sabato 26 ottobre 2013

Gli scarabei sigillo della Sardegna e la scrittura segreta del Dio nascosto

Questo articolo, pubblicato parzialmente sul numero 63 della rivista "Monti Prama", è una sintesi dei post pubblicati nel blog di Gianfranco Pintore sul tema degli scarabei sardi. Come avrete capito il sito gianfrancopintore.net - l'archivio di Zuanne per i post lunghi- non è più visualizzabile, per cui inauguriamo una sessione "rewind" dove ripubblicheremo i post essenziali alle discussioni in corso. Vi preghiamo di segnalarci, ed eventualmente rimandarci, post che ritenete importanti e che non sono più accessibili, fino a che non riusciremo (se riusciremo) a risolvere il problema. MP

di Atropa Belladonna

"Nessuno degli dei conosce la  Sua  vera  forma, la Sua immagine non viene dischiusa nei rotoli di papiro, su di Lui non vi sono testimonianze certe." Inno ad  Amun, Papiro  Leiden I 350, ca. 1215 a.C.


[...] He created himself through that which he created himself,
he conceived himself as the great composite image:
fatherless, his (own) phallus engendered (him);
motherless, his (own) seed was pregnant with him.
The august winged-scarab, who made himself emerge as a god.
Father of fathers, mother of mothers.
(Da: The Liturgical Hymn to Amun, David Klotz, Adoration of the Ram: Five Hymns to Amun-Re from Hibis Temple (2006),YALE EGYPTOLOGICAL STUDIES (Book 6) )


Sommario. La crittografia, o scrittura segreta, del dio Amun è presente su un gran numero di scarabei-sigillo rinvenuti in Sardegna, come già rilevato da  Gabriella Matthiae Scandone nel suo catalogo del 1975. Recenti ritrovamenti svelano tuttavia caratteristiche peculiari di tale scrittura segreta negli scarabei di produzione locale sarda. In particolare si evidenziano: a. un singolare sincretismo religioso, con mix-scrittorio tra crittografia amunica e segni del codice scrittorio sardo arcaico; b. un uso particolare della crittografia amunica incentrato su un’ iconografia frequente in Sardegna, ma rara altrove: il Re divino e fanciullo protetto/accompagnato da una divinità con tratti femminili, alata o in forma ofidica. Lo straordinario doppio ritrovamento di scarabei in una tomba di Monte Sirai, testimonia entrambi gli aspetti ed induce a riprendere lo studio dei reperti di tipologia egizia in Sardegna, anche alla luce del codice scrittorio sardo arcaico e della religiosità che ne emerge.

 Introduzione
Tra i nuovi scarabei sardi scoperti nella necropoli di Monte Sirai  spiccano due reperti (figura 1) rinvenuti assieme sul torace dell’ inumato della tomba 267, sepoltura pertinente  alla II metà del VI sec. a.C. (1). Entrambi in enstatite pura e con stile simile, attribuiti ad artigianato locale e particolarmente raffinati, ma di chiara ispirazione egizia. Il primo, unico caso in Sardegna, rappresenta un personaggio regale in adorazione davanti ad un obelisco con una strana base “cornuta”; il prenome del faraone Thuthmosis III (1479–1425 a.C), Mn-khpr-Ra, scritto fuori cartiglio, sovrasta la scena; l’ obelisco è inciso con segni definiti “geroglifici di difficile lettura” (1). Il secondo scarabeo presenta invece un’iconografia ben nota tra gli scarabei sardi, solitamente interpretata come la protezione di Horus fanciullo da parte di Iside, qui in aspetto ofidico (2).

Figura 1: i due scarabei ritrovati al centro del torace del defunto nella tomba 267 di Monti Sirai, risalente al VI secolo a.C., catalogati a. MSN07-1571 e  b.: MSN07-1572, entrambi costituiti da enstatite pura (silicato di magnesio) e di produzione locale (1). Gli scarabei sono riprodotti a colori invertiti rispettto all’ originale, per evidenziarne le incisioni.

Dello scarabeo MSN07-1571, Guirguis scrive: “La fortuna di cui godette l’appellativo Mn-khpr-Ra è certamente connessa da un lato alla combinazione dei segni costituenti il quarto dei cinque titoli del protocollo reale (dai quali si ottiene il criptogramma acrofonico con valore fonetico Jmn-Ra = Amon-Ra), dall’altro lato al grande prestigio del faraone Thutmosi III”.

