giovedì 6 giugno 2013

Re Tut

di Piero Zenoni


Il libro scritto da Howard Carter, “Tutankamen”, apparve in 3 volumi, il primo datato 1923 (un anno dopo la scoperta della tomba), il secondo nel 1927, il terzo nel 1933. Un libro unico lo pubblicò Phyllis  J. Walker nel 1954, tradotto e pubblicato da Garzanti nel 1973, ristampato nel 1980 in una collana, “Il corso della storia”.
Nelle prefazioni egli parla della XVIII dinastia (1550-1291 a.C.) e del faraone eretico Akhenaton, che chiama Ekhnaton, parla del culto del dio unico Aton, prima ancora di realizzare la sua scoperta. Da sottolineare il fatto che contemporaneamente in Sardegna siamo all’apice della civiltà nuragica, e proprio in questo periodo essa ha avuto molti legami con l’Egitto.

Unendo il contenuto del libro con le attuali notizie fornite dal National Geographic, la rete e Discovery Channel, dove ci sono importanti novità sull’albero genealogico di re Tut (voluto da Zahi Hawass 2 anni fa, indagine eseguita da una collaborazione di scienziati egiziani, americani e italiani) si possono unire i pezzi di un puzzle che desta molto interesse.
Carter descrive la figura del re come “genero” del precedente faraone eretico Akhenaton, il quale portò la capitale d’Egitto da Tebe a Tell-El-Amarna, istituendo il culto di Aton dopo aver demolito gli dei della precedente religione politeista. 
Egli aveva un problema di successione: dalla regina Nefertiti, che pare fosse una principessa asiatica come Tiye, sua suocera, ebbe soltanto figlie femmine; la più anziana al tempo della sua morte era giovanissima; Mertaten a 15 anni col marito Smenkhkare regnò pochissimo, lui morì dopo poco tempo e scomparve insieme alla moglie. La seconda figlia morì nubile quando il padre era ancora in vita, la terza di nome Ankhesenpaaten, aveva sposato Tutankhaton, che divenne re, i loro nomi cambiarono da Tutankhaton in Tutankhamon e da Ankhesenpaaten in Ankhesenamon, venne reintrodotta  la vecchia religione e la capitale d’Egitto ritornò a essere Tebe.
Nei primi anni di regno Tut era poco più di un ragazzo, un’autorità doveva vigilare sul trono, costui era Ay (Carter lo chiama Ey), primo sacerdote, investito della carica di gran visir.
La moglie di Ay, Thi, era stata nutrice di Nefertiti, mentre una certa Maya era la balia di Tut. Ay successe al trono per 3 anni dopo la morte di Tut; Carter scrive che fu detronizzato dal generale Horemheb, oggi si dice che Ay fu assassinato, ma non in quali circostanze. Il resto è storia, dopo Horemheb ha inizio la XIX dinastia (1292-1189 a.C.) ramesside.
A questo punto Carter fa una riflessione: dopo la morte di Tut, la regina essendo discendente diretta di Akhenaton e Nefertiti (re Tut fu tale grazie al matrimonio con lei, ma vedremo dopo che non è solo per quello), aveva almeno 2 mesi di tempo per agire, cioè il tempo che intercorre tra la morte, imbalsamazione e sepoltura di Tut. Non avendo eredi (i 2 eredi erano morti neonati trovati mummie nella tomba di Tut), in segreto si mosse fuori dall’Egitto, dove grazie alla madre straniera e una sua sorella che andò in sposa probabilmente alla stessa corte, inviò una missiva al re Ittita, confermato negli archivi Ittiti di Bzakoi (Turchia) citando: mio marito è morto, mi è stato detto che voi avete figli in età adulta, mandatemene uno e io ne farò il mio consorte, egli regnerà sull’Egitto. La mossa era astuta, ma il re Ittita fortemente insospettito anziché mandare un figlio spedì al mittente una missiva che cita: dov’è il figlio del defunto? Che è successo di lui? A un messaggero occorrevano almeno 14 giorni per coprire il percorso tra i 2 paesi, era già passato un mese. La regina disperata scrisse nuovamente: perché dovrei ingannarvi? Io non ho figli, mio marito è morto, mandatemi uno dei vostri figli e ne farò un re.
Il re Ittita si decise e inviò il principe, che non arrivò mai a destinazione a sposare la regina, non se ne seppe più nulla, oggi si ritiene che sia stato ucciso da sicari di Horemheb, il quale per ironia della sorte morì senza eredi, lasciando il trono ad un altro comandante dell’esercito.
Resta questo suggestivo intrigo e il pensiero che, se il piano avesse raggiunto lo scopo, non vi sarebbe mai stato un Ramses il grande! 
Veniamo adesso alla conclusione odierna su re Tut, orchestrata dal sovraintendente egiziano Zahi Hawass, il quale oltre a far esaminare il DNA di diverse mummie, fa la spola dal museo del Cairo alla valle dei re, passando per Tell-El-Amarna e in altre località in cerca di indizi; nella tomba di Seti I trova che tra i nomi incisi di tutti i faraoni d’Egitto manca quello di Akhenaton, a Tell-El Amarna trova un blocco di pietra spezzato in due che rivela il nome di Akhenaton come padre di Tut, nel deposito-tomba detta KV55 nella valle dei re, scoperta da Davis nel 1902, trova nel sarcofago del presunto Akhenaton, malgrado il volto scalpellato, degli epiteti incisi riferiti al sovrano. Nel frattempo al Cairo i genetisti faticano a isolare il DNA di re Tut, contaminato dalla resina cosparsa nel sarcofago, alfine ci riescono, e da qui un successo dopo l’altro, si scopre che è figlio della mummia della tomba segreta KV55, identificata quasi con certezza come quella di Akhenaton ivi portata da Tell-El-Amarna.
Quindi non è come pensava Carter: Tut non divenne re solo perché marito dell’erede Ankhesenamon, figlia come detto di Akhenaton e Nefertiti, ma anche perché Tut stesso era figlio di Akhenaton, così la moglie era anche sorellastra, i 2 neonati imbalsamati trovati nella tomba di Tut sono morti probabilmente per problemi legati alla consanguineità dei genitori. Carter stesso ha ipotizzato una cosa del genere, data la incredibile rassomiglianza tra Tut e Akhenaton, ma non ne aveva le prove (pag. 218).
Le indagini genetiche si allargano a macchia d’olio, fino a stilare l’intero albero genealogico che copre 5 generazioni, partendo dai regnanti Yuya e Tuyu, il DNA svela essere i genitori di Tiye (KV35), regina e moglie di Amenotheph III, questi ultimi 2 generano Akhenaton, il quale con la regina Nefertiti generano Akhesenamon, poi col DNA si scopre la madre di Tut, (KV63), che risulta anch’essa figlia di Amenoteph III e Tiye, quindi sorella di Akhenaton, in definitiva i genitori di re Tut erano fratelli.
La Tac di re Tut svela che morì di cause naturali, una grave forma
di malaria, una necrosi ossea dopo una frattura del femore che causò verosimilmente una setticemia, inoltre aveva il piede sinistro equino, a un dito del piede mancava un osso e altri erano in necrosi impedendogli di camminare, nella tomba c’erano 130 bastoni e molti con segni di usura, vuol dire che re Tut camminava zoppicando, la famosa lesione cranica posteriore non era la causa della morte ma bensì un danno provocato dagli imbalsamatori.

