martedì 18 giugno 2013

Quei medicastri nuragici della Prisgiona

di Stella del Mattino e della Sera

Mi spetta sempre di pelare le gatte.
Arrivatami via etere da Atryx la seguente nota, annotata dalla nota 36 di pagina 102 di "Simbolo di un simbolo. I modelli di nuraghe".*
Parlasi ivi di un vaso dal nuraghe La Prisgiona di Arzachena. Esso fu in passato mela della discordia e arrivò al ministro Bondi mercè la petizione sulla scrittura nuragica.
Mostrolo  in disegno naturalistico di G.S. con i "segni forti" evidenziati da una parte, che è la destra:
Ecco come gli Ermeneuti rendono il racconto per immagini. "E' probabile che, più che per la preparazione di un decotto il recipiente servisse ad ottenere una sorta di antidoto contro il veleno (indicato dal serpente) ottenuto forse con una pianta particolare (un papavero come quello riprodotto) inebriante e funzionale a non far sentire il dolore."*

Che è altresì strano perchè in Sardegna non esistono i serpenti velenosi. 

In un certo periodo che non so più quando è ma di certo prima di questa magic box di terracotta, la Sardegna si staccò dal Resto del Mondo e le vipere ci rimasero molto male.
Perchè: l' infausto evento le aveva colte impreparate, non si erano ancora evolute!
"Che modi sono questi"? protestarono discretamente inviperite.

Ciònondimeno i Nuragici sentirono il bisogno di mettere per incisioni la loro ricetta di un antidoto contro i serpenti velenosi (hai visto mai che  non li introducessero i Fenici che già avevano portato dentro l' Hemorrhois hippocrepis). 
Ingrediente princeps della prodigiosa medicina era il papavero, magistralmente rappresentato accanto all'  insidioso ofide: come a dirgli, "adesso ti sistemo linguaccia biforcuta".

Non si capisce perchè non l' abbian detto subito a Bondi anzichè tergiversare per 9 mesi. 

E gli altri segni? orsù ricostruiamo! Il segno "cornimorfo" (*) è una padella per la deposizione secondaria dell' intruglio. Questo è molto facile e non si capisce come gli Ermeneuti non vi siano arrivati. Forse una distrazione. 
Il farfallino sotto la padella sfugge invece ad ogni piú ottimistica visione, del futuro o del passato.

Le aste: é probabile che  rappresentino i 6 giorni della cura: i primi 3  sono "d'urto",  prevedono 5 somministrazioni nelle 24 ore (5 tacche). 
Gli ultimi 3 giorni sono in discesa, ma per sicurezza si va avanti con una monodose pro die. 

La seconda padella rappresenta che il paziente dopo i sei giorni di terapia è fritto. 

Per fortuna che di serpenti velenosi non se ne avvistavano sull' Isola da decinaia di migliaia di anni. Anzi diciamo pure da che Isola era Isola.

Con questo brevetto di certo ai Nuragici non gli portavano  i morsicati da altri lidi del Mediterraneo compiendo l' ultimo tratto a dorso di mulo: il viaggio non valeva la pena per quella bella scoperta di una cura! 

Oppure i medicastri Nuragici non valevano niente come dottori ma sapevano fare i miracoli.

Oppure gli Ermeneuti hanno equivocato l´ordine segnico. Infatti: apprendo che il papavero può essere venefico verso il bestiame, "Various alkaloids are present in all parts of the plant; potentially poisonous to horses, cattle and sheep if eaten in large quantities, but unlikely to cause human poisoning."
Arguisco che nella società agro-pastorale e illetterata nuragica era potenzialmente destabilizzante per l' intera struttura economica!
Ergo la sequenza di cui sopra è probabile (circa al 90%) che riporti per sommi capi un racconto dissuasivo fatto al Toro Capobranco: "O tu, toro con il cravattino e la testa a padella,  indicativa di scarsa scaltrezza, astieniti dall' introdurre con la dieta preoccupanti quantità di papavero perché è più tossico di un serpente. Aè, ch'io non debba chiuderti  nel recinto con 15 nerbate! 
Mi pare altresí  una lettura più completa e esaustiva.

Altro non mi sovviene, direbbe il professor Pilloni.

*: Simbolo di un simbolo. I modelli di nuraghe, A cura di Franco Campus e Valentina Leonelli, Ara Edizioni, 2012. , pagina 102 (cit. ANGELA ANTONA, MARIA DOLORES MARINA CORRO, SARA PUGGIONI, Spazi di lavoro e attività produttive nel villaggio nuragico La Prisgiona in località Capichera (Arzachena), Africa romana, 18, 3, Olbia 2008 (2010), p. 1713-1734. )