martedì 11 giugno 2013

Villamassargia: il 'protocananaico' per un altro santo nuragico della Sardegna

di Gigi Sanna

                                                  Fig. 1                                                                       Fig. 2. Resti del nuraghe

 Nel 2009 è stata rinvenuta in territorio di Villamassargia, nei pressi del Nuraghe Santu Perdu (1) alle porte del paese (v. fig.2), una pietra di arenaria (misure cm 35  x 24  x 10)  recante dei segni di scrittura nella parte superiore e per tutta la sua estensione. Tutte le lettere, disposte su di una precisa  immaginaria linea orizzontale,  appaiono molto chiare, profondamente incise e armonicamente distanziate le une dalle altre. Ma non tutte risultano della stessa grandezza perché tre di esse (v. più avanti) sono molto più piccole.
   Riteniamo che a buon diritto la scritta possa  annoverarsi tra quelle più interessanti per calligrafia e ductus di tutto il corpus della  scrittura nuragica

1. Tipologia alfabetica e valori dei significanti.  

   La scritta, anche ad un'analisi superficiale, compare subito con i caratteristici segni protocananaici (v. fig. 3) cioè con quei segni, noti (2)  anche in territorio siro-palestinese, che si distinguono (v. fig.4 e 5) per il mix di lettere alfabetiche arcaiche (pittografiche e non) sia  di un  periodo molto  antico (XVIII -XVII secolo a.C.) sia di un periodo più recente (XIII -XII secolo a.C.).  

Fig.3                                                                                   Fig.4. La coppa di Lachish


Fig. 5. Punta di freccia, di provenienza incerta siro-palestinese, venduta all'asta  in America, con caratteri protocananaici del XII -XI secolo a.C.. Si noti la consonante taw, il numero 'tre' della divinità yhwh e quindi le due consonanti (che qui particolarmente interessano) 'ayin e zayn.

Compare quindi secondo quel mix che, con altri aspetti peculiari ancora, fa parte, senza che ormai  sussistano più dei dubbi, del modo inconfondibile di scrivere dei nuragici; modo che si è illustrato con abbondanza di esempi e di riferimenti durante la presentazione di quella che è stata chiamata la 'griglia di Sassari' (3).
   Detta griglia, oltre al mix prevede - come ormai tante volte si è detto - l'agglutinamento (in legatura o in nesso), la numerologia , la 'variatio' dei segni. Soprattutto l'agglutinamento compare quasi come una 'regola' (4) imposta dalla o dalle scuole scribali dell'Isola.
   A partire dalla sinistra (v. trascrizione alla fig. 3) si nota la presenza di una lamed iniziale, di  una shin con orientamento verticale/ obliquo (5), di un agglutinamento dato dalla consonante 'aleph che con il suo lungo (più lungo) corno sinistro (6) piegato sulla destra forma la consonante velare sonora, ovvero la gimel. Fenomeno questo di agglutinamento che ha un riscontro preciso nel coccio del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore e, naturalmente, nei pugnaletti nuragici (7) a cosiddetta 'elsa gammata'.
   Dopo i due segni agglutinati 'aleph/gimel compaiono tre minuscoli segni, dei quali gli ultimi due ancora agglutinati, e cioè una 'ayin e una nun. La prima delle tre consonanti non risulta ben visibile ma, anche da ciò che si dirà in seguito, essa non può essere che una sade.
  E' appena il caso di far notare che la piccolezza dei segni non è accidentale o dato riferibile a puro gusto calligrafico. Essa allude ad un dato scrittorio molto semplice, escogitato dallo scriba per rendere più 'leggibile' il testo: con quell'espediente si è voluto avvertire l'eventuale lettore che la sequenza dei segni dà un testo tripartito sotto l'aspetto lessicale . La prima voce  è data dalla lamed + dalla shin + dall' 'aleph e dalla gimel (queste ultime agglutinate), la seconda da una sade +  da una 'ayin + da una nun, la 'terza'  infine  da  una shin + da una yod +  da una zayn e  da una 'ayin. L'ultima consonante è omofona ma non di forma eguale alla consonante 'ayin agglutinata con il serpentello (la lettera nun). 
   Ora, se si considera la strategia compositiva della scritta, cioè la  disposizione ternaria sintattica e i nove segni (8) consonantici, si comprende agevolmente il dato della presenza della numerologia nuragica che ossessivamente (9) propone i numeri nove e tre, ovvero il numero dodici che è il simbolo della luce (10). In altre parole  propone nascostamente il simbolo della divinità luminosa ovvero yhwh.
  Quindi possiamo dire che tipologia alfabetica, pittogrammi e segni schematici lineari  in mix, numerologia,  agglutinamenti e fantasioso accorgimento della 'puntuazione' a rebus, rendono indiscutibile l'identità della scritta del Nuraghe Santu Perdu di Villamassargia. Nessuno potrebbe mai permettersi di dubitare di un documento scritto di una tale limpidezza (11), dove ogni elemento, pur con la solita possibilità di 'variatio' dei significanti, concorre ad inserirlo, con estrema facilità, nel corpus di quella  scrittura che presenta e quasi  'pretende', continuamente , quei costanti requisiti.
    Ma perché non sussistano dubbi di alcun genere riguardanti la paleografia, cioè le tipologie alfabetiche presenti nella scritta, si considerino le due forme differenti della consonante shin, ovvero la seconda e l'ottava lettera presente nella sequenza a partire dalla sinistra della pietra. Si nota subito che entrambe costituiscono lo stesso segno ma con il secondo orientato di 90 gradi a destra rispetto al primo e caratterizzato da una maggiore grandezza e leggiadria nella forma (e si vedrà più avanti il perché).
    Detta lettera,  così orientata,  ricorre altre volte nella scrittura nuragica  come si può vedere nell'altare cananaico di Zeddiani (v. nota 5), nel coccio del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore (12), nel masso rinvenuto nella località di Trobigitei in Ussassai (13), nella tavoletta A3 di Tzricotu di Cabras (14) e nel concio di Orani (15) .
  Offriamo, per comodità dei lettori, una tabella della tipologia della lettera shin ricorrente nei documenti della scrittura nuragica collocando e mettendo in evidenza sulla destra le forme che riguardano quella presente nella pietra di Villamassargia, in guisa di 'esse' latina.      
Fig.6

