lunedì 26 agosto 2013

Rimasti impietriti nei cippi di epoca romana

In questo post lascio parlare solo storici ed archeologi; riguardo ad un tema che considero di grande fascino ed interesse. Il mio contributo personale si limita al titolo del post ed alla sintesi delle didascalie. AB

Figura 1. Cippo antropomorfo da Bortigali, con schema a T del volto, ritenuto di tradizione nuragica. Da: A. Stiglitz, Un'isola meticcia: le molte identità della Sardegna antica. Geografia di una frontiera, Bollettino di Archeologia on line I 2010/ Volume speciale A / A3 / 3 

Figura 2. Cippo da Sedilo, oggi scomparso. Battista Frau, Che fine ha fatto "Foronto"?! , Da quasi cinquant'anni il mistero nasconde la sorte di una stele punico-nuragica, Logos, 2004. X.8, 15–19.

"In particolare quello di Sedilo, purtroppo definitivamente scomparso, è costituito da una lastra alta m 1,48 sulla cui faccia anteriore è risparmiato, in alto, un viso e più in basso è incisa una parola, Foronto, di non chiara attribuzione, per la quale si è ipotizzato di vedere il nome del defunto al nominativo o, in alternativa, quello di una divinità locale; questa attribuzione parrebbe rinforzata dalla resa del volto con lo schema a T, ritenuto di tradizione nuragica. Un secondo cippo di tipologia simile, ma anepigrafe, proviene dal vicino territorio di Bortigali (vd. figura  1, ndr) ; la funzione di coperchio di cinerario a cassetta quadrangolare in pietra e il contesto di rinvenimento sembrano riportare all’ambito cronologico qui considerato." Da: A. Stiglitz, Un'isola meticcia: le molte identità della Sardegna antica. Geografia di una frontiera, Bollettino di Archeologia on line I 2010/ Volume speciale A / A3 / 3 

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Figura 3. Sin. , cippo da Prammas, Sedilo; dx., testa di statua nuragica di Monti Pramma, Cabras. Da: A. Stiglitz, Un'isola meticcia: le molte identità della Sardegna antica. Geografia di una frontiera, Bollettino di Archeologia on line I 2010/ Volume speciale A / A3 / 3 

"Possiamo aggiungere che per alcuni dei cippi può essere avanzato un possibile riferimento a tradizioni più antiche, “letture dovute probabilmente ad alterità culturale",  come nel caso degli esemplari a capannina con resa degli occhi incisi a cerchiello e del naso a T. La suggestione è forte e credo meriti di essere approfondita, soprattutto a partire dagli occhi a compasso di un cippo da Sedilo, la cui impressionante somiglianza con la resa di quelli della statuaria nuragica di Monti Pramma di Cabras (fig. 10b)90, databile a un epoca non posteriore all’VIII sec. a.C., desta una certa curiosità e ci indirizza verso il permanere di tradizioni artigianali nuragiche tramandate nel tempo pur all’interno di modalità espressive ormai completamente e naturalmente diverse; in quest’ottica non senza significato pare il cognomen del defunto cui è dedicato il cippo, Nercau, appartenente a questa serie onomastica sarda di origine nuragica, che rafforza l’impressione del convergere nel cippo in questione di linguaggi diversi ma non separati, espressione di un gruppo portatore di una cultura caratterizzata dalla molteplicità di identità in reciproco dialogo. Nel caso specifico del nostro defunto i tria nomina, Quintus Volusius Nercau, oltre a chiarirne lo status giuridico e il ruolo sociale esemplificano la complessità dell’identità di questa comunità sarda di età romana."  
Da: A. Stiglitz, Un'isola meticcia: le molte identità della Sardegna antica. Geografia di una frontiera, Bollettino di Archeologia on line I 2010/ Volume speciale A / A3 / 3 


