sabato 30 marzo 2013

ISTANTANEA DI UNA NOTTE BIANCA

di Homo Neoliticus

Posso dire che ho dormito poco e male pensando alla notte bianca del Presidente Napolitano?
Eppure ieri sera, invitato dalla Gruber, c’era Eugenio Scalfari, uno che sa di storia, di filosofia, di politica e di mondo, uno che viene da lontano, da quell’Espresso degli Anni Sessanta, del quale con un unico foglio si preservava una culla intera dalla polvere, nel quale furono rivelati i retroscena del Piano Solo del generale De Lorenzo, che tendeva ad abbreviare la catena democratica del potere in Italia. C’era dunque Eugenio Scalfari, dal quale mi aspettavo quello che non ti aspetti da una rassegna stampa, una lettura della situazione politica che apre spiragli nuovi alla comprensione dei tanti perché che ci assillano e rimangono senza risposta. L’uomo, un signore anziano che incute e merita rispetto, non è stato reticente su niente, ma ha dato le risposte che sarebbero potute emergere da un servizio del TG1 della RAI. Mi è venuto subito da assomigliarlo a Fidel Castro o, se volete, a Mandela, nel senso che mi ha dato l’impressione di essere uno che è sopravvissuto alla sua stessa rivoluzione.

Dopo tale disinganno, difficile sorbirmi il calice sempre acidulo di Gad Lerner, non ostante il preannuncio della presenza di Fabrizio Cicchitto, un romano a cui s’addice tanto la ballata di Gaber sul Cerruti, là dove si esprime la miglior caratteristica nel dire che “fiutava a un miglio che aria tira”, con la differenza  che il romano sgobba pure e anche parecchio. Insomma, si dà da fare per il suo partito, per il suo paese, soprattutto per se stesso e per il vecchio Maestro Gelli che non dispera di vedere uno dei suoi al Quirinale.

Torniamo al punto però, alle spinose questioni presidenziali le quali, viste, aggiustate, ammorbidite di ottimismo, restano sempre pungenti. Dubito che il Presidente non abbia rimpianto la sua giovinezza, quando nelle sedi e nei luoghi all’uopo delegati, ad esempio i Congressi del vecchio rassicurante PCI, lui faceva, gli era permesso di fare, il bastian contrario, anzi semi-contrario, purché producesse un eloquio forbito e vagamente filosofico, ché tanto i delegati s’infiammavano per il sanguigno e più diretto Paietta.
E lui, il Presidente, diventato il Migliorista, ancor che il posto di Migliore era occupato dal Palmiro, votava all’unanimità la mozione del segretario e tutto finiva in gloria. Oggi no, il mondo è rovesciato. Pensa al Bersani che, dopo l’ennesima campagna elettorale della sinistra che beffardamente finiscono come le storiche Campagne di Russia dei vari invasori centroeuropei, invece di mandare avanti un temerario del suo partito giustificandosi col solito “Vai avanti tu, ché a me vien da ridere”, si precipita lui stesso allo sbaraglio, quando si sa che il tentativo del segretario del partito di maggioranza è sempre l’ultima carta da giocare.

Quale ipotesi di governo, infine, potrà rivelarsi percorribile in faccia dei numeri e delle logiche in campo?
-          il PD, ancora ieri sera per bocca di Letta, ha ribadito che gli va bene tutto, meno che un governo col PDL;
-          il PDL si dice pronto a votare qualsiasi governo, anche con Bersani presidente del Consiglio;
-          M5S è per un governo il cui presidente venga indicato da loro e contro tutte le altre soluzioni;
-          Lista Civica è per un governo insieme a PDL, Lega Nord, PD.
Pagherei un pranzo a chi mi spiegasse la strategia di quelli di Lista Civica: puntano ad assorbire definitivamente il PDL o prefigurano per se stessi un posticino nelle future liste di Berlusconi?
Ma non c’è chi non veda che Lista Civica ha presentato l’ipotesi più gradita: va bene al PDL, va bene a loro stessi, va bene a parte del PD. Infine va benissimo a Grillo, anzi è proprio quello che si auspica per sconfiggerli tutti in campo aperto.
Non credo però che vada bene al Presidente: perché dovrebbe rimettere in campo Berlusconi che ritiene spregiudicato e inaffidabile? Con che faccia si presenterebbe di fronte ai suoi amici europei? Perché poi parare lo sgabello a Monti, dopo che gli ha fatto lo sgarbo di voler correre sfrenatamente, quando serviva che rimanesse di riserva? Perché consegnare il Paese nelle mani di Grillo  alle prossime venture elezioni?

Una notte di perché, dunque; e se domani gli venisse l’abbiocco, c’è da capirlo. Ci sarebbe da mettere in campo un nome da una rosa che Grillo potesse accettare, senza dire che sia concordato; un nome che sarebbe votato anche dal PD, vista l’estrema disponibilità.
Oppure?
Oppure dimettersi e lasciare agli altri la patata bollente.
Se è lecito ad un Papa, perché dovrebbe essere impedito a lui?
Ah, se ci fosse ancora Paietta e il Migliore! Ora gli tocca dire e fare. Che fatica!

Ecco, ci sono buoni motivi per credere che non legherà il suo ricordo ad un passo indietro fatto di fronte alle difficoltà, di fronte al pericolo che il Maestro Venerabile veda avverarsi il sogno della vita, come Mosè con la Terra Promessa.
Questo, io credo, è Napolitano.

Quando e se sarà pubblicato il post, si sapranno altre cose che, ma non c’è da scommetterci, ci avranno chiarito meglio la situazione. Resta l’istantanea della notte travagliata, non ostante Travaglio vada in onda al giovedì.