mercoledì 23 gennaio 2013

New trends: vittoria dei nuragico-fenici sui nuragici di Monte Prama

di Stella del Mattino e della Sera

"Interessante la recente lettura di Raimondo Zucca esposta all‟VIII Congresso di Studi Fenici e Punici svolto ad Hammamet nel novembre del 2009, sulla distruzione delle statue da parte di un 'alleanza nuragico-fenicia contro un cantone nuragico autonomo" (1, nota 101)

Solo interessante? ma è rivoluzionaria! Dr. Zucca lei ci trascura; perchè: le  sue più robuste teorie le va ad illustrare in Tunisia e non ce le racconta a noi, avidi dei nuovi saperi e fanatici delle sfide sportive. E ci dica - senza dimostrarlo chè non ci interessa - come va questa battaglia campidanese con quello che lei pensa sullo scaraboide di Monte Prama"Questo emporio fenicio (di Tharros, ndr) dovrebbe essere responsabile della diffusione nel «cantone» nuragico del Campidano di San Marco de Sinis del prestigioso scaraboide della tomba XXV di Monte Prama, uno dei pochi aigyptiaká attestati in centri indigeni sardi, e soprattutto dell’ideologia della statuaria monumentale accolta in seno alla bottega responsabile della scultura di Monte Prama, forse anche grazie a un artifex levantino (Tharros Felix/4, 2011)"

Urge ricostruzione degli incresciosi avvenimenti e della catena di eventi che armarono fratelli contro fratelli nel celeberrimo derby del Sinis.

Le cose devono essere andate più o meno così.
Dopo aver raso al suolo mezza Sardinia con il solito metodo i Fenici volsero lo sguardo all'ubertoso Sinis. Ivi era una megalopoli: il central place di S'Uraki con la famosa stele a imperitura memoria e i fallomensoloni; l' heeron di Monte Prama, che da tempo immemorabile nessuno sapeva cos'era; infine  la chilometrica teoria di nuraghi di Tharros.

Il fenicio, si sa, non pone tempo in mezzo: osa, è ardimentoso. Si presenta direttamente agli indigeni di Tharros perchè le statuone di Prama un pò di strizza gliela mettono.

"Eccoci: vi abbiamo precolonizzato".
"Oh nooo!!" fanno quelli mettendosi le mani nei radi capelli (perchè: il fenicio non aveva una buona nomea e se ne impippava del IX comandamento).

I nuragici di Tharros si chiedono costernati come e quando si sia verificato il  funesto evento.

"Adesso mettiamo su un tophet come ci pare e piace, che fa uguale perchè non si sa a cosa serve" fanno i Fenici.
"Ottimo" dice il capo nuragico "vi concediamo senza indugi il villaggio turistico di Murru Mannu. In cambio ci porterete un pò di civilizzazione che siamo stanchi di fare delle figure di varecchina con gli altri popoli del Mediterraneo. Vogliamo avere anche noi una classe aristocratica e comporre quelle belle file di caccole e di aste che secondo voi hanno un senso compiuto e un valore fonetico".
"Affare fatto!" fanno i Fenici dandosi un 5 con gli anziani del consiglio degli anziani (nel gesto atletico del "5" alcuni anziani meno arzilli soccombono, ma non si registrano altre perdite)

Il contratto prevederebbe anche l' apertura di un empórion, ma il fenicio tergiversa: la leggenda dell' empórion  è un altro degli scherzi di quel caposcarico che mai ebbe il know-how per costruire centri commerciali. Egli arrivava a un mercato indigeno, lasciava in giro per i posteri un pò di padelle e di perline artificiali e scriveva a casa:
"Oggi ho guadagnato 500 monete d'oro contro 4 collanine e una fiaschetta di barbera", e giù a ridere.

Qualcuno oggi vorrebbe farsi prendere sul serio scrivendo su riviste scientifiche "apparirebbe possibile ricercare l’empórion fenicio in ambito indigeno" eccetera.  