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"[..] Emerge dunque prepotentemente il tema delle persistenze nuragiche e puniche per cippi e stele con raffigurazioni umane. Giovanni Tore ha fornito un quadro geografico di sintesi (vd. figura  8, ndr) relativo ai siti della Sardegna con quelle che credeva le attestazioni di tradizioni o di sopravvivenze puniche nell' artigianato lapideo funerario di età romana: si può individuare innanzi tutto  la linea ad occidente del Gennargentu, tra Serdiana (Ioc. Campu Braxiu), Nurri (Ioc. Su Monte), Giara di Gesturi (Ioc. Bruncu Suergiu), Pau (Ioc. Pedra Pastori), Villanova (S. Antonio ed Is Cresieddas), Allai, Sarule (Ioc. Sa Morrica), Oniferi, Bortigali (Nuraghe Ponte\ Macomer (Ioc. Sauccu, Cunzadu de sa Pedra), Bonorva (Ioc. Calvias), fino a Torralba e ad Ozieri (Ioc. Sa Costa). Si segnala poi un concentramento nell'Oristanese a Cabras (Ioc. San Salvatore, Sinis, Sa Pedrera, Nuraghe Sa Tiria), Oristano (Ioc. Fenosu), Riola Sardo, San Vero Milis (Ioc. Bidda Maiore), Milis (Ioc. San Paolo, Nuraghe Cobulas), Santulussurgiu (Ioc. Porcarzos). All'interno di questa categoria, un contributo fondamentale sul piano cronologico può essere fornito dalle stele e dai cippi inscritti, che rappresentano una percentuale assolutamente minoritaria di questa classe di materiali, ma che consentono di attribuire una collocazione cronologica e culturale anche per monumenti analoghi sul piano stilistico, per la gran parte anepigrafi.Da: A. Mastino, Ancora sull’artigianato popolare e sulla «scuola» di Viddalba: le stele inscritte, in Studi in onore di G. Sotgiu in occasione del suo Settantesimo compleanno, a cura di A. Corda, Cagliari 2003 (in collaborazione con G. Pitzalis)


Figura 4. Sin. "Sassari, Museo Nazionale G, A. Sunna: ClL. X, 7919, da Cornus"; dx. "Viddalba, Monte San Giovanni, manufatto litico in calcare da ricondurre probabilmente all'artigianato locale con rozza raffigurazione umana". 
Da: A. Mastino, Ancora sull’artigianato popolare e sulla «scuola» di Viddalba: le stele inscritte, in Studi in onore di G. Sotgiu in occasione del suo Settantesimo compleanno, a cura di A. Corda, Cagliari 2003 (in collaborazione con G. Pitzalis)

"Una preziosa verifica su base informatica compiuta recentememe da François Michel ha consentito di stabilire definitivamente l' identificazione della lastra con il testo di ClL, X. 79 19: si tratta di un 'epigrafe che era già nota al Mommsen e che è stata ritrovata nell'Ottocento a Cornus; [..] la lettura del testo continua a restare dubbia, anche se si ha evidente la conferma, sulla base della dedica D(is) M(anibus), della persistenza nel Il o addiriuura nel III secolo d.C. di una tradizione iconografica più antica testimoniata da un disegno rozzo e schematico  realizzato con un ' incisione sottile". 

"Le sollecitazioni culturali locali non dovevano mancare a Viddalba, se proprio dal sito abitativo pluristratificato di Monte San Giovanni di Viddalba, distante un centinaio di metri dalla necropoli di San Leonardo proviene un manufatto litico in calcare da ricondurre probabilmente all' artigianato locale con rozza raffigurazione umana: un monumento che è stato variamente descritto ed interpretato:  da Ercole Contu come l' «unione del betilo di una stele punica e di un betilo nuragico», da Gianni Tore come «un cippo antropomorfizzato o una stele a davanzale» ; infine Fulvia Lo Schiavo pensava ad «un guerriero nuragico» , senza escludere, sia pure in forma remota, la possibilità di un prodotto dell' artigianato sardo in età romana. Forse si tratta di una preziosa testimonianza di una tradizione locale e di un «gusto "barbarico" della romanità provinciale sarda», che non escludiamo possa veramente collegarsi alla sapienza artigianale documentata dalle stele di Viddalba". Da: A. Mastino, Ancora sull’artigianato popolare e sulla «scuola» di Viddalba: le stele inscritte, in Studi in onore di G. Sotgiu in occasione del suo Settantesimo compleanno, a cura di A. Corda, Cagliari 2003 (in collaborazione con G. Pitzalis)

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Figura 5. Stele figurata in arenaria con iscrizione, rinvenuta nel corso degli scavi
1958-59 nella necropoli ad incinerazione di San Leonardo a ViddalbaDa: A. Mastino, Ancora sull’artigianato popolare e sulla «scuola» di Viddalba: le stele inscritte, in Studi in onore di G. Sotgiu in occasione del suo Settantesimo compleanno, a cura di A. Corda, Cagliari 2003 (in collaborazione con G. Pitzalis). 
"{---]gianus
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Cronologia: inizio I secolo d.C. Caratteri poco regolari, malgrado la presenza di linee guida. Si notino alcune apicature, come gli uncini sull'asta della I e sul braccio destro della V."

Figura 6. Stele figurata in arenaria con iscrizione, rinvenuta nel corso degli scavi
1984-85 nella necropoli ad incinerazione di San Leonardo a Viddalba. Da: A. Mastino, Ancora sull’artigianato popolare e sulla «scuola» di Viddalba: le stele inscritte, in Studi in onore di G. Sotgiu in occasione del suo Settantesimo compleanno, a cura di A. Corda, Cagliari 2003 (in collaborazione con G. Pitzalis). 

