venerdì 13 settembre 2013

La II lettera di un Grima Vermilinguo: un falso o un plagio?

Dopo lunga attesa, il Verbo si è nuovamente manifestato: la II biblica lettera di un Grima Vermilinguo è andata finalmente in stampa, su una nota rivista.  Si vedano stralci della I lettera, successivamente esposta nella sua interezza. La questione (e non da poco) ora è: l' autore è ancora una volta il dr. Maurizio Feo, questa volta  sotto mentite spoglie, o si tratta di un volgare imitatore? Leggiamo prima di tutto la lettera:

Da: Sardegna Antica.Culture mediterranee, 2013,  I sem. p.33 n. 43 (un grazie all' amica Paola Lai, che mi ha mandato una copia della rivista, per me introvabile).

Ed ecco la risposta del direttore della rivista, Giacobbe Manca.


Che dire? si rileva una certa analogia tra i due Vermilingui (vide infra), ma anche una certa involuzione di pensiero e, soprattutto, qui non si fanno nomi!  Per il momento confrontate pure le due lettere, la prima ve la potete leggere qui, viene dopo la lettera del prof. Rosati.
Non sto certo a ripetere le considerazioni di allora, ma faccio notare al sig. Andrea Broni, che la dottoressa di cui lei parla, in forza all' Ateneo di Sassari, sulla malattia di Alzheimer di certo non si permette di giocare: è la cosa più offensiva ed ignobile che lei potesse scrivere. 
Il resto è la solita, insulsa ed inutile ripetizione dei soliti stantii concetti: i falsi profeti, il "disordinato gruppo", le favole che piacciono a tutti, i falsi prodotti (da chi?) allo scopo di rendere ai Sardi un passato glorioso, i titoli adatti o non adatti, la ricettina per amare nel modo giusto la Sardegna, l' evocazione di un'azione concertata degli archeologi che squalifichi i soggetti variopinti su "basi scientifiche", i soldi spesi male, il "sotterfugio"! l' invocazione della procedura peer review per le pubblicazioni (guardi, è meglio che lasci stare, potrebbe fare molto danno proprio a chi vuole difendere) ecc..

Come risponde a tutto questo il direttore della rivista, Giacobbe Manca? La prima frase credo si riferisca ad una cosa che io avrei detto al prof. Pittau, durante una discussione sul blog Archeologia Nuragica (lascio giudicare al lettore se io ho detto quella roba lì: ma quando mai?! e quali rimbrotti, ma che scherziamo, era solo una domanda retorica!). Sorvoliamo che è meglio, ma sono convinta di una cosa: rispetto più io Pittau, discutendoci (o meglio provando a discuterci: perchè lui non mi risponde), che chi gli lascia passare tutto per il fatto che è emerito. Il professore sarà anche emerito, ma non è certo rimbambito. Una cosa giusta la dice, Giacobbe Manca: "Il rispetto delle persone (e dei loro elaborati) è molto importante". Quoto in pieno, ma questo vale per tutti. E non confondiamo il rispetto personale e/o lavorativo, con la condivisione-"obbligata" dai titoli accademici- di teorie o conclusioni: sono due cose molto diverse, e l'uno non implica l' altra, neppure in presenza dei titolo di Papa. Per il resto il direttore se la prende in modo piuttosto generico, quindi sterile, col mondo accademico, ancora e sempre senza fare nomi. 

Però ora, egregio direttore Manca, vorrei venire al sodo: in confidenza, secondo lei Andrea Broni è un nome vero? Glielo chiedo perchè ho notato, in passing, alcuni strani parallelismi tra la lettera scritta a lei da Andrea Broni  e quella scritta al Magnifico rettore di Sassari dal Dr.  Maurizio Feo.
Le fornisco 5 esempi a titolo esplicativo, sottolineando le parti identiche:

1a. Broni: le chiedo scusa per l' intrusione [...] nella sua posta elettronica
1b. Feo: le chiedo scusa per l' intrusione, non richiesta ed improvvisa, di uno sconosciuto nella sua casella di posta elettronica

2a.Broni: Credo che le cose siano andate ormai troppo avanti per essere "fermate" in qualsiasi maniera
2b.Feo: Credo che le cose siano andate ormai troppo avanti. Comincio a pensare che non si fermerà (la "groupie assatanata" Aba Losi, ndr) se non di fronte ad una squalifica accademica ufficiale e definitiva del suo idolo Gigi Sanna. 

3a.Broni: Come può una Neurologa (in forza all' Ateneo di Sassari, della cui capacità professionale nessuno certamente dubita)..
3b.Feo: Da chi è caldamente raccomandata questa Maria Rita Piras (Neurologa in forza all' Ateneo di Sassari, della cui capacità professionale non mi permetto di dubitare a priori)..

