martedì 8 ottobre 2013

La bipenne nuragica bronzea scritta di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili e la 'potenza' (עז) di IL YHWH

di Gigi Sanna


Fig.1 (da Fadda, rif.1)

Gli oggetti scritti di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili sono più di uno. Quanti in tutto ancora non è dato sapere con certezza. Bisognerà procedere, quando sarà possibile, ad una ricognizione accurata su tutti i reperti in ceramica e in metallo apparentemente anepigrafici rinvenuti nel sito.
  
Infatti, non c'è solo la scritta, ormai nota e discussa (1), dell'anfora di tipologia cananea (2) del XII secolo a.C.: ve ne sono altre (3) e tra queste anche lacosiddetta 'raspa' con le 'lettere' alfabetiche, così denominate ma non descritte (4), di cui recentemente ha parlato Aba Losi (5). Personalmente sono indotto a credere, tenendo presente  la fantasia e il ricorso continuo al rebus degli scribi nuragici, che lo stesso supporto con quella strana curvatura a 'lamed' costituisca una grossa lettera, la prima della sequenza, alla quale vanno (andrebbero) aggiunte le altre lettere di tipologia protocananaica, di cui per ora poco o niente si sa perché si scorgono -per così dire -  ma non si vedono. Per ora ipotizziamo un iniziale 'per' (il 'lamed' del supporto), con un certo numero di segni a seguire : l [...].
  Si vedrà il resto del contenuto quando si riuscirà a sapere di più circa i singoli segni, 'segni sacri' ovviamente perché riportati in un oggetto che sembra, con ogni probabilità, più attinente alla sfera cultuale che a quella strumentale dell'officina fusoria nuragica del sito di Villagrande Strisaili.
  In attesa del dato epigrafico, non certo ipotetico ma reale, vediamo di portare la nostra attenzione su di  un altro oggetto (v. fig.1) apparentemente anepigrafico, tale ritenuto, ma che risulta invece chiaramente scritto; oggetto sul quale un epigrafista e un paleografo non aggiornato e non avvezzo a riconoscere i segni del nuragico passerà oltre disinvoltamente, pensando magari a dei semplici 'graffi' fatti in qualche modo, inavvertitamente, dal fabbro durante la realizzazione dell'oggetto. Oppure pensando, come nel caso della interpretazione della Fadda, a delle 'decorazioni incise' (6).
  Però, cosa mai avranno di 'decus'' quelle incisioni per nulla 'decorative', quelle linee spezzate e non, così diverse tra di loro, così a prima vista anarchiche e sbrigative nella disposizione (si direbbero quasi 'infantili' nella realizzazione), bisogna proprio farlo capire. Bisognerebbe sforzarsi di spiegarlo e bene, soprattutto in considerazione di un dato che ci pare indiscutibile: la  evidente raffinatezza del disegno di quell'ascia, con quel foro così perfetto e quelle due eleganti strane 'pinnae' ricurve e simmetriche, così poco utili strumentalmente ma così evidenziate con 'decus'.
   Il fatto è che l'archeologo, ancora una volta, si arresta al solo dato 'decorativo', resta in superficie quasi gratificato dalla rassicurante ermeneutica spicciola, quella sperimentata professionalmente da sempre e che consiglia le pavide parole di 'comodo', di parlare per necessità un po' ma di non dire, evitando al massimo l' incerto, il non dimostrabile e, di conseguenza, il pericolo della censura. Infatti, cosa c'è di più prudente e di meno 'scivoloso' del ricorrere alla voce 'decorazione'? Certo il riparo è formidabile, ma con essa e in nome di essa, con il dato stilistico di relativo o nessun significato,  coscienti o meno che si sia, non solo spesso si uccide il valore simbolico (di cui si tace)  ma, cosa ancora più grave, anche quello fonetico.  C'è persino chi con il 'decorativo' ci sguazza e,  ignorante com'è  da decenni di tutta la scrittura, pittografica e non, prefenicia e pregreca, se ne serve per cassare tutto ciò che non profuma intensamente  di classico.   Eppure,   concessa ai 'grammata' la debita considerazione e attenzione,  non è chi non veda che tutto l'oggetto è scritto, trattandosi, tra l'altro,  di un supporto-simbolo molto forte del culto religioso nuragico ovvero di un' ascia bipenne (7)
  Le bipenni nuragiche (comprese le così dette 'accettine'  sui segni incisi delle quali si farfuglia e spesso si dicono stupidaggini, brancolando nel buio) non registrano mai, a mio parere, segni cosiddetti (semplicemente) 'decorativi' ma segni convenzionali, pittografici e non, notanti specifici suoni ed esprimenti quindi  parole e concetti. La difficoltà nel leggerle consiste nel fatto che bisogna intendere il rebus ed il mix dei significanti, resi questi  sia dai segni 'alfabetici' (quelli che solo, in genere, attirano per frequentazione l'attenzione di chi osserva) sia dall'oggetto stesso. 
  Ma vediamo le cosiddette 'decorazioni', i segni  che, dato anche il numero non irrilevante (v. fig. 2), non potevano non attirare una certa attenzione della studiosa archeologa.
  Lo scriba, come ormai sappiamo bene, tende al solito a nascondere (o perlomeno a rendere difficoltosa) la lettura di un testo sacro, qualunque esso sia, e pertanto, tra i numerosi espedienti ed accorgimenti possibili e praticabili per conoscenza di 'scuola',  usa in particolare dei segni molto schematici che, in quanto tali, ingannano e non si fanno notare se non da chi 'sa', e ha, per così dire,  l' 'occhio fatto' tanto da  riconoscere, più o meno speditamente, la loro natura alfabetica consonantica e pertanto il loro valore fonetico-linguistico.
   Ormai, data la loro frequenza nella documentazione della scrittura nuragica, le lettere riportate nella bipenne  le conosciamo tutte da tempo: sono, a partire dalla sinistra, una 'ayin, una zayn, una yod, una lamed ed infine una a tratto orizzontale.


