giovedì 3 ottobre 2013

Eh, gli effetti della maledetta propaganda clericale!*

vd. prima parte

[..]Local people adopted the basic concept of sculpture in the round to produce monumental statues at Monte Prama from Phoenicians and Greeks, but the sculptures are basically large stone versions of the body as it was represented  in the local tradition of small bronze statuette (1).

Non è difficile rintracciare questa frase: se si digita "Monte Prama" (con virgolette) su google scholar, nel 2013 vi sono solo 3 entries: il libro da cui è tratta la frase (1, pg. 124) e due articoli dedicati allo scarabeo della tomba 25. Del libro è disponibile l' anteprima, che è sufficiente per vedere cosa si dice sul complesso scultoreo del Sinis di Cabras: le statue vengono considerate, come del resto altri capolavori dell' arte italica, alla stregua di oggetti scolpiti a margine del mondo greco del I millennio a.C. (figura 1). 

L' assunto "i Sardi adottarono il concetto base di scultura a tutto tondo da Fenici e Greci" è ovviamente indimostrabile: non c'è nulla che vieti di pensare il contrario. La citazione dell' articolo del 2005 di Carlo Tronchetti e Peter van Dommelen (2) non chiarisce affatto su quali basi esso si fondi. Non ci sono prove convincenti, solo congetture ed ipotesi, criteri di plausibilità, una discussa e discutibile datazione bassa delle statue (a sua volta fondata su quella, poi rivelatasi totalmente errata, dello scarabeo della tomba XXV), e, soprattutto, la tuttora latitante città fenicia di Tharros con l' ancora più latitante emporio.

Eppure, anche in totale assenza di una precisa idea sulla datazione delle statue, un altro recente lavoro ci dice: [..]The size of the statues and some of the stylistic details are probably the result of foreign influences. The site of Monte Prama has a number of features that represent its elite character, the hybrid statues being one of these features .[..](3).


Figura 1. Tratta dal rif. 1, pg 124. 

Queste due recenti citazioni esemplificano il take-home message, vale a dire ciò  che deve rimanere e che rimarrà nella letteratura specialistica: chi ha scolpito a Monte Prama  lo ha fatto perchè ispirato dalle statue a tutto tondo di Fenici e Greci. Sarà il compimento della vicenda, quello fondato sulle magiche parole ibridizzazione ed entangled objects?  Carlo Tronchetti e Peter van Dommelen, ci dissero nel 2005: [..]The Monte Prama statues represent a striking example of ‘entangled objects’ because the hybrid practices that constructed them were themselves features of the colonial context of the Sinis in the later Iron Age"[..] Il che sulle statue del Sinis, non chiarifica molto, ma è un'opinione vincente -basata su una datazione arbitraria- che ancora nel 2013 è quella dominante: intendiamoci, non ho nulla a priori contro queste opinioni, ma va definito (e provato su basi solide) quello che accadde realmente, altrimenti è solo un esercizio spirituale. Purtroppo non sterile, visto che viene da un ricercatore di livello mondiale e scritto nella koinè del III millennio. 

Lo stesso concetto viene ripetuto ancora ed ancora, come un mantra scaramantico, nel libro del 2012 dedicato a Monte Prama (4a), e perfino nel capitoletto che tratta del complesso statuario e funerario del Sinis nel libro dedicato ai modelli di nuraghe (4b) [..] Le iconografie delle statue e dei modelli di nuraghe sono prettamente locali, ma l' ideologia della grande statuaria funeraria/onoraria non può essere giunta se non tramite i rapporti con le popolazioni del Mediterraneo orientale che in quei decenni stavano frequentando a scopi commerciali le coste dell' isola, lasciando talora piccoli insediamenti, di norma presso comunità indigene [..]  (4b, pg. 268). Quei decenni rimangono naturalmente non meglio definiti temporalmente, così come le modalità di trasmissione dell' ideologia e la natura di queste popolazioni; tanto più che in quei piccoli insediamenti di popolazioni orientali, tutta questa statuaria a tutto tondo...dove sta? L' ideologia gliel'hanno raccontata in teoria? e se sì,  in che lingua? E perchè se si vuole parlare di ibridizzazione, l' Egitto non viene neppure sfiorato col pensiero, rimane un tabù intoccabile ed innominabile? eppure a me come ad altri è la prima cosa che viene in mente osservando la ricostruzione di Panaiotis Kruklidis.
E' una sorta di martellamento, una vera e propria propaganda di stampo clericale: del resto lo sappiamo bene che si farebbero ogni sorta di equilibrismi pur di negare ogni originalità ad una qualsiasi produzione sarda.