La frase mi incuriosì enormemente: assieme alla apparente difficoltà di datazione, all’ unicità del motivo in Sardegna, ai “geroglifici di difficile lettura” dentro l’ obelisco, alla base taurina di quest’ ultimo, questo reperto meritava sicuramente un ulteriore approfondimento. Aggiungo che all’ epoca non avevo a disposizione il catalogo di G.Matthiae Scandone (2), che mi avrebbe risparmiato molta fatica, ma sicuramente la crittografia amunica sembrava essere un dato acquisito in egittologia fin dal 1957 (3).  
Nel catalogo del 1975, esclusivamente dedicato agli scarabei sardi di origine o ispirazione egizia, la Scandone  illustra 180 reperti di cui 80 vengono attribuiti a produzione locale (4). Tra questi ultimi, 20 recano, secondo la studiosa, crittografia amunica (3). In realtà, come vedremo, la chiara e semplicissima crittografia negli scarabei varianti del MSN07-1572,  più alcune altre che le sfuggono, portano questo numero a 47. In altre parole il  59% degli scarabei di ispirazione egizia prodotti in Sardegna e già noti nel 1975,  recano crittografia amunica. Il numero è ora  notevolmente aumentato (5), includendo un eccezionale reperto dal complesso nuragico di Nurdole di Orani (5a, 6). Ma prima di discuterne ulteriormente vediamo come funziona e come origina la scrittura segreta di Amun.

Come funziona il sistema: i trigrammi di Amun e i tetragrammi di Amun-Ra 
(si vedano anche le tavole complete nell' Appendice, ndr)

Il nome divino Amun, in egizio Jmn  (letteralmente il Nascosto), si scrive in forma lineare impiegando i tre geroglifici M17+Y5+N35 (figura 2a) (7). Uno in più viene utilizzato per scrivere Amun-Ra.

Figura 2: a. il trigramma Jmn (Amun) ed il tetragramma Jmn-Ra (Amun-Ra) scritti in forma lineare, utlizzando le sequenze geroglifiche M17+Y5+N35 ed M17+Y5+N35+N5 (N5 è qui complemento fonetico); b. il nome Amun o Amun-Ra celato in Mn-khpr-Ra, prenome di Thuhtmosis III; c. il re che adora l' obelisco sopra un segno nb rende il trigramma Jmn per acrofonia di jaj (adorare, ger. A4), mnw (monumento riferito all' obelisco) n da nb (ger. V40) (8); d. scrittura simmetrica che rende il trigramma Jmn. la lettura mostrata è solo indicativa: data la polivalenza del segno solare e della penna maat, la lettura può iniziare da uno qualsiasi dei 3 segni (9c).
  
La forma più semplice di crittografia deriva dal principio acrofonico riferito a questi tre segni, come  ci spiega efficacemente John Sarr: " Poichè Amun significa “il Nascosto” il suo nome viene spesso scritto con speciali crittogrammi che “nascondono” la lettura del suo Nome. Questa scrittura crittografica è basata sul principio di acrofonia, secondo il quale i tre valori fonetici richiesti per scrivere Amun (J+m+n) vengono presi dal suono iniziale di parole non altrimenti  legate tra di loro." (8). Il prenome di Thuthmosis III, Mn-khpr-Ra, obbedisce a questo semplice principio (fig. 2b). I tre segni sono facili: mn al centro (geroglifico Y5), sotto lo scarabeo kheper (L1) ed in alto il segno per Ra (N5). I crittogrammi acrofonici danno il nome divino Jmn: J (dall’ iniziale di jtn disco solare); m (da mn) e n (da ntry, divino riferito allo scarabeo come espressione della divinità). La sequenza si può  forse anche leggere Amun-Ra, opzione preferita da Guirguis: J (dall’ iniziale di jtn disco solare); mn che conserva il suo valore e Ra (scarabeo come avatar di Ra), nel qual caso non sarebbe più solamente acrofonica, ma mista.

