venerdì 8 marzo 2013

I 26 (+2) segni non figurativi del paleolitico francese

Dedicato a tutte le donne

“The non-figurative category of Ice-Age markings was neglected until relatively recently, for the simple reason that it seemed uninteresting, or impossible to explain and define” (Bahn & Vertut 1997: 166)

E' una delle tre frasi che Genevieve von Petzinger mette come incipit alla sua tesi di laurea all' università di Victoria (British Columbia, Canada) (1), apparsa nel 2009 e che subito fece sensazione. Un survey di 146 siti del paleolitico superiore in Francia: oltre  20000 anni di incisioni e  pitture, che definiscono un gruppo minimo di 26 segni ricorrenti (figura 1), non ascrivibili a semplici decorazioni, o figurazioni umane o animali. La studiosa li illustra, molto democraticamente, in ordine alfabetico (inglese); io li mostro in ordine decrescente di frequenza nei siti francesi investigati (Figura 1 e figura 2).

                            
Figura 1: i 26 segni ricorrenti identificati da G. von Petzinger nelle caverne francesi del paleolitico superiore (vd. figura 3 per i dettagli del periodo). I siti analizzati sono 146. Codice colore: rosso scuro, segni in più del 40% dei siti; verde, segni con frequenza tra il 20 ed il 40 % dei siti; azzurro, tra il 10 ed il 20%; nero, tra il 5 ed il 10%; arancio, in meno del 5% dei siti (vd. figura 2 per i dettagli). In grigio i due nuovi segni, identificati nel 2010 (1,2).



Di recente si sono aggiunti i due segni in basso a destra, per i quali la studiosa deve ancora definire nei dettagli frequenza ed occorrenza.
Cosa siano questi segni e perchè venissero utilizzati, se siano un codice pre-scrittorio, segni geometrici, un linguaggio per immagini astratto o altro, è troppo presto per dirlo; innegabile è invece il fascino che esercitano sullo spettatore; e le domande che pongono. 

                                            
Figura 2: frequenza  (riferita al numero di siti, non al numero assoluto dei segni) con cui si ritrovano i segni di figura 1, limitatamente ai siti francesi esaminati

Alcuni aspetti di questa statistica sono a mio avviso sorprendenti: ad esempio il fatto che il segno a zig-zag e quello a spirale, che tanto popolari diventeranno in epoca neolitica, siano tra quelli in assoluto meno diffusi durante l' era glaciale.

Il periodo dei segni di figura 1 infatti è proprio quello dell' era glaciale (figura 3), suddiviso in 5 periodi culturali/stilistici  dai limiti temporali approssimativi. 
                         
                               
Figura 3: le epoche dei segni di figura 1. 

Di certo c'è che gli studi di Genevieve von Petzinger e dell' antropologa April Nowell stanno cambiando il mondo della visual communication e la sua storia. Il database che la giovane studiosa va faticosamente costruendo (attraverso il suo lavoro sul campo ed una letteratura specialistica spesso frammentaria, che si è nel passato quasi del tutto concentrata sui disegni di animali e altri aspetti figurativi)  sta già fornendo dei dati sorprendenti. Basterebbe considerare l' occorrenza dei segni "francesi"  in altre parti del mondo (in figura 4 ne riporto alcuni esempi), che potete verificare personalmente su questo sito


Figura 4: i 26 segni francesi, ricorrono anche in altre parti del globo (informazione limitata dall' assenza di un database mondiale). Alcuni esempi sono forniti in figura, altri li trovate qui

Credo comunque che il vedere con i propri occhi come questi segni si organizzano e sono stati tracciati, non abbia pari: per questo ne ho selezionato alcuni (figure 5-11 ed elenco di links). Si notino la bellezza delle composizioni in alcuni casi (es. fig 5, 7) e l' impressione di una sequenza vera e propria, quasi una frase per immagini, in altri (fig. 8).

Figura 5: Segno "aviforme", grotta di Le Portel, Francia, Paleolitico superiore


Links per vedere altri segni di fig. 1 e 2: 


Figura 7: punti e mani in positivo. 

Figura 8: una sequenza di segni (semicerchi, lineee, triangolo, segno ovale ecc.)


Figura 9: punti e tratti incrociati.

Figura 10: mano in negativo e 3 cruciformi nella grotta di Cosquer (Francia)


Oltre ad impressionare i nostri occhi, a tratti con una notevole somiglianza con segni alfabetici di epoca storica (es. segno a croce, a W, a P, linee, punti, cerchio ecc.), la faccenda ha interessato diversi giornali di divulgazione scientifica e ovviamente anche studiosi che appartengono a varie discipline: dall' archeologia, alla antropologia fino alla psicologia ed allo studio dello sviluppo cognitivo (3-6). Uno spiritello maligno mi suggerisce però che da linguisti, epigrafisti e glottologi della Sardegna, ma soprattutto dai loro nuovi amici, sarà classificata come "facezia mastodontica". 

1. Von Petzinger, Genevieve; Making the abstract concrete: the place of geometric signs in French upper paleolithic parietal art, 2009, Master of Arts dissertation, University fo Victoria, Canada
2. Von Petzinger, Genevieve; A question of style: reconsidering the stylistic approach to dating Palaeolithic parietal art in France, 2011, Antiquity, 85,1165–1183 
3. S. Alain, De l'invention de l'écriture à la lecture d'Uruk au cerveau human, 2011, Academies de Sciences de Montpellier, Conférences en ligne de l'Académie
4. A. Nowell, Defining behavioral modernity in the context of Neandertal and anatomically modern human populations, 2010, Annual Review of Anthropology, 39: 437-452
5. Conti Angeli, Tonino, Aspectos gráfico-plásticos en el ámbito del Paleolítico Superior, 2012, Master thesis, Universidad de cantabria
6. Translation of Thought to Written Text While Composing Advancing Theory, Knowledge, Research Methods, Tools, and Applications, 2012, Edited by Michel Fayol, M. Denis Alamargot, Virginia Berninger, Psychology Press

Appendice
Riporto da quest' ultimo libro accademico (rif. 6), un paragrafo significativo, tratto dall' introduzione. Ci serve per capire dove sta guardando la ricerca moderna sul linguaggio scritto, e sui  codici di comunicazione in generale. 


Nota aggiuntiva: dove guardano invece la linguistica e l' epigrafia sarda, ancora nel 2013? Ancora oggi, e credo per il prossimo mezzo secolo, viene recepita l' opinione di E. Contu, già obsoleta quando venne espressa nel 1997: [..] La scrittura è infatti figlia dell’amministrazione e degli scambi ed è ben per questo che i Fenici l’adottarono, semplificando una precedente scrittura ideografica. [..] L’economia nuragica (cioè di una civiltà che pure fu a stretto contatto dei Fenici e già lo era stata dei Micenei) evidentemente non aveva necessità di registrazioni di carattere amministrativo contabile. È solo questa la ragione per cui essa restò illetterata: infatti, per quanto pensino diversamente gli idealisti e i sognatori, è solo la necessità a determinare la presenza di una qualunque manifestazione culturale.[..] (Da: R. Zucca, "Storiografia del problema della ‘scrittura nuragica’" in Bollettino di Studi Sardi, Anno V, numero 5, dicembre 2012). L' arroganza di questa ultima frase, "disumana" (nel senso che dell' uomo non capisce nulla), temo si commenti da sola.