martedì 2 aprile 2013

Caro Momo Zucca, cun mimi non fruchis! (I)

di Gigi Sanna


   Caro Momo Zucca, con me l'uovo non lo covi. Magari tu ci metta tutte le tue energie. Perchè ciò che è freddo e senza vita non può dare la vita. Certo, ci tenti e ci ritenti, magari mostrando sicurezza. Ma su puddighinu non at a bessire mai a foras. Fragu de morte e de pudidu dae su niu, cussu emmo! 
  Fuor di metafora. Il tuo sforzo prolungato per l'assolutamente no! non può dare esito se non al nulla, semplicemente perchè si dà il caso che sia proprio il contrario, ovvero l'assolutamente sì. L'assolutamente sì, la matematica sicurezza, dell'esistenza della scrittura nuragica nel periodo dell'età del Bronzo medio (se non da prima), recente e I Ferro. 
  Puoi far ricorso a  tutta la potenza dell'auctoritas (?) e a tutti i media che vuoi (quelli sì pronti e caldi caldi, come hanno notato tutti) ma non puoi raggiungere lo scopo che forse, più che il tuo, è quello penoso, quasi ventennale, di altri che si sono talora ingaglioffati, per i più disparati motivi, in tutta questa vicenda (davvero kafkiana), sulla scrittura sarda arcaica.
   Sai bene che non c'erano solo certe persone compiacenti a Sassari a sentirti, comprese quelle a cui, perchè sempre supponenti casinisti e per nulla studiosi, si soffoca il goffo 'cialtrone' in gola. C'erano anche quelli che ti hanno ascoltato con attenzione perchè, per nulla prevenuti, volevano capire meglio. Serenamente e oggettivamente capire meglio, dato che l'evento dell'Aula del Dipartimento di Storia, in un certo senso, si proponeva, a brevissima distanza di tempo, quasi come un secondo 'round' dopo il primo nell'Aula Magna della facoltà di Medicina. E con lo stesso preciso argomento: la scrittura (cosiddetta) 'nuragica'. 
  Credo di averla dimostrata la velleità dei tuoi sforzi con la 'lettera aperta' a Paolo Maninchedda. Ma non tanto nell'argomentazione riguardante quel tuo saggio, 'studio' che vale naturalmente quello che vale essendo spudoratamente anche di parte, quanto nell'aver mostrato ancora una volta che al sottoscritto (che conosci da tantissimo tempo!) le chiacchiere non vanno a genio, soprattutto se riguardano pettegolezzi di gente infame (come il 'vermilinguo' gaddaroballo con la sua fogna Blog) diffusi ad arte su falsi e falsari. E proprio perchè non mi vanno a genio ho proposto tre documenti che intendono  parlare ed argomentare più della stessa  'lettera aperta'.
 Non siamo soliti presentarne mai più di uno perchè ci rendiamo conto, dopo così intensa frequentazione, che non si può offrire con 'larghezza' all'attenzione dei lettori del Blog ciò che è, quasi sempre, straordinariamente complesso. Ma stavolta ho inteso offrire un nuovo, del tutto mirato piccolo campionario (il resto ma mano si vedrà) che, se uno appena appena ci fa caso, intende riassumere, con la eccezionalità  documentaria, molto e forse moltissimo della tematica di tutto il precedente. C'è il facile e c'è il difficile, c'è la novità segnica ma anche quella standard (per quello che vuol significare questo termine nel nuragico), c'è il divino ma anche chi lo rappresenta in terra. Ma soprattutto ho fatto notare  che il tuo 'strambo' cipriota (che pur sempre metterebbe  al riparo i nuragici, tra il 1500 a.C. e il 1200, a.C., come consapevoli scrittori!) dopo ben 133 documenti (un enorme quantità dato il poco tempo trascorso), trovati - come si sa - in sedi pubbliche o private, stenta assai  ad uscir fuori. C'è proprio di tutto nel mix consonantico nuragico: ma non c'è, così sembra per ora, il sillabico. Lo stesso 'gublitico' di Su Cungiau de is mongias di Uras sembrerebbe di natura consonantica e non sillabica. Sono cose queste che ho detto agli studenti e ai professori assiriologi della facoltà di Lettere di Aix en Provence non solo (e più volte) nella Facoltà di Medicina di Sassari!  
  Il sottoscritto da tempo ha fornito, aggiornandolo continuamente, in Blog e in riviste, il repertorio dei segni semitici (di ispirazione semitica). I grafemi  sono 1200 senza contare i numerosi segni pittografici. Dove sta invece il repertorio, come ha sottolineato subito la dott. Aba Losi, dei segni minoico-ciprioti? Vorremmo proprio vederlo, in una chiara tabella, con tanto di consistente rimando documentario (con fotografie e trascrizioni però e non con vuote note di rimando). E, mi raccomando, si lasci stare l'inesistente  cipriota del 'nuraghetto' sigillo di Uras dal momento che non si riesce a capire che, ancora una volta, c'è la consueta scrittura in mix, ma con ben altri segni 'siriani' riportati al contrario!
  Ora, noto che sono passati giorni e giorni e di risposte (nonostante conclamate quanto retoriche disponibilità) neppure mezza. Eppure una palestra di confronto con quei tre bellissimi documenti ci potrebbe essere al fine di cercare di spiegare, a chi ci segue da tanto tempo,  di che natura sia questa benedetta scrittura che ormai, consapevole la gente che essa esiste e spesso testimone attiva di ciò,  spunta come 'su feurratzu' anche in questa non ancora bella primavera. 
   Sono tre 'pezzi' autenticissimi che, così come hai visto (solo perchè l'hai voluto vedere) il documento  di Uras da una collezione  privata, parlandone diffusamente poi, puoi vedere ancora senza alcuna difficoltà da due privati galantuomini.
   Per ora solo questo ti dico, che se sei stato un po' (dico un po') prudente circa i tre documenti (le tavolette) di Cabras che recano lo 'specimen' arricchito (non c'è proprio nessun 'horror vacui'),  cerca d'essere invece prudentissimo per tutto il resto perchè, dal momento che tu hai scritto e messo nero su bianco, anch'io intendo mettere, da qui in avanti, molto nero su bianco in costante sinossi col tuo. E saranno altri a giudicare 'oggettivamente' e a dare il peso giusto circa la negazione o l'affermazione che si accompagna allo ' assolutamente'; a quell'avverbio oggi di moda che, in quanto troppo abusato, non serve assolutamente a nulla e a nessuno se non a chi si trova in grossa difficoltà e goffamente tenta di non farlo notare.

M'as cumprendiu, o Mo'. Cun calicun'atru podit essi puru, ma cun imi non frucis!  Toca a ti bi'! Si ballis diaderus comenti avocau, cussus tres documenteddus bellixeddus  mi dus depis, comenti as circau de fai po is atrus, accappiai beni beni e ponni in presoni. Ma cust'orta me innoi depis arrennesci a cumbinci, deddu miu, is giugis de unu tribunali meda prus mannu e seriu e non accorrau in s'aposenteddu de sa mala inquisitzioni. Cun in prus is tifosus a sa blatz blatz de sa curva chi tzacarrant is manus.