Tabella 1: segni polivalenti della crittografia amunica ed altri modi di scrivere il nome divino
La lettura può rendersi ancora più complessa  e  varia: alcuni segni rendono J, m o n  per analogia coi segni originali oppure possono essere polivalenti: la penna maat, ad esempio (ger. H6)  può rendere J  per omologia con M17, m per acrofonia di maat o n perchè è un oggetto divino (ntry). La polivalenza di alcuni segni, tutti legati alla sfera del sacro, consente di comporre crittografie squisitamente simmetriche, una scrittura che appare assurda a chi non conosce il sistema (fig. 2d). I segni polivalenti, assieme agli avatars ed ai logogrammi di Amun, rappresentano veri e propri segnali della presenza del Dio sui documenti (tabella 1), un indizio importante della sua scrittura segreta. Per gli altri e numerosi segni conosciuti della crittografia amunica, si vedano gli articoli di cui al rif. (5).

Breve storia della crittografia amunica: i faraoni figli di Amun della XVIII dinastia.
La crittografia amunica nacque probabilmente con la regina Hatshepsut (5d, 9,10) (1479–1458) della XVIII dinastia (1550–1298 a.C.), moglie di Thuthmosis II e “divina sposa di Amun”. Era questo un titolo sacerdotale nato durante la X dinastia (2160- 2025 a.C.), ma solo con i sovrani tebani della XVIII fu portato da donne di stirpe reali, generalmente la moglie o madre del re. Questo rinnovato e potentissimo ufficio, affiancato dal titolo di Divina Adoratrice di Amun, assicurava che il re fosse semidivino per diritto di sangue. Con l´appoggio della classe sacerdotale, la Divina Sposa di Amun decideva in pratica chi avrebbe regnato. Fu proprio grazie al matrimonio con Hatshepsut che Thuthmosis II (1493–1479), figlio di una concubina di Thuthmosis I, poté ascendere al trono. E fu a causa dello stesso motivo che il figlio di Thuthmosis II, il futuro Thuthmosis III,  crebbe nel tempio del dio nascosto. Fu in questo clima di strapotere sacerdotale, forse senza precedenti in Egitto, che si inserì l’episodio  monoteistico di Akhenaten (1351-1334) e del suo Jtn (Aten), il disco solare fatto dio unico. I sacerdoti di Amun non stettero certo a guardare, ma ormai Akhenaten aveva cambiato la storia e la moda andava verso il dio unico: ecco allora che si affermò, sempre di più, il sincretico Amun-Ra, quanto di più simile a YHWH mai prodotto dall’Egitto. Ecco che in epoca Ramesside (1292-1069 a.C.) compaiono le trinità e triadi amuniche: la triade famigliare Amun-Ra, Mut, Khonsu, ma anche la trinità divina di Amun. Il famoso  papiro  Leiden  350 (regno di Ramesses II, 1279–1213 a.C.) recita: “Tutti gli dei sono 3: Amun, Re e Ptah. Lui che cela il suo nome è Amun, mostra il suo viso come Ra ed il suo corpo è Ptah”. Dopo la morte dell’ultimo sovrano della XX dinastia, Ramses XI (1107-1077 a.C.), inizia il III periodo intermedio (1077-664 a.C.), il potere reale si frattura, con i faraoni libici nel nord e regnanti della Nubia nel sud. Ma il nipote di Ramses XI, il potentissimo Menkheperra, alto sacerdote di Amun (1045–992 a.C.), mantiene la posizione, dando origine ad una dinastia di sacerdoti che regnano di fatto nella regione tebana. Lo strapotere del dio Amun si esaurisce con la conquista persiana: l’ultima Divina Adoratrice, Nitocris II, venne eletta nel 525 a.C. ma non divenne mai operativa. Nessuno in area Mediterranea rimase immune al fascino del dio nascosto e della scrittura segreta del suo nome, tantomeno la terra di Canaan, quella Siria-Palestina  partner millenario dell’ Egitto e resa vassalla proprio nel corso della XVIII dinastia. Una statistica sugli scarabei mostra però che la cultura religiosa egizia più che imposta venne in qualche misura condivisa (5d).  La forma ubiquitaria del nome segreto, Mn-khpr-Ra, è rappresentata grosso modo con la stessa percentuale sia in Egitto che in Palestina: imposizione, sincretismo o un po’ di entrambe le cose? le stesse domande che possiamo porci riguardo le innumerevoli testimonianze di Amun o Amun-Ra in Sardegna.

