domenica 18 agosto 2013

Sa Sedda 'e sa Caudela. E altre sepolture nuragiche.

di Atropa Belladonna

Ma voi avete mai sentito parlare di non una bensì di due sepolture multiple nuragiche dove gli scheletri sono disposti a raggiera? Una si trova a Sa Forada de is Campanas (Villasor, CA), in un primo tempo classificata come Romana (sebbene con un "?"), con sei corpi in una caratteristica disposizione a raggiera (1). L' altra, analoga ma non meglio specificata, a Ploaghe (SS), in località Chiddaroni (1). Non ho accesso nè a foto nè a disegni, almeno per il momento, ma confesso che sebbene queste disposizioni siano caratteristiche, io non ne avevo mai sentito parlare. Poichè non riesco a saperne di più, però, parlo di altre sepolture dell' età del bronzo in Sardegna, che mi hanno assai colpito: quelle di Sa Sedda  'e sa Caudela (2,3).

Figura 1. Sa Sedda  'e sa Caudela, planimetria generale, dis. di A. Usai (3)

Si tratta di due tombe megalitiche dell' età del bronzo, nei pressi di Collinas (Medio Campidano), più una cista (Figura 1) (2). La tomba A conteneva i resti di almeno 103 individui, di cui non meno di 25 bambini tra 1 e 12 anni. Tra i reperti, una una stupenda pisside decorata a puntinato (3). La tomba B recava i resti di 239 individui, di cui 166 sopra i 12 anni; tra gli individui non adulti, anche alcuni resti di feti. Tra i reperti 3 vasi "Nell’angolo dietro il blocco dello stipite destro dell’ingresso", tra cui un' olla che conteneva resti infantili.

Vicina alla tomba B una cista, con i crani di 46 defunti sub-adulti e  poche ossa lunghe disposte in circolo (e rieccoti il circolo!).

Le due tombe megalitiche  distano circa 30 metri l' una dall' altra: la A è un classico esempio di allée couverte di tipo dolmenico, con galleria orientata sud-est. La tomba B, poco più a nord, ha "una struttura tipicamente nuragica con le pareti aggettanti composte da filari orizzontali di blocchi poliedrici di basalto". La cista trapezoidale vicina alla tomba B è composta da quattro lastre verticali di basalto (1).  I materiali rinvenuti suggeriscono per la tomba A un utilizzo nella fase avanzata del Bronzo Medio (BM 3), con prolungamento nel Bronzo Recente[..]Invece i materiali della tomba B e della cista annessa potrebbero risalire non solo alla fase avanzata del Bronzo Medio ma forse anche a quella piena (BM 2); inoltre è evidente l’utilizzo nel Bronzo Recente, mentre il bottone fusiforme dello strato superiore attesta la presenza di deposizioni del Bronzo Finale." (3). 

Se dovessi dire cosa mi ha colpito di più metterei a pari merito la sepoltura infantile dentro un vaso murato nell' ingresso e le ossa disposte a circolo: mi hanno colpito perchè pensavo, ingenuamente, che la pratica delle sepolture infantile dentro i vasi l' avessero inventata ed esportata in Sardegna dai fenici e perchè la faccenda del circolo, mah non la conoscevo proprio.  E mi piacerebbe molto avere gli articoli originali (con foto o disegni?) sulla sepoltura di Sa Forada de is Campanas, se qualcuno potesse aiutarmi avrebbe la mia gratitudine: Rowland J. Robert Jr., a. A Unique (Roman?) Burial in Sardinia, Antiquity, LII, 1978, pp. 149-150; b. Postcript to a unique (Roman?) burial is Sardinia., Antiquity, 61, 1987 p461.
Quanto alle sepolture infantili dentro vasi o giare, pare che durante l' età del bronzo fossero molto più comuni di quanto io potessi pensare, in area mediterranea, molto spesso inglobate nelle mura domestiche (4), ma  a volte anche dentro ciste o pozzetti (4,5,6), fino a quella famosa di Ashkelon (XII-XI sec. a.C., con iconografia esterna)(7). Non so se esistano altre sepolture intramurali infantili dentro vasi inglobati nelle mura di una tomba megalitica (3).

