lunedì 3 giugno 2013

La "fiasca del pellegrino" per i Nuragici

di Atropa Belladonna

Bitti, complesso cultuale nuragico di Romanzesu. Nei pressi del vano centrale del grande recinto sacrale viene ritrovato un curioso manufatto fittile: il collo di una cosiddetta fiasca del pellegrino che "riproduce con molta precisione la torre di un nuraghe" (1a) (figura 1a).
Su Tempiesu di Orune, fonte sacra nuragica. Nel vestibolo (vano A1) vengono ritrovati due piccoli oggetti in bronzo, due pendenti definiti "fiasche del pellegrino" miniaturistiche (2) (figura 1 b,c). 
Non ci vuole molta competenza anatomica, nè molta esperienza di vita, per capire cosa rappresenta il "collo" del pendente a forma di "fiasca del pellegrino" rappresentato in fig. 1b.

E' un fallo, un organo sessuale maschile: reso in modo più che realistico-seppure a righe (che comunque donano sempre). 

                           
Figura 1. a. Il collo di "fiasca del pellegrino"/modello di nuraghe fittile da Romanzesu di Bitti (1); b e c. Pendenti bronzei a forma di "fiasca del pellegrino" da Su Tempiesu di Orune (2).

Figura 2Pendente 
in bronzo, da Populonia (vd. fig.4) 
Quindi, se i Nuragici vedevano il "collo" di queste fiaschette come un fallo ma anche come un nuraghe (fig. 1a), cos'è un nuraghe monotorre se non un enorme fallo, in erezione?  Lascio ovviamente a Gigi Sanna la decifrazione del documento di figura 1b; forse gli causerà un pò di mal testa, perchè il 4 stavolta non è rappresentato con le quattro bugne o quattro anse, ma con quattro punti o cerchiolini e l' intero oggetto potrebbe essere un pittogramma in 3D del Dio androgino. Perchè forse quelle "fiaschette" sono anche "incinte", come la serpentella del nuraghe Losa che rende non solo la lettera N per acrofonia, la parole Nahas come epiteto del Dio EL, ma anche il determinativo H proprio perchè incinta.
Zucca le definisce "con la parte convessa prominente" (2b).
Lo stupendo esemplare in figura 2 (da quanto capisco da Populonia), esibito durante una mostra all' Antiquarium Arborense di Oristano, è, a mio parere, emblematico. Un' icona del Dio da portare al collo, come oggi alcuni di noi hanno al collo un crocifisso. Ma una icona giocoforza tridimensionale, perchè le due dimensioni non possono rendere le protuberanze, le espressioni scolpite e leggibili della forza fecondatrice e generante del Dio, della potenza sessuale androgina, inconcepibile e impronunciabile nelle chiese del III millennio d.C.. La forma vagamente antropomorfa, col fallo = collo +testa, conferma questa impressione.
Si noti che quello in figura 1b poteva essere appeso solo a "fallo in giù", mentre non è così per il pendente in figura 2, come mai? Per il momento a me sfugge.

Ma oggi non voglio discutere di questo, la mia è una fase ancora prettamente di raccolta documentaria. In questa sede vorrei solo mostrare alcuni tra questi straordinari oggetti rinvenuti in Sardegna, in miniatura o a grandezza reale e, forse, funzionali (2, 3). L' elenco non è completo, comprende solo gli oggetti che ho rintracciato.

