martedì 25 giugno 2013

Le fortune del proto-sinaitico: i primi passi.

di Atropa Belladonna

La prima iscrizione in alfabeto proto-sinaitico la scoprì Edward Henry Palmer nel 1868 (1), oggi è classificata come "SINAI 348". Palmer ne fece un disegno (Figura 1) ed un calco (oggi conservato al British Museum). L' iscrizione è andata perduta, non sappiamo neppure con esattezza se fosse su una roccia o su qualche altro supporto. In base al calco, Gardiner  cambiò in alcuni tratti il disegno di Palmer e la pubblicò nel suo lavoro del 1916 (2a).
Figura 1: la prima iscrizione di proto-sinaitico descritta nel 1868 da Palmer (a sin. il suo disegno), dal sito minerario di turchese di Wadi Magara (1). Al centro il disegno, modificato in base al calco dello stesso Palmer, eseguito da Gardiner (2). A destra, una mappa della regione, nel Sinai, da questo sito

SINAI 348 fa parte del corpus storico di 30 iscrizioni (numeri dal 345 al 380), una decina delle quali pubblicate per la prima volta nel 1906 da William Flinders Petrie che scavò a Serabit-el-Khadem nel 1904-1905(3). Petrie ipotizzò che le iscrizioni fossero alfabetiche, ma non le decifrò, e le mise in coda alla serie di iscrizioni egizie di Serabit-da cui la numerazione. Curiosamente fu proprio Petrie, che le aveva segnalate come una nuova forma di scrittura alfabetica, a dissociarsi in seguito da questa posizione: "The later discovery of highly developed Phoenician writing at Byblos of 1300 B.c. [Ahiram's sarcophagus etc., which actually dates from the tenth century. B.S.], finally puts out of court that the Sinai writing was a precursor of the Phoenician. It is merely a local barbarism"(1). 

Figura 2 Una delle sculture della dea bovina al tempio di Hathor  (si notino le grandi orecchie ed il viso puntuto) di Serabit-el-Kadhem, nei pressi delle miniere di turchese. 

Nel suo seminal work del 1916, Gardiner riprese le 11 iscrizioni (fig. 1 e 3-6) scoperte da Palmer e Petrie (SINAI 345-355) + una di poco successiva, la 347a. Fu proprio Gardiner a crackare, per lo meno in parte,  il nuovo codice, grazie soprattutto alle quattro iscrizioni su statue, rinvenute nel tempio di Hathor a Serabit-el-Khadem (1, 4) (figura 2). La più famosa tra le quali è la sfinge con iscrizione bilingue, SINAI 345 (figura 3), con  il nome della dea Baalat, apparentemente equiparata ad Hathor. 
Gardiner capì il principio acrofonico ed ipotizzò che le lettere del proto-sinaitico derivassero dai geroglifici egizi, tramite un processo di  "riconoscimento dell' oggetto descritto col geroglifico-ridenominazione di esso in lingua semitica-definizione della lettera corrispondente per acrofonia". 
Sethe arrivò in modo indipendente e negli stessi anni a conclusioni analoghe (2b). 


Figura 3. La sfinge in arenaria di Serabit-el-Khadem, tempio di Hathor. A sin.: la scritta bilingue; in alto, in geroglifici egizi, "Mry Hthr mfkat" (beneamato di Hathor (signora) del turchese); sotto, la scritta in proto-sinaitico, "M'ah b'ol(t)" (beneamato di Baala(t) (si noti però che la T non c'è, quindi potrebbe essere semplicemente Baal ). A destra, scritta in proto-sinaitico sull' altro fianco, solo parzialmente decifrata "......l b'olt (a Baalat) (1). In realtà il significato della sequenza completa ancora sfugge agli studiosi. 

Figura 4. La statua-blocco di N'am, capo minatore, rinvenuta nel tempio di Hathor (1,4). In basso viene illustrata la direzione variabile della lettura, con i blocchi delle tre parole.

Figura 5. Le altre due statue scritte in proto-sinaitico rinvenute nel tempio di Hathor. SINAI 347 reca la scritta TNT, 347a le due lettere LB ed una parte erosa. 