Gli accoccolati di Laerru
Nel suo recente emolto interessante lavoro "Necropoli della Prima Età del Ferro in Sardegna" (8), Paolo Bernardini ricorda le sepolture nuragiche di Laerru "Appartengono all’archivio (ndr: delle "tombe impossibili") anche quelle tombe di antica tradizione megalitica in cui vengono registrati elementi di “contaminazione”, di transizione verso nuovi rituali con l’apparizione di oggetti di corredo inconsueti: sono le tombe di giganti a filari regolari di pietre squadrate in regione Bopitos di Laerru descritte da Taramelli, con i defunti in posizione seduta o rannicchiata[..]"(8, pg 359): sembra quasi che siano al cinema. Chiaro che nel suo articolo Bernardini pensa innanzitutto, come riferimento, ai defunti seduti nelle tombe a pozzetto di Monte Prama,  di Antas e di Is Arutas. 
Le tombe furono descritte dal Taramelli agli inizi del XX secolo (9) (figura 2). Ma non è tutto: nello stesso articolo Taramelli descrive la presenza di 25 tombe a pozzetto nella località di Luogosanto (sempre Laerru), in prossimità di più antiche Domus de janas (figura 3) e le attribuisce ad "una invasione di nuove genti che si affiancarono accanto agli abitatori nuragici" (9), ritenendo che fossero pozzetti per sepolture ad incinerazione: in effetti, pur non rinvenendo traccia alcuna dei cadaveri cremati, vi ritrovò resti di urne della stessa ceramica delle attigue domus de janas.



Possiamo concludere che la fantasia non mancava di certo agli abitanti della Sardegna dell' età del Bronzo ed anche oltre, quanto a sepolture: nelle si va dalle disposizioni radiali con in testa un recipiente a tinozza, alle sepolture di infanti in vasi inglobati nei muri di tombe megalitiche; dalle tombe a pozzetto singole con il defunto seduto come a Monte Prama, ai defunti seduti come al cinema in una tomba collettiva come a Laerru; per non parlare delle tombe supercollettive (dei giganti o a cista, vd. sopra): "[...]Sebbene nell' ipogeo con finta «stele» di S'Iscia de Sas Piras-Usini, in uno spazio di circa m 2,10 x 2,90, si abbiano solo una quindicina di individui, una vera tomba di giganti come quella di Mesedas-Lasplassas ne presentava 60, in mq 7,92; mentre quella di Goronna W a Paulilatino poteva contenere i resti di oltre duecento individui entro circa 23 mq; ma a Su Fraigu-S. Sperate se ne ebbero 289, supini, entro un'area absidata di mq 7,68. Perciò le due tombe di giganti di Goronna (che nel complesso potevano ospitare da circa 300 a circa 900 inumati) furono per lungo tempo l'unico luogo di sepoltura degli abitanti del nuraghe e del villaggio vicini"(10).
Un tale grado di variabilità lo si riscontra, ad esempio, nella Canaan dell' età del Bronzo (ad es. a Tel Dan, 5), dove si trova davvero un pò di tutto con vari gradi di difficoltà nel definire la sequenza temporale (5,6,7): ma una cosa come le tombe dei Giganti della Sardegna nuragica questa no, non la si trova. 
Ma che significato ha, dal punto di vista culturale e sociale, mettere i defunti a raggiera, stipati in tombe collettive, seduti in una tomba collettiva, o seduti in un pozzetto individuale? 