Niente: com'è come non è il fenicio, ancora allo stadio larvale di precolono, fece presa sui giovinastri del luogo. Furbescamente lasciò il governo della contrada agli anziani nuragici. I quali adesso erano molto impegnati perchè secondo sua inveterata abitudine il precolono spaccava tutto e dava molto lavoro alle maestranze.

Esaurite le risorse locali, una bella sera la combriccola nuragico-fenicia volge lo sguardo verso Monte Prama. Onde ottenere una parvenza di permesso dagli anziani, i nuraginotti declamano al leader della contrada un brano suggeritogli dai loro nuovi compagni di merenda:
"Al popolo di Monte Prama che si è rivolto a te dicendo: Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, tu alleggeriscilo! annunzierai: Il mio mignolo è più grosso dei fianchi di mio padre. Ora, se mio padre vi ha caricati di un giogo pesante, io renderò ancora più grave il vostro giogo. Mio padre vi ha castigati con fruste, io vi castigherò con flagelli"

"OK, continuate pure così a usare allucinogeni e sostanze psicoattive leggere, ma non date più fastidio in casa!" risponde il gran consiglio degli anziani di Tharros con voce unanime

Nel tempo che ci vuole oggidì per fare la corsa degli scalzi, lo squadrone di Tharros è sul posto e il derby di Cabras lesto infuria. Dagli spalti piovono sui malcapitati modelli di nuraghe, pugnazzi di pietra, frammentoni di archi e frecce, gambone di arenaria, testoni scolpiti nella nuda roccia.
E' lo sfacelo, la fine di un mito, il crollo dei giganti.
I nuragico-fenici di Tharros, resi astuti come faine dall'ibridizzazione culturale e dall' entanglement, hanno ragione degli antichi signori locali. Costoro, mesti, si dirigono agli spogliatoi e gli avversari aggiungono al danno la beffa: alla fine dello scontro essi diffondono non maglie, bensì oggetti aristocratici; tra cui lo scaraboide.

Oppure lo scaraboide si era diffuso già prima del derby, scatenando così gli estremismi?

Ai postumi, che hanno sentenziato molte volte su Monte Prama, lasciamo il giudizio

Tronfi e esaltati i giovinastri di Tharros volevano riprovarci con altre città.

"Adesso però basta!" dissero gli anziani.*

1. Antonella Unali, 2011, Le città fenicie di Sardegna. Indagini stratigrafiche dall‟insediamento di Sulky, Tesi di Dottorato in “Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo”, Università degli Studi di Sassari. 
Le differenti sorti del nuraghe di S' Uraki e del villaggio di Su Cungiau e' Funtà all‟arrivo dei Fenici è dovuta probabilmente alle differenti funzioni strategiche e di controllo dei due insediamenti. Infatti il nuraghe di San Vero Milis è posto in un luogo di controllo delle risorse agricole e minerarie del Campidano e del Montiferru, funzione che continua anche nelle epoche successive e che fa del centro uno degli insediamenti più importanti della regione. Questa zona doveva infatti rivestire un ruolo ideologicamente molto importante per la società nuragica che vi era stanziata, come indicano le statue ritrovate a Monti Prama e Banatou. Queste statue, con i relativi santuari, erano in uso probabilmente fino al possesso territoriale della via di penetrazione da parte nuragica. Quando la città fenicia di Tharros si ingrandisce e controlla autonomamente le risorse produttive e le relative vie di comunicazione, i santuari non avranno più ragione di esistere e verranno distrutti. Il sito di Su Cungiau e‟Funtà controlla invece l‟altra via di penetrazione del fiume Tirso che va verso l‟interno dell‟isola e la sua distruzione è il contro altare della continuità di vita e della frequentazione fenicia del nuraghe di S‟Uraki

(Stella del Mattino e della Sera)