sabato 18 maggio 2013

La realtà autentica, oltre l' apparenza

di Atropa Belladonna

[..]quasi che il volto umano che i sudditi vedevano riprodotto nella statua fosse solo apparenza rispetto ad una realtà più profonda e più vera (anzi, l' unica vera) costituita dalla natura divina (il falco) che si celava dietro di esso: inconoscibile per mezzo dei sensi degli esseri umani, ma non per questo meno vera e meno presente. (1)



Figura 1. Sin., statua di Djoser (ca. 2680 a.C.; III dinastia). Dx, statua in diorite di Chefren (ca. 2570-2465 a.C., IV dinastia). 

Nella statua di Chefren (IV dinastia ca. 2575–2465 a.C.. ) di figura 1 (dx),  chi guardava il faraone di fronte non vedeva il falco, l' Horus che avvolge con le ali la testa del sovrano si vede solo nella visione laterale (figura 2). Perchè? Se lo chiede Sergio Pernigotti in un bell' articolo pubblicato su Archeo (1). (Il quale tra le altre cose mi permette di dire a Francu Pilloni: no caro, hai torto marcio, le statue di Monte Prama non sono tristi! vide infra)

Con l' avvento dei grandi re della IV dinastia, la rappresentazione del sovrano cambia: viene introdotto uno stile,  del tutto diverso dallo stile precedente e che perdurrà nei secoli di storia egizia, anche se forse mai più  con risultati di così alto livello stilistico. Pernigotti fa notare come la  rappresentazione di Djoser (fig. 1, sin.) si concentri "sul volto e la fisionomia del re in una franca adesione alla realtà (che si può definire "sentimentale"). In quella di Chefren tale atteggiamento è del tutto superato, in nome di una concezione della regalità trasportata interamente nel mondo degli dei, uguale solo a se stessa, imperturbabile e al di sopra delle vicende umane. Mentre Djoser è ancora un uomo, Chefren non lo è più." (1).  La figura umana, racchiusa entro schemi rigidi e predeterminati e fissata nella perfezione giovanile, rappresenta, secondo Pernigotti,  la convinzione che l' Egitto sia governato da un dio disceso dal cielo per guidare un popolo eletto.

Ma la caratteristica più straordinaria della scultura, è il falco, che avvolge con le sue ali protettive la testa del faraone, visibile solo lateralmente: per chi  guarda la statua di fronte rimane invisibile (fig. 2). 

Figura 2. La statua in diorite di Chefren vista di lato. Il falco avvolge da dietro il capo del faraone. Si noti in basso il sema-tawy = unione delle due terre, di cui si è parlato in un precedente post

Sabatino Moscati diede una sua intepretazione di questo fatto: "L' immagine [..] corrisponde solo in parte all' apparenza. Il falco non entra in questa, rappresenta il dio Horus che protegge il sovrano. Nè l' artista nè i fedeli lo vedevano fisicamente; ma lo vedevano intellettualmente, sapevano che c'era e che costituiva insieme al faraone, al di là dell' apparenza, la realtà autentica". 
Secondo Pernigotti, questa interpretazione è ancora più convincente se si pensa che il sovrano veniva designato "Horus vivente", "Horus nel suo palazzo". "Quello che vediamo sembra un uomo, ma è un dio, celato ai nostri sensi imperfetti, che per rendersi conoscibile deve assumere sembianze umane."

Non so se Pernigotti abbia ragione in tutto, nella sua interpretazione: secondo me trascura l' aspetto figliale del faraone, del suo essere figlio divino in terra. 
Di certo la parola "imperturbabile" mi ha fatto venire in mente l'espressione delle statue  di Monte Prama, così "aliena" e fissa. 

Francu Pilloni non sono tristi i giganti,  sono imperscrutabili! 