Fig.2

    Chiunque prenda il nostro testo (8) e compulsi le pagine sul nostro  alfabeto (limitandosi quindi praticamente solo a quello iniziale della ricerca) dei 22 segni nuragici di ispirazione prevalentemente  semitica, noterà (v. fig .3) la loro sicura presenza formale.
   Ora, dal momento che la bipenne di S'arcu 'e is Forros non può essere certo messa in discussione, essendo un reperto archeologico autentico, con dato preciso di scavo, ed essendo stata pubblicata di recente, cioè nel 2012, è appena il caso di sottolineare che quei segni, che si mostrano identici o quasi identici, non fanno altro che confermare a 'posteriori' quelli da noi individuati, interpretati e fatti conoscere  otto anni prima.
  In particolare preghiamo chi ci segue  di notare la consonante 'ayin a 'V' (9) e la consonante zayin di ascendenza antichissima (protosinaitica); due lettere queste che compaiono per la prima volta (10), nella storia della scrittura nuragica, quasi vent'anni fa, nelle scritte (v. fig. 4 e 5) delle magnifiche tavolette di Tzricotu; ovvero di quei minuscoli sigilli cerimoniali dei 'padri tori giganti' che hanno, con la loro abbondanza di 'grammata', dato praticamente l' abbrivio alla scoperta della scrittura e della lingua nuragica dell'età del bronzo (11).
   Entrambi i segni presenti nella bipenne di S'Arcu 'e is Forros e con la stessa  sequenza sono stati mostrati in un articolo del Blog di Gianfranco Pintore da Stella del Mattino e della Sera in un eccezionale documento: una freccia  in bronzo esposta in vendita via internet nel mercato antiquario (12). Documento (v. figg. 6 -7) sul quale siamo intervenuti successivamente con un apposito articolo recante l'esame epigrafico-paleografico e linguistico (13).

