sabato 14 settembre 2013

Un tappo scritto da Ashkelon

Figura 1. L' iscrizione di Ashkelon
in una foto di Ze'ev Radovan
e nella trascrizione di F.M. Cross (1),
che legge:  l-y-g-ḥ  ׀ š/ mn 
Un tappo di pietra per una giara, scritto con un alfabeto che non è fenicio nè aramaico nè ebraico (1). 142,8 grammi di pietra scritta, con un codice che Cross definisce "neo-filisteo" o "ebraico-filisteo". Sulla base del contesto è datato al 604 a.C. o prima. Ma l' iscrizione fa venire un bel mal di testa al famoso epigrafista.

Come lesse Cross l' iscrizione? "On the basis of the context in which it was found, it must be dated no later than 604 BC. and may be earlier. There is a rather crude mixture of formal and semicursive forms. The šin is quite formal, as is the ḥet. On the other hand, the yod, fully rotated counterclockwise, and the gimel, with its long left leg, are advanced forms. The inscription reads:

ליגלח ׀ ש / מן

There are problems in deciphering this little inscription. The different sizes of the letters is puzzling; we must assume that the person scratching the inscription was not a practiced scribe. The first letters of the text (lamed, yod, and especially the left leg of gimel) are lightly engraved compared with ḥet and šin, and the final mem and nun have shortened tails as well as being lightly drawn. However, the reading of the letters, I believe, is not in doubt. The vertical stroke between the ḥet and šin can be taken as a word divider, or, more likely in this period, as the sign for the numeral “1" "(1). 

Altri problemi gli arrivarono in fase di traduzione ed interpretazione, finchè giunse con non poca fatica alla lettura lyglḥ | š / [=nbl] mn, belonging to (or credited to) Yugalla1 jar of oil. 
Ed ovviamente incolpò delle sue difficoltà interpretative, lo scrivente somaro: [..]The easiest interpretation, I think, is to suppose that the one who scratched the inscription (I dare not call him a scribe) wrote š for šemen followed by the sign for nēbel. Then, aware that the šin was ambiguous (it could be taken also as the sign for barley or šeqel), he added mem and nun, spelling out šemen, “olive oil.”[..]. 
Se non fosse che il grande epigrafista è da poco defunto, gli chiederei due cose: 1. perchè perdere tanto tempo nella decifrazione di una scritta eseguita da uno scriba che lei considera poco esperto o peggio? che attendibilità può avere, se così è, la sua interpretazione finale? 2. se lo scriba era davvero imbranato e quasi analfabeta, un semplice scopiazzatore, come faceva ad essere consapevole che la šin era ambigua? 

A me questa storia ricorda troppo quella del sigillo di Sant'Imbenia (Figura 2), e non solo per l' evidente somiglianza del segno interpretato come ḥet (Cross in un caso, Zucca nell' altro: se notate sembrano entrambi "interrotti", cioè formati da un segno ad E allungata + una sorta di linea verticale accostata ad esso), ma anche per l' addossare allo scriba -che peraltro non può difendersi- le colpe di una mancata capacità interpretativa, per via di una "riproduzione fraintesa di lettere alfabetiche semitiche". Vediamo in didascalia cosa ne dissero, e ne dicono ancora, gli interpreti per così dire "ufficiali" (in rosso) e anche un riferimento dice il nostro Gigi Sanna (in blu), che ne parlò già in Sardôa Grammata, nel 2004 .
Figura 2. Sigillo in terracotta dal villaggio nuragico di Sant'Imbenia (in f. definito "scarabeo a sigillo ad imitazione di quelli orientali. I segni grafici sembrerebbero una riproduzione fraintesa di lettere alfabetiche semitiche"), datato all' VIII-VII sec. a.C.. 
a. P. Bernardini e R. D’Oriano (a cura di), Argyrophleps nesos. L’isola dalle vene d’argento. Esploratori, mercanti e coloni in Sardegna tra il XIV e il VI secolo a.C. Catalogo della mostra. Comune di Fiorano Modenese, Fiorano Modenese; b. M. Rendeli, 2012, Nuragici, Greci ed Etruschi nella Sardegna nord occidentale, In: I nuragici, i fenici e gli altri, Sardegna e Mediterraneo tra Bronzo Finale e Prima Età del Ferro;  a cura di P. Bernardini e M. Perra, Carlo Delfino ed.; c. Beatrice Alba Lidia De Rosa, Sant'Imbenia (Alghero, SS). Il contributo dell'archeometria nella ricostruzione della storia e delle attività dell'abitato nuragico, Scuola di Dottorato in Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo, Università degli Studi di Sassari; d. P. Bernardini,  2011, Elementi di scrittura nella Sardegna protostorica, In: L'epigrafe di Marcus Arrecinus Helius: esegesi di un reperto i plurali di una singolare iscrizione, Atti della giornata di Studi (Senorbì, 23.04.2010), a cura di Antonio Forci, Ortacesus: Sandhi; e. P. Bernardini, 2011, Necropoli della Prima Età del Ferro in Sardegna: una riflessione su alcuni secoli perduti o, meglio, perduti di vista. In: Mastino, Attilio; Spanu, Pier Giorgio; Usai, Alessandro; Zucca, Raimondo (a cura di). Tharros Felix 4. Roma, Carocci editore. p. 351-386; f. Parole di segni. L'alba della scrittura in Sardegna, di Marco Minoja, Consuelo Cossu, Michela Migaleddu. Con interventi di Paolo Bernardini e Giuseppe Garbati,  2012, Carlo Delfino ed.
a. Gigi Sanna, Sardôa Grammata. 'ag 'ab sa'ab Yhwh il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure Oristano 2004; b. Gigi  Sanna, La Stele di Nora, 2009, PTM ed. c.  Mostra epigrafica di Macomer, Pl. 23

