uà-uà!”, continuò la voce dall’alto.
– Ua-ua! – ripetè la folla. Un bambino cominciò a battere le mani e a ondeggiare sulle gambe.
Il popolo sulla spiaggia appese la sua anima a un raggio di sole e attese.
La voce dall’alto tacque per sempre.
Lo sconforto strisciò fra la gente come un’anguilla nel fango.
Una voce nuova, “Uà!”, s’avvertì, a sorpresa, in mezzo alla folla.
Seguì una pausa e due clac con le mani.
“Uà-uà!”, rispose la folla all’unisono.
Fece una pausa e tre clac con le mani.
Il popolo del Caribbe aveva ripreso a cantare. Questa volta, tutti uguali e felici.
Senza neppure sospettarlo.
Francu Pilloni (continua)