mercoledì 19 giugno 2013

Egitto e Sardegna: da quanto tempo? I parte

Questo post e quelli che presumibilmente vi faranno seguito, conseguono alle notevoli considerazioni di Mikkelj Tzoroddu, nel post "Navi sarde ed egizie. Collegamenti?". Nasce l' esigenza di mettere insieme osservazioni frammentarie raccolte in questi ultimi anni assieme a Romina ed altri amici: vediamo se esce, alla fine, un quadro di qualche rilevanza. 

1. Equivalenza fonetica e simbolica  Fallo-Toro-Ka

Fig1a. Le varianti di scrittura del nome del faraone Kaka(w(Reneb, II dinastia). La terminazione w (plurale) viene ottenuta in un caso utilizzando 3 volte il geroglifico D52, in un altro usando semplicemente 3 lineette. 

Fig. 1b: i geroglifici di Gardiner per KA, per toro e per fallo. 

Corrisponde all' equivalenza: Fallo-Toro-'AK della scrittura nuragica (a. Gigi Sanna, Sardôa Grammata. 'ag 'ab sa'ab Yhwh il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure Oristano 2004; b.Gigi Sanna, La stele di Nora, PTM ed., 2009). 

2. L' albero della vita ed il segno egizio per "palma". 

Fig. 2. Sulla destra il grande masso incorporato nella capanna di Perdu Pes (Paulilatino)Sulla sinistra, il raro segno geroglifico della palma, su una tavoletta del più antico periodo dinastico egiziano, ca. 3000 a.C.. 

3. Una forma particolare dello scettro Sekhem ( o ABA)

Fig. 3a. Iscrizioni di Hotepsekhemwy, fondatore della II dinastia (2890-2686 a.C.). Si noti la particolare forma dello scettro Sekhem (detto anche ABA) in alcuni casi, in particolare a destra (Reproduction of an inscription of Hotepsekhemwy on a stone vase on display at the Musee National des Antiquites, St Germain en Laye; si veda in fig. 3b  l' originale)

Fig 3b. Sin, il "doppiere" bronzeo forse proveniente da Santa Maria di Tergu con segni incisi e doppia faccina (da: Giovanni Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, Illisso editore, 1966); al centro la trascrizione dei segni (da: G. Lilliu, 2008, D'un candelabro paleosardo del Museo di Cagliari, In: Sardegna e Mediterraneo negli scritti di Giovanni Lilliu : vol. 2, A cura di: Moravetti Alberto, pp., 487-519 (estratto da Studi Sardi, 1948) Carlo Delfino ed.); a destra, l' originale dell' iscrizione di Hotepsekhemwy riprodotta in figura 3a. Per ulteriori connessioni del doppiere con l' Egitto vd. punto 4. Nel libro Simbolo di un simbolo. I modelli di nuraghe, A cura di Franco Campus e Valentina Leonelli, Ara Edizioni, 2012, le terminazioni del doppiere vengono itnerpretate come modellini di nuraghe. 

4. Hathor /Bat e la doppia faccia



Figura 4a.  Sin, il "doppiere" bronzeo forse proveniente da Santa Maria di Tergu con segni incisi e doppia faccina (da: Giovanni Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, Illisso editore, 1966); al centro, la tipica doppia faccia della dea bovina Hathor, riportata anche negli specchi e nel sistrum (in alto a  dx.); Hathor è strettamente connessa e poi fusa con la primeva BAT, forse con viso più da bufalo che da toroBAT  è la forma femminile del BA (una delle "anime" egizie) . Fin dai suoi primordi, BAT sembra essere stata concepita come una divinità dalla doppia faccia, come riportato nei testi delle Piramidi.  (da: M. G. Rashed, Goddess Bat and the confusion with Hathor, in: The Horizon Studies in Egyptology: In Honour of M.A. Nur El-Din (10-12 April 2007), American Univ in Cairo Press,  2010). 




Figura 4b. Sopra, oggetto in bronzo da S. Maria di Tergu, cultura nuragica (da: P. Melis, L’area nuragica di Santa Maria di Tergu (Sassari), in ISTITUTO NAZIONALE DI STUDI ETRUSCHI E ITALICI, Etruria e Sardegna centro-settentrionale tra l’Età del Bronzo finale e l’Arcaismo, “Atti del XXI Convegno di Studi Etruschi e Italici, Sassari 13-17 ottobre 1998”, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, Pisa-Roma, 2002, pp. 453-461). 
Si noti ancora la doppia faccina, questa volta molto puntuta, a "goccia", ancora più simile alle faccine arcaiche di BAT/Hathor (sotto, in una rappresentazione protodinastica da Abydos,  probabilmente fine IV/ inizio III mill. a.C. (da: Barry J Kemp, Ancient Egypt: Anatomy Of A Civilization, Routledge 2006)  


5. Il doppio toro


Fig. 5a. Sin, divinità pre- e protodinastiche (3200-3000 a.C.), da: Wilhelm Max Müller, Egyptian Mythology, vol. XII in Marshall Jones, ed., The Mythology of all Races, Boston, 1918; New York: Dover, 2005Dx, amuleti a doppia testa bovina (ca. 3000 a.C.); J. Capart, Primitive art in Egypt (1905).Philadelphia, J. B. Lippincott Company] London, H. Grevel & Co.

Fig. 5b. The hunter's palette, da: http://xoomer.virgilio.it/francescoraf/hesyra/palettes/hunters.htm ca. 3100 a.C. Si noti il doppio toro in alto a destra. 

Fig. 5c. Doppio toro in una bacchetta apotropaica in avorio (1900-1700 a.C.). Magic in Ancient Egypt by Geraldine Pinch (British Museum Press/University of Texas Press, 1994)


Fig 5d. Oggetti in bronzo di cultura nuragica. In alto, biprotome bovina in bronzo, in basso biprotome muflone o ariete + toro. Da: Giovanni Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, Illisso editore, 1966

(continua)