venerdì 17 maggio 2013

Lo stradone

di Giancarlo Negri

Lo stradone va, oltre le ultime case sparse,
a bucare come una punta l'azzurro.
Sbuffi di vento spingono foglie sul grigio
a tracciare morbide forme.
Tra il filare di pioppi si insinuano raggi spezzati,
fila di remi immobili, prima del grido a battere.
Il bimbo correndo si fa sulla strada e guarda al fondo, curioso,
come cercando lontano.
Il canto antico di chioccia batte fresco sul muro
e rimbalza nella valle silente.
Come bozzolo di baco vien prima avanzando carponi,
poi a passi incerti e infin si erge
minuta figura di forma incerta.
Che gonfiando e spingendosi,
come nubi bianche su le punte verdi,
s'avvia a camminare con passo ora più spedito.
Eccolo! Generoso e bello, adesso vien trascorrendo
con poderose falcate, danzando in sensuali volute.

Come un cavallo sciolto scrollando la testa
scorre sull'erba pestata dal passo di cavalcature.
Infin qual sol che all'imbrunir si posa,
persa baldanza vien procedendo stanco.
Le mani si muovono insicure cercando appiglio nell'aria
a sentir l'ombra che scorre rapida sulla via.
Ormai non può più correre
ma incede lento e malfermo come se tirasse un carro.
Il bimbo tende le braccia per aiutarlo
e gli si fa incontro a sorreggerlo, cercandone il volto
nella sagoma di polvere avvolta a sacco.
Ma questo par ritrarsi negandosi tra i fumi della nostalgia.
E quando già tra i pioppi s'allungan l'ombre, rapido un guizzo,
uno sbuffo secco di vento
smuove le fronde e scompiglia le foglie a terra.
E queste corrono, s'arrestano
e riprendono turbinando in mulinelli di sembianze umane.
Tra le mani del bimbo sollevate
restano coriandoli succhiati in alto
rilucendo un attimo nel traversar
l'ultimo raggio dal poggio, come apparir
di prime stelle nel buio che avanza.
Scorre lento nell'aia il canto di chioccia, antico
e cadenzato prima di notte passando
tra lo sbadiglio del cane ed il pigolar convulso.
Poi, di colpo, tacciono i rumori, s'addormenta il tempo
e il cielo sopra, pieno d'occhi, pensa.