Fig. 3



 Fig. 6                                                                                 fig. 7
  
    Meno 'tipico' ma non certo problematico, con il segmento inferiore orizzontale più lungo di quello verticale, appare il segno della consonante 'lamed'; consonante che, nel campionario notevole delle varianti fornite dalla documentazione sinora in nostro possesso, mostra una possibilità di 'variatio' veramente singolare e, potremmo dire,  forse unica nella stessa storia della scrittura protosinatico - protocananaica (v.fig.3).
      La sequenza da leggersi sarà :  'az + il + he (trattino orizzontale).
     Cioè la bipenne è (simbolizza) la potenza ('azdi Il Lui (). Ovvero la bipenne taurina simbolizza la forza (luminosissima) di Il Yh. Sequenza alla quale sospettiamo che vada aggiunta la voce 'ab(a)' ovvero 'padre',  data questa dalla forma manifestamente taurina dell'oggetto (14) e dai due corni simmetrici. 
   La voce 'az , comunissima nel semitico (עז) biblico (15), compare spesso nella documentazione nuragica, resa sia in forma pittografico -ideografica sia con i segni schematici convenzionali alfabetici.
   La seguente tabella, con una piccola parte di riferimento documentario (16), può agevolare il momento del riscontro circa la sua  attestazione :    
   
'az (עז)


 Ricordiamo in particolare che la voce 'az riportata con gli tessi identici segni della bipenne, oggetto del presente studio, si trova nell'incipit a 'serpente' (17) della stessa scritta dell'anfora di tipologia protocananaica (v. fig. 8 con la voce evidenziata dal cerchietto in rosso) rinvenuta  nello stesso sito archeologico di S'Arcu 'e is Forros:


Fig. 8

   Fatto questo che, collegato alla testimonianza della scritta della 'raspa' a lamed. mostra inequivocabilmente che non c'entra per nulla, nella documentazione epigrafica di S'Arcu 'e is Forrus, la scrittura 'filistea' dell'anfora, riportata quasi come un dato scientifico dal Garbini (seguito in ciò acriticamente dalla Fadda), dal momento che quella scrittura, tenendo presente anche il 'sorprendente' segno cosiddetto a  'Tanit'  e lo stesso scarabeo di concezionescrittoria sardo 'egizia' assai particolare (18), sono di fattura e di scuola normativa esclusivamente 'nuragica'. Pertanto non è chi non veda che il codice risulta  sempre lo stesso ed è una vera e propria follia, dopo prove così numerose,  ritenerlo importato e ancor più folle applicato da 'esterni' in loco, da pochi alfabetizzati conviventi (addirittura nei nuraghi!) con principi potentissimi e ricchissimi (19) ma barbari e 'tranquillamente' analfabeti.
   Infatti, le scritte di S'arcu 'e is Forros sono tutte nuragiche, ripetono non solo segni, ma forme di essi ed espedienti scrittori normativi che, in quanto tali, si riscontrano praticamente in tutta l'Isola (da Nord a Sud, da Ovest a Est, sia nelle zone interne che nelle coste); con ben precisi contenuti attinenti sempre alla 'religio' monoteistica incentrata sul culto di Il Yhwh.   
   Riteniamo che non sia neppure il caso di sottolineare che la divinità citata sia nell'uno come nell'altro documento di Villagrande Strisaili è  sempre IL/ILI (YH), divinità cananaica e non ancora israelitica (è bene ripetere il dato, anche a costo di stancare i lettori)  che troviamo non poche altre volte nella documentazione scritta Nuragica (20).
   Ci chiediamo a questo punto quali mai esempi e quante prove ('convincenti' (21), talora si aggiunge!) ancora si debbano produrre per far capire, anche ai più ostinati nella negazione, che la scrittura nuragica è un dato di fatto, ormai non contestabile in alcun modo: anche perché offerta più volte da documenti certi di scavo, siano questi recenti o meno recenti. Possibile che non si capisca che sono stati  e sono gli stessi archeologi ad aver mostrato e a  mostrare ora esempi e  prove inconfutabili, avendo riposto gli oggetti  (e riponendoli tuttora) e facendoli custodire ( anche senza rendersi pienamente conto della loro natura e del loro valore),  nei Musei (in quasi tutti tutti i musei, tra l'altro) dell'Isola? Possibile che non si capisca che sono le stesse identiche prove, quelle che per taluni si vorrebbero solo prodotte dal sottoscritto, con documenti incerti e contestabili perché addirittura sospetti per essere stati eseguiti da falsari? Da certe persone spregevoli  che (da vent'anni!), con un vero e proprio esercito organizzato, impazzerebbero per la Sardegna all'unico scopo di un  permanente sollazzo di gruppo, per far fesso un ingenuo e folcloristico mitomane. 
   Possibile che non si ragioni almeno un po' e non si rifletta  che se le tavolette di Tzricotu offrono per prime, in tempi non certo sospetti, dei segni del tutto singolari nella storia della scrittura, quelli che poi si riscontrano papali papali in numerosi documenti autentici trovati successivamente, dieci o quasi venti anni dopo (barchetta di Teti, anfora di S'Arcu 'e is Forros, pietra di Terralba,  ecc.), è francamente da ottusi e del tutto controproducente per la credibilità della ricerca scientifica  continuare ad insistere (come fa ad es. Raimondo Zucca) sulla possibile o probabile falsità di esse?
   Come si fa a pensare a dei falsi con delle lettere come la rarissima (e forse unica)  'lamed' di tipologia ugaritica (si veda l'ultimo segno della 'lamed' in fig. 3),  della tavoletta A5 di Tzricotu, quella lettera  che praticamente è stata resa nota e divulgata in Italia solo nel 1999 con il saggio (22) di Maria Giulia  Amadasi? 
  Chi sapeva prima del 1994, di documenti scritti sardi con la tipica consonante 'ayin a 'V' o la zayn protosinaitica a barrette verticali, orizzontali od oblique? La prima addirittura neanche oggi nota agli specialisti  e da essi non ancora registrata (23)? Possibile che non si accetti, dopo più di 150 documenti rinvenuti, dopo migliaia di lettere schematiche lineari e centinaia di pittogrammi, una singolare scrittura a rebus e in mix, sempre la stessa,  di ispirazione prevalentemente protocananaica, scoperta e denunciata per la prima volta da noi nel '96, nei quattro documenti del Sinis? Quella scrittura che non può negare 'oggettivamente'  nessuno e alla quale nessuno può ribattere senza rendersi manifestamente ridicolo, neanche il sofista più raffinato e irriducibile?
    Possibile che non si ammetta umilmente e si prenda atto che la 'griglia' di Sassari sul codice nuragico è una bella e (senza false modestie) grande scoperta scientifica, con solidissime fondamenta di  'logica' - si direbbe -  matematica? Che essa non è affatto basata su dati aleatori , cioè su documenti incerti e discutibili, ma su dati inoppugnabili perché offerti, con sempre maggiore abbondanza (come nel caso della nostra scure di bronzo),  anche dalla cosiddetta  scienza 'ufficiale'?
  Possibile che non si avverta l'errore del ricorrere, con sforzo inutile quanto intenso, ai 'grammata' (questi sì del tutto incerti!) del cipriota, dell'euboico,  del filisteo e del cosiddetto 'fenicio' ? Tanto vano e inutile che nessuno osa proporli mai, da quanto vediamo, in qualche rivista specializzata con il doveroso controllo scientifico.
   Noi abbiamo da tempo, come tutti sanno, dato significato a numerosissime sequenze di segni (24). Ma quando avremo una parola, una che una (cipriota, filistea, greca euboica o fenicia che possa essere) a cui venga fornito uno straccio di senso? Quando sarà che essa  si affianchi alle centinaia  presenti (e sempre più presenti) nei 150 ed oltre documenti nuragici in mix, non solo alfabetico ma anche linguistico certo? 

