sabato 4 maggio 2013

Stefan J. Wimmer ed il mandolino

di Atropa Belladonna
dedicato a Gianfranco Pintore

Caro Gianfranco, 
quello che segue è un "post nel cassetto": fu scritto oltre un mese fa. Ho ponderato a lungo se pubblicarlo o meno. La recente, allucinante conversazione sulla pagina de La Nuova,  durante la discussione sull' articolo di Marcello Madau, mi ha indotto prima ad eliminarlo dalla programmazione, poi a rimetterlo in lista. Ad un senso di inutilità ed all' impressione di vivere in un mondo parallelo, dove tutti i valori sono a gambe all' aria, si è gradualmente sostituito l' orgoglio della studiosa ed il dovere di informare i nostri lettori. Devono sapere, glielo devo. Con una nota: la "stroncatura" di un noto epigrafista che, come si vedrà, è stato chiaramente istruito e poi ha riportato fedelmente ai suoi "amici" la risposta che mi ha dato, posso affermare ora, serenamente, che per me vale nulla. E grazie a te del tuo silenzioso aiuto, mio indimenticabile amico.

Nel febbraio 2010 mi capitò di vedere un documento epigrafico che mi colpì molto, per vari motivi che non sto a ripetere; ne scrissi sul blog di Gianfranco: Deserto del Negev: un nuovo documento proto-sinaitico. Sul documento c'era già una pubblicazione: Stefan Jacob Wimmer, Die Schrift aus der Wüste. Eine neu entdeckte Inschrift aus Timna/Israel, Blätter Abrahams 8, 2009, 89-104, perciò contattai l' autore, Stefan J. Wimmer, un egittologo ed orientalista della  Ludwig-Maximilians-Universität di München. Fu molto gentile e mi disse che quella in realtà era una pre-pubblicazione, ne stava preparando una più corposa. Mio marito la ordinò per me, dalla Germania, perchè il pagamento era più semplice. 
Wimmer mi chiese come mai mi interessavo di una cosa simile, ed io glielo dissi. Gli mandai il libro "La Stele di Nora"(Gigi Sanna 2009, con mia traduzione). Il 1 marzo gli arrivò; il 6 di marzo mi scrisse  il messaggio che mostro qui sotto.

Non preoccupatevi, non sto violando nessuna privacy, visto che questo mail è inspiegabilmente uscito dalla mia casella postale ed è stato pubblicato, nella sua forma integrale, su facebook. Non da me, ovviamente, ma dal Signore dei 1000 nomi, per l' occasione Nora Panorgios. Ma vediamo la lettera di Wimmer:

"Dear Aba,
again, I am grateful for the prompt book exchange. Meanwhile, I studied G. Sanna's "La Stele di Nora". I had been sincerely curious about the possibilities of interrelations between Ancient Near Eastern scripts and the Sardinian Bronze and Iron Ages. However, I must confess that "in somma" I am profoundly disappointed. 
The method to compare very basic graphemes or rather icons, such as an ox head or a zigzag line etc., can by no means serve to indicate even remotely an interdependency, the more so since the "signs" are extremely varying in shape. To put it straitforward, the way the evidence is presented in the book, and in the various internet contributions you pointed out to me, is extremely reminiscent of countless attempts all over the world to forcefully interpret evidence in order to reach the results one has already in mind, regardless of actual plausibilities. Apart from the Phoenician inscriptions, I cannot see any safe indications for more ancient writing, and very definitely not for anything that could seriously be classified as Proto-Sinaitic or Proto-Canaanite. Sorry! I am and remain convinced that Sardinia is beautiful enough and its history rich enough for all of you to be proud about; with or without writing. Real, serious work by archaeologists on your island will serve your cause  in the end better than this! 
Perdona!
Stefan"

Chiaro che non ci rimasi bene. Quello che mi colpì di più però fu, oltre ad un certo dejavu di concetti e la velocità di lettura e digestione del libro, la parola CAUSA. Perchè mai un orientalista di Monaco di Baviera mi diceva che il lavoro serio degli archeologi avrebbe servito alla mia "CAUSA" meglio di quello che gli avevo mandato? Gli chiesi a quale causa si riferisse, perchè io non avevo nessuna causa non ero neppure sarda. Non ottenni risposta a questa domanda, ma ebbi l' impressione nettissima  che fosse stato imbeccato da qualcuno o che avesse contattato qualcuno che conosceva molto bene l'affaire epigrafia nuragica. Inoltre il suo tono era molto cambiato dai primi messaggi e cercava di incantarmi con qualche espressione italiana, come se io fossi una da spaghetti e mandolino. Tutto sommato ebbi la netta impressione che la risposta non fosse in buona fede e che fosse stata anche un pò troppo, come, dire, pronta e sollecita.