La crittografia amunica e la teologia tebana in Sardegna: un possibile sincretismo?
Nonostante il lavoro della Scandone del 1975 (2) mostrasse chiaramente che la crittografia amunica fosse presente anche sugli scarabei sardi prodotti localmente, essa venne pressochè negletta nelle pubblicazioni successive. Ad esempio nello scarabeo di fig. 3a, la Scandone identifica correttamente il nome di Amun criptato, avvertendo che la lettura usuale “Shu figlio di Ra” è solo “una prima lettura, agevole per chiunque” ma ve ne è anche “una seconda, segreta, che solo gli iniziati alla crittografia acrofonica potevano comprendere”. Bartoloni però, pubblicando uno scarabeo con identica composizione  dalla tomba 50 di Monte Sirai, trascura la lettura crittografica e fornisce la sola interpretazione “Shu figlio di Ra” (11). Occorre dire che la  stessa Scandone non dette grande importanza alla crittografia amunica in Sardegna, considerandola una semplice imitazione locale di scarabei importati (2). Hölbl (12) e Carla Manca (13) hanno successivamente ripreso il lavoro della Scandone , inquadrando tutti gli scarabei sardi nell’ ottica dei commerci e della cultura “egittizzante” fenicio-punica. Tutti gli autori però trascurano totalmente alcuni fatti esclusivi della Sardegna, tra cui la ricorrenza del nome divino Amun scritto anche in forma lineare (2, 12,13) e la possibile rilevanza della tavoletta geroglifica di Tharros con la triade tebana Amun, Mut Khonsu, quest’ ultima senza alcuna controparte nel mondo fenicio-punico e scritta con geroglifici perfetti (5d).
 
Figura 3: a. trigramma crittato per Jmn (Amun) su uno scarabeo al Museo di Cagliari (2): la lettura può iniziare sia dal disco solare che dalla penna maat, grazie alla polivalenza dei due segni (tab. 1). La m deriva da mayt, = uccello acquatico. La lettura per geroglifici dà semplicemente "Shu figlio di Ra" (11);  b. scarabeo di Nurdole (6) col prenome di Amenhothep III (1391-1353 a.C.), Neb-maat-ra, criptogramma acrofonico di Amun: J da jtn (disco solare), m dalla dea  Maat ed n dal segno nb(il cesto o segnoa a crescente lunare) c. amuleto di Nurdole, forse rappresentante Khonsu, figlio divino di Amun a Tebe (6); i segni lineari, parzialmente decifrati, sono riconducibili al codice scrittorio sardo-arcaico (nuragico).

Di recente uno scarabeo (fig. 3b) ed un amuleto (fig. 3c) rinvenuti presso la vasca lustrale del complesso nuragico di Nurdole di Orani (6), rimandano di nuovo alla teologia tebana di Amun: il primo reca il prenome di Amenhothep III (1391-1353 a.C.), Neb-maat-ra,  della XVIII dinastia, un altro modo di scrivere Amun crittograficamente (5a); il secondo rappresenta il divino figlio di Amun a Tebe, il dio lunare Khonsu. Se è vero che il prenome di Thuthmosis III rimase in uso per circa 1000 anni in area Mediterranea, la stessa cosa non vale per il prenome di Amenhothep III, il che rende lo scarabeo di Nurdole un reperto raro e significativo, soprattutto in un luogo sacrale di cultura nuragica. Un elemento aggiuntivo che compare nel doppio ritrovamento di Nurdole, sono quelli che Madau definisce “grafemi senza significato” sul retro dell’ amuleto: dopo l’ elucidazione dell’ alfabeto sardo-arcaico (nuragico) (14)  i grafemi assumono invece un significato preciso. Seppure la lettura completa sia difficile, data la frammentarietà dell’ oggetto, si identificano agevolmente i grafemi YH (fig. 3c), uno dei nomi ricorrenti della divinità unica nuragica (14a).
Questa scrittura "estranea" in un amuleto di chiara ispirazione egizia potrebbe destare stupore ed incredulità, ma il caso di Nurdole  non è  unico: lo scarabeo MSN07-1571 da M. Sirai (fig. 1a) ci fornisce un secondo esempio, ancora più straordinario. Le lettere lineari ed i logo-pittogrammi all' interno dell' obelisco, sono state decifrate da Gigi Sanna in un recente lavoro (14c). Le riporto in figura 4: la frase ci parla ancora una volta del Dio YH, con un tipico L dedicatorio sulla punta dell' obelisco.