In figura 3, pendenti a "pendolo" da un lotto sequestrato dai Carabinieri nel 1992 e presentato da Usai e Zucca nel 2011 (2b); secondo il resoconto orale fatto ai Carabinieri, provengono dall'area del Sinis/Oristanese. (Dello stesso lotto fanno parte le accettine miniaturistiche con lettere incise).
Figura 3. Da sin. (rif. 2b):  "Pendente a forma di “fiasca da pellegrino” tetransata, piano-convessa, con la parte convessa prominente, decorata a solcature concentriche, provvista di corregge stilizzate in una barretta verticale, decorata da trattini orizzontali incisi. Alt. cm 3,6; largh. cm 2,2; peso g 13,02 (FIG. 18).""Pendente a forma di “fiasca da pellegrino” tetransata, piano-convessa, con la parte convessa prominente, provvista di corregge stilizzate in una barretta verticale, con anellino di sospensione frammentato. Alt. cm 4,6; largh. cm 1,1; peso g 14,46 (FIG. 29).""Pendente a forma di “fiasca da pellegrino” tetransata (anse superiori forate), piano convessa, con la parte convessa prominente, provvista di corregge stilizzate in una piccola barretta prismatica, con anellino di sospensione spezzato. Alt. cm 3,4; largh. cm 1,7; peso g 14,54 (FIG. 30)."



Figura 4. Fig. 27 del rif. 2b (che non ha didascalia), modificata con aggiunta dei siti di ritrovamento rintracciabili  dai rif. 2c e 4. In rosso, siti nuragici. 

A quelli illustrati occorre aggiungere un esemplare dal Tempio Rotondo (Bronzo finale) di Cuccurru Mudeju, Nughedu S. Nicolò (SS) (2c). Globalmente la Lo Schiavo propende per una datazione delle fiaschette miniaturistiche tra la tarda età del Bronzo-inizio età del Ferro (2c). 

Veniamo ora agli esemplari fittili (2c) spesso (ma non sempre! vd. figura 5) molto più grandi, considerate funzionali o quanto meno a dimensione reale, con altezze tra i 25 e i 50 cm. (3). Ad iniziare da un reperto a mio parere eccezionale (Figura 5), rinvenuto nell' esedra di una sepoltura dell' età del bronzo. Paolo Melis così scrive: "La decorazione, realizzata a cerchielli concentrici, è pressoché uguale in entrambe le facce della fiasca e disegna delle linee che partono dalle bugne esterne e convergono tutte verso il centro del vaso. Questo fatto è abbastanza singolare, poiché è chiaro l’intento di rappresentare un sistema di prensione tramite funicelle (simbolizzate dalle linee di cerchielli) passanti per le bugne forate (o meglio attraverso ipotetici anelli ubicati al posto delle bugne) ed incrociantisi al centro delle rispettive facce del vaso: un sistema del tutto differente da quello che effettivamente doveva essere utilizzato per tenere sospesa la fiasca." (5). 


Figura 5. Tomba II nella necropoli dell’Età del Bronzo di Sa Figu (Ittiri-SS), esedra: , ‘pilgrim flask’ nuragica. Forse da sepoltura femminile del I Ferro (associate: perlina di pasta vitrea turchese e fusaiola discoidale) (5)

I cerchielli vengono ripresi anche in una fiasca che si trova sul sito dell' Antiquarium Arborense di Oristano.

Figura 6a. Fiasca del pellegrino , antiquarium di Oristano-forse una riproduzione della fiasca in figura 6b?


Figura 6b. Fiasca quadriansata d'impasto, da Monte Olladiri, Monastir (2c)

Figura 6c. fiasca nuragica definita di fase orientalizzante, Monte Olladiri, Monastir (2d.) (non mi è chiaro se è la stessa di fig. 6b e/o 6a)

Un altro di questi oggetti si trova  all' Antiquarium di Oristano: "Infine una «fiasca da pellegrino» decorata da motivi a spina di pesce e confrontabile con una vasta produzione indigena ispirata a modelli vicino-orientali, forse con la mediazione cipriota, si riporta alla fase più tarda di questa forma ceramica, nel corso del VII secolo a.C.". (6) (Figura 7)



Figura 7. Coll. Pischedda: Sinis. Fiasca da pellegrino di produzione tardo nuragica del VII secolo a.C.(6). Antiquarium Arborense di Oristano: "Fiasca da pellegrino. Ceramica di artigianato sardo su modello cipriota o filisteo. Prima età del ferro. Sinis".