Il sigillo di Sant'Imbenia è in generale considerato un secolo o due più vecchio del tappo scritto in figura 1, prodotto su un'isola distante una bella manciata di chilometri da Ashkelon, che si trova in Palestina. Allora i casi sono due: o lo pseudoscriba di Sant'Imbenia  ha fatto proseliti, ed è tornato/andato nella terra di Canaan aprendo una scuola per somari; oppure si considera l' ipotesi che lo scriba volesse scrivere qualcos'altro e che quel modo di scrivere le lettere rechi traccia di uno script alfabetico più antico del codice semitico standard del I millennio a.C.. 

Ricordo che Ashkelon non fu sempre una delle città dei Filistei, non nacque dal nulla attorno alla metà del XII secolo. Ashkelon fu la sede, durante l' età del Bronzo Medio (1900-1530 a.C. ca.), di uno dei più grandi regni Cananei (Figura 3) (2). Il primo duro colpo distruttivo nei confronti di questo mondo "fortificato", arrivò con le campagne egiziane (1530-1460 a.C.) dei faraoni della XVIII dinastia (2): dall' espulsione degli Hyksos fino alle conquiste di Thuthmosis III, che riorganizzarono l' assetto urbano e stabilirono guarnigioni egizie permanenti. L'altro colpo distruttivo verrà con la grande crisi di 3200 anni fa, "il collasso della tarda Età del Bronzo": non tutte le città saranno rase al suolo, ma Ashkelon ed Acco sì, facendo in seguito parte della Pentapoli dei Filistei (fig. 3). 
Figura 3. Il regno di Ashkelon durante l' età del Bronzo Medio II (1700-1600 a.C.). le città della futura Pentapoli filistea sono sottolineate in rosso. 
E' la stessa zona dove, a partire appunto dal Bronzo Medio, si sviluppò quel particolare script che chiamiamo proto-cananaico, il quale verrà gradualmente soppiantato dall' alfabeto semitico standard nel corso del I millennio a.C. (3). Poco ad est di Lachish si trova Debir altrimenti detta Kiriath-Sepher (la città dei libri) o Kiriath-Sannah 

Quei segni "strani" sul tappo di Ashkelon sono forse un'eredità del proto-cananaico?

Ringrazio sentitamente il nostro collaboratore Giampodda che ha scovato l' iscrizione e che cura  la pagina facebook del blog, con santa pazienza devo dire (anche verso me e Romina che siamo selvatiche come le fragole di bosco).

1 F.M. Cross, Inscriptions  in Phoenician and Other Scripts,  In: FINAL REPORTS OF THE LEON LEVY EXPEDITION TO ASHKELON, Winona Lake, Indiana EISENBRAUNS, 2008, Edited by  Lawrence E. Stager, J. David Schloen, and Daniel M. Master, pp. 333-372
(2) Aaron A. Burke, Canaan under Siege, The History and Archaeology of Egypt’s War in Canaan during the Early Eighteenth Dynasty, In Studies on War in the Ancient Near East: Collected Essays on Military History, edited by J. Vidal, pp. 43–66. Alter Orient und Altes Testament 372, Ugarit-Verlag, Münster, 2010
(3) A. Belladonna, I primi passi del proto-cananaico, monteprama.blogspot.com, 06.08.2013