4a.Broni: Da chi è mai rappresentata la Società Archeologica Sassarese, che sponsorizza e avvalla una goliardata di questa entità? 
4b.Feo: Da chi è mai rappresentata la Società Archeologica Sassarese, che sponsorizza e avvalla una goliardata di questa entità? 

5a.Broni: Molte persone semplici e non preparate credono alle fole, perchè sono presentate in forma favolistica e piacevole e...si sa- le favole piacciono a tutti. La formula è quella che giunge gradita ai troppi sardi che [omissis] sentono il bisogno di accrescere la propria autostima, agli indipendentisti, sardisti e a nazionalisti che [..] pretendono che ci sia stato un grandissimo passato, e così via.
5b.Feo: Molte persone semplici e non preparate credono a queste fole perché sono presentate in forma favolistica e piacevole - e si sa - le favole piacciono a tutti..La forma é quella che giunge piú gradita un pó a tutti i sardi: ai sardi che semplicemente amano la propria terra, a quelli che sentono il bisogno di aumentare la propria autostima, agli indipendentisti, sardisti e a nazionalisti che desiderano dimostrare che - non essendoci un gran bel presente sardo - almeno ci sia stato un grandissimo passato, e così via...

Si può obiettare che al punto 2 si nota certamente una certa qual differenza: Broni rispetto a Feo mostra un compassionevole grado di rassegnazione, di depressione quasi, a fronte dell'inazione cui lo costringe la tragica consapevolezza che esprime. Scrive infatti, Credo che le cose siano andate ormai troppo avanti per essere "fermate" in qualsiasi maniera, laddove Feo fornisce invece una soluzione ben precisa, ed ancora la speranza non è morta  nel suo cuore: si annichilisca il suo idolo e si vedrà come l'Erinni parmense diventa una statua di sale paragonabile alla moglie di Lot. Suvvia, animo signor Broni, non tutto è perduto, prenda esempio da chi ne sa più di lei di metodi da ventennio dittatoriale! 
Il punto 3 mostra anche una certa qual differenziazione, Broni si esprime in modo, come dire? più sperzonalizzato.
Al punto 4 non noto discrepanze sostanziali tra i due autori, ma forse i particolari mi sfuggono.
Il punto 5 era e rimane il top concettuale e filosofico delle due lettere: a parte qualche differenza nella punteggiatura e un omissis (è che è, un armatore greco?), il cuore del discorso resta identico. Possiamo agevolemente capire come lo storico oppositore del potenziale razzismo che potrebbe sorgere dalla scrittura nuragica, colui che si riempie la bocca dell' uguaglianza tra umani, non esiti a dividere l' umanità in due categorie: una superiore, cui lui appartiene, ed una di semplici e non preparati, pronti a credere alle fole in modo acritico. Legioni di persone che sono andate a scuola per almeno otto anni solo a scaldare i banchi, manco a leggere hanno imparato. A questa categoria appartengono secondo loro/lui un pò tutti i sardi, talmente fessi da credere a tutto, purchè agisca da psicoterapia antidepressiva contro la consapevolezza della loro inferiorità. Insomma tutti gli uomini sono uguali, ma alcuni sono meno uguali degli altri! e bisogna guidarli bene i poveri sprovveduti sardi, altrimenti chissà dove deragliano. 

A questo punto, egregio dr. Manca direttore della rivista Sardegna Antica, non può che sorgermi il sospetto che colui  il quale tuona un giorno sì e l' altro pure contro i presunti falsari, abbia falsificato il proprio nome; lui che considera ogni documento epigrafico come un falso a priori, soprattutto se trovato in Sardegna, non ne avrà per caso prodotto uno lui stesso? Lei che lo conosce bene, perchè è ospite fisso, come autore, della sua rivista, forse potrebbe chiederglielo. Le motivazioni per le quali si produce un falso, beh se le faccia sempre spiegare dal suo collaboratore: è un esperto in materia, sa tutto. E' un esperto anche dell' amore vero per la Sardegna (soprattutto verso i Sardi!), di cui dà la ricetta nella lettera: lui la ama così tanto, ed odia così tanto le fole,  che ha scritto di recente sul suo blog, parlando dei bronzetti sardi, [..]La sede di loro produzione, infine, è Cipriota, non Sarda: difficile quindi collegarli ad una fantasiosa epopea isolana...[..].
E va ancora bene che i nuraghi non siano facilmente trasportabili, altrimenti alla Sardegna toglierebbe anche quelli come creazione originale. 

C'è ovviamente anche un'altra, possibilità:  forse la lettera diretta al prof. Mastino è stata....orrore.. plagiata, un pò rielaborata e riproposta sulla sua rivista? Questo sarebbe gravissimo e lei si esporrebbe a spiacevoli conseguenze, soprattutto per il buon nome della rivista da lei diretta: visto l' alto valore letterario, sociale, umano ed artistico dell' opera così saccheggiata, un autentico capolavoro. Indaghi e poi, nel caso, ci faccia sapere che qui siamo in apprensione. MP