Figura 4.  l y h h h g 'a = per yhh Lui Toro, frase incisa dentro l' obelisco nello scarabeo da Monte Sirai, tomba 267 (1, 14c).


Che ci fa il nome abbreviato di YHWH, scritto in forma lineare con il codice nuragico (14), su uno scarabeo sardo-egizio  prodotto localmente (1)? che non ha uguali nel mondo fenicio-punico? che rappresenta un motivo tipicamente  ramesside (8, 5e) con la variazione importante della base "cornuta"? che è intriso di crittogrammi di Amun? Infatti Amun è reso non solo dal prenome Mn-khpr-Ra , ma anche dalla scena stessa del re che adora l' obelisco (fig. 2c) e dall' obelisco stesso come avatar fallico del dio nascosto (Tab. 1).

E' ancora troppo presto per rispondere a queste domande, ma qualche indizio ci viene fornito dal secondo scarabeo (fig. 1b), che invece è un motivo ricorrente tra gli scarabei sardi (2), con qualche variante sull' aspetto assunto dalla figura divina femminile considerata in genere come Iside che segue e protegge Horus (1,2, 12).

Il re fanciullo e la sua madre divina: una nuova crittografia amunica in Sardegna.
Il gruppo D, Scarabei con immagini divine antropomorfe, del catalogo Scandone del 1975, include per la maggioranza  scarabei di fattura locale (18 esemplari su un totale di 28) (2). Il sottogruppo più numeroso (tredici esemplari) è  quello "con la scena della protezione del giovane Horo ad opera di Iside antropomorfa oppure ofidica [...]La protezione del giovane Horo da parte di Iside è un soggetto particolarmente popolare nella glittica di Sardegna, ove compare in diverse varianti anche sugli scarabei in pietra dura semipreziosa.[...] Ci troviamo evidentemente  qui (scarabeo D16, N.d.R.) in presenza della scena di Iside che protegge con le sue ali Horo fanciullo, insolita sugli scarabei egiziani ma attestata nei bronzetti: cf. G. ROEDER,Agyptische Bronzejiguren, Berlin 1956, taf. 67." (figura 5). La Scandone non individua, stranamente, la crittografia amunica in questi scarabei, insoliti per l' Egitto ma tra i più diffusi in Sardegna. Per altri scarabei però individua correttamente la lettera m per la "sfinge (maj)" che apre le ali in un gesto protettivo ed il valore J  per il sovrano (jty) o il re fanciullo (Jnpw). Come già suggerito, la persona che si porta la mano alla bocca potrebbe valere  J  anche dal geroglifico A366, J! = Oh! (5f). Poco importa: il giovane in piedi vale comunque J;  l' essere che lo protegge vale m: da mwt = madre, da mrt = la dea dolorosa (Tab.1), da "essere che protegge" mkj (5d) (figura 5); la n proviene al solito dal cesto nb. L' eventuale aggiunta di un disco solare renderebbe la formula "Jmn è il Signore" (con nb che  conserva il suo significato originale di signore, tutto) (2) oppure il tetragramma Jmn-Ra (5d). Una crittografia anomala, forse tipicamente sarda ma anche molto semplice da elucidare.

Figura 5: Scarabei con iconografia simile a quella di fig. 1b. Da sinistra, scarabeo da Pani Loriga (1) e 4 scarabei nel Museo di Cagliari, dal catologo del 1975 (2). Solo in F8 e H2 la Scandone individua la crittografia amunica. L' esemplare H2, opera locale di eccezionale finezza, renderebbe la formula Jmn-nb-j = Amun è il mio Signore, attraverso l' acrofonia di (da sin.) jtj = sovrano, mwt = madre (appellativo di Iside), nsw = re dell' alto Egitto (perf il tipo di corona)  Il segno nb conserva il suo valore, ma si noti la particolare posizione al di sopra dello stambecco femmina, che da l' ultima j da jmat (2).

