domenica 27 gennaio 2013

Sa perda scritta de "Corongiu de maùrra", il ritorno

di Francu Pilloni vd. l' andata

Ci sono tornato giovedì, come dicevo. La superficie destra della pietra, quella con i licheni vegetanti, è gonfia d’acqua per l’abbondante pioggia della notte. La premo col pollice e spremo acqua. Mi viene in mente di fare una lettura “braille” di ciò che è nascosto, a cominciare dalla terza lettera da sinistra della riga superiore che parrebbe una A non finita o una P inconsueta, perché al posto della rotondità presenta spigolosità, in contrasto con le altre lettere. Con le dita premo per vedere, anzi per tastare come termina quella gambetta destra e mi accorgo che continua, continua piegando in tondo verso l’alto, a congiungersi con la I verticale più vicina. Ma mi pare che continui, anche se brevemente, anche la gambetta sinistra di questa strana A, piegando a destra con un angolo di 90°, a occhio. Le barrette che seguono ci sono effettivamente, sia quelle verticali che quelle oblique. Mi è venuto da pensare, dopo osservazione di altre pietre vicine, che le righe verticali possano essere anche incrinature della roccia, la dove tende a spaccarsi. Ciò dovrebbe valere specialmente per quelle barrette più a destra, quelle più vicine alla O finale, perché mi pare di averne notato una certa continuità anche sotto la riga.

Bene, dopo che mi sono stancato di palpeggiare questa benedetta pietra, ho avuto l’impressione che siano da lasciar perdere le ultime barrette verticali, mentre quella più a sinistra va a collegarsi con la terza lettera con un segno ad amo, uguale al terzultimo da sinistra della riga inferiore, quello che viene dopo la V. Di seguito invece potrebbe supporsi o un’incisione a zig-zag con tre segmenti obliqui oppure una sorta di Y, che però mi sembra molto meno probabile. Per questo ho rielaborato la trascrizione, che porterebbe più o meno ad una cosa così: