lunedì 29 luglio 2013

La fibula e i "falsi a priori"

Lo si sa già fin dal Giugno 2011, grazie ad una serie di analisi chimico-fisiche: la controversa Fibula Prenestina non solo è un reperto autentico, al contrario di quanto pensavano fior di epigrafisti, ma è autentica ed antica quanto il gioiello (ca. VII sec. a.C.) anche la riparazione, ritenuta fino a poco tempo fa una modificazione apportata in tempi moderni. E non è certo tutto, anzi il meglio deve ancora venire! alle prime analisi ne sono seguite altre ed ora, da oltre una anno, il responso è incontrovertibile: "[..]recent analytic techniques allow scientists to take into consideration smaller scraps of the surface of the object than they were able to do in the 80s. Specific observation by means of SEM (Scanning Electron Microscope) and consequent detailed physical and chemical analyses on the surface of small areas within the track of the incision showed the existence of micro-crystallization of the gold-surfacea natural phenomenon that can have place only in the course of centuries after the fusion. That is to say, the Fibula Praenestina as well as its inscription are genuine, and the marks and spots detected on the surface are the result of clumsy operations of cleaning and restoration realized by unskilled hands after the discovery of the jewel. There is no way that a 19th century forger could have realized such a forgery". 

Potete leggerla qui tutta la storia, sul numero dell' inverno 2012 di  "Etruscan news" (Newsletters of the American section of the Institute for Etruscan and Italic studies). Una storia ben nota nel mondo dell'archeologia e dell' epigrafia (ed anche degli appassionati, a dire la verità)

Apparentemente non nota a tutti però. Neppure agli epigrafisti di lingue classiche, che pure sarebbero nel loro campo.

Infatti questo oggetto è l' esempio paradigmatico che viene portato da Raimondo Zucca a sostegno della tesi che sì insomma, i documenti scritti nuragici in pratica potrebbero essere tutti dei falsi, delle imitazioni, eseguiti da personaggi che rimangono ignoti sia come identità che come motivazioni. "L’analisi del supporto di numerosi testi e le relative tecniche scrittorie rivelano, a giudizio di chi scrive, da un lato l’aggiunta recenziore su supporti vari anche antichi di grafemi (tratti sia da repertori, sia dalla celebre stele di Nora (ripresa ad verbum dal ‘testo’ di Orani e dal ‘testo’ di Allai),di vari codici scrittori 150"  
E la nota 150 dice questo: La storia dei falsi epigrafici è storia di longue durée. In generale sulle falsificazioni di iscrizioni si vedano le considerazioni di M. GUARDUCCI, Epigrafia greca, I, Roma 1967, pp. 487-501 e la celebre dimostrazione della falsificazione dell’iscrizione latina della fibula prenestina: EAD., La cosiddetta fibula prenestina. Antiquari, eruditi e falsari nella Roma dell'Ottocento, Roma 1980 («Atti della Accademia Nazionale dei Lincei. Memorie. Classe di scienze morali, storiche e filologiche», s. 8, vol. 24, fasc. 4); EAD., La cosiddetta fibula prenestina.
Elementi nuovi, Roma 1984 («Atti della Accademia Nazionale dei Lincei. Memorie». Classe di scienze morali, storiche e filologiche, s. 8, vol. 28, fasc. 2); EAD., Nuova appendice alla storia della «Fibula prenestina», in «Rendiconti dell’Accademia nazionale dei Lincei». Classe di Scienze morali, storiche e filologiche, s. 9, 2 (1991), pp. 139-146; EAD., Per la storia dell'Istituto Archeologico Germanico. 1. 1887: la Fibula Prenestina e Wolfgang Helbig, in «Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts (Römische Abteilung)», 92 (1992), pp. 307-313.
Per una lucida disamina delle motivazioni varie delle falsificazioni (in ambito delle iscrizioni iberiche) cfr. J. DE HOZ, Historia lingüística de la Península Ibérica en la Antigüedad. II: El mundo ibérico prerromano y la indoeuropeización, Manuales y Anejos de «Emerita», 51, Madrid 2011, pp. 434-436. La Sardegna vanta al riguardo una ampia tradizione che, pur rimontando al secolo XVI, diviene imponente nell’Ottocento (cfr. A. MASTINO, P. RUGGERI, I falsi epigrafici romani delle Carte d’Arborea, in L. Marrocu (a cura di), Le Carte d’ Arborea. Falsi e Falsari nella Sardegna del XIX secolo, Cagliari 1997, pp. 219-273). Fra i documenti falsificati di recente lo scrivente annovera i testi ‘etruschi’ di Crocores-Bidonì, in base al riconoscimento dei testi originari etruschi ricopiati con fraintendimenti. Sulla questione cfr. E. CARTA, Reperti archeologici o falsi? Allai, la procura chiude l'inchiesta: c’è un indagato, in «La Nuova Sardegna», 4 ottobre 2009, p. 26; G. PINTORE, I “falsi di Allai” fra giudizi così così e solidi pre-giudizi, gianfrancopintore.blogspot.com (5 novembre 2009); G. SANNA, Religione nuragica: l’origine dei presunti falsi di Allai. Il dio Anubi ('Jnp-w) e il dio YHWH ’ab šrdn, gianfrancopintore.blogspot.com."
(da: R. Zucca, "Storiografia del problema della ‘scrittura nuragica’" in Bollettino di Studi Sardi, Anno V, numero 5, dicembre 2012)