Della fiasca trovata al villaggio nuragico di Ruinas (Oliena) recante lettere incise (7), abbiamo già parlato diffusamente (figura 8). Qui cito le parole di Guirguis, che in tutta onestà scrive (7d): "Tra le fiasche del pellegrino con quattro bugne di provenienza sarda [..]i due problematici rinvenimenti del Nuorese, da Oliena (villaggio nuragico in loc. Ruinas) e da una collezione privata dalla stessa regione." Quest'ultimo io non lo conosco. Non è mai stata fatta un'analisi paleografica ed epigrafica delle lettere incise. Il reperto, che secondo Bartoloni è "un esemplare di imitazione, in ambiente nuragico" (7a), viene considerato come "Il solo oggetto che ricolleghi il territorio di Oliena al mondo fenicio-punico" (7b), ma le lettere sono state ascritte ad ambito latino del III sec. a.C. e unica prova della presenza romana nel luogo in questione (7c, e), mentre la produzione dell' oggetto si fa risalire all' VIII-IX sec. a.C. (7c).  Secondo Ugas (che però non fa riferimento specificamente a questa fiasca)  il segno a serpentello, il segno a I ed il segno ad Y, rappresentano i grafemi S, I e U nel sistema di scrittura derivato dall' alfabeto greco di tipo euboico ed impiegato dai Nuragici (7f).Vista l' unicità del reperto e l' assenza di altre prove archeologiche fenicio-puniche o romane nel villaggio nuragico di Ruinas (Oliena), sia la produzione della fiasca che le lettere incise (non escluderei che fossero state incise a caldo) appaiono facilmente ascrivibili ad ambito sardo (7g).
Figura 8. Fiasca del pellegrino rinvenuta nel villaggio nuragico di Ruinas, Oliena. Altezza cm. 40, diametro cm. 28. (7). Museo Archeologico Nazionale G. Asproni, Nuoro (informazione di Mario Cabriolu). La foto rende l' orientazione reale delle lettere incise, resa invece in modo speculare in 7b. 



Figura 9: Fiasca da Tharros, costruita in "più fasi" (7d), oggi al Museo Sanna di Sassari.  

Per altre fiasche, più o meno frammentarie, posso solo riportare foto e riferimenti (Fig. 10, 11,12). 

Figura 10: Frammenti di "fiasca del pellegrino da Sant’Imbenia (da LO SCHIAVO 2000) (4)



Figura 12. Museo di Domus de    Maria - Torre di Chia.  Recipiente a forma di fiasca con pancia asimmetrica e quattro  anse passanti, comunemente nota con   il nome di fiasca del pellegrino.  VI sec. a. C.

Infine, riguardo questi oggetti, vorrei riportare le parole di Raimondo Zucca (9) e quelle di Maria Ausilia Fadda (10).

"La presenza filistea, basata sulla ceramica e sull' onomastica nell' emporio di Sant' Imbenia del Porto Conte, potrebbe trovare un pendant nel prosieguo delle ricerche a Santa Maria de Nabui (Neapolis), nell' ansa sud orientale del Golfo di Oristano, grazie alla brillante attribuzione di Piero Bartoloni di un frammento ceramico configurato a volto antropomorfo ivi rinvenuto alla serie dei «sarcofagi» filistei, dell' XI secolo. Il «sarcofago» andrebbe riportato ad una presenza filistea in un contesto indigeno, lumeggiato peraltro da un frammento di «fiasca da pellegrino» indigena, forse dell' estremo Bronzo Finale, derivata da un modello ancora una volta filisteo." (9)

"Un secondo sito meta delle nostre visite è quello di Romanzesu di Bitti, dove, all'interno di una
fittissima foresta di sughere, si nascondono i resti di un importante villaggio nuragico [..] Da quest'area proviene anche una cosiddetta "fiasca del pellegrino", dal collo a forma di torre nuragica; questa è senza dubbio una notevole scoperta, perché, sinora, questi oggetti erano attribuiti a produzioni fenicie." (10) (Figura 1, vide supra)

