mercoledì 2 gennaio 2013

Oro e torques

di Atropa Belladonna


Figura 1. Bingia 'e Monti (Gonnostramatza, Oristano), tomba 
ipogeico-megalitica. Collier in oro a verga piena di sezione 
tonda, a capi aperti, appiattiti e ricurvi. 
Diam. 14 cm; spess. 0, 2, cm. Eneolitico Finale/Bronzo Antico. 
Museo Archeologico Nazionale, Cagliari (trentinocultura)
Eccolo qui, uno degli oggetti più incredibili del Mediterraneo: proviene dalla tomba ipogeico-megalitica di Bingia 'e Monti (Gonnostramatza, OR), contenente sepolture multiple. Il collier risale agli inizi del II millennio a.C. ed assegnato al livello della cultura campaniforme (Figura 1).
E' uno dei 4 siti del suolo italiano dove sono stati trovati oggetti in oro precedenti all'età del Bronzo; gli altri 3 siti sono Desenzano sul Garda, Gazzo Veronese e Pantelleria (1). In realtà  il torque di Gonnostramatza è in electrum, una lega di oro e argento (naturale o creata), con possibili tracce di altri metalli. Un oggetto unico per l' epoca, per lo meno in Italia. La lista dei siti "dorati" si allunga durante l' età del Bronzo Medio e Finale, ma non per la Sardegna (fig. 2 del rif. 1). Per scovare oggetti simili al torque di Gonnostramatza-in oro,  rame o bronzo- e circa coetanei, bisogna guardare alla Transilvania,  Germania, alla regione Danubiana,  Mar Nero, Ugarit, Byblos, Israele, Mesopotamia  ed infine all' Egitto (2, 3).  In particolare, per i torques d'oro, alla Bulgaria (3). Compaiono in Siria, ad Ugarit, agli inizi del II millennio a.C. e questa è davvero una curiosa notizia, pubblicata nel 1939 per la prima volta sull' Herald di Glasgow, e ripresa poi su pubblicazioni specilistiche (4): due statue d'argento, ognuna delle quali indossava un torque d'oro (Figura 2). Schaeffer (e molti altri dopo di lui) era convinto che i portatori di torque della Siria fossero esperti di metallurgia di origine straniera, precisamente europea. La questione è ancora aperta, e molti ritengono che provenissero ancora più da est della Siria, confortati da un singolo esemplare ritrovato nella  Ur  pre-sargonide (2,3): fatto sta che i torques europei sono un pò più vecchi di quelli del vicino oriente  ed iniziano a comparire già a metà del III millennio (3), mentre tra Byblos ed Ugarit ci si colloca tra il 2130 a.C. e gli inizi del II millennio (3).
Figura 2: la notizia del ritrovamento
dei torques a Ugarit
Purtroppo non ho foto di nessuno dei torques europei che mette in lista Alexandrov, ma se ne trovano riprodotti in gran numero provenienti da una nostra vecchia conoscenza dal campo degli scarabei: la giara detta di Montet, dalla Byblos di fine III millennio (5), che ne conteneva ben 41 in bronzo e 3 in argento (3). E, ovviamente, se ne trova uno eccezionale da un sito altrettanto eccezionale, dove stranieri abitavano nel cuore dell' Egitto e, a volte, scrivevano in uno strano alfabeto imparentato da vicino col proto-cananaico: il Kahun, o per dirla più modernamente, El-Lahun (2, Figura 3). Il periodo è sempre grosso modo quello: inizi del II millennio a.C., siamo alla XII dinastia Egizia.  In una delle case della "città dei lavoratori", Petrie scovò nel 1889 un insieme di oggetti eccezionale: tra le altre cose comprendeva uno specchio metallico con manico di legno, con la testa della dea  bovina Hathor rappresentata su entrambi i lati (come era usuale in Egitto), associato ad un torque di bronzo (figura 3). Sentiamo cosa ne dice Rosalie David: "However, the mirror and the torque are of special interest. Petrie could not recall another instance of a torque found in Egypt. However, a few other examples have been discovered there: a silver torque was found in a woman’s grave at Abydos; another belonging to a group was discovered at Ballas; two more were excavated in a Pan-grave, Tomb 1008, at Mostagedda; and a grave in the Fayoum was found to contain part of a torque. However, although this type of jewellery is apparently so rare in Egypt, the torque is a distinctive ornament which was worn for over five centuries in western Asiatic areas.[...]The Kahun example is therefore of unique importance; it is the only torque found in Egypt which was obviously a piece of jewellery worn in the owner’s lifetime.". Ma la David rimane anche stupita dall' associazione con la dea Hathor: "However, even in this house, the representation of Hathor, an Egyptian goddess, is found on the mirror handle. Does it imply that the residents, even if they were foreign, had adopted the worship of an Egyptian goddess who was particularly favoured at
Figura 3: il torque del Kahun
e lo specchio associato (2)
Kahun? Or did they already worship her in their original homeland? Hathor, as one aspect of Egypt’s mother-goddess, had a wide appeal. Her popularity in cosmopolitan communities is
evidenced elsewhere, in the copper-mining community in Sinai and in the workmen’s village at Deir el-Medina. She was also worshipped in Palestine in the 12th Dynasty, which, as we shall see, is a possible place of origin for Kahun’s ‘foreign residents’.". La David non accenna al fatto chetempli della dea Hathor erano associati sia alle miniere del Sinai sia a quelle di Timna: entrambi luoghi forti degli alfabeti semitici arcaici.  
Cosa concludere/ipotizzare? a voi la risposta. 