2. Il significato della scritta. Nomi di santi e 'nuraghi' santuari della Sardegna.


   La sequenza ordinata della scritta, composta in tutto da nove lettere, partendo con lettura dalla sinistra (16), è dunque la seguente:


L Š G 'A S 'A N Š Y Dh U/O


  Essa, suddivisa secondo il velato suggerimento grafico è : L  Š G'A / S 'A N /  Š Y Dh U.  Non costituendo la lamed iniziale niente altro se non la preposizione semitica 'per', otterremo l'espressione  לשאגצעןשיזו e cioè una chiara dedica con lessico sardo/semitico di questo tenore: per (ל) la celebrazione (שגא) di s'an ( צען) Šydhu/o (שיזו).


Di seguito analiticamente tutte le voci:

l : prep. ל

šg'a:
   verbo:  שגא (celebrare, accrescere, far diventare grande, ecc. ): v. V.T. Gb 8,11; con ל  Gb 12, 23; Gb 36, 24.

s'an :
   apposizione (forse voce del sostrato sardo). La voce sa'an, sempre con significato si 'santo', ricorre numerose volte nei documenti nuragici scritti (v. fig. 7) ed è costantemente apposizione di il 'el/il/ili  yhwh oppure dei figli divini di questi.
Fig. 7

sydhu/o:
    la  consonante finale, ovvero l' 'ayin, è evidentemente una  'mater lectionis', cioè  una consonante semitica adoperata con valore vocalico per un nome non semitico come è quello di Sidhu/o (17). 
  Sidhu/o è il nome evidente del personaggio detto 'santo'. Se così è, come sembra essere, ci troviamo di fronte ad  un altro dei santi sardi, cioè al nome di uno dei principi o 're' sardi di origine divina della cui attestazione e presenza  ci si era resi conto subito, in seguito alla decifrazione delle tavolette di Tzricotu di Cabras, sigilli che recano il praenomen, il nomen ed il cognomen (18) di ben sei sovrani sovrani 'g(i)g(a)h(an)loy' (giganti) sardi. Quei  sigilli che si mostrano, ormai senza dubbio alcuno, appartenenti ai personaggi 'santi' effigiati nelle famose statue dei 'Giganti' di Monte Prama del Sinis di Cabras (v. fig. 7) e, una volta, sepolti in quelle che, ancora oggi, si chiamano 'tombe di Giganti', ovvero nelle monumentali tombe di famiglia sparse, come si sa, un po' dovunque nell'Isola (v. fig. 8).
   Il nome Sydhu/o non ricorre, come Gayn-y (19) e Lephis-y (20), tra i santi non 'santi' (21) celebrati nella Sardegna odierna, ma ricorre invece nell'onomastica sarda e particolarmente nell'area centro - meridionale dell'Isola. L'onomastica sarda odierna non viene coinvolta solo dalla voce antica šidhu/o ma anche  dai  praenomina  'y'ago/uboiko/u  presenti nelle tavolette sigillo A3 di Tzricotu di Cabras (22)  La fama di 'santità', derivante dall'essere essi sempre e comunque figli del Dio, evidentemente non fu tanto grande da far superare loro i secoli, come avvenne per Santu Gayne e Santu Lephisy (> Ephisy), e da poter passare quindi,  con riti e forme diverse di culto, in epoca cristiana. 
   Ma il cognome di Siddu  diffuso  in quella particolare zona della Sardegna (e in questa c'è anche la 'villa' di Villamassargia) dimostra che da tempi remotissimi, come del resto ancora oggi, era costume dare alle persone il nomen del santo protettore del luogo.
    Ora, stando al fatto che il ritrovamento è stato fatto nei pressi del Nuraghe Santu Perdu non si può escludere - come sembra  dimostrare il nome cristiano dato successivamente al nuraghe - che il monumento, con una denominazione necessariamente diversa, fosse dedicato a San Siddu e portasse quindi il suo nome (Santu Siddu, Siddu, Nuraghe Siddu). In questo caso uno scriba sacerdote con quell'iscrizione, certamente nascosta ai più (23), aveva voluto rendere 'potente', anche e soprattutto con la sacralità della scritta e non solo con il superbo monumento (ugualmente anche se diversamente 'scritto'), il santuario nuragico degli abitanti di Villamassargia. 

                               Fig.8.                                                                               Fig.9. Tomba di Giganti di Medau di Fonni 