Non voglio discutere sulla datazione e sul chi ha inventato cosa. Melis scrive che quella fiasca del pellegrino a Ittiri (fig. 5) è la prova che la tomba fu riusata nell' Età del Ferro.
Zucca scrive, non lo so esattamente, quel "lumeggiato" mi ha lasciato con le braghette corte.
La Fadda scrive, a chiare lettere, che l'invenzione di un collo a forma di nuraghe è decisamente non attribuile ad "altri" se non i Nuragici stessi. Almeno il collo, se non l' intero oggetto.

Quanto ai pendagli a forma di "fiasca del pellegrino" o a "pendolo" (2b) sono decisamente un D.O.C. sardo: per tutti gli archeologi che se ne sono occupati.

Guirguis definisce la nostra fiasca di Oliena (fig. 8) per lo meno problematica: non menziona però le lettere incise (11). Il che, visto che lui è uno preciso, mi suggerisce due cose, anzi tre: 1. non sono lettere fenicie, altrimenti vista la sua specializzazione le avrebbe di certo menzionate; 2. non crede affatto che siano romane o puniche, altrimenti le avrebbe pure menzionate; 3. non è a conoscenza di altre "fiasche del pellegrino" similmente scritte. Da queste tre "cose" cosa si può concludere? Per me che la scritta come l' oggetto sono parte della "vasta produzione indigena" (6).

Infine ricordo, per quanto concerne sacralità dell' oggetto e le parti prominenti, l'"Offerta del vaso" dal catalogo di Lilliu (12) (figura 13). Lo studioso ne nota diverse caratteristiche: 1. la posizione obliqua; 2. la fune; 3. la sporgenza a tubercolo. Anche Lilliu comunque si astiene da ogni interpretazione.

Figura 13. L' offerta del vaso (12). 

Infine un altro bronzetto, di cui non ho saputo molto di più di quello che la Lo Schiavo (2c) scrive in didascalia (fig. 17).

Figura 14. Bronzetto del portatore di bisaccia e di 3 borracce, nel Museo Sanna di Sassari (2c)

Nel libro "Simbolo di un simbolo", c' è un capitolo "I modelli su ceramica  ed altri arredi/corredi liturgici" (F. Campus), dove alla nota 13 si discute dell' origine del modello a quattro anse o quattro bugne (1c).Dopo avere riportato l' opinione di Bartoloni e Garbini (origine filistea) e quella della Lo Schiavo (origine dall' area a sud del carmelo, Achziv), Campus fa notare quanto segue: "E' opportuno ricordare che nell' isola esiste una forma costituita adesso da un buon numero di esemplari caratterizzato da un corpo per lo più ovoide e un piede talvolta distinto, quattro anse a maniglia o quattro prese forate sotto l' orlo esulla massima espansione, quindi con un sistema di sospensione nalogo a quello che caratterizza le fiasce in ceramica. [..] La foggia si configura quale prodotto del Bronzo Finale iniziale (BF I) e del tutto autonomo rispetto a possibili influssi esterni." (1c. pg 73, nota 13). Un esempio di questa foggia squisitamente locale  è mostrato in figura 15 (1d). 
Figura 15. SORRADILE (OR) - Su Monte - Edificio A: vasetto quadriansato A527 (1d). 

Nota aggiuntiva
L'Egitto rimane come al solito tabù quando si parla di Sardegna, pilgrim's flasks incluse. Questa forma entra in Egitto grosso modo all' epoca della XVIII dinastia (XVI-XV sec. a.C.). Petrie ne trovò alcuni esemplari nella famosa tomba di Maket, a Kahun, la città dei costruttori di piramidi, nel cuore dell' Egitto (13). Eh sì, lo stesso sito dove vennero trovate "strane" iscrizioni, legate al proto-sinaitico (14), alcune delle quali oggetto di uno studio da parte di Carla Gallorini (15). E dove Romina ha "scovato" la barchetta che....(16). 