L' impressione divenne ancora più netta quando il  giorno dopo, 7 marzo 2010, mi giunse questo messaggio (mia l' enfasi), dove il documento di Pozzomaggiore veniva catalogato come scrittura latina, in accordo alla proposta di Alfonso Stiglitz e del suo memorabile, leggendario MRD in latino tardo

"I still owe you another answer. The double reading of the _lamed_ in the Timna inscription is based on a well known feature in Proto-Sinaitic. This was recognized already with the decipherment of the first PS inscriptions by Alan Gardiner in the 1930s. Several texts have: M3HB'LT for M3HB B'LT ("beloved by Ba'alat"), the B is written once but read twice.
As to the Pozzomaggiore text (Is it really a "stela"? It looks to me like ostraca): Is there any stratigraphic date? The first line would look like good old Roman Latin. The main text is arranged like usual Roman accounts on ostraca, with commodities and numerals. The signs that are used would be very cursive Latin, as used in administrative texts, with a lot of abbreviations and special signs for measures or commodities. As long as there is no sound (i.e. stratigraphic) indication for a much earlier date (is there?). 
Best,
Stefan"

La concordanza, tra due studiosi così lontani, mi parve più che curiosa. Dopo poco mi parve ancora più curiosa, anzi sospetta, soprattutto quando in un commento ad un mio post proprio del 6 marzo,  apparve questo:



(Dai commenti al post: Šrdn in 4 documenti, http://gianfrancopintore.blogspot.it/2010/03/srdn-in-quattro-documenti.html, 06.marzo 2010)

Quando in seguito il documento fu dichiarato neopunico da un' epigrafista di fama ancora più mondiale di Stefan Wimmer, e fenicio dalla Sovrintendenza, allora ebbi praticamente la certezza che abboccamento vi fosse stato e che quel "latino di MRD" non fosse un caso. 

Ovviamente non volevo fare nulla senza certezze, ma raccontai un sunto di questa storia, in un commento da Gianfranco, con la certezza che "qualcuno" lo avrebbe letto e che si sarebbe un pò moderato:  (http://gianfrancopintore.blogspot.it/2011/01/tra-imbrogli-e-menzogne-ecco-la.html). 


Ma no, la moderazione e la prudenza in certi ambienti e per certe persone non attaccano, e prima o poi lo fanno, il gesto sconsiderato!
Con il risultato che adesso ho la prova di questo Wimmerleaks, una conversazione su FB che non è roba per stomaci deboli. Non tanto per quel mail, quanto per l' agghiacciante coretto di compiacimento dei soliti fans (inclusi grossi nomi), scodinzolanti  direbbe Mauro Zedda. 

Ora, ecco a voi un grazioso caso poliziesco:  come mai una mail diretta a me e che io non ho rimandato a nessuno, si trova nel computer del Signore dei 1000 nomi? La cui magnifica ossessione è, da molto tempo, il "cerchio dei credenti della SS. Trinitá (Sherdanu – Tzricottu – Yahwé) promulgata nel blog di Pintore".

Escludo, per vari motivi che non sto a spiegare, che ci sia stato un hackeraggio o un cracking o come diavolo si chiama; l' unica spiegazione è che Stefan J. Wimmer, stimato professionista dell' Università di Monaco, abbia mandato quel mail anche a qualcun altro; che abbia ritenuto giusto informare questo altro o altri della risposta che mi aveva dato (in Bcc o in inoltro separato?), senza però farlo sapere a me.  Un gesto di una eleganza notevole.

E questo è un caso ancora più misterioso: PERCHE' lo ha fatto, e chi è il suo misterioso corrispondente?

Confesso che non ce l' ho troppo con Stefan Wimmer (per me è divenuto semplicemente una persona di spessore umano irrilevante), credo abbia fatto solo una terribile leggerezza, istigato o convinto della malvagità delle mie azioni da un misterioso informatore: ma poteva prendersi un mesetto per verificare chi sono, cosa faccio e come lo faccio, anzichè rispondermi dopo 4 giorni dal ricevimento del libro.

Ma chiediamoci: Stefan J. Wimmer avrebbe dato retta ad uno qualunque, oppure dobbiamo pensare che qualcuno importante dal mondo dell' archeologia sarda si sia mosso e lo abbia contattato? Escludo che sia un' epigrafista: quelli han parlato e detto, su Pozzomaggiore: neopunico o fenicio/punico, non si parla del "buon vecchio latino romano" nella risposta alle interrogazioni dei senatori Massidda e Sbarbati. Si diceva "i caratteri della scrittura sono facilmente ascrivibili ad ambito fenicio-punico; ciò non contrasta neanche con la posizione stratigrafica del reperto" (Gennaio 2011).