Peccato che la CELEBRE DIMOSTRAZIONE  avesse dimostrato il contrario di quello che in realtà è stato dimostrato oggi, con tecniche che scientifiche lo sono davvero e che dicono sì o no. Ciò significa una cosa sola: che quella precedente non era una dimostrazione, ma solo un' opinione.

Vi sono due aspetti in questa vicenda: 
i. l'atteggiamento ansioso, di rifiuto totale di dati inattesi o che non rientrino in un quadro che si ritiene già immutabile e definito, o comunque di dati considerati soggettivamente "inverosimili"; questo atteggiamento rallenta in modo oggigiorno non più accettabile l' avanzamento delle conoscenze in certi campi, dove basta la parola, il giudizio lapidario  di un "esperto" per bloccare qualsiasi indagine strumentale. Tale atteggiamento è contrario al concetto stesso di ricerca, che respira e vive del NUOVO;
ii. l' assunzione del "falso a priori" di fronte al dato anomalo ha spesso risvolti molto pesanti non solo per il buon nome delle persone, ma a volte perfino per la loro fedina penale: è possibile fidarsi dell' "occhiometro" a fronte di accuse di falsificazione di documenti? è possibile farlo ancora oggi, con strumenti sofisticati a disposizione? io credo proprio di no. E non è neppure accettabile, in nessuna società civile. 

A parte i documenti di Allai (un ottimo esempio di entrambi gli aspetti), affermo che del giudizio lapidario di un'anonima responsabile degli scavi a Tharros sul volto inciso a capo San Marco, un giudizio dato ad occhiometro, non so che farmene. Della sentenza di Zucca sul lusus degli operai nella rotella scritta del nuraghe Palmavera, anche essa emessa ad occhiometro, pure; per non parlare dell' opinione del Pittau, secondo il quale quei segni sono stati fatti casualmente da oggetti appuntiti nel sacco dove la rotella era stata gettata dopo il ritrovamento. Entrambi i giudizi (Zucca e Pittau) vengono dati con una leggerezza che sarebbe encomiabile al bar davanti ad un Crodino con patatine, ma che diventa quasi oscena quando vuole ammantarsi di scientificità. E ci è andata ancora bene: non fosse stata dietro una vetrina di museo, quella rotella, mi sarei verosimilmente beccata un'accusa come falsaria. Un oggetto del genere, rinvenuto in un contesto nuragico e che mostra un codice di scrittura che non può essere nè greco  nè cipriota nè fenicio  nè punico nè latino, va affrontato con ben altri metodi: che oggi grazie al cielo ci sono. 
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Aggiungo, con una grande amarezza: vedremo mai una Newsletters of the American section of the Institute for Nuragic studies ? o anche molto più modestamente un Institute for Nuragic studies? Credo di no, credo che non basterebbero neppure 1000 statue come quelle di Monte Prama per farlo sorgere