Figura 6. Le rimanenti 7 iscrizioni facenti parte del corpus iniziale del proto-sinaitico pubblicato da Gardiner nel 1916 (1).Si notino elementi non semitici in alcune iscrizioni: es. 345 è una iscrizione bilingue, e in 351 vi è una rappresentazione geroglifica del dio egizio Ptah. Butin così commenta: "We do not have to determine why the occupant ornamented the stela with a representation of Ptah; he had his reasons. The religious aspect of daily life had not been divorced from purely material requirements. Outside the temple proper, religious themes are found constantly on the Egyptian monuments of  Serabit." (2c).  

Fu così, con questo piccolo corpus di 11 iscrizioni  raccolte al volgere del XX secolo, che iniziò il percorso  fortunato del proto-sinaitico, così battezzato da Albright nel 1926: se si pensa che ancor oggi praticamente nessuna iscrizione è stata decifrata in modo univoco, tale fortuna è sorprendente. Anche perchè a tutt'oggi i testi raggiungono un numero non superiore a 40,  tutti incisi su arenaria locale. Nel 1988, quando Sass scrive la sua rassegna, parla di centinaia tra libri e articoli già scritti sul tema. 

Nel 1929 venne fuori prepotentemente l' alfabeto cuneiforme ugaritico e nello stesso anno il coccio di Gezer diede inizio all' altra faccia della medaglia: la storia del proto-cananaico, da subito considerato il missing link tra lo script proto-sinaitico e l' alfabeto fenicio. Pochi anni dopo (1936)  fu scoperta in una tomba del Bronzo Medio II (2000-1550 a.C.) la famosa daga di Lachish (1) (figura 7).  Con una buffa espressione, Sass scrive "The minute Gezer sherd discovered in 1929, which showed three letters that resemble the Proto-Sinaitic script, aroused interest in inverse proportion to its size." Inutile dire che anche qui quanto a decifrazione siamo ancora in alto mare. Ma di questo riparleremo. 
Figura 7. Alcuni tra i primi documenti in proto-cananaico scoperti (1). Si noti la marcata componente pittografica, come la testa per rappresentare la lettera resh e la mano per la lettera kaph. La daga di Lachish fu rinvenuta in una sepoltura  del Bronzo Medio II (2000-1550 a.C.). Il coccio di Gezer (generalmente datato anche esso al Bronzo Medio) e la placca di Schechem, provengono da scavi ufficiali, ma da contesti più incerti dal punto di vista della datazione. 

Perchè il proto-sinaitico fu così fortunato, fin da quasi subito nonostante il piccolo numero di documenti?  Perchè nessuno o quasi lo classificò come pseudoscrittura, decorazioni, segni equivocati, grafemi senza significato, troppo variabile per essere scrittura, nonostante sia ancora sostanzialmente indecifrato? Eppure alcune scritte ci appaiono davvero, ad una prima occhiata, come disegni puerili e la variabilità del codice appare di certo, ai puristi degli alfabeti classici, come una "follia" (vd. alcuni esempi in figura 8). 
Non so rispondere: forse per la stretta associazione con la scrittura egizia; forse per l' aver trovato sul suo cammino studiosi come Petrie, Gardiner e Sethe; o forse fu decisivo l' aver rinvenuto un documento bilingue; o forse era, semplicemente, il momento giusto. 
Fu solo grazie alla fortunata storia del proto-sinaitico che il proto-cananaico ne ebbe altrettanta, in modo forse ancora più sorprendente, visto che la maggioranza dei reperti in questo caso provengono dal mercato clandestino, da ritrovamenti fuori contesto o da stratigrafie non definite.Anche se qui più che fortunata, la storia è fortunosa: io non credo che al proto-cananaico sia stato reso, ancora, ciò che merita. 
Figura 8. Alcuni esempi di scritte proto-sinaitiche rinvenute nel corso delle spedizioni successive a quelle di Palmer e Petrie (1, 2f). Sass esprime incertezze sulla natura proto-sinaitica dell' iscrizione 375c