Una cosa vorrei chiedere a Stefan: come hai fatto a fidarti? come hai fatto a credere che il tuo corrispondente non avrebbe sparso la notizia ai suoi compari in fregola orgasmica e che, prima o poi, la furia e la frustrazione non avrebbero indotto uno di essi ad un errore fatale e rivelatore? E come hai fatto Stefan, a mandarmi un mail (quello del 7 marzo), totalmente doppio? dove nella prima parte mi spiegavi per filo e per segno, come avresti fatto con un collega, la doppia lettura del lamed nel proto-sinaitico, mentre nella seconda parte mi raccontavi storielle sul good old Roman Latin  del coccio di Pozzomaggiore, senza portare neppure un documento come pezza d' appoggio a ciò che dicevi?

Ma con chi credevi di aver a che fare? Si vedeva benissimo che eri in malafede, che scrivevi sotto istruzione di qualcuno, qualcuno disperato a tal punto da fare una cosa tanto stupida ed inutile. E che ti ha convinto a comportanti in tal modo ambivalente. Sarai anche un grande ricercatore, un grande epigrafista, ma te lo dico chiaro: questo gesto, mandare di nascosto quella mail a qualcun altro, non è certo un atto da grande Uomo. 


Qualche tempo dopo Stefan Wimmer mi mandò la sua bella pubblicazione, A Proto- Sinaitic Inscription in Timna/Israel: New Evidence on the Emergence of the Alphabet Stefan Jakob Wimmer, University of Munich, Journal of Ancient Egyptian Interconnections, 2010, 2: 1–12. 
Vorrei ricordargli qui, le sue stesse parole, alla fine di quell' articolo, perchè sono totalmente d'accordo con lui; ma questo vale per tutte le iscrizioni, non solo per le "sue": "We expect that, in spite of this argument, doubts on the authenticity of this discovery will persist into the future, and the most plausible scenario is that experts will be split on this question, just as on many aspects of this and other fields in research. The possibility that the inscription may indeed be authentic not only justifies presenting it to the public, but also requires its publication; only then can others form their opinions and react accordingly."

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Post Scritpum. Questo articolo è in standby dalla fine di marzo. Ho  nel frattempo chiesto a Stefan una spiegazione del suo comportamento: non ho ottenuto risposta, come avevo previsto, ma volevo dargli una possibilità di riscattare il suo gesto, di una meschinità ributtante.  
Un paio di giorni fa, durante la discussione sull' articolo di Marcello Madau non ho resistito ed ho lasciato cadere il nome di Stefan Wimmer. Siccome il terzo principio di Newton funziona sempre, eccolo lì il nostro amico Nora che risponde al richiamo: come un buon squalo assetato di sangue che si rispetti. 


Ma la cosa interessante è che si ostenta con fierezza ed orgoglio che si fanno circolare i miei messaggi, come se fosse un gesto onorevole!  Mi si dice che io, da persona insignificante, non ho diritto di disturbare i professionisti seri che  invece hanno diritto di divertirsi a scambiarsi i miei mail e quelli diretti a me, come se fosse la cosa più normale del mondo. 


In questi ultimi giorni ho informato i miei amici più cari di tutto questo, ho letto attentamente i loro consigli, li ho considerati e ponderati. Alla fine però devo ringraziare Nora Panorgios se ho pubblicato questo post, con un moto di orgoglio: mi ha detto che non so come funziona la scienza, che uno scienziato vero pubblica le sue ricerche quando hanno raggiunto una certa maturità. Ecco, questo non glielo permetto; il nostro Nora dimentica non una ma due cose importanti: so molto bene come funzionano le pubblicazioni scientifiche, avendone fatto 60, tutte e dico TUTTE peer-reviewed non Atti di congressi o libri autoreferenziali. Ma so anche che uno scienziato vero ha il DOVERE di pubblicare al più presto il risultato delle sue ricerche, e non dopo 20 o 30 anni o mai. 
Anche nel campo dell'archeologia, forse soprattutto in questo: perchè i beni storici ed archeologici, appartengono alla storia di tutti. 

Ringrazio di cuore gli amici di questi ultimi giorni: Mikkelj, Graziella, Gigi, Francu, Francesco, Giampaolo, Romina, Ded, Nanni, Andrea, Giancarlo. 
Ognuno di essi mi ha detto qualcosa che mi è stato e mi sarà preziosissimo.