martedì 15 gennaio 2013

Mario Monti, il Silvio e il Grillo. Assente Gianfranco.

di Francu Pilloni

Ah, GFP, quanto mi manchi! Mi manchi a tal punto che qualche volta non ci dormo la notte pensando a cosa avresti potuto dire tu dell’attualità politica. Mi manchi sì, ma non riesco ad esimermi dal ribattere a quanto suppongo che tu avresti scritto. Quello che scrivo, dunque, è ciò che mi sento di dire e di dissentire sull’analisi che io presumo avresti fatto. In una cosa però, e lo ammetto, sono d’accordo con te: hai paragonato la casta cui sei appartenuto, insomma i giornalisti italiani, alla schiera degli Ignavi che Dante descrive affannati dietro una bandiera, non si sa di che cosa. E mi è venuto in mente quanto hanno detto e scritto su Monti da due mesi a questa parte, in contrasto fra di essi e anche ciascuno con se stesso. I miei riferimenti sono più agresti, ben lontani dai McLuhan e altri sofisticati teorici della comunicazione, se arrivano a mala pena a Giulio Cesare Croce e al suo Bertoldo il quale, inseguito dai cani, liberò un coniglio che si tirò appresso la muta scagnante. Ricordi il Presidente Berlusconi del 2008/09? Alla domenica, o meglio ancora al sabato sera, sparava una cazzata megagalattica e sopra ci si buttava subito la muta dei cani, anzi la schiera degli Ignavi, a correre dietro la sparata presidenziale. E quando il clamore diminuiva, ecco un’altra bombetta a tirar su l’attenzione e il morale della muta che si contrastava e si contrapponeva come da copione. Berlusconi come Bertoldo, quindi: credo che sia io il primo a fare l’accostamento impuro.
Dammene atto, GFP!

Mario Monti, dicevo, è un signore e un professore. E come tale, si suppone che possieda delle abilità specifiche sia per  insegnare, che per elaborare un giudizio equilibrato. Sulla prima, oggi in molti gliela concedono, anzi gliela rinfacciano, visto che tratterebbe tutti con aria di sufficienza, con distacco, come se tutti fossero suoi allievi mentre, e ciò pare la parola che chiude ogni ragionamento, ora che è salito in politica è lui il principiante, che ha molto da imparare. Non nego che Monti abbia perso ben poco del suo piglio professorale; non nego che guardi ai colleghi politici di oggi con disincanto; nego però che questi politici di lungo corso abbiano qualcosa da insegnare a chicchessia e dunque sono ben altro che maestri, bensì solamente professionisti dell’uso e dell’abuso della cosa pubblica.

Oggi al professor Monti gli dicono chiaro in faccia che ha sbagliato tutto, ogni mossa che ha fatto, ogni cosa che ha detto, da quando ha tratto il dado dell’impegno politico. Già questo viene considerato un errore, visto che poteva ed era stato invitato a starsene buono buono ché tanto l’avrebbero spedito al Quirinale con la facilità con cui si spedisce un sms: clic! E vai! Ma ricordi bene, GFP, come è stato qualificato quel gesto? Per i più tranquilli, si trattava di un gesto immorale; per altri non servivano le parole, bastava tradurre i sorrisetti di sufficienza e le occhiate di consenso che si scambiavano nel talk-show: nei casi migliori, lo perdonavano come si fa con i bambini la prima volta che… Poi? Poi ha sbagliato ad andare in tv, ad andarci troppo spesso, facendo incazzare anche Zavoli, che pure sa come defilarsi in certe occasioni; ha sbagliato a scegliere i compagni di viaggio; ha sbagliato sempre e comunque: se un marziano venisse in Italia, leggesse i giornali e sentisse i commenti, difficilmente saprebbe vedere delle differenze fra Monti e Scilipoti, mentre alcune restano e sono di sostanza: Scilipoti cambiò casacca convinto che suo interesse fosse andare con Berlusconi che gli promise un posto in prima fila anche per questa legislatura. Che dici, sarà capolista Scilipoti? Monti invece, di fronte a promesse anche maggiori, ha deciso di non vendersi a nessuno. Che l’abbia fatto senza giudizio?

Caro GFP, neppure tu sei molto convinto delle scelte del professore. Perché non ti tornano i conti, dici. E il tuo ragionamento non è campato in aria, solamente non hai preso in considerazione il fatto più importante: non si può continuare a giocare a briscola, se il mazziere ha dato le carte per il ramino. Monti ha dato le carte e i comprimari non sanno a che gioco si gioca e vanno in confusione. Hai visto nel PDL? Si guardano e si annusano come cani, come se non si fossero mai visti prima. E la febbriciattola di Bersani che è comunque quello che tiene i nervi più saldi?

