domenica 26 maggio 2013

Le mummie di Roccapelago

SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHEOLOGICI DELL'EMILIA-ROMAGNA, LABORATORIO DI ANTROPOLOGIA DELL'UNIVERSITÀ DI BOLOGNA (SEDE DI RAVENNA), COMUNE DI PIEVEPELAGO E ASSOCIAZIONE PRO ROCCA

La Chiesa della Conversione di San Paolo Apostolo, a Roccapelago, sorge su uno sperone roccioso elevato, con una sola via d’accesso, che fu sfruttato tra il 1370 e il 1400 per insediarvi una fortezza presidiata da Obizzo da Montegarullo, uno dei più potenti signori del Frignano, che alla fine del XIV secolo si ribellò al dominio agli Estensi.
Sul finire del Cinquecento, quando ormai il complesso militare era in disuso, una parte della rocca fu riadattata per realizzare una chiesa parrocchiale che raggiunse la massima giurisdizione territoriale nel XVII secolo.
Dal 2008 al xxx, il complesso è stato oggetto di un importante lavoro di restauro architettonico. I lavori sono stati preceduti da controlli archeologici condotti sul campo dall’archeologa Barbara Vernia e dagli antropologi Vania Milani e Mirko Taversari, sotto la direzione scientifica degli archeologi Donato Labate, Luigi Malnati e Luca Mercuri  della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna.
Oltre al recupero di due vani del castello medievale e di sette tombe con sepolture multiple, gli scavi archeologici hanno indagato un ambiente voltato interrato che in origine era pertinente alla rocca ma che dopo la costruzione della chiesa fu trasformato prima in cripta cimiteriale (con sepoltura nel sottosuolo) e poi in fossa comune (con deposizioni multiple sopraterra). Questa fossa è stata probabilmente chiusa alla metà dell’Ottocento, sigillando per sempre una miniera di informazioni sulla piccola comunità di Roccapelago.
L’ambiente ha restituito complessivamente circa 281 sepolture fra infanti, bambini e adulti, molti dei quali mummificati naturalmente grazie al microclima creatosi all’interno della cripta, favorito da due aperture sulla parete est.
Il ritrovamento di questi resti umani è di enorme interesse scientifico. Mummie di questo genere forniscono molte informazioni sulle vicende umane di individui vissuti nel passato, consentendo spesso di ricostruirne l’aspetto somatico, il sesso, l’età di morte, fino all’identità genetica attraverso l’esame del DNA estratto dai resti.
Lo studio degli scheletri dà indicazioni sulla dieta, altri fattori riconducibili a malattie, stati carenziali, attività fisica svolta o eventi traumatici che hanno colpito il soggetto nel corso della sua esistenza. Le prime osservazioni sui materiali osteoarcheologici di Roccapelago hanno fornito dati di grande interesse, anche in riferimento alle particolari condizioni ambientali, di vita, sussistenza e isolamento geografico in cui è vissuta per secoli questa piccola comunità
Si aprono quindi straordinarie possibilità di studio per archeologi e scienziati che stanno lentamente ricostruendo vita, attività e cause di morte di un’intera comunità tra il XVI e il XVIII secolo.
Al termine degli studi, alcuni resti mummificati resteranno esposti nel luogo del rinvenimento (dunque nella cripta della chiesa) mentre la maggior parte delle salme troverà degna sepoltura nel cimitero di Roccapelago.


Per saperne di pù: http://unibo.academia.edu/MirkoTraversari
http://www.archeobologna.beniculturali.it/pievepelago/scavi2008-2011.htm