Ecco, secondo me, perchè si è indugiato tanto a valorizzare le statue:  il quadro, il grande affresco dell'ibridizzazione non era ancora pronto. Sono convinta che Monte Prama sia stato, in questi quasi 40 anni, un incubo. Il quadro non sarebbe pronto neppure ora,  ma l' opinione pubblica ora preme molto di più di quanto non facesse nel 1974, e quindi occorre fare qualcosa: per la letteratura specialistica, soprattutto per gli autori stranieri che non hanno tempo e/voglia di approfondire una qualsiasi cosa su questa disturbante isola, si presenta il piatto dell'ibridizzazione con Fenici e Greci (evidentemente pari sono); per i non specialisti, si lascia che il concetto di mistero dilaghi, tanto grosso danno non può fare. Poco tempo fa Italia 1 ha riproposto un video della trasmissione Mistero, dove il conduttore si reca al centro di restauro di Li Punti (doveva essere circa il 2007-2008): il servizio non è male, in realtà, nel suo genere e Mirko Zaru si lascia perfino scappare che la necropoli è datata  al X sec. a.C. (sic!). Però la cornice di mistero e leggenda in cui si inserisce il complesso di Monte Prama, "Sulle tracce dei Giganti", a me personalmente  fa venire l' orticaria. E ad altri, molti altri il cui intento è quello di screditare chi si occupa, da appassionato, di archeologia sarda, fa un comodone.

In realtà c'è anche chi rema contro, da dentro il mondo professionale dell' archeologia:  "[..] The inspiration for the statues must be the bronzetti, and more specifically those made by the “round eye” artist. Unfortunately, we cannot say if both were sculpted at the same time and, if not, how much earlier the bronzes were cast. On the other hand, the “round eye” artist’s figurines were already in existence by the 9th century, as proven by the example from Vulci[..] The statuary of Monte Prama was probably erected between the 9th and 8th centuries BC and might represent a last expression of Sardinian traditional LBA sculpture, before it was displaced by EIA Mediterranean iconography.[..]"(5). Ma sono voci troppo isolate, troppo flebili, troppo poco numerose: coraggio, coraggio per la Sardegna, per la verità scientifica, per la verità storica! 

Nel frattempo sta filtrando,  neppure in modo tanto nascosto, un altro take-home message; ancora più sottile e subdolo, ed ancora senza uno straccio di prova: [..]The Greek sailors, i.e. the Mycenaeans sailed their ships to the west Mediterranean in search of ore in around the 9th and 8th century BC. Calabria, Etruria, Sardinia and South Iberia could offer large deposits of copper. After reaching the western tip of Sicily, the Mycenaeans learnt to go directly to Sardinia, which was a necessary stage on the western tin route and quite rich in copper, silver and lead deposits. In order to organize the exploitation of the Sardinian mines better, the Mycenaeans brought with them extremely experienced Cypriot miners and smiths, who, inter alia, taught the inhabitants of the nuraghi the art of casting small human and animal figures in bronze in the way normal at that time in Syria and Anatolia.This was a form of production that flourished for several centuries in Sardinia and often achieved very high standards of artistic excellence. The presence earlier than the 8th century BC of the first Greek colonies in Sardinia is not supported by the archaeological finds[..] (6). Senza contare che la civiltà micenea si estinse nel XII sec. a.C.,  come fece a viaggiare verso ovest nel IX-VIII secolo, non si sa.  

Cari Sardi appassionati della vostra storia: anche i bronzetti vi stanno togliendo, e come ebbi a dire, va ancora bene che i nuraghi non siano trasportabili! 

(continua)

Note e riferimenti
*: Così disse esasperato Peppone alla moglie, che non voleva far sposare il figlio in Comune, in "Don Camillo monsignore... ma non troppo", 1961.
(1) Oliver J. T. Harris, Jessica Hughes, Robin Osborne, John Robb and Simon Stoddart, The body and politics,  In: The Body in History Europe from the Palaeolithic to the Future,  J. Robb and O.J.T. Harris (eds), Cambridge University Press, 2013, pp. 98-128. 
(2) Tronchetti, C. and P. van Dommelen 2005: Entangled objects and hybrid practices. Colonial contacts  and elite connections at Monte Prama, Sardinia, Journal of Mediterranean Archaeology 18.2:  183-209
(3) Beatrijs de Groot, Testing Hybridity in Early Iron Age IberiaUsing ceramics and theory to explain the significance of Phoenician ‘colonialism’, Master Thesis, University of Leiden, Faculty of Archaeology, 2011. 
(4) a. Giganti di Pietra. Monte Prama L'Heroon che cambia la storia della Sardegna e del Mediterraneo, di Alessandro Bedini, Carlo Tronchetti, Giovanni Ugas, Raimondo Zucca, Fabula editore, Cagliari 2012; b. V. leonelli, C. Tronchetti, L. Usai, Il complesso culutale e funerario di Monte Prama, In: Simbolo di un simbolo. I modelli di nuraghe, A cura di Franco Campus e Valentina Leonelli, Ara Edizioni, 2012, pp. 266-288.   
(5) Ralph Araque Gonzalez, Sardinian bronze figurines in their Mediterranean setting, Praehistorische Zeitschrift 2012; 87: 83–109
(6) Emilia Pásztor, An archaeologist's comments on prehistoric European astronomy,  Complutum, Nº 20, 2, 2010 , págs. 79-94