Diversi reperti, scritti presumibilmente utilizzando gli stessi o affini codici alfabetici, sono spuntati in diversi siti egizi: da Wadi-el-Hol al Kahun, da  Deir-Rifah ad Elefantina (5b,c). Nessun studioso, per quel che ne so, ha mai notato o commentato finora la sorprendente concordanza della sequenza TNT su SINAI 347 con una sequenza dello script dell' Età  del Bronzo delle isole Lipari (5d).  Di uno script legato al proto-sinaitico ed al proto-cananaico in Sardegna, su queste pagine parliamo invece continuamente. Per gli storici e gli archeologi è  invece come se, riguardo al Mediterraneo occidentale, l' Egitto si fosse trovato su Marte (non a portata di mano e affacciato pure lui sul Mare nostrum con una cultura che durò per oltre 3000 anni) e solo i traffici dei levantini ce lo avrebbero fatto conoscere, in epoca altrettanto poco definita. 

Oggi i temi forti del proto-sinaitico/cananaico (a parte un accordo sulla decifrazione e la definizione del codice) sono parecchi: il dibattito continua, e noi lo riprenderemo su queste pagine. Nuovi reperti, soprattutto dall' Arabah e dall' Egitto, lo hanno fatto ripartire alla grande. Ecco alcuni punti in discussione:
i. Nel proto-sinaitico, o scritture affini, fuori dal Sinai (5), vi sono scritte talmente contaminate dallo stile egizio, che alcuni studiosi le classificano come "ieratiche con segni intrusivi" (1) mentre per altri sono scritture alfabetiche semitiche ancora molto influenzate dallo script egizio (4a) (vd. esempio in figura 9).



Figura 9: il coccio della Valle delle Regine (1, 4a), classificato come scrittura ieratica con segni intrusivi da Sass (1), e come scrittura alfabetica semitica da Goldwasser (4a); a dx. mappa che mostra la localizzazione della Valle delle Regine (Alto Egitto), da questo sito  . 

ii. La derivazione delle lettere alfabetiche dai geroglifici egizi, seppur generalmente accettata, non è scevra di problemi (4b); alcune lettere sembrano non avere un corrispettivo egizio certo (come la shin, la kaph a "mano aperta" ed altri segni indecifrati); 

iii. le scritte del Sinai, in diversi casi, sono lunghe e complesse e sembrano testimoniare una fase avanzata dello script, non gli inizi incerti di una nuova scrittura;

iv. chi furono gli inventori? scribi esperti/personaggi semitici altolocati che capivano anche il sistema di scrittura egizio, o lavoratori comuni delle miniere ispirati dal contatto continuo con i geroglifici? (4a) . 

v. quale è la connessione delle scritte del Sinai con le scritte trovate nel cuore dell' Egitto, come Wadi-el-Hol, il Kahun, il Negev (5, 6)? 

vi. la scrittura alfabetica di tipo semitico nacque davvero nel Sinai oppure nacque nella terra di Canaan o in Siria? oppure in più luoghi, compreso il cuore dell' Egitto ed il suo sviluppo fu non-lineare, nello spazio e nel tempo? la datazione della daga di Lachish e di altri documenti al Bronzo Medio (7) ed il recente ritrovamento di oggetti scritti nella Siria del 2300 a.C. (8) fanno sorgere più di un dubbio. La lunga vita delle miniere di turchese del Sinai e le incertezze paleografiche non consentono di rispondere ancora a questa domanda. 

In generale Sass e Goldawasser rigettano il più possibile l' idea che nella Siria-Palestina vi possa essere stato un sistema scrittorio alfabetico precedente o contemporaneo al proto-sinaitico, fondamentalmente perchè questo metterebbe in discussione la modalità lineare di passaggio geroglifici-protosinaitico-protocananaico-protofenicio-fenicio. Anche per oggetti incontestabili dal punto di vista stratigrafico, come la daga di Lachish, Sass rimane dubbioso e scrive "non è affatto certo che sia proto-cananaico", lasciando di fatto questi oggetti nel Limbo. In realtà la questione rimane aperta. 