1 Green paste vase
2 Brown serpentine vase
3 Alabaster jar
4, 5 Alabaster vases
6, 7 Brown serpentine vases
8 Flat dish of green paste
10 Black limestone kohl pot
11 Hollow gold earrings
12 Pottery figure on couch
13 Serpentine vase
14, 15, 16, 20 Black Phoenician vases
17 Brown Phoenician vase
18 Red vase
19 Phoenician vase
22, 23, 24 Reed pipes
27 Foreign vase
32, 41 Cypriote pilgrim bottles 
43 Throw stick
44 Cubit
45 Chair
46 Folding head rest
48 Head rest

Riferimenti

L' articolo, molto bello,  di riferimento principale, è il 2c: F. Lo Schiavo, Forme di contenitori di bronzo e di ceramica: documenti ed ipotesi, in P. BARTOLONI, L. Campanella (a cura di), La ceramica fenicia di Sardegna. Dati, problematiche, confronti, Roma 2000, pp. 207-23. Ringrazio Lorella Tola per avermene fornito una copia. 

(1) a. M.A. Fadda, F. Posi, Il villaggio santuario di Romanzesu, Collana "Sardegna Archeologica", Serie Guide e itinerari, 39, Sassari, 2006, Carlo Delfino Editore; b. F. Campus, Il complesso cultuale di Su Romanzesu. In: Simbolo di un simbolo. I modelli di nuraghe, A cura di Franco Campus e Valentina Leonelli, Ara Edizioni, 2012, pp. 192-195. c. F. Campus, "I modelli su ceramica  ed altri arredi/corredi liturgici", In: Simbolo di un simbolo. I modelli di nuraghe, A cura di Franco Campus e Valentina Leonelli, Ara Edizioni, 2012, pp. 70-83; d. SANTONI V., BACCO G. 2008 - Il Bronzo Recente e Finale di SuMonte - Sorradile (Oristano), in La civiltà nuragica: nuove acquisizioni, Atti del Congresso, Quartu S. Elena (CA): 543-656.
(2) a. N. Ialongo, 2011, Il santuario nuragico di Monte S. Antonio di Siligo (SS). Studio analitico dei complessi cultuali della Sardegna proto-storica. Tesi di dottorato in Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche, Università La Sapienza, Roma. (Cit: Fadda A. M., Lo Schiavo F. 1992, Su Tempiesu di Orune. Fonte sacra nuragica, Quaderni della Soprintendenza Archeologica per le Province di Sassari e Nuoro, 18, Ozieri.); b. E. Usai, R. Zucca, 2011,  Nuovi bronzi nuragici dell’Antiquarium Arborense di Oristano: contributo alle rotte mediterranee della Sardegna. In: Mastino, Attilio; Spanu, Pier Giorgio; Usai, Alessandro; Zucca, Raimondo (a cura di). Tharros Felix 4. Roma, Carocci editore. pp. 323-350; c.  F. LO SCHIAVO, Forme di contenitori di bronzo e di ceramica: documenti ed ipotesi, in P. BARTOLONI, L. CAMPANELLA (a cura di), La ceramica fenicia di Sardegna. Dati, problematiche, confronti, Roma 2000, pp. 207-23; d. P. Bernardini, Nuragici, Sardi e Fenici tra storia (antica) e ideologia (moderna), 2007, Sardinia, Corsica et Baleares antiquae, 5:11-30.
(3) Bartoloni, Piero (2005) Rotte e traffici nella Sardegna del tardo Bronzo e del primo Ferro. In: Il Mediterraneo di
Herakles: atti del Convegno di studi, 26-28 marzo 2004, Sassari-Oristano, Italia. Roma, Carocci editore. p. 29-43.