Che significato può avere uno scarabeo di questo tipo accostato a quello "dell' obelisco" nella tomba 267 di Monte Sirai (fig. 1), sul cuore del defunto?  Io credo che entrambi rappresentino, iconograficamente, momenti di vita di un re o un sovrano, un figlio divino simile ai faraoni figli di Amun del Nuovo Regno: un re fanciullo, con la mano alla bocca in un gesto infantile e la madre ofidica che segue i suoi passi; un re adulto, che adora il padre, fallico e taurino. Il nome criptato del dio Amun in entrambi gli scarabei, che qui viene apparentemente identificato con YH, suggerisce che lo stesso dio è padre e madre assieme; che è fallo, toro e serpente, nella più genuina tradizione dello script nuragico lineare, logo-pittografico e  a rebus (14). Il terzo momento della vita è probabilmente rappresentato dallla morte del sepolto stesso. Che si porta nella tomba, in modo toccante sul cuore, i suoi "genitori divini". Aggiungo una nota personale: per la prima volta credo di avere capito il comandamento "onora il padre e la madre".
Notiamo inoltre che in questi due scarabei il nome scritto in modo criptico non è Jmn-Ra, ma Jmn: c'è il trigramma, in entrambi, e non il tetragramma. C'è inoltre il rispetto del 3 anche nella ripetizione per tre volte del nome divino Jmn sullo scarabeo dell' obelisco.
Lo studio degli scarabei in crittografia amunica  non è terminato, perchè ritengo che abbiano ancora diverse cose da svelarci: ad esempio è proponibile che l' aggiunta di un segno solare al trigramma di Amun per avere Amun-Ra, renda una sequenza simile all "iniziale formula di riferimento della divinità Yhwh", forse YHŠH (14e)? con la lettera shin di Shamash al posto della W?  E/oppure ha ragione la Scandone e l' aggiunta del segno solare rende, anzichè Amun-Ra, la formula "Amun è Signore", Jmn-nb? Se questa seconda ipotesi è vera, il segno nb (ger. V30), il cesto a forma di crescente lunare, potrebbe essere analogo al determinativo divino H nelle formule nuragiche (14). Questa suggestiva ipotesi sembra rafforzata da un documento riportato dalla Scandone, lo scarabeo I24 (2).

Un tetragramma di eredità nuragica su uno scarabeo sardo?
Figura 6: scarabeo in pietra grigio scura nel museo di Cagliari (2), produzione locale. Sequenza ILI-H (da destra a sinistra) utilizzando il codice scrittorio nuragico (14)

E' l' ultimo degli scarabei di produzione locale sarda che viene presentato nel catalogo del 1975 (2). la Scandone lo descrive in questo modo: " I24. Numero di inventario: manca (Tav. XXVIII). Materia: pietra dura grigia scura. Dimensioni della base: cm. 2,1 X 1,3. Provenienza: manca. Conservazione: cattiva.  Il dorso è del tutto perduto. Resta soltanto una sottile placca corrispondente alla base. Sulla base sono incisi quattro segni approssimativamente rettangolari posti l'uno accanto all'altro, del tutto indecifrabili, di cui non è possibile comprendere né l'origine né il significato. Forse si tratta di una rozzissima imitazione locale di geroglifici egiziani."
Non so se nel 1975 si sarebbe potuto scrivere qualcosa di meglio, oggi sì: Gigi Sanna lo ha decifrato in mezzo minuto secondo l' alfabeto nuragico, leggendo uno straordinario ILI-H. La divinità IL o ILI, il corrispondente ugaritico dell' ebraico El (Dio), già testimoniata nel documento in ceramica di Pozzomaggiore (14f). Il segno sulla sinistra, una sorta di "parentesi tonda,  non solo ricorda le H nuragiche (es. sul documento di Pozzomaggiore stesso), ma è anche simile al segno nb che in diversi scarabei viene riportato non in basso, ma proprio con questo orientamento (2, 5). Credo che sia lecito chiamare questo oggetto lo "scarabeo del tetragramma".