Infine ecco la tabella dei segni proto-sinaitici (non completa, i segni di incerta e discussa attribuzione come in 371, 364, 375c, vd. fig. 8, mancano del tutto), presa dal rif. 4b, con a fianco i possibili precursori geroglifici (4b, 5a). 

Petrie scoprì e pubblicò le iscrizioni in proto-sinaitico di Serabit-el-Khadem nel giro di pochissimi anni, dal 1904 al 1906. Di fronte a questo fatto  quanto fa male dover rilevare che, verso la fine del XX secolo e con tutti i mezzi di informazione che si hanno a disposizione, lo spillone nuragico scritto di Antas ha dovuto aspettare 20 anni per essere pubblicato

(continua)

(1) Sass, B. 1988. The Genesis of the Alphabet and Its Development in the Second Millennium B.C., Ägypten und Altes Testament 13. Wiesbaden:Harrasowitz
(2) a. Gardiner, A.H. 1916 “The Egyptian Origin of the Semitic Alphabet” Journal of Egyptian Archaeology 3(1) 1-16.; b.  K. Sethe, 1916 Der Ursprung des Alphabets, Nachrichten der koniglichen Gesellschaft der Wissenschaften zu Goettingen, geschaftliche Mitteilungen, 88-161; -, Die neuentdeckte Sinai-Schrift und die Entstehung der semitischen Schrift, Nachrichten der koniglichen Gesellschaft der Wissenschaften zu GOttingen, philologisch-historische Klasse, 437-475.c. Romain F. Butin, 1932, The Protosinaitic Inscriptions The Harvard Theological Review, 25: 130-203; d. Albright, W. F. , The proto-sinaitic inscriptions and their decipherment, Cambridge, Harvard University Press (Harvard Theological Studies, XXII), 1966, p. 17, testo 348; e. Hamilton, Gordon J. 2006. The Origins of the West Semitic Alphabet in Egyptian Scripts, The Catholic Biblical Quarterly Monograph Series, 40. Washington D.C.: Catholic Biblical Association; f. G. Hamilton, W. F. Albright and Early Alphabetic Epigraphy, Near Eastern Archaeology, Vol. 65, No. 1, The House That Albright Built  2002
pp. 35-42
(3) Petrie, W. M. F. 1906 Researches in Sinai London
(4) Goldwasser, Orly  a. 2011. "The Advantage of Cultural Periphery: The Invention of the Alphabet In Sinai (Circa 1840 B.C.E)." In Culture Contacts and the Making of Cultures: Papers in Homage to Itamar Even-Zohar, Sela-Sheffy, Rakefet and Gideon Toury, eds. Tel-Aviv: Unit of Culture Research, Tel Aviv University, pp. 255-321; b. 2006, Canaanites Reading Hieroglyphs. Horus is Hathor? - The Invention of the Alphabet in Sinai, Egypt and the Levant, Ägypten und Levante 16, pp. 121–160.
(6) a. Gordon J. Hamilton, Huron University: London, Ontario (Canada), From the Seal of a Seer to an Inscribed Game Board: A Catalogue of Eleven Early Alphabetic Inscriptions Recently Discovered in Egypt and Palestine, 2010, Letter, http://bibleinterp.com/PDFs/SealOfASeer.pdf; b. Stefan  J. Wimmer, A Proto- Sinaitic Inscription in Timna/Israel: New Evidence on the Emergence of the Alphabet, Journal of Ancient Egyptian Interconnections, 2010, 2, 1-12; c. Colless, Brian E.. Proto-alphabetic inscriptions from the Wadi Arabah.. Antiguo Oriente 8 (2010) 75-96.
(7) Attardo Enzo, Utilità della Paleografia per lo studio, la classificazione e la datazione di iscrizioni semitiche in scrittura lineare. Parte I: Scritture del II millennio a.C. in Litterae Caelestes, 2007,  2: 149-202
(8) Glenn M. Schwartz, Early Non-Cuneiform Writing?: Third-Millennium BC Clay Cylinders from Umm el-Marra. In: S. Melville and A. Slotsky (eds.), Opening the Tablet Box: Near Eastern Studies in Honor of Benjamin R. Foster, Leiden: Brill, 375-95, 2010