(4) C. Iaia, Fra Europa Centrale e Mediterraneo: modelli di recipienti e arredi in bronzo nell’Italia centrale della prima età del FerroBollettino di Archeologia Online, 1, numero speciale, 2010: 31-44
(5) Melis, Paolo (2011) Lo Scavo della Tomba II nella necropoli dell’Età del Bronzo di Sa Figu (Ittiri-SS). Erentzias, Vol. 1 , p. 101-117.
(6) R. Zucca, ANTIQUARIUM ARBORENSE, 1998, Carlo Delfino ed. 
(7) a. P. Bartoloni (2005) Rotte e traffici nella Sardegna del tardo Bronzo e del primo Ferro. In: Il Mediterraneo di Herakles: atti del Convegno di studi, 26-28 marzo 2004, Sassari-Oristano, Italia. Roma, Carocci editore. p. 29-43.; b.Mario Sanges e Fulvia Lo Schiavo, in AA.VV., L'Antiquarium arborense e i civici musei archeologici della Sardegna, a cura di Giovanni Lilliu, Silvana Editoriale, Milano 1988, p.169; c.  G. Maisola, Alcune osservazioni sulla romanizzazione della media valle del Cedrino. In:  L'Africa Romana. Trasformazioni dei paesaggi del potere nell'Africa settentrionale fino alla fine del mondo antico. Atti del XIX convegno di studio (a cura di) M. B. Cocco, A. Gavini, A. Ibba. Volume terzo. Roma 2012, pp. 2761 - 2777; d. M.  Guirguis Ceramica fenicia nel museo archeologico nazionale 'G. A. Sanna' di Sassari., 2004, Sardinia, Corsica et Baleares antiquae, Vol. 2 , p. 75-107. e. A. BONINU, Vaso a corpo lenticolare, in CAPRARA (a cura di), Sardegna centro-orientale, 1978, cit. pp. 129-30; f. G. Ugas, Nuraghi, Shardana, scrittura ed altre questioni, 07.07.2012; g. G. Sanna, L'alfabeto nuragico. Aggiornamento (al 2011): poche le sorprese12.02.2012
(8) P. Bernardini, Emporikòs kolpos. I Fenici nel golfo di Oristano, Atti del Congresso"Oristano dalle origini alla IV Provincia", 20 -24 ottobre 2004,, 2011, Carrocci editore  S.p.A., Roma, pp. 309-342. 
(9) Zucca, Raimondo (2005) Rapporti tra fenici e cartaginesi e i sardi del territorio di Santu Lussurgiu. In: Mele, Giampaolo (a cura di). Santu Lussurgiu: dalle origini alla "Grande Guerra", Nuoro, Grafiche editoriali Solinas, Vol. 1: Ambiente e storia. p. 109-118.
(10)  M.A. Fadda, Tuffi di archeologia nuragica. In Atti 2 incontro nazionale di Archeologia Viva . Giunti Firenze 1999 
(11) A. Belladonna, http://monteprama.blogspot.it, a. Fiasca del pellegrino con lettere: davvero sono latine?, 23.04.2013; b. La fiasca del pellegrino del villaggio nuragico di Ruinas (Oliena), 25.04.2013; c. Fiasca di Ruinas (Oliena): il mistero si infittisce, 26.04.2013. 
(12) Giovanni Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, Illisso editore, 1966
(13) W. M. Flinders Petrie, ILLAHUN,KAHUN AND GUROB 1889-90, London : David Nutt, 1891
(14) A. Belladonna, Kahun: ancora sul proto-sinaitico fuori dal Sinai, 29.05.2011, http://gianfrancopintore.blogspot.it
(15) C. Gallorini, Incised-Marks-on-Pottery-and-other-Objects-from-Kahun-I-London-1998
(16) Romina Saderi, Foto del giorno: Gurob ship, http://monteprama.blogspot.it, 29.052013