1. Mastino, Attilio (1983) A proposito di continuità culturale nella Sardegna romana. Quaderni sardi di storia, Vol. 3 (luglio 1981- giugno 1983), p. 189-218. ISSN 1125-1824.Nota 45: Più interessante è il caso della sepoltura multipla di Sa Forada de is Campanas, Villasor: si tratta di una caratteristica deposizione di sei scheletri, disposti a raggiera, con i crani raggruppati e coperti da un recipiente a tinozza. Il R., alle pp. 149 ss., indica questa sepoltura come probabilmente d'epoca romana, riprendendo il suo precedente articolo A Unique (Roman ? ) Burial [in Sardinia], in «Antiquity», LII, 1978, pp. 149-150. Si tratta invece di una sepoltura nuragica, cfr. ora Postscript to a Unique (Roman ?) Burial in Sardinia, in «Antiquity», in corso di stampa, come potrebbe essere dimostrato da un'analoga deposizione radiale scoperta a Ploaghe, in località Chiddaroni, cfr. A. MORAVETII, Monumenti, scavi e scoperte nel territorio di Ploaghe, in AA.VV., Contributi su G. Spano cit., pp. 31 s. nr. 66."
2. E. Atzeni, A. Usai, P. Bellintani, O. Fonzo, L. Lai, R. Tykot, T. Setzer, R. Congiu, S. Simbula, Le tombe  nuragiche di Sa Sedda 'e sa Caudela (Collinas - CA). Scavi 1982-84, MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI, SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHEOLOGICI
PER LE PROVINCE DI CAGLIARI E ORISTANO, Quaderni, 23, 2007-2012
3. E. Atzeni, A. Usai, P. Bellintani, O. Fonzo, L. Lai, R. Tykot, T. Setzer, R. Congiu, S. Simbula, Le tombe megalitiche nuragiche A e B di Sa Sedda 'e sa Caudela (Collinas - CA), Atti della XLIV Riunione Scientifica dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, La preistoria e la protostoria della Sardegna Cagliari-Barumini-Sassari, 23-28 novembre 2009, Volume II, Nuove Grafiche Puddu, Ortacesus (CA) 2012
4. P.J.P. Mc George, British School at Athens, INTRAMURAL INFANT BURIALS IN THE AEGEAN BRONZE AGE, 2èmes Rencontres d'archéologie de l'IFEA : Le Mort dans la ville Pratiques, contextes et impacts des inhumations intra-muros en Anatolie, du début de l'Age du Bronze à l'époque romaine., Istanbul: Turquie (2011)
5. ILAN, D. 1995 Mortuary practices at Tel Dan in the Middle Bronze Age: a reflection of Canaanite society and ideology. In : The Archaeology of Death in the Ancient Near East / Campbell Stuart. - Londres : Oxbow Books, 1995. - p.117-139
6. Rivka Gonen, Burial Patterns and Cultural Diversity in Late Bronze Age Canaan, 1992, Eisenbrauns
7. Kathleen Birney &  Brian R. Doak Funerary iconography on an infant burial jar from Ashkelon. Israel Exploration Journal 61,1 (2011) 32-53.
8. P. Bernardini, 2011, Necropoli della Prima Età del Ferro in Sardegna: una riflessione su alcuni secoli perduti o, meglio, perduti di vista. In: Mastino, Attilio; Spanu, Pier Giorgio; Usai, Alessandro; Zucca, Raimondo (a cura di). Tharros Felix 4. Roma, Carocci editore. p. 351-386.
9. A. Taramelli, Indagini nei tumuli con tombe di giganti in regione di Bopitos, nelle tombe di Luogosanto  e in vari monumenti del territorio, in: Notizie degli scavi di antichità, 1915, XII, 393-402.
10. Contu, Ercole (2000) L'Ipogeismo della Sardegna pre e protostorica. In: L'ipogeismo nel Mediterraneo: origini, sviluppo,
quadri culturali: atti del Congresso internazionale, 23-28 maggio 1994, Sassari-Oristano, Italia. Sassari, Università degli studi di Sassari, Facoltà di Lettere e filosofia, Istituto di Antichità, arte e discipline etnodemologiche e Dipartimento di Scienze umanistiche e dell'antichità. V. 1, p. 313-366.