mercoledì 20 marzo 2013

ISTANTANEA DA PIAZZA SAN PIETRO

di Homo Neoliticus

Quel che c’era da vedere ieri a piazza san Pietro lo si è visto e rivisto più volte. E non è finita qui, per parafrasare il pellegrino azzoppatosi a mezza strada.
Ho fatto alcune istantanee a caso, girando intorno a me due volte: nulla di speciale se non per una giovane donna nerovestita, viso pulito e unghie senza smalto, entrata nella scena a mani giunte e a braccia tese. Capite che se si fosse trattato di una partita di pallone, sempre che la giovane non fosse stata un arbitro, ci sarebbe stato un cartellino rosso, l’espulsione immediata. La partita però è di tipo esistenziale, non è in gioco la palla ma la pelle, lo si è letto nei visi di quanti, quasi tutti, quelli che sono convenuti nella grande piazza, io non li ho contati perché non m’interesso al numero bensì al pathos che ciascuno vive dentro.
E quando qualcuno ha evocato lo spirito, non riconosco ancora le voci ma poteva essere qualcuno che conta, e non credo che conti solamente i fedeli, e lo spirto evocato si è dissimulato in una colomba bianca, ecco la giovane dal viso pulito, a braccia tese e a mani giunte, ha agitato qualcosa di bianco per farsi notare, per chiedere aiuto, qualcosa di bianco fra il nero del suo vestito, del vestito delle sorelle vicine, uno straccio bianco che poteva essere biancheria intima, l’unica permessa addosso e che si è tolta per agevolare l’evento, e dunque davvero richiesta di aiuto, di un aiuto sovrumano, soprannaturale come un prodigio, il ripetersi di un segno perché pure lei è vergine certificata e non conosce uomo.

Si è solamente illusa la giovane donna, si è lasciata prendere dall’emozione, dimentica che niente s’improvvisa di qua e di là dell’orizzonte, nessun arcangelo l’aveva messa a parte del suo futuro, le aveva imposto la volontà del padre.
E sarebbe stato davvero sbalorditivo e strabiliante se, dopo due papi, dovessimo giostrare con due messia, uno andato e uno venturo, con le complicanze che suggerisce la circostanza, neanche i gesuiti ne verrebbero a capo.
La serenità, a noi popolo delle piazze mediatiche non illusorie, ci viene dalla scrittura: “Ecco, questo è l’unico figlio in cui mi sono compiaciuto!”, oltre che dalla statistica: “Uno su mille ce la fa!”, come gridato da Morandi & C sul profetico palco di Sanremo.
In conclusione, ammetto che la donna che, a mani giunte e a braccia tese, ha chiesto la benevolenza del primo arbitro, ha sbagliato giorno, ha sbagliato anno, ha sbagliato piazza.
Soprattutto, direi, ha sbagliato uccello!