giovedì 8 agosto 2013

Popoli del Mare: quale presente?

Figura 1: sommario dei documenti egizi che menzionano i Popoli del Mare; le lettere di Amarna sono scritte in cuneiforme accadico. I testi egizi in realtà definiscono "del mare" solamente Sherden, Shekelesh, e Eqwesh (rielaborato da 1).

Negli ultimi anni l' archeologia sta riaffrontando, per fortuna, il problema dei Popoli del Mare, del ruolo che hanno avuto nella crisi della fine Età del Bronzo del Vicino Oriente e nei patterns innovativi degli inizi Età del Ferro (1,2) (in figura un sommario dei documenti egizi che li menzionano; le lettere di Amarna sono scritte in cuneiforme accadico).
Anche grazie alla complicità di nuovi ritrovamenti e delle scienze applicate (2,3), e grazie ad una accresciuta capacità, di alcuni ricercatori, di osservare e riconsiderare i dati archeologici  su scala globale, in un contesto ampio ed al di fuori di uno sterile schema lineare (4,5).  
In particolare mi riferisco ad un articolo apparso nel 2011 (5), dove Fabrizio Venturi (Università degli Studi di Firenze) fa osservazioni molto appropriate sul tema: se può essere vero che gli Egizi hanno esagerato la portata del fenomeno (forse per abbellire le proprie vittorie) ed alcuni studiosi pure, è anche vero che la negazione assoluta del fenomeno stesso è antiscientifica. I dati archeologici ed i dati epigrafici non possono essere ignorati:" [..] Alcuni studiosi come J.D. Muhly (1992) e S. Sherrat (1998) sono arrivati addirittura a negare l’effettiva esistenza di un fenomeno migratorio agli inizi dell’età del Ferro. La presenza in area levantina dei nuovi indicatori culturali sopra descritti sarebbe, secondo questa teoria semplicemente il frutto di un fenomeno legato a dinamiche commerciali nelle quali particolarmente attivo fu il ruolo dei mercanti ciprioti, i quali approfittando della crisi alla fine del XIII sec. a.C. costituirono una specie di monopolio delle rotte navali del Mediterraneo orientale. Tuttavia questo approccio all’analisi del dato archeologico, particolarmente in auge nei primi anni di questo decennio, a mio parere ha cancellato troppo presto i Popoli del Mare dalla storia. Al di là dell’evidente discrepanza tra le testimonianze archeologiche e la narrazione delle fonti egizie, i dati a nostra disposizione confermano senza ombra di dubbio l’esistenza di una generalizzata situazione di instabilità nel Mediterraneo orientale tra l’età del Bronzo Tardo ed il Ferro I, associata a marcati e repentini mutamenti nella cultura materiale. La distruzione e la ripianificazione urbana delle città si accompagna sempre alla comparsa di nuove classi di oggetti come la ceramica
da tavola, da cucina, i pesi da telaio, che dato l’uso comune e quotidiano non possono essere il frutto di attività commerciali, ma devono essere intese come produzioni locali. Questa rapida destabilizzazione della secolare cultura levantina rende plausibile l’ipotesi di un contributo esterno a questi processi evolutivi. Ma la complessa e variegata distribuzione degli elementi esogeni rende improbabile la tesi che tali processi fossero la conseguenza di un singolo evento migratorio con un punto di partenza (la Grecia continentale) ed uno di arrivo (la Palestina meridionale). È proprio tale natura composita suggerire un fenomeno assai più frammentato nel tempo e nello spazio.[..]" (5)

Quindi se è vero che il termine Popoli del Mare è moderno e che non solo gli Egizi hanno forse esagerato, ma anche studiosi della nostra epoca lo hanno fatto (estendendo ad esempio, la dicitura "del mare" anche ai Filistei, mentre gli Egizi scrissero questa locuzione solo per Sherden, Shekelesh, e Eqwesh) ciò non significa che non bisogna studiarli e che si debba metterci sopra una lapide: si rischierebbe di perdere e cancellare dalla storia un fenomeno che ha inciso, profondamente, sulla storia dell' area mediterranea.

Anzi, secondo me ora viene il bello, non per niente si pubblicano di nuovo articoli e libri sull' argomento. E come non ricordare, ad esempio, il frammento di vaso dal sito cipriota di Pyla-Kokkinokremos (stanziamento temporaneo dei Popoli del Mare di fine XIII sec. a.C.), attribuito a cultura nuragica e riparato in antico con piombo sardo (2,6)?

(1) Ann E. Killebrew and Gunnar Lehmann, The World of the Philistines and Other “Sea Peoples”, Introduction to: The Philistines and Other “Sea Peoples” in Text and Archaeology, 2013, edited by Ann E. Killebrew and Gunnar Lehmann, Society of Biblical Literature, Atlanta, Georgia
(2) a.V. Karageorghis, J. Karageorghis, L´Isola di Afrodite, Archeologia Viva, 2013, Nr. 159 pp. 40-53;  b. Sorin Hermon, A virtual restoration of a broken pottery vessel c. Gale, N.H. 2011. ‘Source of the Lead Metal used to make a Repair Clamp on a Nuragic Vase recently excavated at Pyla-Kokkinokremos on Cyprus’. In V. Karageorghis and O. Kouka (eds.), On Cooking Pots, Drinking Cups, Loomweights and Ethnicity in Bronze Age Cyprus and Neighbouring Regions, Nicosia.
(3) Kaniewski D, Van Campo E, Van Lerberghe K, Boiy T, Vansteenhuyse K, et al. (2011) The Sea Peoples, from Cuneiform Tablets to Carbon Dating. PLoSONE 6(6):e20232.
(4) J. Emanuel, Šrdn of the Strongholds, Šrdn of the Sea’: The Sherden in Egyptian Society, Reassessed, 63rd Annual Meeting of the American Research Center in Egypt  on April 27, 2012 in Providence, Rhode Island.
(5) Fabrizio Venturi,  I Popoli del Mare nel Levante e la documentazione archeologica: innovazioni culturali e dinamiche regionali, In: Da Tell Afis a Mozia, Byrsa, anno VIII, 15-16/2009 (2011) :55-76
(6) A. Belladonna,  Vaso nuragico a Pyla-Kokkinokremos, fine XIII sec. a.C., monteprama.blogspot.it 08.06.2013