martedì 21 maggio 2013

La spada e l' ascia della regina Ahhotep

Figura 1: la preziosa daga dalla tomba della regina Ahhotep I (XVI sec. a.C.)
Fa quello che deve fare un'arma da taglio: colpire, anche a distanza di oltre 3500 anni. Colpisce per la sua incredibile bellezza questa daga, rivestita in electrum, argento e pietre preziose. Proviene dalla tomba di Ahhotep I (1), regina della XVII dinastia egizia e madre di Ahmose I, fondatore della XVIII dinastia: il faraone tebano che, attorno al 1530 a.C., scacciò gli Hyksos dall' Egitto.
Madre e figlio recano, inglobato nel proprio, il nome del dio lunare Iah o Ah: Iah è soddisfatto e Nato da Iah rispettivamente. 

L'impugnatura della daga è straordinaria: termina ad un'estremità con due teste di toro (su entrambe le facce dell'arma) rivestite d'oro, dall' altra con quattro testine della dea "bovina" Hathor. Da qualche parte, non ho ben capito dove, vi è inciso anche il nome del figlio, Ahmose I (2). 

La sostanza nera su cui sono incisi i geroglifici è probabilmente una lega di rame, che fa la sua prima comparsa in Egitto durante la XII dinastia (ca. 1900 a.C.), denominata niello (1). Questa ed altre caratteristiche (forma dei geroglifici non standard, presenza del leopardo come motivo decorativo, vd. fig. 2a; la presenza della sostanza nera sulla lama), fanno pensare ad una forte influenza straniera sull' oggetto; se non addirittura manifattura ad opera di un artigiano egeo o comunque dell'area mediterranea (1). L' idea viene confermata da un tipico grifone di tipo egeo, inciso sull' ascia rinvenuta nella stessa sepoltura (fig. 2b).

Figura 2: a. particolare della daga in fig. 1; b. l' ascia trovata assieme alla daga, col grifone di tipo egeo; c. daga in bronzo col nome di Ahmose I (1550-1525 a.C.). 

In ogni caso si sottolinea come, nonostante sull' iconografia in questi due pezzi vi sia una marcata influenza straniera, non venne eseguita una semplice opera di copiatura, ma si fornì un contesto ed una interpretazione egizia agli oggetti (1). Le daghe col nome di Ahmose I, tra cui notevole quella con lama in bronzo di figura 2c, sono ritenute oggetti importantissimi per gettare un pò di luce sui rapporti tra Egitto e resto del mondo nel II millennio. Non è un segreto che il faraone fondatore della XVIII dinastia e di quello che chiamiamo convenzionalmente Nuovo Regno, combattè gli Hyksos proprio usando ed adattando le innovazioni tecnologiche introdotte in Egitto da questi ultimi, tra cui il carro da guerra (1,2).

Altrettanto complicata, e per molti versi intrigante, è la devozione della regina Ahhotep per l' oscuro dio lunare Iah (Ah), di cui si sa poco o nulla (figura 3). La regina appiccicò il nome divino non solo al figlio Ahmose, ma anche alla figlia Ahmose-Nefertari. Iah apparentemente raggiunse la sua maggiore popolarità in Egitto agli inizi del II millennio-fine III, con il Medio Regno, forse grazie ai contatti sempre più stretti con popolazioni della Siria-Palestina. Una regina del Medio Regno si chiamò semplicemente Iah, probabilmente fu la moglie di Intef III (regno 2069-2061 a.C., XI dinastia). E' l epoca dello strapotere del dio lunare Nanna/Sin nella mezzaluna fertile, fino alla Siria-Palestina (si pensi al tempio del dio lunare e taurino ad Hazor, dell' epoca del Bronzo Medio): una popolarità che non conoscerà eclissi  fin verso la seconda metà del I millennio; famosi i sacerdoti di Nerab del dio lunare Sin, chiamato anche col nome locale di SHR (3).  L' egizio Iah fu invece gradatamente assorbito da Khonsu e scomparve, sotto l'onnipotenza di  Amun-Ra di Tebe (4).

Figura 3: il nome divino Iah in geroglifici; sulla destra il determinativo lunare

(1) Beyond Babylon: Art, Trade, and Diplomacy in the Second Millennium B.C. ; [this Volume is Published in Conjunction with the Exhibition "Beyond Babylon: Art, Trade, and Diplomacy in the Second Millennium B.C.", Held at the Metropolitan Museum of Art, New York, November 18, 2008 - March 15, 2009]
(2) Caroline A. Jones, The Dagger's Point: The Significance of the Ahmose Dagger of Queen Aah-Hotep for Cultural Relations During the Bronze Age, Institute of Fine Arts, New York University, 1984
(3) Ilsung Andrew Yun, A CASE OF LINGUISTIC TRANSITION:THE NERAB INSCRIPTIONS, J Semitic Studies (2006) 51 (1): 19-43.
(4) A. Belladonna, Di Tharros & Amun. E di altri luoghi, 11.02.2012, http://gianfrancopintore.blogspot.it/