Come mi sono immaginato quello che avresti detto tu, io mi sono permesso di immaginare quello che avrà potuto pensare Monti. Lo metto giù schematicamente, alla buona, senza neanche sfiorare la sofisticatezza dei tuoi e dei suoi ragionamenti:

a – non m’importa nulla di fare il ministro o il capo del governo, messo su per essere impallinato anche dai più fessi, ogni volta che sarà possibile, per portare aventi una politica di governo che guarda più agli interessi dei partiti che a quella dei cittadini;

b - certo, nessuno potrebbe rifiutare la carica di Presidente della Repubblica, ma un conto è prometterti una cosa fra le righe, un’altra è dartela. Comunque voglio passare alla storia come quello che salvò l’Italia a dispetto degli Italiani: se andrò a presiedere il Governo, lo farò alle mie condizioni;

c – la mia prima mossa è attaccare Berlusconi, sia personalmente, sia per le terribili politiche che ha prodotto il suo governo. Divido la coalizione e gioco le carte che ha sempre usato per rastrellare i voti moderati: dirò a Bersani che moderi o anche silenzi le sinistre estreme (il rimasuglio di comunisti, i fondi del barile di una politica dichiarata perdente già da Berlinguer). Non devo attaccare il PD, lasciò che srotolino in proprio le loro tensioni: se li attaccassi, farei il gioco della Bindi e degli altri: li compatterei, togliendo in pratica gli spazi di manovra in cui si muovono i “montiani” del PD e i “renziani”;

d – aspetto che si svuotino le promesse della Lega verso gli elettori, accettando lo scambio Maroni-governatore contro alleanza alle politiche: Maroni non vincerà le elezioni in Lombardia perché gli mancheranno i voti del PDL (chissà quanti saranno e a chi andranno!), oltre che i voti leghisti di protesta: se Berlusconi farà un passo indietro da candidato premier, il PDL si sgonfia del tutto e Berlusconi farà il Craxi della situazione, non potendo sopportare il peso delle sentenze a venire e lo smacco di comandare una pattuglia di parlamentari inferiore a quella di Casini;

e – da qui iniziano le mosse future, già precisate in un piano A e un piano B. Alcune saranno clamorose, se ho ben capito le intenzioni, ma non le anticipo perché non voglio togliere il lavoro al “divino” di Siddi e toglierti la sorpresa. Sempre che, dal fumo della pipa, non abbia imparato qualcosa per la quale si distingue lo Spirito Santo.

f – e Grillo che c’entra? Ecco, Grillo sta a Guglielmo Giannini, e di conseguenza il M5S sta al Fronte dell’uomo qualunque, come i comici del dopoguerra stanno a Petrolini: usano le stesse battute, gli stessi schemi. Grillo usa gli stessi stilemi di Giannini: se Monti (pres. Del governo) è il Tremormortis, Ferruccio Parri (pres. Governo del 1945) è detto Fessuccio Parri. Mi sembra un peccato che Grillo non abbia riesumato quel “rutto del nord” a proposito del “vento del nord” sbandierato dalle bande partigiane. Quando Giannini fece il suo primo congresso, apertosi il 16 febbraio 1946, trovò il saluto di benvenuto da parte del sardo Velio Spano, su l’Unità: « l’Uomo qualunque è un movimento che costituisce al tempo stesso una sopravvivenza e un’anticipazione del fascismo ... i suoi dirigenti ... sono tristi speculatori delle sventure d’Italia, torbidi giocolieri che tentano di riesumare il fascismo vestendolo da pagliaccio ». A Grillo hanno già dato del fascista? Giannini, che era liberale e liberista, voleva far confluire il suo movimento (che ebbe 30 seggi alla Costituente e alle amministrative di Roma più voti della stessa DC) nel PLI, il partito Liberale. Ci fu Croce, il filosofo Benedetto Croce, che si mise di traverso e la confluenza non avvenne. Andò persa una spinta popolare genuina verso il rinnovamento e contro la partitocrazia. Ecco, vorrei consigliare a Monti, nel caso ci fosse in giro un qualche filosofo illuminato, … insomma, se deve attenersi a un Croce, ecco scelga quello che conosco io, quello di Bertoldo. Ma che faccio, o GFP? Mi metto a dare consigli al professore? No, non lo faccio, non mi permetto. Perché suppongo e credo che abbia intatte le sue capacità di giudizio. Cambi l’Italia, prof!