lunedì 10 giugno 2013

La Mondadori non parla sardo

di Nanni Falconi

Custu articuleddu est una tradutzione dae su sardu. Pro chie lu cheret lèghere in originale, custu est s’acàpiu.

Anche se mi piace sentirlo mentre dice di quanto sia importante il mio lavoro di scrittore in lingua sarda, mi sembra che Roberto Bolognesi abbia esagerato.

Sarebbe stato sicuramente un bene se il leggermi avesse portato i politici sardi al risultato che egli  auspica, ma non credo che il solo leggere “su cuadorzu” li faccia ritornare indietro dal loro sciagurato essere.
Male non farebbe ai nostri politici saper parlare, leggere e scrivere in sardo. Gli dò ragione in questo, li avrebbe portati a una diversa consapevolezza, più mirata al bene dei sardi di quanto non lo sia adesso. Forse non sarebbero stati giorno dopo giorno con la faccia rivolta a Roma, sempre in attesa di chissà cosa.
Gianluca Floris ha scritto un bell’articolo sulla cultura sarda. Dice che essa non riesce a uscire fuori dalla Sardegna per conquistare il mercato globale cosi come fanno le culture egemoni e dominanti.

Purtroppo la Mondadori, parlando di editoria, non parla in sardo e non è nemmeno sarda. E non lo parlano nemmeno Einaudi e Laterza, e altre che dominano in Italia. E nemmeno Sellerio lo parla, anche se lavora in un’isola come la nostra. Quando noi parliamo di cultura, prima di darci la zappa sui piedi, dobbiamo pensare che non abbiamo il controllo dell’industria culturale in nessun campo.
Quello che produciamo in Sardegna, per poter uscire dall’isola, ha bisogno dell’industria culturale continentale.Forse  ne abbiamo bisogno anche per poterla fare qua da noi.

La nostra debolezza è questa, non certo la capacità di rinnovare le espressioni culturali del passato.

Spesso si parla della Catalogna come esempio di una minoranza linguistica da imitare, ma non c’è nessuno che dica che i Catalani sono i padroni dell’industria culturale spagnola. Gli affari sono affari e se c’è il tornaconto loro pubblicano in catalano così come nella lingua statale spagnola. E’ molto facile essere patrioti a casa loro.