martedì 1 ottobre 2013

Le acque dolci di Tharros

Dal libro: Mario Perra, Diario di Tharros: documenti e testimonianze letterarie su Tharros dal VII al XX secolo. S'Alvure, 2005

(1) Can. Giovanni Spano, 1851, pg 73:

[..]Nella parte più depressa dell’ istmo vi sono due pozzi costruiti con gran massi vulcanici e di forma rotonda[..] Nel “pozzo del carro” cosiddetto perchè anno sono fu per la prima volta scoperto da un carro che sprofondò nel mentre che passava si notano quattro croci scolpite sulle quattro pietre che ne formano il bordo[..]l’acqua è potabile e specialmente questo a pochissima profondità contiene acqua la più limpida e leggera, approdandovi i bastimenti e le coralline per provvedersene. Pare un assurdo che nella strettezza dell’istmo in prossimità d’ambe le parti del mare, l’ acqua vi sia così salubre e l’ acqua di mare non vi abbia filtrato[..].

(2) Alberto Ferrero conte Della Marmora, 1835-36, pg.  51-52

[..]questo stesso scrittore moderno (Angius, ndr) non mi sembra più felice allorchè contro l’ asserzione del Fara verificata esattamente dal canonico Spano, non vuole ammettere che la sorgente che si trova presso questa chiesa (la chiesa di San Giovanni Sinis, ndr), fornisca un’ acqua potabilissima. Probabilmente l’ Angius avrà visitato questo pozzo, che ad intenderlo dava un’acqua biancastra e pesante, in un momento che era riempito di acqua marina e di sabbia che i venti vi traportavano continuamente, sia dalla parte di levante che di ponente. Io mi ricordo molto bene che nelle quindici o venti corse che io ho fatto in questo deserto luogo, nelle quali mi è occorso di soggiornarvi due o tre giorni di seguito, prendendo alloggio nella torre di San Giovanni di Sinis, oppure passando la notte in un bastimento ancorato in questo porto, ebbi occasione di fermarmi sovente in questi pozzi per farvi il mio pasto e per farvi abbeverare i miei cavalli; io ero sempre maravigliato di veder uscire da questo veritabile deserto sabbionoso, circoscritto dai due lati da un mare che non è tanto lontano, una sorgente la cui acqua era potabile, dolce e chiara, tutte le volte che il serbatoio che le contiene era polito, e sgombrato dall’ alga e dalla sabbia che lo coprivano[..]

Figura 1. L'area della parte scavata della città di Tharros (freccia azzurra) e di Capo San Marco, a sud dell'attuale paese di San Giovanni Sinis (freccia arancione). La freccia rossa indica la Torre San Giovanni, mentre l' ellisse denota la zona dell'istmo, con a est il Golfo di Oristano ed a ovest il Mar di Sardegna. I quadratini segnano la posizione dei nuraghi della zona di San Giovanni-Capo San Marco, nessuno dei quali è stato indagato. Modificata da:  Pier Giorgio Spanu, Raimondo Zucca Da Tarrai polis al portus sancti Marci: storia e archeologia di una città portuale dall’antichità al Medioevo, In: Mastino, Attilio; Spanu, Pier Giorgio; Usai, Alessandro; Zucca, Raimondo (a cura di).Tharros Felix 4. Roma, Carocci editore. p. 15-103: ill. (Collana del Dipartimento di storia dell'Università degli studi di Sassari, 39; Tharros Felix, 4, 2011, pp. 15-103. 

Con opinioni un pò discordanti sulla bontà delle acque dolci di Tharros, i viaggiatori che si susseguirono nella regione dal XVI al XIX secolo, sono comunque tutti d'accordo: c'era una sorgente o una fonte nei pressi dell'attuale chiesa e c'erano due pozzi nella zona dell' istmo (figura 1). All'epoca dello Spano i due pozzi erano già stati "riscoperti" e nessuno credo sa dire quanto siano antichi, da dove provengano le acque nè che fine abbiano fatto. Sicuramente ora non sono visibili, ve lo dice una che della zona dell' istmo è assidua frequentatrice (ci ho fatto ieri mattina l' ultimo bagno del 2013. Sigh). 

Figura 2. Massi di basalto sulla spiaggia più meridionale dell' istmo di Capo San Marco

L'istmo, il magnifico istmo, è chiuso fra due alture: la collina della Torre a nord ed il possente capo San Marco a sud (fig. 1). Sul lato ovest vi sono una serie di spiaggette incantevoli, più o meno ampie secondo la luna dei venti di nord-ovest, chiuse da falesie da cui crolla un pò di tutto-soprattutto frammenti di tombe. Abbiamo avuto modo di parlarne di recente. I gran massi vulcanici, cioè i massi di basalto di cui parla lo Spano, si fanno più grandi e in numero maggiore andando verso sud (figura 2): risultato di un'attività vulcanica riportabile al Pliocene (5,3-2,6 milioni di anni fa)

Che io sappia, nessuno ha mai tentato di ritrovare questi pozzi, capire da dove venga l' acqua o ricostruire la tecnica con cui l' acqua stessa vi venne incanalata o raccolta. Ancora oggi però si vedono erbe d'acqua dolce o salmastra, crescere sulla spiaggia nella zona più bassa dell' istmo (figura 3), e rarissimamente anche ai piedi dell' alta falesia della spiaggia più meridionale (figura 4). Le stesse erbe crescono vicino alle sponde degli stagni. Devo aggiungere però che non conosco la posizione esatta dei due pozzi dell' istmo. 
Più note sono le sorgenti o i pozzi d'acqua dolce a nord del paese di San Giovanni (Funtana Meiga, San Salvatore). Anche in questi casi però, pur essendo la chiesa di San Salvatore costruita su un'ipogeo che fu prima di tutto nuragico e centrato su un pozzo con vena d'acqua perenne, nessuno ha mai tentato una connessione col vero e proprio network nuragico del Sinis di Cabras. Il quale sullo stretto promontorio di Tharros si fa giocoforza sottile e sinuoso: non è certo pensabile che un tale sistema insediativo, in una zona battuta da venti e mari, non conoscesse e sfruttasse le acque dolci.  Ma come? Gennaro Pesce scrive, nel 1966: La presenza sul Capo S. Marco di un nuraghe ancora visibile nel 1929, e di molti altri nell'immediato retroterra, oggi non più esistenti, ci dice che il promontorio e tutto il Sinis erano stati abitati da Sardi. La voce nuragico si assottiglia sempre di più, negli anni, nell' Enciclopedia Treccani, quando parla di Tharros: fino alla totale scomparsa. 

Figura 3. erbe d'acqua dolce o salmastra sulla spiaggetta centrale dell' istmo, quella nella zona più depressa


Figura 4. erbe d'acqua dolce/salmastra sulla spiaggetta più meridionale, dove la falesia si fa più alta e la spiaggia si arricchisce di massi basaltici.