Note e riferimenti bibliografici

1.   Fadda M.A., 2012, S'Arcu 'e is Forros. Nuragici, Filistei e Fenici fra i monti della Sardegna (scheda di G. Garbini); in Archeologia Viva, anno XXXI, 155, Settembre/Ottobre pp. 46 -57; G. Sanna 2012, Anfora con scritta diS'arcu 'e is Forros. Garbini: in filisteo-fenicio. No, in puro nuragico; in Gianfranco pintore blogspot.com (10 settembre); idem 2012, Croci osvastiche? Filistei o nuragici? Una brocchetta nuragica per chiuderedefinitivamente il discorso; in monteprama.blogspot.com (7 dicembre).
2.  Fadda M. A., 2012, S'Arcu 'e is Forros, cit. p.50.
3.   Fadda M.A., 2012, Villagrande Strisaili. Il villaggio santuario di S'Arcu 'e is Forros, Delfino ed. Sassari (pp. 61 - 77, figg. 78, 79, 85, 86, 95, 98).
4.  Fadda M.A., 2012, Villagrande Strisaili. Il villaggio ecc. cit. p. 62 fig.79.
6.   Fadda M.A., 2012,  Villagrande Strisaili. Il villaggio ecc., cit. p. 62, fig.79.
7.  Sanna G., 2004, Sardoa Grammata. 'ag 'ab sa'an yhwh. Il dio unico del popolo nuragico, S'Alvure ed. Oristano, cap. 9, pp. 365 - 394. Si veda di recente Romina Saderi., Foto delgiorno: grappe di piombo a bipenne; in Monte Prama Blog (22 settembre).
8.  Sanna G., 2004, Sardoa grammata ecc., cit. pp. 480 - 481, tab. 23.
9. Detta consonante, pur essendo molto comune nel nuragico ed essendo da noi stata segnalata sin dal 2004, risulta quasi ignota nei comuni repertori. Anche in quelli più recenti. Si veda Attardo E., 2007, Utilità della paleografia per lo studio e la datazione di iscrizioni semitiche in scrittura lineare. Parte I. Scritture del II millennio a.C.; in Litterae Caelestes, 2,  pp. 160, 178, 185.
10. In realtà le cose non stanno proprio così perchè, come si vedrà in due documenti nuragici trascritti che verranno resi pubblici, risalenti addirittura agli anni '20 del secolo scorso, le due lettere risultano  attestate più di settanta anni prima!
11.   Sanna G., 2004, Sardoa grammata. ecc. cit. cap. 4, pp. 83 -179; capp. 11 e 12, pp. 415 – 540.
12.  Stella del Mattino e della Sera (ps.), 2010,  Iscrizioniarcaiche vendensi; in gianfrancopintore blospot.com (25 giugno 2010).
13.  Sanna G., 2010,  Una freccia quasi ShaRDaN? Oaddirittura ShaRDan?; in gianfranco pintore blogspot.com (30 giugno).
14.  Si noti come la stessa Fadda nella didascalia affermi in sostanza  (asta a lama semilunata) lo stesso concetto assumendo  la 'metà della luna', notoriamente, aspetto 'taurino' e pertanto astro venerato per la sua potenza creatrice da moltissimi popoli sin dal neolitico arcaico (se non da prima). Naturalmente, per la sua caratteristica evoluzione formale mensile, anche astro 'bipenne'.
15.   Gen. 49,3; Es. 14,21; Gdc, 14,14; 2 Sam,6,14; Ez.30, ecc. Come 'potenza' di Yhwh si veda Mic. 5,3: בעז יהוה: Egli starà là e pascolerà il suo gregge con la potenza di Yhwh, con la maestà del nome di yhwh.
