domenica 21 aprile 2013

Lo spillone di Antas secondo alcuni

di Stella del mattino e della Sera

"In questa fase preliminare di studio chi scrive ha proposto l’interpretazione dei segni dello spillone come sillabogrammi ciprioti suddivisi da uno stictogramma: avremmo, infatti, con andamento destrorso, ti | sa-ti. I due sillabogrammi ti e sa documentano la forma attestata sia nel sillabario pafio antico, sia nel sillabario eteocipriota o amatusiano, sia nel sillabario comune. D’altro canto i sillabogrammi in esame rispondono rispettivamente ai nrr. 023 e 082 del CM 1." (1, pp. 62-63).

....che già siamo nelle tolle, perchè cipro-sillabico e cipro-minoico non sono certo la stessa cosa (2); ma andiamo con ordine.

Nel 2011 Piero Bartoloni pubblica un breve articolo (3), dove esprime il suo pensiero sullo spillone in bronzo di Antas, in precedenza già presentato da Paolo Bernardini, durante un meeting dedicato ad una epigrafe latina (4a). L'articolo di Bartoloni è piuttosto duro e molto critico. La parte che mi colpisce di più è la sua puntualizzazione sulla natura del tutto sarda dell' oggetto (mio il grassetto): 

" [..] vista la cronologia e considerata la natura dell’oggetto, un tipico athyrma e per di più in metallo prezioso, potrebbe anche non trattarsi di caratteri fenici.[..]Ci si domanda come sia stato possibile interpretare questi segni, che non è neppure certo debbano essere valutati in connessione tra di loro, come una consonante mem, quando, tralasciando l’esperienza pratica e rivolgendosi agli stessi repertori citati più sopra, nessuna consonante, nella grafia tra quelle comprese tra l’xi e il vi secolo a.C., può essere considerata sia pure lontanamente simile ?[..]lo spillone non è un prodotto orientale, bensì decisamente locale e caratteristico del mondo nuragico. Come è noto, infatti, lo spillone è accompagnato da numerosi altri oggetti del medesimo ambito culturale, rinvenuti nell’area del tempio. Se i caratteri incisi sullo spillone fossero fenici, ciò costituirebbe senza dubbio un hapax, poiché, come è noto, ad Antas, se sono presenti sia pur rare attestazioni che possono vantare una origine orientale, al contrario nell’area del tempio non è stata mai rinvenuta alcuna testimonianza attribuibile chiaramente al mondo fenicio."  (3). 
In pratica Bartoloni ci sta dicendo che i caratteri scritti su questo oggetto, nuragico al 100%, hanno una ben scarsa probabilità di essere fenici dell' VIII secolo, come invece ritiene Bernardini (4a,b). Al limite, e con grande incertezza, quelle che Bernardini legge come K (figura 1), potrebbero essere delle shin del VI sec. a.C., anche se questo sembra lontano dai dati archeologici. Riporto la figura 2 per far capire di quali lettere stiamo parlando, con le epoche di riferimento (5). 
Quello che piacevolmente stupisce è che finalmente un archeologo ha il coraggio di dire che anche per la Sardegna nuragica, come si fa in e per tutto il resto del mondo, la scienza epigrafica deve tener conto del contesto di ritrovamento, del supporto e dell' ambito culturale: questa non è un' anfora cananea rinvenuta in sito multi-culti, è un oggetto nuragico rinvenuto in un sito nuragico. 

Ad aggravare lo stato di confusione riguardo la lettura dello spillone, di cui Bernardini di recente ha scritto "Il manufatto di Antas arricchisce in modo straordinario il dossier sulla scrittura in Sardegna consegnandoci, per la prima volta in modo chiaro, un messaggio scrittorio non legato alla dimensione del marchio o della sigla ma impiegato con una funzione comunicativa e sociale, forse celebrativa; un livello decisamente molto alto di percezione del mezzo scrittorio." (4d), si sono aggiunte di recente la lettura cipro-sillabica (o cipro minoica?) di Zucca e quella "greca", o meglio euboica, di Ugas-riportata da Bernardini (4c). (Figura 1). A Zucca vanno bene tutte, anche la sua propria ed anche se sono incompatibili. Come aiuto al lettore inserisco la figura 3, con i caratteri di scrittura proposti da Zucca, e la figura 4, presa da un mio articolo (6) che provava a discutere con Ugas della sua proposta di leggere i documenti nuragici in chiave alfabetica euboica (7). 


Figura 3: In alto: A = Linear A, B = linear B, CM = Cipro-Minoic; C = cipro-sillabico (2b). In basso, i caratteri del cipro-sillabico che menziona Zucca (1) in relazione allo spillone di Antas, in particolare si considerino il 23 (ti) e l' 82 (sa) (2b). 

