lunedì 29 aprile 2013

MADAU, LA COSCIENZA E IL MERCATINO DELLA SCIENZA

di Francu Pilloni

Non conosco Marcello Madau ma leggo con interesse quello che scrive, perché non è mai banale. Anzi. Prendi, ad esempio, l’attacco dell’articolo di oggi 29 aprile 2013 sulla Nuova Sardegna, dal titolo “Lingua e cultura, l’identità tradita dai nuovi falsari - Dalla scrittura nuragica al mito di Atlantide. L’archeologia diventa un campo a rischio”. Dice infatti Madau: “Sta riprendendo vigore la moda dei falsi culturali. D'altronde, oggi appartiene a un più vasto fenomeno del mercato. Sembra che tocchi anche a una presunta scrittura nuragica”.
"Inflessibile rigore scientifico" applicato allo
spillone di Antas
 (n.d.r.)

Neanche a uno sprovveduto come me sfugge la perentorietà della prima affermazione e invano frughi nella memoria quando e se la vigoria di tali fenomeni sia venuta meno, o almeno si sia ammosciata anche in un solo fine settimana di caldo umido. La seconda frase è una concessione che spiega e rafforza la prima e va recepita con benevolenza, mentre la terza è la sentenza, introdotta furtivamente da un “forse” non equilibrato dall’aggettivazione di “presunta” riferito a scrittura nuragica.

Ora, pensa bene Madau, le radici del fenomeno illegale sono da rapportarsi a un “corto circuito fra scolarizzazione di massa, crescita della coscienza territoriale e nuovi mercati del “tipico” (che) dà esiti assai contradditori”.

Una persona semplice ragiona che, di fronte ad un circuito tripolare come questo che va in corto, bisogna staccare un elemento per volta fino a trovare il responsabile: secondo voi, la colpa sarà nella scolarizzazione di massa? O nella crescita della coscienza de su Logu? Fate voi, tanto la risposta è implicita: la colpa è della scolarizzazione di massa perché “Aumenta la consapevolezza, il lavoro cognitivo. Ma si moltiplicano le costruzioni emotive”. Dunque, stiamo calmi e non infervoriamoci neanche di fronte ai 4 Mori.

Che vergogna, o gente!

E però io non lo condanno il Madau, perché la sua arringa è “Pro Scauro” e se Scauro ha rubato, è accusato di aver rubato, ci saranno motivazioni da verificare, esisteranno equivoci secondo cui quello che sembrò “un furto” fu solo un “togliere di torno” affinché il bottino non restasse a disposizione di facinorosi che oggi accusano Scauro solamente perché rimasero a bocca asciutta. 
Come si sa, Cicerone l’ebbe vinta, ma la storia ricorda Scauro come un ladro.

E allora povero il pupillo dell’avvocato Madau che pure si fa in quattro, acrobaticamente si arrampica, fa i salti mortali per distogliere l’attenzione da ciò che lui dice essere un’opera d’ingegno, mentre tutti vedono che si tratta di un secchio bucato dalla ruggine che non regge neppure un sorso d’acqua.
Questi buchi, nel lavoro dell’accusato e nel discorso di Madau, non sono metafisici, ma concreti come sa perda de ferru con cui sono costruiti molti nuraghi. A fronte di “grande dottrina impiegata e mostrata, ma nella civile dialettica verso un mondo che ricorre comunemente ai toni delle crociate” a chi non viene in mente, a pensare alle crociate, la raccolta di firme della Soprintendenza contro Frau?

Quando auspica un “inflessibile rigore scientifico”, vuole forse riferirsi alle interpretazioni del famigerato (per colpa dei suoi colleghi) spillo di Antas che, dopo averlo nascosto per vent’anni, Bernardini lo legge da destra a sinistra come fenicio (k r(?) m k), Ugas lo mette a testa in giù e da destra a sinistra lo legge come greco (ch-i-?-ch), Zucca sempre da destra a sinistra come cipro-sillabico (ti | sa-ti), mentre Bartoloni lo giudica impossibile come fenicio e confessa di non saperlo leggere, ma fa un cazziatone a Bernardini che ce n’è per lui e per altri dieci. Tutto nel giro di due anni.

Io mi vergognerei di parlare di grande dottrina e di inflessibile rigore scientifico, ma egli, il Madau, non può esimersi dal farlo e deve stare attento perfino che non gli scappi da ridere, come è capitato a me.

L’ultima perla, non ultima, ma così detta per finirla in fretta, la leggo in questa frase sintatticamente monca: “La strumentalizzazione oggettiva del senso di inferiorità che la dipendenza e il colonialismo hanno costruito in molti sardi”. Generoso avvocato Madau, quando parla di senso di inferiorità dei sardi, lei sta pensando solamente a se stesso e ai suoi colleghi, a come vi comportate abitualmente, voi tutti sì, come solleciti sottomessi al colonialismo culturale attuale: con “inflessibile rigore scientifico” vi siete ridotti a portatori d’acqua o a poveri manzoniani per il lesso di carducciana memoria  E non vi pesa neppure il ridicolo per l’eco nelle orecchi del vostro coro che ripete, come un disco rotto, altrui ideologie da tre reali a chilo.

Ha scritto Bartoloni, fra le altre contestazioni di superficialità scientifica, a proposito dello spillone di Antas:

-    - Cronologia del contesto non delineata con precisione con 'sospetto' di datazione bassa con il sospetto del fine di portare, in qualche modo,  l'iscrizione al periodo fenicio (VIII se. a.C.)
-     - Asserzione non veritiera che la scritta possa essere fenicia dal momento che nell'area del tempio non è stata mai trovata una testimonianza che sia riconducibile alla cultura materiale fenicia.

Allora, avvocato Madau, serve una suggestione di rivincita da sardo colonizzato per ammettere che lo spillone intanto è sicuramente scritto e che, non essendovi nel contesto del ritrovamento neanche la traccia di un rutto che non sia nuragico, la scritta contestata sia davvero opera degli infami costruttori di torri?
Suppongo che una mente serena e libera pensi che ciò non solo sia possibile, ma anche probabile.
Invece basta il famoso “inflessibile rigore scientifico” e l’autolodata “grande dottrina impiegata e mostrata” per farci ridere quanto e più di Crozza anche al lunedì. 
Grazie.
 
"Strumentalizzazione oggettiva" della scritta sulla "fiasca del pellegrino dal villaggio" nuragico di Ruinas (Oliena). L' orientazione delle lettere incise varia secondo gli autori: alcuni operano una riflessione a specchio. (n.d.r.)

Re: Marcello Madau, Lingua e cultura, l’identità tradita dai nuovi falsari, La Nuova Sardegna, 29.04.2013.


      
Il titolo originale de La Nuova, con "La Polemica" scritto in rosso (ndr)