martedì 29 gennaio 2013

Un seminario su segni, simbolismo e neuroarcheologia

di Maria Rita Piras
Carissimi,

il 9 febbraio si terrà presso l’Aula Magna della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Sassari il Seminario “Il percorso e l’evoluzione storica dei simboli e dei segni nella Sardegna Nuragica”, organizzato in collaborazione con la Società Archeologica Sassarese. Con un approccio interdisciplinare verranno affrontate tematiche nel campo delle Neuroscienze Cognitive, dell’Archeologia, dell’Epigrafia e della Linguistica.

Le nuove importanti conoscenze nel campo delle scienze cognitive offrono infatti nuove opportunità per una produttiva cooperazione fra archeologia e neuroscienze. Gli Archeologi possono apprendere molto di più sui substrati biologici e neurali delle abilità cognitive umane e usare queste conoscenze per meglio definire e identificare le loro tracce archeologicamente visibili.

Il termine “Neuroarcheologia” è stato introdotto per definire questo campo di ricerche interdisciplinari che focalizzano le problematiche emergenti fra cervello e cultura, percorrendo le traiettorie del divenire umano. Le ultime tre decadi hanno visto un radicale cambiamento nelle modalità con cui gli Archeologi hanno cominciato ad approcciarsi e comprendere la preistoria e l’evoluzione della mente umana, consentendo lo sviluppo dell’Archeologia Cognitiva.
Parallelamente, notevoli progressi sono stati fatti nel campo delle Neuroscienze sulle funzioni cerebrali, aprendo una nuova finestra sulla mente umana e offrendo nuove opportunità di esplorazione “in vivo”.
Le neuroscienze evolutive in particolare hanno costituito un importante percorso verso la comprensione dei principi basilari dell’evoluzione cerebrale e della co-evoluzione cervello umano-cultura. Che cosa è il pensiero simbolico? Perché e in qual modo emerge il simbolismo? Come è possibile identificare le tracce materiali delle capacità simboliche nei reperti archeologici? Quale legame esiste fra la struttura funzionale del cervello e le tracce comportamentali osservabili archeologicamente, considerando l’inestricabile relazione fra cervello/corpo e ambiente.

Le nuove conoscenze sulla plasticità neurale derivanti dalle neuroscienze hanno drasticamente modificato la nostra concezione di un cervello quale entità biologicamente “fissa” verso la visione di un sistema bio-culturale dinamico, soggetto a costanti trasformazioni non solo funzionali, ma anche strutturali e anatomiche.
Possediamo una mente plastica immersa e inestricabilmente legata ad una cultura plastica. La tradizionale visione del cervello come costante biologica dopo la comparsa di Homo sapiens deve essere ridiscussa: per tale motivo, la Neuroarcheologia non si limita agli studi della preistoria, ma si estende a periodi molto più recenti dello sviluppo umano. Pertanto la Neuroarcheologia si propone di comprendere i meccanismi di sviluppo nel lungo termine della sinergica co-evoluzione del cervello con la cultura e il mondo materiale.

Ovviamente, l’Archeologia non ha accesso diretto al cervello umano, ma gli studi di neuroimaging funzionale possono svolgere un ruolo rilevante nella Neuroarcheologia nelle indagini sugli umani moderni. Pertanto gli archeologi potrebbero apprendere molte preziose informazioni dai metodi delle Neuroscienze per stabilire legami testabili, empirici e concettuali fra struttura cerebrale, funzioni cognitive e comportamenti archeologicamente osservabili. Si sta cominciando a comprendere che l’anatomia funzionale del cervello si modifica attraverso l’interazione sociale e l’azione: esperienze culturali, percettive, affettive e sociali rivestono un ruolo definitivo nella acquisizione e maturazione dei meccanismi neurali che sottendono un ampio range di competenze e capacità fondamentali.

Un attuale campo di indagine delle Neuroscienze Cognitive sulla comprensione della mente è costituito dallo studio di gravi malattie neurologiche come le Demenze in cui vanno disintegrandosi progressivamente specifici circuiti neuronali. La complessità dei sintomi neuropsicologici in corso di demenza è conseguenza della complessità dell’ architettura cognitiva della mente umana. Nelle demenze si assiste ad una disintegrazione progressiva di complessi network corticali e cortico-sottocorticali con inesorabile dissoluzione delle funzioni cognitive: la regressione delle capacità intellettive può essere interpretata come un processo involutivo che percorre a ritroso le tappe dell’evoluzione della mente. Una mente simbolica può essere svelata dalla patologia: in questa prospettiva, gli studi sulle demenze possono dare un notevole contributo alla comprensione dei meccanismi evolutivi della mente dell’uomo moderno, partendo dall’indagine di quella che nella progressiva perdita di moduli corticali può essere definita “ancient mind”.

Il Seminario è indirizzato a chiunque abbia interesse, agli studenti dei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, dei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie, agli specializzandi in Neurologia, Psichiatria e Geriatria, agli studenti del Liceo Classico.

La frequenza del Seminario che si svolgerà dalle ore 8,30 alle 16,30 sarà valida per il riconoscimento di 1CFU.

In attesa di incontrarvi,
vi saluto cordialmente,
Maria Rita Piras




Un grazie alla bravissima Maria Rita Piras per l' annuncio di questo importante evento e per averci fatto conoscere l' esistenza di una nuova disciplina, la neuroarcheologia. Per chi volesse saperne di più su questo argomento, invitiamo a leggere un articolo scaricabile gratuitamente: Malafouris L., Metaplasticity and the human becoming: principles of neuroarchaeology, J Anthropol Sci. 2010;88:49-72 MP