Conclusioni
La crittografia amunica e la teologia tebana, sono ben testimoniate in  documenti scritti sardi, per quanto si sa finora,  in contesti del I millennio a.C.. In almeno due casi è presente un mix scrittorio che suggerisce un certo grado di sincretismo religioso tra la divinità nuragica YH.H e l' egizio Amun. L' uso di una forma crittografica rarissima altrove, ma frequente in Sardegna, il re fanciullo accompagnato da un essere divino con caratteri materni, testimonia che la crittografia era ben compresa e che determinati segni/simboli non venivano semplicemente copiati o utilizzati per suggestione o a comando (2). I nuovi ritrovamenti di Monte Sirai e del nuraghe Nurdole, confermano questa ipotesi.
Ringraziamenti. Ringrazio M. Guirguis e M. Madau per avermi gentilmente fornito gli articoli di cui ai riff. (1) e (6). Un grazie particolare a Piero Zenoni del GRS per aver per primo destato il mio interesse verso gli scarabei sardi, ed a Romina Saderi per il suo supporto ed aiuto costante.

APPENDICE: Tavole di crittografia amunica
Il nome divino Amun, in egizio Jmn (Trigramma), e Amun-Ra (Jmn-R', tetragramma): crittogrammi acrofonici, logo-pittogrammi ed avatars.
Le tavole derivano dalla bibliografia citata, in particolare  i riff. 2 e 3. Si noti come gli ideogrammi di animali rendano quasi invariabilmente la lettera M, mentre le figure maschili rendono in genere  la lettera J (anche trascritta  'I o Y, secondo i diversi autori).
I crittogrammi acrofonici non sono, come si vede dall' ultma tabella, l'unico modo per scrivere il nome divino segreto. Si utilizza anche scrittura mista (crittografia + lineare) o a critto- rebus, come si vede nella figura qui sotto (15g)
A sin., una scrittura a rebus per il nome divino Amun-Re, di epoca tolemaica Il pesce Tilapia nilotica è uno degli spelling di Re, mentre il segno per acqua, a zig-zag, dentro il segno per isola (ger. composto N102) è una scrittura a rebus per Amun. A dx., la barca solare (ger. P3, P4) un critto-rebus per Amun-Re (15g e riff.). 


