sabato 12 gennaio 2013

Il sovrintendente e la massima diffusione

Cristiano Carrus, sindaco di Cabras, ha finalmente dato la notizia: vi sono i fondi (due milioni di euro) per ampliare il museo civico di Cabras e poter così ospitare tutte le sculture di Monte Prama.  Apparentemente i tecnici sono già stati convocati per la messa a punto del progetto, ed i lavori dovrebbero venire ultimati per la fine del 2016. Dopodichè le statue restaurate dovrebbero essere  tutte visibili nel territorio cui appartengono, l' incantevole Sinis di Cabras. 
Figura 1: sin., frammento di statua da Monte Prama;
dx., doppio betilo dal santuario nuragico di S. Vittoria di Serri
Sovrintendente dei Beni Culturali permettendo.
Sì perchè Marco Minoja dice che per Monte Prama vuole fare un museo diffuso. Premetto che mi riesce sempre molto difficile capire cosa intenda esattamente quando parla o scrive, sicuramente per mia colpa. Una cosa però l' ho capita: dice che tutte le sculture devono stare a Cabras, però quattro le vuole a Cagliari, una per ogni tipologia. 

Perchè? ecco qua: "L’idea del progetto è questa: spiegare quel che sappiamo e quello che non sappiamo. Non è un progetto antiquario né antiquato, che ignora i contesti archeologici. Ma la pretesa di assegnare significati unitari al complesso al momento è fantarcheologia. Sappiamo di sicuro che le statue vengono da Monte Prama, che sono state distrutte sul posto, che avevano una relazione stretta con la necropoli, ma non sappiamo quale organizzazione avessero una in relazione all’altra. Erano un gruppo? Erano singole? Oggi non ci sono risposte". 

E per questo le vuole dividere? No di certo, la spiegazione è molto più articolata: "Il progetto, ben lungi dall'essere un progetto di "smembramento" come viene descritto nell’appello, si ripropone la creazione di un soggetto museale nuovo nel suo genere, unitario nella progettazione e nella comunicazione al pubblico, profondamente chiaro nella comunicazione di tutte le informazioni di contesto che da uno scavo peraltro assai problematico è possibile ricavare, articolato su due sedi espositive tra loro intimamente correlate in sede di progettazione e intese unitariamente come logica di fruizione, funzionali ciascuna alla narrazione di un diverso capitolo di un unitario racconto storico archeologico a partire da Mont'e Prama. Un progetto dunque che non intende "mettere" alcune statue di qua, alcune statue di là, come è stato raccontato; ma che intende realizzare un nuovo soggetto museale, unitario nella progettazione, plurale nelle sedi espositive, supportato da tutti gli opportuni accorgimenti che le moderne tecnologie per la riproduzione e l'informazione mettono a disposizione di un simile progetto, al fine di non mortificare la corretta conoscenza e la conservazione integrale delle informazioni." 

Capito? Sarà un Museo Unico di Monte Prama, una nuova entità: il Museo Diffuso, come gli alberghi diffusi, ma molto più ambizioso sul chilometraggio che gli utenti sono disposti a macinarsi. 
L'apoteosi di quell' archeologia che adora il II principio della termodinamica e ci tiene a pareggiare il più possibile i gradienti:  meglio tenere le cose separate, diffuse, diluite (figura 1). Perchè tutte assieme fanno troppa impressione e potrebbero generare comportamenti compulsivi, manie di grandezza, miraggi di indipendenza. La diffusione di cui sogna il Sovrintendente  - secondo me con concrete speranze -non sarà che la traslazione formale dello stesso concetto su un qualcosa che dividere è quasi criminoso, tutti ne sono consapevoli: ma basta pensare che non verranno divise, verranno diffuse, per sentirsi subito indennizzati!  E anche molto più tranquilli.