Nel frattempo chiediamoci una cosa: Stefan Alexandrov ci fa, nel 2011, una bella lista di torques di vari metalli, più o meno preziosi e più o meno coetanei di quello di Gonnostramatza, lista che vuole essere il più possibile esaustiva. Pensate che il bellissimo torque di electrum della Sardegna sia nella lista? No, ovviamente no. Perchè? difficile dire se sia stato poco pubblicizzato (per via della usuale privacy) o se Alexandrov sia stato poco accurato. Quello che è certo è che, non essendovene altri in quell' epoca da suolo italiano, qualche cosa di interessante, di poco compreso nel ritrovamento deve esserci. 
Nella fase successiva, dal 1700 al 1200 a.C., gli oggetti d'oro su suolo italiano aumentano (figura 4), ma la Sardegna fa pausa: è ovviamente l' epoca del bronzo, talvolta così bello da brillare come oro. Proprio dalle mie parti viene ritrovata, l'anno scorso, una tazza d'oro di eccezionale importanza, risalente al XVIII-XVII sec. a.C. In questa epoca i torques in bronzo compaiono anche nella terraferma italiana (ne ho visti anche al Museo Archeologico Nazionale di Parma, dal ripostiglio di Fraore, del XVIII-XVII secolo a.C.)
Figura 4:  luoghi di ritrovamento di oggetti d'oro prima (sin) dell' età del bronzo medio, e in epoca successiva (dx) (1)
(1) Giovanna Bergonzi, The earliest gold objects in Italy: a review of the archaeological evidence,  ArcheoSciences, revue d’archéométrie, 33, 2009, p. 91-97
(2) Rosalie David, The Pyramid Builders of Ancient Egypt: A Modern Investigation of Pharaoh's Workforce: 1986,  London: ROUTLEDGE, 1996
(3) Stefan Alexandrov, Bronze Age gold torques from Bulgaria, Arheologia (Sofia), 2011, 2, 7-15  
(4) Schaeffer, C.F.A., Ugaritica I (Mission de Ras Shamra, 3) (Paris, 1939); Ugaritica II (Mission de Ras Shamra, 5) (Paris, 1949).
(5) Tufnell O., Ward W. A. Relations between Byblos, Egypt and Mesopotamia at the end of the third millenium B.C. A Study of a Montet Jar. In: Syria. Tome 43 fascicule 3-4, 1966. pp. 165-241.