 Note e indicazioni bibliografiche 

1) Il nuraghe Santu Perdu è un monotorre (fornito di un'altra torre aggiunta e con mura a  'tancato') risalente, come sembra, ad un periodo collocabile tra il XIII e il XII secolo a.C.. E' stato oggetto di due campagne di scavo, la prima delle quali fu svolta negli anni  '90 dagli archeologi P. Bernardini e A. Usai, come si evince dalla tabella illustrativa del Museo di Villamassargia. Non pochi dei manufatti  in materiale fittile rinvenuti nel nuraghe e nella torre aggiunta sono  presenti nelle vetrine del  museo. Ma i più attendono ancora d'essere catalogati e restaurati. La pietra iscritta, di  cui si parla nel presente articolo, fu trovata dal sign. Luciano Mura di Villamassargia e consegnata subito al detto Museo dove attualmente si trova collocata, ma senza informazioni di alcun genere.  
2) V. M. G. Amadasi 1999, Sulla formazione e diffusione dell'alfabeto; in Scritture Mediterranee tra il IX e il VII secolo a.C. (a cura di G. Bagnasco Gianni e F. Cordano). Università degli Studi di Milano, Istituto di storia Antica; 23 - 24 febbraio 1998 (Atti del Convegno), pp. 27 -51; E. Attardo, 2007.  Litterae Caelestes. Utilità della paleografia per lo studio, la classificazione e la datazione di iscrizioni semitiche di scrittura lineare. Parte I. Scritture del II Millennio. Center for medieval and Reinassance  Studies, UC Los Angeles, pp. 169 -180. 
3) V. G. Sanna, 2011, Scrittura nuragica: ecco il sistema. Forse unico nella storia della scrittura; in Monti Prama. Rivista semestrale di Quaderni Oristanesi, n.62, pp. 25 -38.
4) V. G. Sanna , 2011, Scrittura nuragica, ecc. cit. p. 30 e pp. 31 -35, figg. 5,1 -5,2 – 5,3 – 5,4 -5,5 – 5,6 -5,7 – 5,8 -5.9 – 5,10 -5,11 -5,12 – 5,13 -5,14.
5) Il riscontro formale maggiore (praticamente i due segni risultano identici) si ha nell'altare cananaico di Zeddiani (v. G. Sanna 2004,  Sardōa grammata. 'ag 'ab sa'an yhwh. Il dio unico del popolo nuragico, cap.6, pp. 299 - 302, figg. 33 -34.
6) Segno del Bue Api. V. G. Sanna, 2010, Influssi egiziano - Šardan? E il Toro Api ’Ak(u) ’Ab(i) cos’è?; in gianfrancopintore blogspot.com (9 aprile). Idem, 2012,  La scrittura nuragica e il corno asimmetrico del Faraone Ramses III. Tori 'celesti' divini e tori infernali; in gianfrancopintore blogspot.com (10 maggio).
7) V. G. Sanna, 2004, Sardōa grammata,.cit.  cap. 6, pp. 193 - 196; idem, 2012 Anfora con scritta di S'Arcu 'e is Forros. Garbini: in filisteo - fenicio. No, in puro nuragico; in gianfrancopintore blogspot.com (10 settembre).
8) Per la prima attestazione  di tale numerologia si veda G. Sanna, 2004, Sardōa grammata ecc., cit. passim; in part. pp. 147 - 179. 
