lunedì 4 marzo 2013

Fenici e Cartaginesi in Sardegna: colonizzazione e precolonizzazione secondo Pittau

di Francu Pilloni

Nel sito Rosebud, Massimo Pittau espone il suo ultimo pensiero in proposito (http://rinabrundu.com/2013/03/03/fenici-e-cartaginesi-in-sardegna/), mi è consentito fare alcune osservazioni in merito, affinché si decida ad uscire, anche lui, dal mezzo del guado.

Caro prof. Pittau, 
capisco che, dove non arriva la documentazione scritta e quella archeologica, bisogna rifarsi alla logica e al senso comune delle cose.
Dunque, se le è così invisa la “feniciomania” che va per la maggiore fra gli intellettuali di palazzo in Sardegna, perché non porta alle logiche conseguenze il suo discorso?
Temple of Medinet Habu – Prisoners from Amurru
(da: N.R. Ganor, Who were the Phoenicians? 2009
Lei dà per scontato che tra i Popoli del mare che infierirono tra il XIII e il XII secolo a.C. nelle terre del vicino oriente e in Egitto medesimo, ci fossero i Sardiani, identificabili come i SHRD (Shardana o Sherden). Lei dice anche “È molto più ovvio e logico ritenere che i più antichi reperti fenici che sono stati trovati in Sardegna, vi siano stati portati non dai Fenici stessi, bensì dai Sardi al ritorno dai loro viaggi effettuati in Egitto, a Cipro e nella stessa Fenicia”; e inoltre aggiunge “La prima spinta all’arrivo dei Fenici in Sardegna sarà venuta dagli approcci che essi avranno avuto coi Sardi nelle citate zone del vicino Oriente. Si può addirittura ipotizzare con verosimiglianza che siano stati gli stessi Sardi a sollecitare la venuta in Sardegna degli abili e intraprendenti mercanti della Fenicia”,
per concludere con l’enunciazione che è il nocciolo di tutto il suo dire: “è indubitabile che in Sardegna c’è stata una “precolonizzazione semitica”, cioè promossa dai Fenici che provenivano dalle loro basi della lontana madrepatria orientale od anche dalle loro colonie dell’Africa settentrionale, ma questa precolonizzazione non è stata effettuata in opposizione o contro la volontà dei Sardi Nuragici, bensì è stata da questi probabilmente sollecitata e sicuramente consentita, autorizzata e verosimilmente sottoposta a pedaggi”.
Senza contestare una virgola delle sue affermazioni, anzi prendendole sul serio, le faccio alcune domande precise, a cui, se vorrà, potrà pure rispondere.
Se  i Sardiani si recarono a distruggere le città costiere cananaiche, si può pensare che:
a) Lo fecero per via di terra? O lo fecero per via di mare chiedendo un passaggio in ponte ad altrui marinerie?
b) Si portarono appresso, ogni volta che tornavano in patria, oggetti razziati (l’ha detto anche lei), ma anche giovani fanciulle e baldi giovani, a seconda del gusto e del bisogno? 
c) Quanti individui catturati e schiavizzati si portarono appresso in decenni e decenni di scorrerie?
d) Se colonizzare significa insediarsi in un determinato luogo dopo averlo conquistato, per precolonizzare vuol intendersi un preinsediarsi in un determinato luogo senza averlo prima conquistato, come a dire che i servi avevano occupato le case dei padroni?
e) Le pare logico e probabile che alcuni “prigionieri” portati in Sardegna con le prime spedizioni possano essere tornati anni dopo a fianco dei loro padroni nei luoghi delle loro origini? (Ricorda il capo dei pirati saraceni che era un bambino sardo rubato in una precedente scorreria?)
f) Se nei secoli IX, VIII e VII a.C. le terre cananaiche furono oggetto della strategia dell’attenzione (pesantissima attenzione!) del potente impero assiro prima, babilonese e persiano poi, davvero quelle popolazioni avevano voglia, tempo e permesso di spedire armate a “Insediarsi dopo aver occupato” vale a dire a colonizzare la Sardegna e quante altre terre?
g) Sarà più logico pensare che, in virtù delle precedenti esperienze, molti abitanti costieri delle città cananaiche fuggissero per scampare agli aggressori assiri e babilonesi che venivano dall’entroterra alle loro spalle?
h) Perché identificare col nomignolo di Fenici, come se fossero un’unica nazione-stato, le popolazioni cananaiche di diverse città-stato, come Tiro, Sidone e altre che lei cita, che avevano diversi dialetti, seppure nell’ambito del semitico, diverse religioni, diverse istituzioni e che erano in contrasto o anche in guerra fra di loro? 

Ora, seguendo la logica e il buon senso, in aderenza a quanto dicono le fonti storiche di cui ha fornito un buon campionario, le popolazioni, che i Greci con disprezzo chiamavano “Fenici”, hanno “colonizzato” l’Isola dei Nuraghi, al tempo della sua massima potenza, allo stesso modo di come gli schiavi d’Africa hanno “colonizzato” le due Americhe, invadendo le coltivazioni di cotone al nord e quelle di caffè al sud.
Con una sola differenza: i popoli rivieraschi del golfo di Guinea non avevano pensato alla possibilità di “precolonizzare” le Americhe. 
D’altronde, tutto non si può avere!
Allora, le pare che quando parliamo di Karalis, Nora, ecc. sino a Bosa come città fenice, sia meglio dire “il ghetto fenicio di Karalis”, il ghetto fenicio di Nora, ecc. perché i Signori-giudici sardiani non li volevano neppure frammisti.
Provi a leggere l’archeologia più realisticamente in questo senso, poi mi dirà che significato hanno cose come “Il Golfo dei Fenici” o la “Rotta dei Fenici”. Almeno che con “rotta” non s’intenda un trasferimento  all’indietro come quello di Caporetto.