domenica 24 febbraio 2013

La rotta dei Fenici, Legambiente e le legioni di turisti

Caro Gianfranco,
oggi, dopo 5 mesi, vorrei ricordarti cosí. Prima di tutto ti faccio una domanda: 

Secondo te, Legambiente scenderebbe in campo per promuovere La Rotta dei Nuragici? 

Il tema della Rotta dei Fenici all'epoca ti fu particolarmente odioso: ricordo un articolo memorabile che scrivesti nel dicembre 2009 (vide infra) e tornato bruscamente attuale. Come si legge su La Nuova in un articolo del 28 gennaio 2013, il presidente regionale di Legambiente, Vincenzo Tiana, si lascia infatti andare a dichiarazioni piuttosto impegnative dopo una visita a Tuvixeddu-Tuvumannu. Coordinato da chi, se non dall' archeologo Alfonso Stiglitz del comitato scientifico di Legambiente?

"[..] bisogna accelerare l'adeguamento del Piano urbanistico comunale al Piano paesaggistico regionale da parte del Comune, promuovendo un grande progetto strategico da proporre alla Unione Europea sui fondi Comunitari 2014-2020. Per questo motivo  il Comune deve promuovere l'adesione di Cagliari alla Rotta dei Fenici - itinerario culturale internazionale del consiglio d'Europa - organizzando il prossimo convegno nella nostra città. Lo scorso anno analoga iniziativa che richiama turisti e studiosi da tutta Europa, muovendo migliaia di persone, è tenuta a Castelvetrano, vicino a Trapani, certo non un luogo così carico di memoria e di tesori archeologici come il nostro" (la Nuova, 28.01.2013). Così Vincenzo Tiana

Qui sotto, riporto integralmente il tuo articolo di allora: fu una delle volte che ti incavolasti, quella! 
Ma prima, lasciami citare le recenti parole di una fenicista, Maria Eugenia Aubet, perchè credo faranno suonare un piccolo campanello a qualcuno: "One leading Phoenician scholar, Maria Eugenia Aubet of Pompeu Fabra University in Barcelona, believes the Canaanites made a deal with the Sea Peoples. "I think they became friends," she says. "Phoenician material culture shows so many elements from the Sea Peoples. The Phoenicians learned from them how to build harbors, moorings, docks, and piers. The Sea Peoples, like the Phoenicians, were excellent navigators—and they knew the routes west to the rich sources of metals." Spencer Wells suspects that the Sea Peoples also introduced their genes into the DNA of the Canaanites."

E ti prego concedimi ancora due righe. Nel libro Giganti di Pietra. Monte Prama L'Heroon che cambia la storia della Sardegna e del Mediterraneo (2012), a pg. 71 Tronchetti scrive: "Conosciamo sinora un solo episodio di sicuro insediamento fenicio in Sardegna, indipendente da un insediamento indigeno: quello di Sulci. Là, attorno al 770/760 a.C. viene fondato un piccolo abitato, caratterizzato da ceramiche fenicie e greche geometriche, con l'a ttestazione anche di poche ceramiche sarde. [..]Altre certe fondazioni fenicie in Sardegna, a questo livello cronologico, non sono sinora note [..] insediamenti sicuramente fenici non appaiono prima dei decenni finali del VII sec. a.C. (Tharros, Bithia, Karalis, forse Nora). [..] Anche a Nora, dove non si ha un sicuro insediamento fenicio, ma si ha una fortissima concentrazione di materiale esotico, fenicio e greco, nel corso dell'VIII secolo è stata ritrovata una buona quantità di ceramica da cucina locale, che è stata messa in rapporto con la presenza di donne indigene in una comunità di "stranieri". " A parte che vorrei proprio sapere quando noi femmine riusciremo mai ad affrancarci dalla schiavitù delle pentole, secondo me le donne erano lì solo per procurarsi i coperchi e tergere il sudore dalla fronte del lapicida che, non ancora arrivato, già si preoccupava di incidere un pietrone con lettere evidentemente a caso. Visto che non si adattano neanche morte al dizionario fenicio.
Ora ti lascio davvero la parola, sennò sei capace di mandarmi a dire che sono quella delle "sette buonasere". Un abbraccio e dimmi, con un solo insediamento sicuro indipendente da un insediamento sardo preesistente, che razza di Rotta dei Fenici è?

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Quando la "Rotta dei fenici" mette in rotta la decenza

di Gianfranco Pintore, 06.12.2009

Quale interesse avrebbero l'accademia e la baronia archeologiche a mettersi di traverso a letture diverse dell'archeologia? Quante volte in questo blog, in maniera testuale o implicita, si sono lette simili incredule domande? E quante volte, nei discorsi privati, si è presi in giro, come coloro che vedono complotti o anche solo malafede in quel che per alcuni archeologi è semplice e doveroso rispetto delle risultanze oggettive? 
Personalmente ho sostenuto che spesso, dietro la resistenza a nuove letture c'è difesa interessata di tesi conosciute. La realtà è, a volte, più azzardata di qualsiasi fantasia. Come nel caso della recente iniziativa della “Rotta dei fenici” adottata dal Ministero dei beni culturali insieme all`associazione internazionale "La Rotta dei Fenici" e di cui L'Unione sarda di ieri dà notizia in questi termini:. “Ci raggiunsero tremila anni fa, orientandosi in mare aperto grazie alle stelle, come nessuno aveva fatto prima di loro. Venivano in Sardegna per commerciare, portarono con sé una merce preziosa come la scrittura e un regalo atroce come la talassemia”.
Io non so se queste bestialità sono mediatiche o di fonte ministeriale, se, cioè, è questa la vulgata vigente nel Ministero di Sandro Bondi che, bisognerà pur ricordare, si disse entusiasta del progetto di “Parco del golfo dei fenici” nell'Oristanese. Qualcuno, poi, lo deve aver dissuaso, visto che la ragione sembra aver prevalso e tutto è bene quel che finisce bene. Appartiene, però, alla vulgata feniciomane il fatto che la Sardegna è “la più fenicia delle nostre regioni” in cui, per questo, sarà tracciato un percorso che toccherà almeno 13 siti.
Una iniziativa commendevole, va da sé, quella di far rivivere ai contemporanei la civiltà fenicia conosciuta a partire dal Mille. Commendevole ed economicamente assai rilevante che metterà a correre operatori turistici, guide, archeologi, laureati in economia del turismo, associazioni e molti denari. In Sardegna, la referente della “Rotta dei fenici” è la Imago mundi, una associazione culturale di cui, almeno su Internet, non è dato sapere di che cosa si occupi.
Il problema è che bisognerà dire ai viaggiatori lungo la rotta dei fenici che questi non sono stati tutto quel po' po' di cose che la vulgata descrive. Che, per dire, che i sardi, solcavano i mari verso l'Oriente qualche secolo prima che i fenici facessero il viaggio inverso. Che è almeno dubbio che la Tharros visitata sia fenicia. In una società dello spettacolo conta che l'immaginario sia quello descritto sul quotidiano sardo. E voi pensate che i feniciomani siano in grado, con la mole di investimenti previsti per titillarli, di dire: “Beh, veramente le cose non stanno proprio così”?