E' ancora nello stesso periodo della IV dinastia, così innovativo e per essere precisi durante il regno di Cheope, padre di Chefren, che nelle statue maschili in pietra compare un altro elemento soprendente; elemento che si conserverà perfino nella serie arcaica dei Kuroi greci (2): un "oggetto"cilindrico, una sorta di bastone tenuto preferenzialmente nella mano destra, a volte in entrambe le mani. Su cui gli studiosi si arrovellano da decenni, senza capirci più di tanto (figura 3). In alcuni casi, in epoca più tarda, prende la forma di un papiro o un pezzo di stoffa arrotolato. Fischer ipotizza che rappresenti il geroglifico N18, che rappresenta una tratto di sabbia, un'isola o un pezzo di stoffa arrotolato. In pratica però la forma rimane elusiva. Quando la statua è seduta, il pugno chiuso attorno a questo oggetto è appoggiato (fig. 3a,b). Quando la statua è in piedi, di regola l' oggetto sporge anche dietro, nella mano (fig. 3d), ma in qualche caso sembra una estroflessione del piano d'appoggio (fig. 3c). 

Figura 3. a. mano destra della statua in calcare di  Hmiwnw (regno di Cheope, ca. 26esimo sec. a.C.).b. la statua di Chefren di cui si parla in questo post (IV dinastia, ca. 2575–2465 a.C.); c.Particolare della statua in calcare di Memi e Sabu (IV dinastia, ca. 2575–2465 a.C.) d. particolare della statua di Babaf (V. dinastia, ca. 2400 a.C.). 

Cos'è questo oggetto e perchè è riservato alle statue maschili? Io credo che sia un simbolo "discretamente" ma inequivocabilmente fallico. Non riservato ai sovrani però, ma a personaggi in ogni caso di rilievo. 

(1) Sergio Pernigotti, Chefren e il mistero del Falco, Archeo, Anno XXIX, 5, maggio 2013pp. 61-67
(2) H.G. Fischer, An Elusive Shape within the Fisted Hands of Egyptian Statues Metropolitan Museum Journal, 10 (1975), pp. 9-21.

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Di seguito, riporto la descrizione della statua di Chefren, presa dal sito http://www.tourguideegypt.com/the%20egyptian%20museum.htm, facendo notare la frase: it is a three dimensional hieroglyph cut from stone.

STATUE OF KHAFRA
DIORITE STONE ; HEIGHT 168 CM
GIZA,LOWER TEMPLE OF KHAFRA
EXCAVATION BY A.MARIETTE(1860)
FOURTH DYNASTY,REIGN OF KHAFRA(2520-2494)

   DESCRIPTION
Immensely famous ever since its discovery,this statue of Khafra represents the apotheosis of the sculptural skills of the court artists applied to the sublimation of the royal divinity.
The pharaoh is portrayed on a cubic throne carved entirely with symbols of royality:on the front,lion paws and protomas,and on the sides,the symbol of the sema-tauy ,the emblem of "uniting of the two lands"(Upper and Lower Egypt)represented respectively by the papyrus plants and the lotus knotted around the hieroglyphic of the trachea.
The purpose of the statue was to legitimize and celebrate the universal authority of the pharaoh,of whom the throne was one of the most powerful expressions,as the guarantor of the stability and unity of the country.The concept is further emphasized by the presence of the god-falcon Horus who protects the head of the king between his wings as though to underline the perfest symbiosis of the man and the god.
Khafra wished to dive an unequivocal sign of the supreme function that the gods had assigned to him and to whose world he belonged by the creation of an unspecified number of identical reproductions of this statue(23 of them were found in the funerary temple)to illustrate the synthesis of earthly and heavenly power.
The statue overcomes the formal limits of simple sculpture and becomes a meassage in itself: it is a three dimensional hieroglyph cut from stone.
The skills of the sculpture succeeded in turning a work of complex ideological content into a masterpiece.As often happens,the choice of the stone was a determining facto in the success of the excution;in this case,a high quality stone like the hard and compact diorite was an ideal material to creat full but not heavy volumes,with the three dimensional relief rendered softer by the careful polishing of the surfaces.
The figure of the pharaoh seems therefore to reflict the light of his own divine essence,an effect that is cleverly emphasized by the dark green veined with white of the diorite.