9) Purtroppo l'archeologia isolana non intende, nonostante non decine ma centinaia di prove,  prendere ancora atto di un dato reale ed inconfutabile: che i nuragici non solo scrivendo, ma costruendo e scrivendo nello stesso tempo, rispettavano sempre i numeri 'sacri', cioè quei numeri (come il tre e i multipli di esso, il cinque e il sette) che rappresentassero simbolicamente le qualità della divinità (potenza, perfezione, santità ecc.). Per capire sino in fondo i monumenti sardi, i manufatti del culto e la scrittura in genere (anch'essa organica a quel culto), bisogna sempre contare. Non si può ad es., senza tener conto dei numeri, intendere appieno  la sacralità (la 'scrittura') del Pozzo sacro di Santa Cristina di Paulilatino o il focolare rinvenuto all'interno della camera interna del Nuraghe Funtana di Ittiri; così come non si possono, per lo stesso motivo, intendere completamente i testi dei sigilli di Tzricotu di Cabras o della Stele di Nora o dell'anello sigillo di Pallosu di San Vero Milis.  Bisogna  tener presente il dato più nascosto ma per questo il più importante dell'espressione per simboli dei nuragici.    
10) La voce  NR/NL può essere espressa in vari modi. Il più semplice è il motivo circolare che può essere dato dalla raffigurazione di un cerchio sul supporto o dal supporto stesso circolare (un disco lapideo, di creta, di metallo). Ma si può avere per somma di elementi (come in questo caso con i significanti e i significati della scritta) oppure per scrittura consonantica fonetica. Si veda a tal proposito il nostro recente articolo sulla pietra di Aidomaggiore con il crittogramma/tetragramma di YHWH: G. Sanna 2013, Aidomaggiore (Sardegna). Il tetragramma/crittogramma di YHWH per la prima volta nella storia della scrittura; in monteprama.blog (27 maggio); si veda anche G. Sanna, 2013, Caro Momo Zucca cun mimi non fruchis! (III); in monteprama.blog (3 maggio)
11) I dati epigrafici e paleografici (tipologia delle lettere, grandezza, forma e disposizione di esse, 'puntuazione' per contrasto segnico), simbolici (il numero nove ed il numero tre), contenutistici (il lessico semitico con l'iniziale consonante lamed in significato prepositivo, con la presenza dell'ormai  frequente apposizione  'sa'an (santo) e dello stesso nome del 'santo nuragico', che si aggiunge agli altri santi nuragici già da noi individuati), non credo possano lasciare il minimo varco a sospetti di sorta.      
12) G. Sanna, 2010,  Il documento in ceramica di Pozzomaggiore; in L. Melis, Jenesi degli Urim, PTM ed. pp. 153 - 168.
13) V. G. Sotgiu, Iscrizioni latine della Sardegna, p. 120, n.185. In realtà l'iscrizione, per diversi motivi, è palesemente nuragica. Di essa si parlerà diffusamente nel prossimo numero (n.65) di  Monti Prama. Rivista semestrale di cultura di Quaderni Oristanesi.
14) G. Sanna, 2004, Sardōa grammata, cit. cap. 4, pp.  94 -95.
15) G. Sanna, 2011, Nurdole di Orani. Decorazioni? No, scrittura potente (II); in gianfrancopintore blogspot.com (12 aprile).
16) Si ricordi che il nuragico presenta ampia libertà circa la direzione della scrittura: da sinistra a destra, da destra a sinistra, dall'alto verso il basso, circolare in senso orario e antiorario. La stessa famosissima  Stele di Nora, grazie ai due shlm laterali scoperti dalla dott. Aba losi e alla conseguente identificazione  di una terza lettura verticale (v. G. Sanna, 2009, La stele di Nora, Il Dio,il Dono, il Santo (The God. The Gift, the Saint, trad. ingl. di Aba Losi cit. pp. 74 -106), mostra questa ampia libertà. Non di rado, come nel caso della Stele norense, le tre letture rivestono senso simbolico religioso.