16.     I primi cinque esempi pittografici e ideografici si comprendono per la simbologia della 'forza' insita nel numero e nella figura geometrica. Per i nuragici indicare la 'forza' o 'la potenza'  con un quadrato, un rombo, una croce, un rettangolo o un parallelepipedo, quattro o cinque cerchi concentrici, ecc. era la stessa cosa. Tre quadrati o tre rettangoli che danno il 12 (numero solare) sono simbolicamente il massimo in quanto danno la 'forza' moltiplicata per tre, ovvero per il numero perfetto divino. Per comprenderlo basta visitare il santuario nuragico presso la chiesetta si S. Stefano di Oschiri od osservare la barchetta nuragica dello Heraion di Capo Colonna di Crotone
17.     G. Sanna 2012, Anfora con scritta di S'arcu 'e is Forros. ecc., cit.
18.   Si veda il bellissimo saggio di A. Losi, 2012, Lo scarabeo di S'Arcu 'e is Forros; in Monte Prama Blog (27 Ottobre).
19. Fadda M.A., 2012, S'Arcu 'e is forros. Nuragici, Filistei, ecc. cit. p. 48: “...S'Arcu 'e is Forros....il più grande centro metallurgico della Sardegna nuragica gestito da principi sacerdoti che coniugavano autorità religiosa, tecnologia e potere economico”. Naturalmente, per conseguenza, a questi barbari quanto ingenui principi sacerdoti  l'autorità della scrittura, la tecnologia della scrittura e il potere 'economico' della scrittura, quelli esaltati in tutto il mondo, facevano schifo!
20.  Vedi Sanna G., 2010,  YHWHin immagine pittografica. Prima a Gerusalemme? No. In Sardegna e con scrittura šardan ; in Gianfrancopinrore blogspot.com (24 settembre); idem, 2013, Caro Momo Zucca, cun mimi non fruchis (III); in Monte Prama blog (3 maggio); idem, 2013, Aidomaggiore(Sardegna). Il tetragramma/crittogramma di YHWH per la prima volta nellastoria della scrittura; in Monte Prama Blog ( 27 maggio). 
21.  E' asserzione sbrigativa e davvero incauta di G. Tanda. V. Carioli Aldo, I costruttori di Torri; in Focus Storia/Collection, Etruschi e popoli italici, Estate 2013, p. 142. Tutti oggi sono a conoscenza delle decine e decine di documenti con scrittura nuragica (150 e più) emersi alla luce dal 1994 ad oggi.
22.  Amadasi M.G., 1999, Sulla formazione e la diffusione degli alfabeti; in Scritture mediterranee tra il IX e il VII secolo a.C, Atti del Seminario di studi (a cura di G. Bagnasco Gianni e F. Cordano) 23 - 24 febbraio 1998, p. 35, fig. 4.
23. V nota 9.
24. Per brevità citiamo qui solo alcuni dei nostri numerosi interventi e contributi di natura specificamente linguistica: Sanna G., 2004, Sardôa grammata. ecc. cit., capp. 12 -13, pp. 487 – 551: idem, 2009, La stele di Nora. Il dio il dono il santo. The God, the Gift, the Saint (trad. in lingua inglese di Aba Losi), PTM ed. Mogoro capp. 1 - 2, pp. 32 - 70; idem, 2008, Le iscrizioni in alfabeto nuragico (protosinaitico e protocananaico) della capanna di Perdu Pes di Paulilatino; in Quaderni Oristanesi, nn. 59 - 60, pp. 5 -34; idem, 2011, YHWH in immaginepittografica. Garth: per la prima volta a Gerusalemme? No, in Sardegna. E con intrigante scrittura šardan; in Monti Prama, Rivista Semestrale di Cultura di Quaderni Oristanesi, n. 61, pp. 27 - 42;  idem, 2012, Scritta di Tharros. Garbini:la buia 'dimora' filistea di Ba'al Zebul. No, il tempio luminoso e la dimoraeterna di 'el yhwh (I); in Monte Prama Blog (9 novembre); idem, 2012, Tanit, il Toro eterno celeste  ei versetti 3 e 4 del libro della Genesi; in Monte Prama Blog (21 Novembre).