domenica 9 giugno 2013

Istantanea di un bis da presidente

di Homo Neoliticus

Avevo improvvidamente consigliato al nostro Presidente allora in uscita di transitare alla cronaca come Neapolis-el-Tano, cioè El Tano di Napoli, cosa ingenuamente da me ritenuta a lui gradita in conseguenza di una carriera politica vissuta nel partito dei lavoratori e dei sindacalisti, dato appunto che El Tano era il soprannome di un lavoratore e sindacalista di origine sarda (e dunque legalmente anche italiana), tale Martino Mastinu che fu il primo dei desaparecidos del generale Videla.  Suppongo che al Presidente non giunse mai il mio modesto suggerimento, in caso contrario si può pensare che se la sia risa o forse se la sia presa, perché poteva sembrare che il paragone lo diminuisse. Non lo sappiamo ed è inutile soffermarci  oltre.
Immagine da questo sito
Sicuramente non lo gradirono i lettori del blog che mi rimproverarono l’ardire del paragone, in quanto non c’era nulla da spartire fra un cittadino lavoratore, martire (nel vero senso) della politica, e un signore che di politica ha vissuto sempre, con “piena e vibrante soddisfazione” (come dice Crozza) e piuttosto alla grande. Tanto alla grande, dico io, che non ha resistito a fare il bis, non avendo alcuna remora a smentire decine di sue dichiarazioni in cui affermava che la sua rielezione non era possibile, né auspicabile.


Invece l’evento è diventato possibile e probabile, anzi indispensabile, auspicato a furor di stampa in un’atmosfera drammatica nella maggioranza relativa che fu sua parte politica, in quanto ha visto sacrificato sull’altare del suo bis per primo il segretario nazionale, designato come Presidente del Consiglio dei Ministri, al quale per altro non fu mai dato un mandato pieno per costruirsi una maggioranza, ma solamente un incarico esplorativo. E in seconda battuta furono buttati allo sbaraglio altri padri nobili di quella parte politica, uomini come Marini e Prodi, finché la tragedia non si è consumata ed è rimasta possibile, anzi implorata come salvifica dalla “libera stampa”, la sua rielezione, a garanzia di una svolta politica che la maggioranza relativa in Parlamento negava, ma che è stata sempre nei suoi pensieri, prima col Governo Monti e poi con questo di Letta.

A me è sembrato che la libertà di scelta del popolo che ha votato su programmi e schieramenti alternativi e del parlamento che è stato eletto di conseguenza (come, lo si sa, ma sulla legge elettorale prima dello scioglimento delle Camere non ci fu tanta fermezza) sia stata irrisa dall’accordo di governo tanto caldeggiato dal Presidente e che ieri è stato definito “a termine”, oggi qualcos’altro, che vede seduti fianco a fianco
ministri che si distinguono per la difesa della legalità e altri che hanno invaso il Tribunale di Milano per protesta contro la Magistratura, della qual cosa pare che il Presidente non si sia ben accorto, mentre è sempre vigile e attento a rimbrottare chi a parole si differenzia e magari si è permesso di sponsorizzare un altro candidato presidente. Certo, per ogni disgrazia nazionale da parte del Presidente c’è sempre una immediata e profonda commozione. Quanto profonda?, verrebbe da chiedersi. Tanto. Così tanto  profonda che stenta ad emergere sopra le parole, nell’ufficialità delle comunicazioni istituzionali. Questo è un bene certamente, ma non basta. Voglio dire che a volte il bis non viene “buono” come la prima versione e si fa fatica ad applaudire. Anzi, a volte non ci si riesce proprio.