17) Sull'uso della cosiddetta 'mater lectionis' in periodo arcaico (XIII - XI secolo a.C.) v. AA.VV. 1999, Scritture Mediterranee tra il IX e il VII secolo a.C. (a cura di G. Bagnasco Gianni e F. Cordano), cit. . Dibattito. Interventi sulla relazione Amadasi, pp. 120 -134. Quanto alla voce 'siddu' essa viene interpretata  dai linguisti come derivata dal lat. SIGILLARE ( Wagner: DES,  a cura di G. Paulis, pp. 703 -704). Sembra evidente però, data l'antichità della scritta ed il periodo storico completamente diverso, che la parola sarda sia autonoma dall'influsso della lingua  romana. A nostro parere la radice deve considerarsi, con buona probabilità,  comune ad entrambe le lingue di ceppo indoeuropeo occidentale. Su questa comune appartenenza del sardo -latino, da noi da tempo ventilata, dati certi inoppugnabili riscontri (oggi cresciuti), si veda G. Sanna, Sardōa grammata,  ecc. cit. cap. 11, pp. 448 - 450.
18) G. Sanna, 2004,  Sardōa Grammata, ecc., cit. cap. 13, pp. 541 – 551, tabb. 2 -3 - 4.
19) G. Sanna,2013,  Un santo nuragico e uno spillo sardo - egizio per l'eternità; in momteprama.blog (28 aprile).
20) G. Sanna, 2009, La stele di Nora. Il Dio il Dono il Santo, ecc. cit. cap.3, pp. 88 -89.
21) G.Sanna, 2009, La stele di Nora, ecc. cit. cap. 3, p. 90 note 167 e 168.
22) G.Sanna, 2009, Sardoa grammata, ecc. cit. cap. 4,  pp. 117 -120.
23)  La pietra con la scritta  sicuramente non doveva essere visibile per i devoti. Le scritte nuragiche che via via vanno scoprendosi, soprattutto nei nuraghi o nei dintorni di questi, mostrano sempre il significato 'sacro', cioè inviolabile e magico, della scrittura arcaica dei Sardi sia del Secondo (età del Bronzo) che del Primo Millennio a.C (età del Ferro).. Essa tende a nascondersi oppure a 'mimetizzarsi' il più possibile, ora con l'uso di caratteri piccolissimi su supporti molto particolari (lo spillone di Antas di Fluminimaggiore) ora con incisioni molto sottili e poste nella penombra (scritte dei nuraghi  Aiga e Zuras di  Abbasanta) ora con il contrasto negato alla luce (scritta di Is Cuguddadas di Cardedu), ora con la difficoltà di venire a capo dei segni e dell'ordine della scrittura con accorgimenti vari (agglutinamenti in legatura o in nesso, segni pittografici e lineari in mix, numeri e simboli vari al posto delle parole, ecc.).
  Le stesse costruzioni monumentali sarde, lo abbiamo detto e ripetuto più volte, sono enormi rebus in pietra, con una 'grande scrittura' ma che nessuno paradossalmente 'vede' e pertanto 'legge'. Possiamo ormai dire che ogni 'cosa' scritta  ha l'impronta di una scuola scribale 'nazionale' (cioè diffusa in tutta la Sardegna) che tende sempre a tutelare, occultando il più possibile,  la natura del codice sacro della divinità, del tutto organico ad essa in quanto il dio è 'mani -festus', è significativamente  yh: c'è ma non si vede. 'Agita la mano' per farsi notare e individuare. Come la scrittura, appunto.