Figura 4: in alto l'alfabeto nuragico secondo G. Ugas (7) (suoi i punti interrogativi); sotto di esso le varianti regionali degli alfabeti greci arcaici (ca. 800-480 a.C.), prese da Wikipedia. Con le frecce rosse, le lettere non individuate. I punti rossi sulla sinistra indicano le due varianti cui Ugas connette in particolare l’alfabeto nuragico. Ugas legge sullo spillone le lettere CH (terz'ultima in questa figura) e iota (decima da sinistra)


Cosa dire a questo punto? Quello che stupisce è che nessun epigrafista di quelli superpotenti, si è finora occupato di questo documento sardo della prima età del ferro, eppure abbiamo già 4 interpretazioni. Per la verità Bartoloni si astiene, confessando che non è il suo mestiere; e si incavola anche (giustamente) un bel pò perchè si è aspettato troppo a dare notizia di questo ritrovamento: "Lo spillone, malgrado sia stato presentato nel 2010, non è frutto di una scoperta recente, ma proviene da : « … alcune fossette … interpretabili come luoghi di offerte votive … » 13 che circondavano alcune tombe, esplorate tra il 1990 e il 1993, e che appartengono alla stessa area cimiteriale, composta originariamente da tre pozzetti sepolcrali, individuata ed esplorata da Giovanni Ugas nel 1984." Dal che non è neppure chiaro se lo spillone fu trovato nel 1984 o nei primi anni '90. 

Una domanda viene spontanea a chiunque: come mai Garbini si è lanciato a volo di falco sull' anfora scritta  di S' Arcu e is Forros e si tiene lontano dallo spillone di Antas? Non è che qui i Filistei non riesce ad infilarceli neppure a forza e non ha neppure l' appiglio di qualche manufatto in qualche modo correlabile ai Fenici?
E gli altri epigrafisti di fama mondiale, perchè se ne stanno tutti e dico davvero TUTTI, ben lontani da questo prodotto, scritto, della cultura arcaica sarda più distintiva? 

Le tombe nuragiche a pozzetto di Antas, della I età del Ferro, non sono un unicum in Sardegna: la controparte la si trova nei siti, anche essi nuragici, di Monte Prama e della vicina Is Aruttas. In entrambi questi ultimi casi, le tombe sono associate a sculture: antropomorfe e modelli di torri a Monte Prama, corni litici a crescente lunare ad Is Aruttas (4c). Come vorrei vedere una mostra dedicata a questi siti, ai manufatti ivi ritrovati ed al particolare rituale di sepoltura. 

Nota aggiuntiva 
La mia preziosa Romina ha trovato l' origine del pensiero di Zucca o di Ugas o di entrambi sullo spillone di Antas. Lascio al lettore la comparazione dei segni.

The Greek name Opheltas was found in an bronze obelos dated to the 11th century BC. It is in genitive and a form which is characteristic of the Arcadian dialect. This presents the earliest evidence for the use of the Greek language in Cyprus (Cyprus Museum). http://www.palaeolexicon.com/default.aspx?static=12&wid=347562 (si veda anche http://download.sns.it/orientamento/sanminiato06/Incontro%20di%20culture%20a%20Cipro.pdf

Errata corrige. 
La figura 1 ha un errore: Ugas orienta lo spillone come Zucca (7). Qui sotto la figura corretta.



1. R. Zucca, "Storiografia del problema della ‘scrittura nuragica’" in Bollettino di Studi Sardi, Anno V, numero 5, dicembre 2012
2. a.  B. Davis, Introduction to the Aegean pre-alphabetic scripts, KUBABA 1, 2010, b. J. P. Olivier, The development of cypriot syllabaries. From Enkomi to Kafizim in: Philippa M. Steele (a cura di), Syllabic Writing on Cyprus and Its Context, Cambridge University press, 2013 
3. P.  Bartoloni,  In margine a uno spillone con iscrizione da Antas, Sardinia, Corsica et Baleares Antiquae 9 (2011), 27-30.
4. P. Bernardini, a. Segni potenti: la scrittura nella Sardegna protostorica, in E. SOLINAS et al., Verba latina. L’epigrafe di Bau Tellas, Senorbì 2010, pp. 32-35, Atti della giornata di studi su L’epigrafe di Marcus Arrecinus Helius. Esegesi di un reperto: i plurali di una singolare iscrizione, 23 aprile 2010; b. Elementi di scrittura nella Sardegna protostorica, In: L'epigrafe di Marcus Arrecinus Helius: esegesi di un reperto i plurali di una singolare iscrizione, Atti della giornata di Studi (Senorbì, 23.04.2010), a cura di Antonio Forci, Ortacesus: Sandhi; c. 2011, Necropoli della Prima Età del Ferro in Sardegna: una riflessione su alcuni secoli perduti o, meglio, perduti di vista. In: Mastino, Attilio; Spanu, Pier Giorgio; Usai, Alessandro; Zucca, Raimondo (a cura di). Tharros Felix 4. Roma, Carocci editore. p. 351-386;  d. Parole di segni: l'alba della scrittura in Sardegna, di Marco Minoja, Consuelo Cossu, Michela Migaleddu, Carlo Delfino ed., 2012
5. Véronique Krings, La civilisation phénicienne et punique, 1995 BRILL
8. M.A.Fadda, S'Arcu 'e is Forros. Nuragici, Filistei e Fenici fra i monti della Sardegna (scheda di G.Garbini); in Archeologia Viva, anno XXXI, .155, Settembre/Ottobre 2012 pp. 46-57