"C(aius) Val(erius) Anti (?)f(ilius)
f(ecit) m(ater) v(ixit annis) XXXV.

Cronologia: inizio del I secolo d.C. Le lettere sono incise elegantemente, con numerosi nessi (VAL, con la L ad angolo ottuso, AN, TI). Si noti la linea di separazione tra la C e la V, le apicature della F, le due aste estreme della M inscrivibili in un quadrato, che indizia una data alta. Il nome Antus del padre del defunto è un unicum nell' impero." Da: A. Mastino, Ancora sull’artigianato popolare e sulla «scuola» di Viddalba: le stele inscritte, in Studi in onore di G. Sotgiu in occasione del suo Settantesimo compleanno, a cura di A. Corda, Cagliari 2003 (in collaborazione con G. Pitzalis). 

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Figura 7. Cippi di Murafaina di Macomer e di Procalzos di Santulussurgiu  studiati da Giovanni Spano in una memoria inedita, individuata recentemente nella Biblioteca Universitaria di Cagliari .Da: Mastino, Attilio; Zucca, Raimondo (2012) In Sardinia tituli scribuntur et imagines sculpuntur. In: Donati, Angela; Poma, Gabriella (a cura di). L'officina epigrafica romana: in ricordo di Giancarlo Susini. Faenza, Fratelli Lega Editori. p. 393-428. 

"I recenti studi di Lidio Gasperini e di Anna Maria Cossu hanno proposto una prospettiva nuova, accertando la contestuale realizzazione della decorazione e del titulus epigrafico e mettendo in evidenza come attraverso l'onomastica dei monumenti inscritti ritrovati nella Sardegna interna sia possibile individuare quella che Gasperini chiama la Sarditas in opposizione alla Romanitas, dunque la componente locale, che indubbiamente emerge con una sua specificità nelle aree interne dell'isola[..]Se il risultato finale appare dunque schematico e di una qualche eleganza, il punto di partenza è forse il ricordo di una «maschera» frontale, espressione di mondo «magico-spiritico-funerario» che è alla base di una tradizione che possiamo cogliere soltanto in parte attraverso sporadiche testimonianze, peraltro alcune fin qui del tutto trascurate. Del resto, sul piano spaziale, la distribuzione geografica dei monumenti inscritti appare ridotta, nel senso che le stele ed i cippi
con rozza raffigurazione umana accompagnata da una epigrafe sono decisamente un' eccezione" Da: Mastino, Attilio; Zucca, Raimondo (2012) In Sardinia tituli scribuntur et imagines sculpuntur. In: Donati, Angela; Poma, Gabriella (a cura di). L'officina epigrafica romana: in ricordo di Giancarlo Susini. Faenza, Fratelli Lega Editori. p. 393-428. 

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Figura 8. Principali siti fenicio-punici (segni rotondi) in Sardegna comparati con la distribuzione delle stele e cippi funerari che Tore considerava di tradizione punica (segni triangolari) (vide infra). Altri autori (Melis, Mastino, Stiglitz e lo stesso Lilliu, vd. fig. 9) li considerano rielaborazioni di eredità nuragica (vide supra). Figura da: Giovanni Tore Di alcune stele funerarie dal Sinis: persistenze puniche di età romana in Sardegna ed in Africa, in: Mastino, Attilio a cura di (1985) L'Africa romana: atti del 2. Convegno di studio, 14-16 dicembre 1984, Sassari (Italia). Sassari, Edizioni Gallizzi. 286 p., [16] c. di tav.: ill. (Pubblicazioni del Dipartimento di Storia dell'Università di Sassari, 5)., pp.135-146
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Figura 9. Cagliari, Museo archeologico: cippo funerario figurato di età storica. G. Lilliu considerava il cippo una persistenza di cultura nuragica, per il segno a Y o a forcella e lo schema T*.  Da: G. Lilliu, 1942, Appunti di cronologia Nuragica, in: Sardegna e Mediterraneo negli scritti di Giovanni Lilliu , a cura di A. Moravetti, 2008,  Carlo Delfino editore, Regione Autonoma della Sardegna, vol. 1, pp. 147-184. 


Vd. anche: Mostra di Arte Recentissima ad Oristano , di S.d. M.d. S., 14.08.2013
*Lo schema a T + segno a Y si trovano esplicitati in forma grafica ed accostati, su un frammento di vaso dal Nuraghe Santa Barbara di Macomer (Moravetti A. 1986 (1990), Nota preliminare agli scavi del nuraghe S. Barbara di Macomer, NBAS 3, pp. 49-113.). E' il numero 8 di questo post  I documenti "ufficiali" della Sardegna arcaica (1 di 4), 18.03.2013.