Dopo questi fatti inizia la dinastia ramesside con Ramesse I, subito seguito da Seti poi da Ramesse II e le conseguenti guerre con i popoli del medio oriente, la coalizione ittiti-popoli del mare, riportato nelle cronache dei papiri di Harris, nei templi di Medinet Habu e Abu simbel, guerre seguite da quelle di Ramesse III sempre con gli stessi popoli.
A questo punto ci si domanda: le grandi guerre nate nell’epoca ramesside sono causate dal cambio di guida nell’impero egizio con la XIX dinastia? Forse il cambio non era gradito agli altri popoli confinanti in asia minore, e senza dubbio tutto ciò ha avuto un ruolo, gli interessi degli ittiti e popoli del mare erano mutati, generando contrasti poi sfociati nella guerra, e a vedere da vicino, nella coalizione dei popoli del mare citata nei testi c’erano anche gli shardana nominati ovunque, che ruolo hanno avuto in tutto questo? Sono stati versati fiumi d’inchiostro, è noto che l’accademia sorvola sull’argomento, eppure in Egitto si prende molto in considerazione la cosa, che meriterebbe uno studio approfondito.
E’ probabile che i delicati equilibri della XVIII dinastia verso gli altri popoli, dopo la morte di re Tut siano stati alterati proprio da Ramses II in poi, avviando lentamente l’Egitto verso la decadenza.