mercoledì 17 aprile 2013

Perchè?

di Efisio Loi

Perché la maratona? E perché quella di Boston? Quella di New York sembrerebbe più appetibile. Forse è Boston che ha chiamato le bombe. Una certa idea di Boston, Boston come simbolo, hanno guidato gli zainetti? Magari portati in spalla da qualche  maratoneta, tedoforo non di pace, solidarietà e progresso ma di morte e distruzione?

Foto di Boston all' alba 
“La maratona” non è proprio la marcia di Assisi, però, è uscita dallo "sport” rivestendosi dei colori dell’arcobaleno. È diventata messaggera e portatrice di valori ecumenici, libertà, eguaglianza, fratellanza; ecumenici e laici.  È diventata il simbolo di una società multiculturale, in cui le culture si cerca di mischiarle e di confonderle ad opera di quella, una volta egemone, che sta “illanguidendosi nel tramonto”.

Boston è l’archetipo della città americana liberal, è la città dei Kennedy e della borghesia illuminata, all’avanguardia nella difesa dei diritti umani e delle conquiste della democrazia. A qualcuno non piace. Al norvegese Anders  Breivik tutte queste conquiste non piacevano proprio. Mise una bomba nella sede del governo a Oslo uccidendo otto persone e, due ore più tardi, prese a fucilate i giovani che si erano ritrovati in un campo organizzato dalla Lega dei Giovani Lavoratori del Partito Laburista Norvegese. Sessantanove “rimasero sul terreno”.

Negli USA capita spesso che uno, armato fino ai denti, entri in una scuola e faccia strage. Tutti suonati: chi per il Vietnam, che comincia ad essere lontanuccio, chi per l’Iraq, chi per l’Afganistan. Che ce ne sia uno suonato per l’America!? Qui da noi le cose vanno meglio, tuttalpiù due quindicenni fanno fuori un vecchio, non si sa se sporcaccione, per questioni legate al bancomat di lui. Tutto il resto non ce lo risparmiano i media con grande accompagnamento di grancassa. Di per se, comunque, non è poco, anche se sembrano contare maggiormente gli strepiti, le invettive e le lacrime, in questo gran ballo dell’Excelsior.


In ciò bisognerebbe trovare il motivo dell’impazzimento generale: “il tramonto di una civiltà”. È vero che quando una civiltà va in malora ne succedono di casini e purtroppo l’eutanasia per le civiltà non l’hanno ancora messa a punto, a me sembra, però, che ci sia un’altra spiegazione. A mio modo di vedere le bombe di Boston le dobbiamo all’Iran. Non per questioni di petrolio, di bombe atomiche e di ebrei ma per qualche associazione segreta di discendenti dell’impero persiano, non quello dello Scià, quello di Ciro.


Lo avranno scoperto da poco, ma sono venuti a sapere che nel 490 a.C. le buscarono dall’Occidente in un posto chiamato Maratona. Da quel momento hanno giurato di rendere pan per focaccia e si sono detti: “Meglio tardi che mai”,  incominciando, così a caso, da Boston, in odio alla maratona. Attenzione alle prossime. Sempre che non ci sia qualche altra battaglia persa da qualcuno e la si voglia commemorare con uno spettacolo celebrativo della correlata vittoria. Meglio evitare, meglio evitare.