Bibliografia essenziale e note
 (1) M. Guirguis, S. Enzo, G. Piga, Scarabei dalla necropoli fenicia e punica di Monte Sirai. Studio crono-tipologico e archeometrico dei reperti rinvenuti tra il 2005 e il 2007, in Sardinia, Corsica et Baleares Antiquae, 7 (2009): 101-116
(2) G. Matthiae Scandone, Scarabei e scaraboidi egizianie d egittizzanti del Museo Nazionale di Cagliari, Roma Consiglio Nazionale delle ricerche, 1975.
(3) a. E. Drioton, Trigrammes d'Amon, Wiener Zeitschrift fur die Kunde des Morgenlandes, 54, Wien, 1957, pp. 11-33; b. O. Keel, Corpus der Stempelsiegel-Amulette aus Palästina/Israel, (1997) Katalog Band 1, Universitaetverlag Freiburg Schweiz-Vandenhoeck & Ruprecht, Goettingen; c. John Sarr, 2001, Gayer-Anderson Scarab. Collection in the Portland Art Museum, Portland, Oregon USA; d. Drioton, La valeur cryptographique du signe représentant la barque solaire avec le disque, Revue d'Égyptologie 12 (1960), pp. 89-90; e. F. Magnarini, Formule crittografiche amoniane, (2006), Archeogate;  - di Franco Magnarini
(4) Riporto le definizioni della Scandone (2) riguardo la terminologia  impiegata, assieme al criterio da lei tentativamente utilizzato per individuare le produzioni locali:[..] A questo proposito è necessario chiarire in che senso sono stati usati i termini: per « egiziani » si intendono gli esemplari che, ad un esame dell'iconografia, dello stile e della grafia dei gerogifici, risultano con ogni probabilità eseguiti in Egitto da artigiani indigeni, mentre « egittizzanti» sono stati definiti sia i pezzi fabbricati in Egitto da maestranze straniere che operarono, a quanto è noto finora, nelle manifatture di Naucrati e di Menfi, lavorando sul patrimonio figurativo egiziano ma rendendolo secondo modi che rivelano differenti origini culturali, che si manifestano nel fraintendimento di iconografie e di caratteri geroglifici, ed ampie esigenze commerciali, le quali appaiono invece palesi nella scarsa qualità artistica dei pezzi e nella ripetizione di determinati soggetti, evidentemente richiesti dalla clientela straniera, sia gli esemplari che talune particolarità, soprattutto stilistiche, indicano assai verosimilmente come il risultato del lavoro di artigiani sardi, i quali si ispirarono ad originali importati; per meglio definire questi ultimi, nel Catalogo si userà l'espressione « opera locale »[...].
(5) A. Belladonna, http://gianfrancopintore.blogspot.com a. La crittografia del dio Egizio Amun in Sardegna 08.01.2012; b.Scrivere con gli oggetti: in Egitto lo facevano già 5000 anni fa 18.01.2012; c. Un’oca, il re adorante, la penna, la barca: nel nome del dio nascosto 30.01.2012; d.Di Tharros & Amun. E di altri luoghi 11.02.2012; e.Un paio di scarabei sardi. Ed un paio di idee sulle date 05.03.2012; f. Gli “omini” di Amun negli scarabei sardi 16.03.2012.: g. Le “donnine” di Amun (e le altre) in Sardegna. 1a parte 25.03.2012; h. Lo strano caso dello scarabeo di Monti Prama, tomba XXV 13.04. 2012;  l. Le “donnine” di Amun (e le altre) in Sardegna. 2a parte 13.06.2012; m. I copioni sardi della crittografia amunica. Ma da che cosa?, 09.07.2012; n. La crittografia del dio nascosto in Sardegna: dimenticata dal 1975, attuale come non mai, 23.08, 2012; 
(6) M. Madau, II complesso nuragico di Nurdòle (Orani-NU) e le relazioni con il mondo Mediterraneo nella prima età del ferro, in: Etruria e Sardegna settentrionale tra l'età del bronzo finale e l'arcaismo, Atti del XXI convegno di studi etruschi ed italici, Sassari, 13-17 ottobre 1998. 
(7) Dictionary of Ancient Egyptian Hieroglyphs, @ http://www.ancient-egypt.co.uk/transliteration/dictionary.htm
(8) John Sarr, 2001, Gayer-Anderson Scarab. Collection in the Portland Art Museum, Portland, Oregon USA.
(9) F. Magnarini, Catalogo Ragionato Di Una Collezione Di Scarabei-Sigillo Egizi, (2004), BAR International series. Estratti: a. Typical features according to period; b. Cryptographic amunian formulas; c. A cryptographic writing of Amen.
(10) si consideri però che alcune composizioni simmetriche, attribuite al secondo periodo intermedio (XVIII-XVI sec. a.C.), utilizzano segni polivalenti della tabella 1 (vd. es. G19 del rif. 2) per cui le origini della crittografia di Amun, uno degli dei Egizi più antichi,  potrebbero precedere il Nuovo Regno.
(11) P.Bartoloni, Monte Sirai, (1989) Carlo Delfino editore.
(12) G. Hölbl,  Ägyptisches Kulturgut im phönikischen und punischen Sardinien, Band 1 (Leiden: Brill 1986)
(13) C. Manca, Gli scarabei: affinità tra mondo egizio e mondo fenicio punico, (2011)  Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Relatore P. Bartoloni
(14) G. Sanna a. Sardôa Grammata, 2004, S’ Alvure ed.; b. L'alfabeto nuragico. Aggiornamento (al 2011): poche le sorprese http://gianfrancopintore.blogspot.com 12.02.2012; c. Lo scarabeo di Monte Sirai. L'obelisco di Amun Ra e di Yhh Nl. Faraoni santi egiziani e 'padri' santi nuragici (parte I). http://gianfrancopintore.blogspot.com 22.04.2012; d. Lastele di Nora, 2009, PTM ed. ; e. YHWH in 'immagine' pittografica. Prima a Gerusalemme? No, in Sardegna. E con scrittura šardan. http://gianfrancopintore.blogspot.com 24.09.2010; f. Il documento in ceramica di Pozzomaggiore. http://gianfrancopintore.blogspot.com 03.03.2010.